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Autore: Nunzia Alemanno
Titolo: Eroi - Il coraggio di esistere
Genere Narrativa
Lettori 150
Eroi - Il coraggio di esistere

Giochi del destino


Si muove piano, leggera, forse un po' troppo leggera. I suoi passi sono incerti mentre si dirige verso la macchina: un'auto completamente deformata, riversa tra l'asfalto e il bordo del marciapiede. È la sua automobile. Elisa si chiede come mai sia ridotta in quello stato. Perché lei non è seduta al posto di guida, e che ci fa in mezzo alla strada? Poco più avanti, da un pullman scendono alcune persone spaventate; una di loro, dolorante, si tiene la fronte con una mano, mentre il conducente, allarmato e in preda all'angoscia, corre verso l'auto con il cellulare incollato all'orecchio. Con molta probabilità sta chiamando i soccorsi. Si fermano altre auto, scendono altre persone che si precipitano verso la macchina completamente distrutta. Elisa non si muove più, è come se qualcosa la tenesse lontano da quell'auto; cerca di fermare qualcuno ma non le danno retta, sono tutti indaffarati.
- C'è un bambino che piange, dentro! - sente qualcuno gridare.
Elisa viene colta dal panico. Se quella è la sua macchina, vuol dire che il bambino che piange è il suo, ma lei non riesce ad avanzare. Grida, ma nessuno la sente. Ora si dispera.
- Ditemi che succede, vi supplico! - Non solo nessuno la sente ma, peggio, sembra che nessuno la veda.
L'arrivo delle ambulanze coincide con quello dei carabinieri, che si adoperano subito per allontanare i curiosi e dar modo agli operatori sanitari di svolgere al meglio il loro lavoro. Solo ora che molta gente è stata allontanata, Elisa ha una visuale migliore. Vede un soccorritore che, con molta cautela, dal sedile posteriore, prende in braccio il bambino che piange. Lei lo riconosce: è il suo Davide. Una delle ambulanze lo porta via.
Si rende necessario l'intervento dei pompieri per tagliare alcune lamiere che imprigionano altre due persone sui sedili anteriori.
- Dicono che gli altri due siano conciati proprio male. La donna sembra grave. -
Elisa si volta di scatto verso l'uomo che ha pronunciato queste parole. Vede una ragazza che è aggrappata al suo braccio, molto dispiaciuta.
- Speriamo che si risolva tutto per il meglio. Poverini! - commenta la ragazza.
Elisa non ne può più. Si piazza proprio davanti a loro e, con le lacrime agli occhi, disperata, chiede cosa sia successo. Spiega loro che il bambino che hanno portato via è suo figlio, che quella è la sua macchina e che la donna al suo interno non è lei.
- Guarda - riprende la ragazza, - stanno tirando fuori qualcuno dal lato passeggero... oddio! Sembra grave. Ma chi è? -
- Sembra un ragazzo - replica l'uomo. - Adesso stanno tirando fuori anche lei. Deve essere la madre. -
- No! - strilla Elisa, furiosa. - Sono io la madre, sono io la loro madre - ripete, - e non so chi sia quella pazza che si stava portando via i miei figli. -
Si volta a guardare il corpo che i soccorritori adagiano sulla barella. È piuttosto lontano, ma non abbastanza da non notare che indossa i suoi stessi abiti, che ha la sua stessa acconciatura e lo stesso colore di capelli, biondo mogano. La sua stessa corporatura. Quel blocco che le impediva di procedere verso l'auto all'improvviso si dissolve. Raggiunge la donna che è sulla barella qualche secondo prima che sia caricata sull'ambulanza, il tempo sufficiente per vederla e riconoscerla.

