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Autore: Giovanna Santagati
Titolo: Un volo di due ore
Genere Narrativa
Lettori 122
Un volo di due ore

Viaggio all'interno di una storia stra... ordinaria

Dicembre 2011
Avanzo lesta verso l'auto parcheggiata incautamente cinque ore fa temendo di essere in ritardo all'imbocco del Viale dei Mille, retrostante l'edificio scolastico che ho appena lasciato. La raggiungo. Niente multa! Respi-ro di sollievo. Assaporo con un brivido la gioia dell'imminente vacanza e tutto quello che comporterà. La fermata del pullman che mi porterà all'aeroporto è abbastanza vicina alla stazione quindi Anselmo, che oggi pomeriggio dovrà consegnare dei documenti al commercialista, mi lascerà in piazza Santa Maria Novel-la che gli resta di strada. Mi metto al volante sulla via di casa e ripasso mentalmente le mosse che farò: una doccia veloce, un trucco leggero e poi in-dosserò il completo grigio, che giustifica la mantella grigia di pelliccia ecologica che ho comprato in aggiun-ta al giaccone di pelle nero. Ah...i soldi...sotto il top devo indossare la tracollina invisibile nella quale li ho accuratamente riposti. Starò via quattro settimane (il vantaggio di essere volontaria mi ha permesso di potere estendere le vacanze natalizie) e poi voglio lasciare un po' di euro a Giulia, cui faranno sicuramente comodo con due bimbe piccole ed un nuovo arrivo imminente. Ho calcolato che duemila euro in contanti potrebbero essere sufficienti per questo viaggio, tanto avrò con me anche la carta di credito. Ho prelevato due banconote da cinquecento, otto pezzi da cento, due da cinquanta e cinque da venti così da rendere l'ingombro nascosto meno appariscente possibile sotto l'ampio pullover che indosserò. Riguardo il peso del bagaglio sono stata scrupolosa, ho pesato tutto pezzo per pezzo e mi sono tenuta sotto il limite totale concesso, onde evitare sgra-devoli sorprese e lasciare posto a qualche eventuale ac-quisto, vuoi non portare un pensierino alle amiche? Le confezioni dei regali per le mie nipotine mi hanno crea-to un po' di difficoltà dato l'eccessivo ingombro, ma ho sacrificato un po' del mio guardaroba per non privare le due piccole della gioia dello scartamento, anche se in realtà la minore non parteciperà convinta al rito, ha so-lo un anno e mezzo. Quel meraviglioso vestitino rosso che le ho scelto per questo suo secondo Natale non la emozionerà di certo. Gioirà invece alle lucine ed ai versi degli animali della fattoria, (quale bambino è mai stato privato di tale gioia?) Sorrido di gusto: l'usuale, il bana-le si rivelano a volte scelte sicure. I giochi didattici li ho intenzionalmente scartati, sono la nonna, io, a quelli stanno provvedendo i genitori, come sempre succede. I nonni hanno il compito di viziare, eh eh...
Arrivata a casa! Scendo di macchina, assicurandomi di tirare il freno a mano, cosa che ultimamente tralascio di fare, il garage ha una leggera pendenza, talvolta trovo l'auto col muso letteralmente incollato alla parete di fondo e Anselmo, quando esce insieme a me al matti-no, non mi risparmia battutine bonarie ma irritanti.
Pranzo frugale e via! Anselmo mi aiuta a caricare la valigia sul bagagliaio dell'autobus e si assicura che io abbia i documenti e quant'altro necessario per il volo a portata di mano; poi, stampandomi un fugace bacio sulla guancia, sussurra un impacciato buona fortuna! e scappa via scomparendo in breve alla vista, lui e la sua automobile amaranto. Nei venti minuti di tragitto in pullman non riesco a cancellare dagli occhi l'immagine di Anselmo che si affretta ad andare...sarebbe stato ca-rino che avesse aspettato la partenza, consentendomi di scambiarci sguardi intensi e loquaci dai finestrini ed agitando la mano che invia l'ultimo bacio mentre l'autobus si allontana... ma non rientra nei suoi modi di fare, certi atteggiamenti non gli sono congeniali e non sopporta che io accenni ad evidenti effusioni in pubbli-co.
