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Writer Officina
Autore: Michele Milia
Titolo: Come una Medaglia
Genere Poliziesco
Lettori 691 7 9
Come una Medaglia
Paese di Lechiem,1992.

Il paese di Lechiem è conosciuto poiché contiene uno dei più grandi orfanotrofi della regione.
Al suo interno ogni anno vengono lasciati più di cento bambini ancora in fasce, il numero di bambini lasciati in età superiore ai due anni è molto basso.
L'orfanotrofio, esternamente, è ricco di colori, troviamo murales ovunque, essi rappresentano animali buffi e simpatici, il più amato dai bambini è quello situato nella zona gioco, rappresenta una cicogna con in bocca un cestino con all'interno un bambino felice.
Se in un anno vengono lasciati più di cento bambini, altrettanti sono i bambini che vengono adottati, solitamente non passa nemmeno un anno dall'arrivo, di giovani coppie che non possono avere bambini ce n'è troppe e di coppie disposte ad adottare un bambino e crescerlo come fosse loro anche di più.
È raro, però, che vengano adottati bambini con età superiore ai tre anni.
È forse questa la colpa di Lucas?
Lucas ha oramai dieci anni e nessuno ha mai fatto domanda di adozione, nessuno si è mai interessato a lui, eppure è un bambino intelligente, un bambino affettuoso e sempre disponibile ad aiutare le suore ad accudire gli altri bambini.
Quella mattina, Lucas, stava aiutando Suor Claire ad osservare i bambini nel momento gioco, Lucas non era l'unico bambino “grande” c'erano molti altri, ma non superavano i sei anni di vita.
Durante la pausa gioco, Mathias e Nicholas stavano litigando per chi doveva salire per primo sull'altalena, Lucas si accorse della lite in corso e si girò verso Suor Claire per avvertirla, ma vide che lei stava accudendo un bambino che era caduto e si era sbucciato un ginocchio, decise quindi di intervenire e separare i due bambini.

- Dai bambini, non litigate, potete fare un po' l'uno. Così salite entrambi e vi divertite lo stesso - .

Lucas dagli altri bambini era visto di buon occhio, per tutti era un fratello maggiore e gli davano sempre ascolto; infatti, i bambini smisero di litigare e iniziarono a giocare insieme, mentre uno dondolava l'altro spingeva e così via ad alternarsi.
Lucas stava guardando soddisfatto quei due bambini felici, era riuscito a mettere la pace tra loro e si sentiva bene, tutto ad un tratto una mano gli si poggia sulla spalla, era la mano di Suor Claire.

- Ho visto cosa hai fatto sai? Sei stato bravissimo, come sempre - .

- Ho fatto quello che pensavo fosse giusto nonnina - .

- Sarai una brava persona da grande, ne sono sicura - .

Suor Claire è la suora preferita di Lucas, nonostante i suoi ottantuno anni di età, sprizzava gioia da tutti i pori, rallegrava l'animo di tutti i bambini. Lei è l'unica suora che permette ai bambini di chiamarla “nonna” per lei tutti quei bambini sono suoi nipoti. Inizia ad amarli quando glieli consegnano e continua anche dopo averli dati alla famiglia adottiva, per lei il sorriso di un bambino vale più del denaro.
Lucas aveva imparato ad amarla nel corso dei suoi anni in quell'orfanotrofio, si era anche rassegnato a non andarsene mai di lì, le suore all'interno della struttura facevano anche scuola, era una scuola privata e quindi ci andavano anche bambini non appartenenti all'orfanotrofio.
Lechiem è un paesino piccolo, bisogna adattarsi e quella struttura è abbastanza grande e funzionale per fornire due servizi contemporaneamente.
Un giorno, però, sempre durante l'ora del gioco, Suor Claire cadde in terra davanti agli occhi spaventati di tutti i bambini e dello stesso Lucas che le si fiondò a fianco.

- Nonnina, tutto bene? - .

- Lucas, chiama Suor Bernadette... non mi sento molto bene - .

Lucas si alzò in piedi e facendosi largo tra i bambini corse dentro l'orfanotrofio, correva lungo i corridoi della struttura, urlava:

- SUOR BERNADETTE!! - .

Non riceveva risposta poiché la suora era nella Cappelletta della struttura a pregare, la stanza si trovava al quarto piano... non c'era tempo, Lucas si fiondò nella stanza di Suor Mariè.