*Circa mezz'ora prima*

I suoi occhi verdi brillano come un prato in una mattina soleggiata di primavera mentre riferisce a sua madre di aver preso un ottimo voto in matematica. Alessandro è uno scolaro svogliato, dall'intelligenza acuta, che potrebbe rendere di più e, per fare cosa gradita a sua madre, ha deciso di impegnarsi al massimo durante quest'ultima verifica. La promozione in terza media dipenderà dall'esito degli ultimi test, e il fatto di essere un campione solo in educazione fisica non è abbastanza. È imbattibile nella corsa e ha conquistato la medaglia d'oro alle prove regionali dei Giochi della Gioventù, l'ultima tappa che lo condurrà alle gare nazionali. Le disputerà nella sua stessa città, Roma, alla fine dell'anno scolastico. Ma come hanno affermato i docenti all'ultimo incontro scuola-famiglia, non è abbastanza per meritarsi l'ammissione al prossimo anno.
Nonostante Elisa gli abbia sorriso, dimostrando di essere orgogliosa di lui, Alessandro si accorge di un grigio velo di malinconia che offusca la sua contentezza. I suoi occhi arrossati glielo confermano, allorché lui si rattrista.
Le ruote che divorano l'asfalto sono un altro segnale che qualcosa non va, considerando che sua madre è sempre molto prudente al volante. Anche la brusca frenata nei pressi della scuola materna lo impensierisce.
- Ma'... che cos'hai? -
- Niente. Prendo tuo fratello e arrivo. Vi ho preparato tante buone cosine oggi, e la crostata che ti piace tanto. Torno subito. -
Elisa bacia suo figlio sulla fronte ma nel momento in cui apre la portiera, lui la ferma.
- Hai litigato di nuovo con papà? -
Lei non risponde. Il suo sguardo è afflitto e la frustrazione fin troppo evidente. Scoppia a piangere chiudendo la portiera e chiedendo scusa a suo figlio.
- Perché litigate sempre? -
- Amore, è tutto a posto, non ti devi preoccupare. È solo che... a volte... ci sono cose che non si possono spiegare e che non è facile gestire. Papà e io ci amiamo tanto e questo ci aiuterà a risolvere tutti i problemi, okay? -
Alessandro consola sua madre asciugando le sue lacrime. - Vuoi che scendo io a prendere Davide? Non hai una bella faccia. -
Lei gli sorride e accetta volentieri la sua offerta. L'ultima cosa che vorrebbe è instillare nelle educatrici qualche dubbio sulla sua integrità familiare.
Il piccolo Davide compirà quattro anni il giorno dopo, e già da un po' fervono i preparativi per la festa. Restano solo gli ultimi accorgimenti e pochi oggetti da comprare, come i palloncini con la scritta Buon Compleanno e le candeline azzurre. Provvederanno durante il ritorno, fermandosi al piccolo supermercato vicino casa.
- Sei ancora triste? - chiede Alessandro durante il ritorno a casa, notando un leggero tremore sulle labbra di sua madre, come se cercasse di resistere al pianto.
- È tutto okay, amore - ma il tentativo di opporsi allo sconforto fallisce. Le lacrime inondano i suoi occhi finché non si riversano sulle guance. La vista si offusca e la mancanza di traffico e il sole che abbaglia le sue iridi bagnate la portano a non accorgersi del rosso del semaforo.
- Mamma! -
Neanche l'urlo di Alessandro è sufficiente a impedire lo scontro con il pullman che viene da sinistra e che li travolge in pieno.


***


Leonardo, nella sala d'attesa vuota, pensa che gli ospedali sono luoghi malinconici e funesti, una condizione amplificata dall'attesa che qualcuno lo informi sulle condizioni della sua famiglia.
Una giovane donna entra nella sala prendendo posto di fronte a lui. Probabilmente anche lei è in attesa di notizie su familiari o amici; non può fare a meno di guardare con insistenza l'uomo che ha davanti, non perché sia di bella presenza, ma perché vedere un uomo della sua stazza, almeno un metro e novanta di perfezione, dall'aria matura e sicuro di sé, piangere e tremare come un bambino è alquanto inusuale.
- C'è qualcuno della sua famiglia, dentro? - domanda lei con molto garbo.
Lui la guarda con tristezza. Il verde brillante dei suoi occhi si è fuso con il rosso a furia di strofinare le palpebre.
- Sì - risponde lui con un filo di voce, - mia moglie e i miei due figli. Hanno avuto un incidente d'auto. -
- Mi dispiace tanto. Spero che stiano bene. -
- Non lo so... non so niente. Sono qui da ore e sto impazzendo. - Vorrebbe chiederle se anche lei aspetta notizie di qualcuno, ma non gli importa. Tutto ciò che vuole sentire in questo momento è una notizia confortante sulla sua famiglia.
La porta del blocco operatorio si apre per l'ennesima volta a seguito del continuo via vai di medici e infermieri. Questa volta Leonardo non scatta in piedi come le altre volte ma resta al suo posto con la testa tra le mani convinto che anche questa volta nessuno si rivolgerà a lui. Invece...
- Signor De Luca? -
- Sì! - Nel momento in cui Leonardo balza in piedi, il medico deve sollevare non di poco lo sguardo per incontrare il suo.
- È qui da solo signor De Luca? -
- Mio padre e i miei suoceri hanno preso il primo volo, mi stanno raggiungendo. Dottore, come sta la mia famiglia? -
Il medico fa un respiro profondo. Parla lentamente come per ritardare il più possibile quello che diverrà un momento di disperazione. - Non ho buone notizie, purtroppo. Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo, ma sua moglie non ce l'ha fatta. Ha subito un forte trauma cranico con conseguente emorragia cerebrale. Quando è giunta in sala operatoria era già in arresto cardiaco. Abbiamo tentato il tutto per tutto. Mi dispiace. -
Le gambe gli reggono appena e si lascerebbe cadere sulla sedia con le mani nei capelli, ma deve sapere dei suoi figli.
- Il piccolo sta bene - prosegue il medico, - ha una caviglia rotta e qualche escoriazione. Suo figlio maggiore... lui... -
- Alessandro? Che è successo al mio Alessandro? Che cos'ha mio figlio? -
- È ancora sotto i ferri. Di lui si sta occupando il nostro miglior specialista, il dottor Mancini. Alessandro è vivo e si salverà, ma... -
- Cosa? -
- Ha una grave lesione al midollo spinale. Come le ho detto è ancora in sala operatoria e il dottor Mancini è uno che non si arrende facilmente. Ma i danni al midollo sono irreversibili e io, signor De Luca, non voglio alimentare inutilmente le sue speranze. -
- Quali saranno le conseguenze? - chiede con gli occhi lucidi, provando a stento a trattenere le lacrime.
- Solo il medico che sta effettuando l'intervento potrà dare l'esito ufficiale, ma le consiglio di prepararsi alla notizia che suo figlio non tornerà più a camminare. -

Nunzia Alemanno
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