Ecco l'aeroporto! Sono arrivata con notevole antici-po, ho sempre avuto il terrore dell'imprevisto e talvolta esagero nel calcolare il tempo. Mi dirigo lesta verso il banco dell'Air France, fortunatamente già operativo, non vedo l'ora di liberarmi dell'ingombrante bagaglio e di passare il controllo di sicurezza, le due ore e mezza di attesa passeranno in qualche modo!
Ho già fatto il ‘check-in online', quindi esibisco carta d'imbarco e documento, tutto in regola, deposito la va-ligia rossa sul nastro trasportatore, verifico con soddi-sfazione che è ben sotto il peso massimo, ritiro la rice-vuta e mi muovo verso i varchi presidiati dalle forze di polizia, dove si effettuano i controlli di sicurezza. Tutto si sta svolgendo senza problemi, anche se ogni volta che devo passare sotto il ‘metal-detector' mi sen-to prendere dall'ansia, quasi fossi colpevole di qualcosa, sempre così...Ora uno dei momenti più antipatici: rac-cogliere tutte le mie cose dal vascone di plastica blu... Sì!!! Recuperato tutto, ricontrollo e mi ricompongo. Borsa in spalla e finalmente comincio ad assaporare il piacere di perdermi tra le vetrine. Mi sto lasciando subi-to accalappiare da una graziosa commessa dello stand di prodotti italiani furbescamente confezionati per giu-stificarne il prezzo esoso. L'esile tenace assistente agli acquisti mi conduce attraverso le pile di formaggi e sa-lumi, di vini e pasta, di condimenti e spezie. In men che non si dica mi trovo alla cassa col mio bel cestino di plastica che imprigiona un pezzo di parmigiano reggia-no ed un sacchetto trasparente di fusilli tricolore. Co-mincio a sentirmi accaldata, sbottono il giaccone ed aggiusto opportunamente la mantella imponendomi di fare attenzione a non perderla durante la ‘promenade' tra i negozi. Le note di Bach accennate da un improv-visato pianista risuonano nella hall antistante la serie di pedane di ristorazione e movimentate caffetterie e mi riconciliano con l'ambiente. Senz'altro è uno che ha studiato pianoforte, mi dico, non certo un professioni-sta ma uno che ha speso del bel tempo ad acquisire scioltezza e a memorizzare i pezzi. Ripenso a quanto i miei genitori avrebbero voluto che imparassi a suonare il pianoforte. Mi avevano fatto prendere le prime lezio-ni all'inizio della scuola media, ero andata avanti un paio d'anni ma in vista dell'esame dell'ultimo anno, ed in aggiunta al fatto che nella valutazione del primo tri-mestre comparivano delle sufficienze risicate, i miei op-tarono a favore dell'esame scolastico proponendo di rinviare a tempi migliori lo studio del pianoforte, cosa che in realtà portò all'interruzione pressoché definitiva; la scuola superiore non mi lasciò più tempo libero e quando me ne ritagliavo un po' lo dedicavo preferibil-mente alla lettura. Il regalo per la maturità, tuttavia, fu uno Steinway: che emozione! Avevo pensato di poter recuperare il tempo perduto. In un paio di mesi avevo rispolverato ‘il Bona', mi ero subito procurata spartiti e mi cimentavo quasi tutti i giorni con Fur Elise, con le Sonatine di Mozart, l'Ave Maria di Gounod ed altri pezzi di repertorio. Ero tenace e qualche risultato cominciava a farsi luce. L'autunno successivo arrivò tacitamente: l'iscrizione all'Università e la frequenza dei primi corsi mi assorbirono completamente, così il tempo da dedi-care allo studio pianistico si ridusse sempre più fino a divenire inesistente.
- Scusi, sta perdendo qualcosa! - mi riporta al presen-te una voce giovanile.
Mi volto. Acc...! La mia mantella è quasi tutta sul pa-vimento a mo' di coda.