- Suor Mariè, Suor Claire è caduta a terra, dice che non si sente bene - .

Suor Mariè aveva trentadue anni, era ancora abbastanza giovane per reggere il passo veloce di Lucas, i due si precipitarono fuori, i bambini erano ancora intorno a Suor Claire.

- Bambini tornate dentro, Lucas accompagnali - .

- Io voglio sapere come sta suor Claire - .

Suor Mariè si inginocchiò dinnanzi al bambino, gli mise le mani sulle spalle e lo guardò negli occhi.

- Lucas, ho bisogno che mi aiuti con i bambini, Suor Claire starà bene. Te lo prometto - .

Lucas tra una lacrima ed un'altra fece cenno con il capo che aveva capito e richiamò tutti i bambini dentro accompagnandoli nella sala comune.
Suor Mariè nel frattempo si avvicinò a Suor Claire che respirava faticosamente.

- Madre superiora... cosa le succede? - .

- Penso che la mia ora sia giunta Mariè... Lucas è pur sempre un bambino, non è ancora abbastanza grande per capire - .

- Madre, ha dieci anni... lo capirà da solo - .

- È un bambino speciale, stategli addosso e da grande sarà sicuramente una brava persona - .

Dopo quelle parole, Suor Claire chiuse gli occhi e si spense per sempre, un'ambulanza si portò il corpo mentre le altre suore distraevano gli altri bambini.
Lucas però era turbato, sapeva cosa stesse succedendo, aveva capito tutto nonostante non gli avessero detto nulla.
Il giorno dopo arrivò un'altra madre superiora anch'essa anziana, ma non aveva nulla di Suor Claire.

- Io sono Superiora Louiselle sono qui per sost... - .

Un bambino la interruppe.

- Possiamo chiamarla nonna? - .

La madre superiora guardò verso il bambino con aria di rimprovero, le rughe sul suo volto si erano marcate ancora di più rispetto a quanto già fossero, poi con tono severo ripeté:

- Io sono Superiora Louiselle! -

Continuò da dove era stata interrotta.

- Sono qui per sostituire Superiora Claire che è venuta a mancare ieri pomeriggio - .

A quelle parole Suor Bernadette si avvicinò alla madre superiora e le sussurrò all'orecchio:

- Ai bambini non abbiamo detto che è morta - .

Alzando il tono Superiora Louiselle rispose a Suor Bernadette, lo alzò abbastanza da far sentire tutto ai bambini.

- Sono bambini ma fanno lo stesso parte del mondo, è giusto che loro sappiano che Superiora Claire è Morta! - .

Lucas non resse più, si alzò e la guardò dritta negli occhi.

- Non la vogliamo, lei non ci piace! Noi vogliamo di nuovo nonna Claire! - .

I bambini andarono dietro a Lucas incitandolo, tifando per lui, ma alla madre superiora tutto questo non andava bene, lei era più vecchio stile, non si era modernizzata come Suor Claire.

- Tu! Bambino! Come ti chiami? - .

- Io sono Lucas! - .

- Avvicinati! - .

Lucas con aria fiera si avvicinò alla superiora, quando però fu giunto dinnanzi ad essa la superiora fece qualcosa che sicuramente Suor Claire non avrebbe mai fatto.
La superiora aveva dato uno schiaffo a Lucas.

- Che sia di insegnamento a tutti, con me chi sbaglia paga! Non sono una molliccia come la superiora precedente. Uscirete da qui già educati, le famiglie non vogliono bambini ineducati! Vi basti guardare lui - .

Disse indicando Lucas.

- Ha dieci anni ed è ancora qui, nessuno lo vuole perché è ineducato. Ma non temere, ti raddrizzerò proprio come si fa con gli alberi! - .

Città di Gardenia, 2020;

Il sole che passa tra le fessure della serranda crea un'atmosfera perfetta per il mio risveglio. Apro gli occhi, giro la testa sulla mia destra osservando la sveglia nera che mi regalò Suor Bernadette quando mi diplomai, disse:

- Così è sicuro che arriverai puntuale almeno a lavoro - .