Ringrazio, frastornata, la ragazza che si sta già allon-tanando trascinandosi dietro il suo rumoroso trolley e tiro su lo scomodo indumento, pensando un modo per non seminarlo più. Borsa tra le ginocchia, busta regali sul pavimento, mi sfilo il giaccone di pelle e calzo la mantella sulle spalle: l'attrito con il cardigan di lana non favorisce alcuno scivolamento, ecco fatto! Calzo la bor-sa a mo' di postino, aggancio la busta alla spalla, il giac-cone sul braccio non sarà un problema, visto che ho ancora una mano libera. Ora mi sento più tranquilla e proseguo la passeggiata nella galleria commerciale. Sfa-villii e vetrine ammiccanti esasperano il contrasto tra dovizia ed abbondanza del superfluo, a costi talvolta eccessivi, e la situazione economica del Paese che è fuo-ri dall'aeroporto, sempre più critica. Mi allontano da questo inquietante tema, merita un discorso a parte che mi allontanerebbe dallo spirito vacanziero che ho im-posto a questo viaggio. La cartolibreria che improvvi-samente mi si para davanti mi distoglie dai miei pensie-ri, mi sento pervadere da una intima soddisfazione. En-tro senza esitazione. Scorro avidamente con lo sguardo i quattro scaffali che propongono le novità editoriali. Nomi noti mescolati ad una consistente quantità di nomi ignoti attirano la mia attenzione, sono desiderosa di lasciarmi attrarre. Copertine eloquenti ed altre enig-matiche mi inducono a toccare i volumi e a divorarne le informazioni, per provare ad entrare in empatia con al-cuni di essi. Ho voglia di evadere e rilassarmi: questa la inespressa missione che questo viaggio in fondo rac-chiude, inutile negarlo, oltre l'evento che mi attende. Cerco una lettura che mi trasporti a filo d'acqua, non voglio annegare nelle emozioni come, ahimè, la mia in-dole mi impone. Un saggio sulla nozione del tempo... interessante. Un altro sulla fisica... non male ma ha i caratteri molto piccoli. Ecco, il mio autore spagnolo preferito mi strizza l'occhiolino, ma è un volume consi-stente, bello pesante ... potrebbe essere eccessivo per il bagaglio a mano del ritorno. Ohi! La solita vocina na-scosta mi domanda: Perché riportarlo indietro? Già perché? Non rispondo, ma io non potrei mai lasciarlo un libro, posso prestarlo, ma per me è patrimonio personale. Appena lo compro scrivo istintivamente il mio nome ed il numero di cellulare in caso di smarrimento.
Ripongo quest'ultimo libro e continuo a scorrere l'appetitosa merce in vista, preparo già una pila di quelli che potrei acquistare. Solitamente quando entro in una libreria esco con un minimo di due, tre libri, senza scar-tare le offerte.
Improvvisamente mi ricordo che in borsa non ho una grossa cifra di contanti, ho riposto il denaro nella tracollina nascosta sotto i vestiti...dovrò stare nel bi-lancio di contante stabilito. Mi impongo quindi di ac-quistare un solo libro, possibilmente poco voluminoso. La commessa del negozio intanto mi sta girando intor-no con finto disinteresse, pensando di potermi aiutare nella scelta, ma intuisce che non gradisco alcuna intru-sione durante questa ‘caccia' attenta e prudente, così se ne torna tranquilla a sistemare i sacchetti di patatine in offerta a metà prezzo. Sono alla cassa con in mano un volumetto dalla rilegatura modesta e sobria, di poco peso e di costo accettabile. La cosa insolita è che si tratta di un thriller, genere per me inusuale. Col mio nuovo acquisto in borsa, mi muovo avidamente verso il tableau nella speranza di trovare il numero del gate di partenza e così è. Mi porto al numero dieci: manca più di un'ora alla partenza e mi accomodo nella semivuota area antistante.
Con fare complice e voglioso tiro fuori dalla borsa il libro appena acquistato pregustando quel piacere unico che la lettura mi ha sempre procurato. Assaporo la sen-sazione di poterlo tenere facilmente tra le mani, la carta un po' rugosa della copertina si lascia apprezzare come vezzo. È mio! Lo apro e mi avvio a leggere la prefazio-ne. Sto cercando ormai di entrare nel libro. Una figura in camicia e cravatta blu mi si para davanti presentan-dosi come impiegato della compagnia aerea con cui ho concordato il volo. Lo sto guardando contrariata e in-credula, ma mi ritrovo tra le mani un fascicolo di ben sei pagine: un questionario sul servizio della compagnia di volo. La voce melliflua si affievolisce, l'emittente in blu accenna ad allontanarsi notificando che tornerà da lì a poco per ritirare il plico compilato. Un moto di stiz-za mi pervade da capo a piedi. Freno l'istinto di gettare via il fascicoletto e con distratta mente mi affretto a compilarlo intenzionata a non concedere alcun elogio a nessun servizio. Lo sconcerto aumenta: la formulazione del questionario è meticolosa, di natura capillare, per cui impone di tornare sempre sulla domanda precedente e costringe a dedicare più impegno ed attenzione di quanto io abbia in animo di porvi. Comincio a crocetta-re... finalmente l'ultima risposta! Senza nascondere il disappunto per il compito impostomi, poggio il que-stionario sul sedile di fianco fortunatamente vuoto. So-spiro e provo a concentrarmi su quanto avevo dovuto interrompere.
Come comparsa dal nulla, la ‘silhouette' in giacca e cravatta blu si accosta furtiva e ritira il plico senza nemmeno accennare ad un ringraziamento o saluto. Sogghigno. Probabilmente il malcapitato mi aveva spia-ta, aveva studiato le mie mosse e la mia malcelata rilut-tanza lo aveva indotto ad evitare un rischioso riscontro diretto. Come era comparso, sparisce. L'incantesimo si è oramai dileguato, provo a riavviare la lettura del pri-mo capitolo ma non riesco a concentrarmi, lo rileggo di nuovo. Si tratta di una scrittura non facile e di una si-tuazione di avvio che non sembra catturare il mio inte-resse o stimolare alcuna curiosità. Decido di rinviare la lettura di questo libro. A quando? A casa di Giulia la se-ra prima di addormentarmi? Al viaggio di ritorno? L'aspro richiamo del microfono dal settore di imbarco risolve il mio disagio. Il gate è aperto.
Con innegabile fastidio ho espletato anche questa procedura e finalmente raggiungo il velivolo accolta da due impeccabili assistenti di volo. Sistemo il trolley nel vano sovrastante il posto previdentemente prenotato. Solitamente preferisco la postazione esterna quando viaggio da sola, mi dà l'impressione di poter respirare meglio e di aver più spazio. A volte invidiavo l'avidità dei viaggiatori al finestrino che si beavano dello spetta-colo sottostante, ma al momento della prenotazione l'idea della facilità di uscita prende sempre il sopravven-to. Finalmente posso accomodarmi, mi volgo verso il finestrino e la mente corre subito al volo a Corfù di due anni fa.
Con Anselmo avevamo deciso di spendere le vacan-ze pasquali nell'isola dove già si trovavano da alcuni giorni una coppia di suoi cugini, che ci avevano invo-gliati a visitare le pittoresche coste dell'antica isola dei Feaci. Un volo ‘last minute' si rivelò provvidenziale. Io occupavo il posto centrale avendo ceduto ad Anselmo quello al finestrino (io ho uno spirito cavalleresco che pochi uomini da me incontrati posseggono, e quei po-chi a volte li ricordo, i loro gesti generosi e galanti sono rimasti impressi). Anselmo mi spingeva fortemente a sé per farmi godere dello spettacolo che l'oblò offriva ed io mi sentivo appagata e grata. Avevamo anche scattato alcune foto che ora campeggiano nella nostra cartella di ricordi. Anselmo ha la vocazione del bravo fotografo, attitudine che grazie al suo amico Francesco, esperto nel campo della pubblicità, ha potuto sviluppa-re nel biennio in cui hanno lavorato insieme presso l'Accademia di Belle Arti a Bologna. Con tecniche par-ticolarissime si ingegnavano a proporre foto grafica-mente perfette e di forte impatto visivo. A volte An-selmo si divertiva a sorprendermi con effetti speciali.
Quelle foto io le apprezzavo molto e pensavo che a me non sarebbe mai venuto in mente di osare così tanto, di alterare così arbitrariamente la realtà colta da un obiettivo in un determinato momento, quindi conside-ravo il tutto frutto di alto estro artistico abbinato a no-tevoli competenze tecniche.
Il rullio sotto i piedi sta aumentando sempre più, l'aereo è oramai pronto a decollare, in perfetto orario. Meglio sistemare subito la borsa sotto il sedile davanti, prima che qualcuno del personale di volo me lo ricordi. I due posti di fianco sono occupati da una coppia di quarantenni che non si astengono dallo scambiarsi at-tenzioni e coccole. Sorrido tra me e me e mi beo al ca-lore che il pensiero delle effusioni intime con Anselmo mi procura. Tossisco imbarazzata, come se qualcuno possa aver letto i miei pensieri, mi ricompongo e lascio volare la mente.

Giovanna Santagati
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