Mi ha sempre trattato bene, dandomi speranze quando non sembravano esserci. Ho passato diciotto anni della mia vita in orfanotrofio, cresciuto dalle suore, educato sotto le dure mani di Superiora Louiselle.
In fondo penso che sia riuscita nel suo scopo, voleva educarmi e abituarmi alla vita. Farmi capire quanto dura potesse essere.
Mi chiamo Lucas, ho 38 anni, vent'anni fa, quando sono uscito dall'orfanotrofio perché volevo farmi la mia vita, perché stanco dei soprusi della Superiora non mi sarei mai immaginato di arrivare fino a qui, di riuscire a diventare uno dei più grandi investigatori che esista.
Indago su casi, molti dei quali sono omicidi, mi occupo anche di rapimenti, truffe, violenza domestica, mi occupo soprattutto della più grande feccia che per me esista: i pedofili;
Sono la razza che più odio, in orfanotrofio ho sempre difeso i più piccoli dalle mani della superiora, sono sempre stato disposto a sacrificarmi per i più “deboli”.
La sveglia è impostata alle 8:00 del mattino, ma sto sempre una mezzoretta in più per riprendermi del tutto e alzarmi carico al 100%.
Afferro le coperte spostandole da sopra di me, metto il primo piede per terra ed a seguire l'altro seguendo i movimenti con il busto, indosso le pantofole, mi alzo e mi avvicino alla sedia accanto l'armadio, afferro la vestaglia e prima di dirigermi in bagno mi guardo nell'anta a specchio del guardaroba.
Mi ritornano in mente le parole della mia cara nonnina...

- Lucas, sei un bel giovanotto, attraverso i tuoi occhi azzurri riesco a vedere la tua anima pura. I tuoi capelli, mossi e spettinati, rispecchiano il tuo carattere ribelle. Hai due spalle possenti, pronte a sostenere il peso della vita. Sei un bambino speciale e diventerai qualcuno, non disperare, anche tu avrai il tuo futuro, la tua storia - .

La nonnina era una persona speciale, l'ho sempre rispettata, era una persona dal cuore d'oro, sempre disponibile. Tutto l'opposto della Superiora che l'ha succeduta.
Mi allontano dall'armadio, afferro la maniglia della camera e apro la porta, prima di andare a fare colazione mi dirigo in bagno.
Apro la porta del bagno, entro e la richiudo alle spalle.
Alla mia sinistra c'è il lavandino, mi avvicino e lascio scorrere l'acqua fino a quando non si riscalda almeno un po', dopo essermi gettato dell'acqua in faccia mi sento operativo, afferro l'asciugamano alla destra del lavandino e dopo essermi asciugato mi osservo allo specchio situato dinnanzi a me.

- Lucas ma come sei carino oggi - .

Si, ogni tanto piace farmi dei complimenti ad alta voce, vivo da solo, mi servirebbe proprio una persona che alla mattina mi dia almeno il buongiorno.
Afferro il pettine e, come ogni mattina, tento di sistemare i miei capelli senza alcun risultato, sono veramente ribelli, la nonnina aveva proprio ragione, al pensiero mi scappa un sorriso che non dura molto, la sua prematura scomparsa ha lasciato in me un vuoto immenso.
Mi lavo i denti e, quando apro l'acqua per pulire i rimasugli di dentifricio caduti all'interno del lavandino, mi accorgo che mi stanno cadendo i capelli, peli biondi riempiono il lavandino, senza pensarci troppo sciacquo ed esco dal bagno.
Seguendo il corridoio sulla destra c'è la porta della cucina e di fronte quella del soggiorno.
Mi dirigo in cucina e mi preparo un caffè, sopra il lavello c'è la finestra dove puntualmente mi fumo una sigaretta. Detesto la puzza di stantio che il fumo lascia dentro casa, mi da fastidio ma allo stesso tempo fumare mi rilassa.
Una volta finita la sigaretta torno in camera, apro il guardaroba e afferro una camicia coreana e un paio di Jeans scuri, dalla scarpiera prendo un paio di sneakers e, dopo essermi allacciato le scarpe, esco dalla stanza stando attento a non calpestare il tappeto.
Amo questo tappeto, quando l'ho visto in negozio mi ha attirato subito, rappresenta i rami del ciliegio in fiore e sarebbe un peccato sporcarlo con le scarpe.
Dopo aver alzato tutte le serrande esco di casa, chiudo la porta a chiave e quando mi giro noto che sul pianerottolo c'è la signora Marie che spolvera.

- Buongiorno Lucas, sentito il boato dei tuoni di stanotte? - .

- Buongiorno a lei, sinceramente non ho sentito nulla, ho il sonno pesante e ieri sera ho fatto tardi in servizio - .

- Ti capisco caro, il tuo è un lavoro stressante. Ma ti ringrazio per quello che fai - .

Ecco, la signora Marie è proprio la persona che vorrei al mio fianco la mattina, la persona che, se anche ti svegli di malumore riesce a tirarti su il morale con una sola frase. Se solo non avesse ottant'anni le chiederei subito di mettersi con me.

- La ringrazio Signora, buona giornata - .

- Buon lavoro Lucas, se torni per pranzo e vuoi fermarti da me, sei ben accetto - .

- Ancora grazie, ma oggi non penso di aver tempo di tornare a casa, se ne parla stasera - .

- La mia porta è sempre aperta - .

Le sorrido e ci congediamo.
Prendo le scale, pur abitando al terzo piano preferisco lasciare libero l'ascensore per qualsiasi evenienza.
Una volta arrivato in strada percorro un paio di metri e arrivo alla mia macchina, una Porsche 911 Carrera 4S Blu notte, apro lo sportello e, sedendomi, lo richiudo. Inserisco la chiave nel quadro e la accendo, dallo schermo posto sopra la leva del cambio attivo la musica, ancora prima di partire abbasso il finestrino e finalmente, togliendo il freno a mano e controllando che non arrivino macchine, parto. Direzione stazione di polizia.
La stazione dista tre chilometri da casa mia, in base al traffico ci metto meno di mezz'ora ad arrivare.
Una volta arrivato parcheggio nel posto riservato a me, ogni agente ha il suo. Scendo dalla macchina e mi dirigo verso l'ingresso salutando tutti i colleghi che incontro per strada. Mi chiudo nel mio ufficio, dietro la scrivania, un mio collega ha lasciato una busta gialla, la apro e dentro ci trovo una carpetta.
Al suo interno c'è un caso, una casa ha preso fuoco e dentro sono stati trovati i resti di un corpo carbonizzato, non sappiamo ancora se si tratti di omicidio, suicidio o se si tratti solamente di un'incidente domestico.
Nei verbali dei vigili del fuoco c'è scritto che i vicini hanno segnalato di aver visto del fumo uscire da casa del loro vicino, non appena i vigili sono arrivati sul posto la casa era ricoperta di fiamme, hanno impiegato ore a spegnere l'incendio e quando sono entrati hanno fatto l'amara scoperta, all'interno c'era qualcuno.
Sarebbero potuti entrare prima ma le fiamme erano troppo alte ed il caldo era insopportabile.
Il corpo, o meglio, quel che resta del corpo è in obitorio per l'autopsia.
Mi dirigo sul posto dell'incidente ed una volta arrivato noto che i nastri della polizia chiudono l'ingresso al posto, scendo dall'auto e passo sotto di essi, la porta dell'appartamento è stata sfondata dai vigili del fuoco, spero di trovare qualche indizio, ma mi è impossibile dato che le fiamme non hanno lasciato nulla intatto.
Mi squilla il telefono, rispondo.

- Pronto? - .

- Lucas, abbiamo novità sull'autopsia - .
- Arrivo subito! - .

Esco di corsa dalla casa e salgo in macchina, in retromarcia mi allontano fino al primo svincolo, approfitto di esso per fare inversione e corro verso l'obitorio.
Una volta arrivato, il ragazzo che si occupa delle autopsie mi viene incontro.

- Tu devi essere Lucas - .

- Si sono io - .

- Piacere, sono Leopold, ma puoi chiamarmi Leo - .

- Allora Leo, quali sono le novità? - .

- Abbiamo trovato tre proiettili all'interno del corpo, non possiamo dire con certezza da quanto tempo fosse morta la vittima poiché il corpo è troppo carbonizzato, ma possiamo supporre che la vittima fosse morta già prima dell'incendio e che quindi si tratti di omicidio - .

Questo è sicuramente un lavoro adatto a me.

- Sei risalito a quella che potrebbe essere l'arma da cui sono stati sparati questi proiettili? - .

- I proiettili sono dei Calibro 9x21 - .

- Potrei mandare una squadra a cercare i bossoli sul luogo del delitto - .

- Senza uno studio della balistica non posso risalire all'arma - .

- Farò in modo di farti avere tutto il necessario per lavorare - .

- Ti ringrazio Lucas - .

Uscendo dall'obitorio mando la squadra sul posto, chiedo loro di trovare tutte le prove per poter fare lo studio della balistica, risalire all'arma che ha sparato è difficile ma a chi ha sparato, ancora di più.

Paese di Lechiem,1992;

Sono passati già diversi giorni dalla morte di Suor Claire, all'interno dell'orfanotrofio l'aria è cambiata.
Superiora Louiselle ha chiuso il cortile, a nessun bambino è più permesso giocare fuori, le ore si passano in classe.

- I bambini devono imparare a leggere è scrivere, non c'è tempo per questi stupidi giochetti - .

- Superiora Louiselle, ha completamente ragione, ma i bambini hanno bisogno di svago, di giocare e di sviluppare la propria fantasia - .

Suor Bernadette aveva provato a controbattere l'idea della superiora venendo, però, completamente ignorata da quest'ultima.
Le regole non erano l'unica cosa ad essere cambiate, anche l'edificio era divenuto più spento, i murales che prima rendevano l'orfanotrofio allegro erano stati coperti, le pareti erano divenute spoglie.

- Siamo un orfanotrofio, il locale deve essere visto seriamente dalle persone, se i bambini sono troppo felici di stare qui nessuno se li prenderà - .

- Superiora, qui però facciamo anche scuola ai bambini di famiglie esterne all'orfanotrofio, dev'essere un posto allegro per tutti - .

Anche Suor Mariè aveva provato a contrastare il pensiero della Superiora, anch'essa però con scarsi risultati.

- Noto che qui non solo i bambini sono abituati male. La Superiora adesso sono io, butterò a terra l'orfanotrofio intero se mi troverò costretta a farlo! - .

La stanza divenne fredda improvvisamente, le due sorelle si guardarono negli occhi, nel frattempo la Superiora si apprestava ad aprire e svuotare tutti i cassetti della scrivania del suo nuovo ufficio.
Improvvisamente si fermò e guardando le due sorelle che ancora aspettavano di essere congedate dalla stanza espresse il suo disappunto sull'aver reso l'orfanotrofio una scuola anche per i figli delle famiglie.

- Ma Superiora Louiselle, siamo l'unico edificio adibito a scuola in tutto il paese, creerebbe una situazione scomoda a molte famiglie se le costringesse a spostarsi in una città qui vicino solo per far fare scuola ai propri figli - .

Suor Bernadette non poteva credere a ciò che questa nuova Superiora stava dicendo, era completamente diversa da Suor Claire.

- I bambini non devono stare a contatto con i bambini che hanno famiglie, ciò potrebbe rattristarli. Inoltre, da oggi, non voglio più vedere situazioni confidenziali tra suora e bambino! Sono stata chiara?! - .

Suor Mariè non riuscì più a trattenersi e scoppiò.

- Lei è completamente pazza! I bambini hanno bisogno del contatto umano, che sia ricevuto mediante il sorriso di un altro bambino proveniente da fuori o che sia semplicemente una carezza ricevuta da una di noi - .

Suor Bernadette rimase stupita, non aveva mai visto Suor Mariè reagire in questo modo, era pronta ad appoggiare il suo pensiero ma la Superiora la precedette.

- Sorella Mariè se la pensa in questo modo, può andarsene. Non accetto che mi si manchi di rispetto in questo modo - .

Suor Mariè però continuò ad attaccare la Superiora che, non riuscendo a trattenersi più si alzò e le diede uno schiaffo poi, Indicandole la porta con fermezza le urlò di andarsene e di non farsi più vedere all'interno dell'edificio poiché, altrimenti, avrebbe preso dei seri provvedimenti.
Si girò verso Suor Bernadette e con aria di superiorità le chiese se volesse far compagnia alla sorella fuori dall'edificio.

- Superiora Louiselle, non mi permetterei mai di mancarle di rispetto. Riconosco il suo grado e rispetto i suoi ordini - .

Suor Bernadette sapeva che quello che stava dicendo non era effettivamente quello che pensava. Ma non poteva permettersi di lasciare i bambini in mano ad una persona del genere, il suo pensiero andava a Lucas, Suor Claire lo aveva affidato a loro e adesso era rimasta sola.
In quello stesso momento Lucas si trovava nei dormitori insieme agli altri bambini, una maggior parte di essi dormiva mentre altri stavano attorno al bambino cercando di consolarlo il tutto, però, inutilmente. Lucas era arrabbiato, nonna Claire non lo avrebbe mai trattato così, lui sapeva di non essere un bambino cattivo, la nuova superiora si sbagliava, se c'era qualcuno di cattivo sicuramente non era lui.
Quando oramai tutti i bambini si erano allontanati e messi a dormire uno di loro era ancora al fianco di Lucas, si distese nel letto accanto al bambino.

- Non devi essere triste, anche io vengo sempre messo in punizione per cose che non ho fatto - .

Lucas si girò e guardandolo rimase stranito, non aveva mai visto quel bambino.

- Scusa, ma chi sei? Non mi sembra di averti mai visto - .

- Oh beh, ci credo. Te l'ho detto, mi hanno sempre messo in punizione e quindi passavo il mio tempo all'interno della cucina, mi facevano lavare le pentole - .

- Ma strano, non ti ho visto nemmeno nei dormitori - .

- Certo, mi facevano passare la notte in isolamento, la punizione è anche questa - .

Lucas era felice, finalmente conosceva un bambino che sembrava avere la sua stessa età.
Il bambino gli disse di chiamarsi Carlos, era stato abbandonato dai propri genitori lo stesso anno di Lucas e anche lui sembrava molto legato alla nonnina.

- Sai Lucas, quando mi sentivo solo ed abbandonato, la nonnina era sempre pronta a tirarmi su, mi metteva sulle sue ginocchia e mi raccontava storie di uomini che pur non avendo nulla riuscivano a diventare un simbolo per il proprio paese - .

- Si, la nonnina me le raccontava anche a me queste storie - .

I due rimasero a parlare a lungo, Carlos era riuscito a tirar su il morale di Lucas e quest'ultimo finalmente era riuscito a trovare un amico della sua stessa età. Lucas era davvero felice.
Durante la notte Suor Bernadette non riusciva a far altro che pensare a Suor Claire, a tutto quello che la vecchia superiora aveva fatto per quell'edificio, i sacrifici per riuscire ad avere il permesso di divenire anche una scuola per i bambini del paese. Lechiem oramai la adorava, i cittadini erano sempre a disposizione per aiutarla con qualche lavoretto di manodopera, insieme al paesino si era progettato il cortile ed i bambini avevano dato le idee per i murales. Lucas aveva dato l'idea più bella di tutti e per questo il suo murales fu posto sulla facciata dell'edificio, una cicogna con in bocca un lembo di lenzuolo con al suo interno un bambino, la cicogna era diretta verso un luogo chiamato “Felicità”, era un messaggio uscito dalla mente di un bambino, un bambino di appena 5 anni, Suor Bernadette non riuscì più a trattenere le lacrime, si diresse verso la cappella e con il rosario in mano inizio a pregare.
Nel frattempo, però la nuova Superiora stava apportando serie modifiche a tutto l'edificio, iniziò con lo strappare tutti i disegni dei bambini appesi ai muri e buttò tutti i giocattoli che si trovavano nelle aule.

- Questo edificio ha bisogno di più serietà - .

Il giorno dopo, quando Lucas si svegliò, notò che al suo fianco c'era ancora Carlos.

- Carlos, hai dormito qui? - .

Il bambino aprendo gli occhi e stiracchiandosi rispose che era stanco di dormire da solo, che finalmente aveva trovato un amico e che non voleva più rimanere da solo.
Lucas sorrise e nello stesso momento in cui mise i piedi a terra la porta del dormitorio si spalancò, un'aria gelata percorse l'intera stanza, poi dei passi pesante ed una figura con aria severa entrò.

- Tutti in piedi, la colazione da oggi sarà servita alle sei del mattino, non più tardi, non sarete più svegliati. Quindi, se vorrete fare colazione da oggi vi converrà alzarvi puntuali. Sbrigatevi a mangiare e poi raggiungetemi all'ingresso, ho qualcosa da dirvi - .

Lucas si volto verso Carlos come se volesse comunicare con lui solo con lo sguardo, ma Carlos non era più sul letto. Lucas si voltò nuovamente verso la superiora per non destare sospetti, se quest'ultima avesse notato che un bambino mancava all'appello sicuramente lo avrebbe messo in punizione e Carlos c'era anche stato abbastanza.
Quando la superiora uscì Lucas iniziò a cercare Carlos, si abbassò e guardò sotto al letto, li trovò il bambino che lo invitava a stendersi con lui.
Lucas si infilò sotto al letto.

- Come mai ti sei infilato qui sotto? - .

- Quella lì mi fa troppa paura, e poi nemmeno lei sa della mia presenza - .
- In che senso? - .

- Si, quando la nonnina morì la rabbia fu tale che andai nel suo ufficio e strappai tutti i fogli in cui ho trovato il mio nome - .

- Ma perché lo hai fatto? Così non potrai essere adottato - .

- Tanto chi lo vorrebbe un bambino di dieci anni? - .

A Lucas quelle parole fecero male, anche lui aveva dieci anni ma, rispetto a Carlos, lui sperava che lo potessero adottare nonostante l'età.
Il bambino uscì da sotto al letto lasciando Carlos solo.

- Ehi! Dove vai? - .

- Non hai sentito la Stre... la superiora? Dobbiamo fare colazione e poi andare all'ingresso per una riunione - .

- Oh beh, io non vengo. Tanto non esisto - .

- Ma se ti dovessero scoprire saresti in guai seri - .

- Non mi scopriranno mai, da quando la nonnina è morta non mi pare abbiamo pulito molto le stanze, rimarrò qui sotto ad aspettarti - .

- Va bene, allora a dopo - .

Lucas andò a fare colazione, nella strada verso la mensa non poté non accorgersi che tutti i disegni che un tempo addobbavano i corridoi erano spariti, al posto dei disegni sui muri erano rimaste le chiazze d'intonaco rovinate dalla rimozione dello scotch, più passano i giorni e più questo luogo si trasforma in un edifico fantasma.
Raggiunta la sala mensa ai bambini vennero servite tre fette biscottate a testa con un po' di marmellata.
I tavoli della stanza erano stati spostati, prima ognuno aveva il proprio banchetto mentre adesso c'era una disposizione a ferro di cavallo e, al centro, c'era seduta la superiora, il suo tavolo era proprio in mezzo alla disposizione degli altri, da lì riusciva a guardare i bambini uno per uno, nessuno poteva sfuggire al suo sguardo severo.
La superiora notò che un bambino afferrò Suor Bernadette per il vestito chiedendole dove fosse il solito latte con i cereali, la suora non rispose, si limitò a guardare la superiora e ad allontanarsi strattonando il vestito in maniera che il bambino perdesse la presa.

- Sbrigatevi a mangiare, tra poco i piatti saranno ritirati e inizierà la riunione - .

- Ma solitamente la colazione durava almeno un'ora - .

Lucas si spaventò, quella voce era di Carlos, nessuno sembrava aver dato lui retta. Ma dov'era il bambino? Lucas si guardava a destra e a sinistra, poi abbassò lo sguardo, il bambino era proprio sotto alla tovaglia.

- Carlos, che ci fai li? - .

- Mi era venuta un po' di fame - .

Lucas senza farsi notare lasciò cadere una fetta biscottata tra le mani di Carlos che la afferrò al volo e si rintanò sotto la tovaglia.
La superiora si alzò e dirigendosi verso l'ingresso con tono autoritario disse che la colazione era terminata.
Ai bambini venne tolto il piatto da sotto il naso, si alzarono e andarono tutti verso l'ingresso.

- Buongiorno a tutti, come avrete sicuramente notato sono stati apportati molti cambiamenti all'edificio, i murales sono spariti e il cortile è stato chiuso. I giocattoli sono stati rimossi dalle aule e i vostri disegni sono finiti nella spazzatura. Da oggi esigo impegno e serietà, vi avevo già comunicato che da qui dovete uscire uomini in grado di poter lavorare, da oggi non ci saranno più ore di svago, il tempo che non passerete all'interno dell'aula sarà impiegato per lo studio. Ogni giorno, finita la lezione avrete tre ore per pranzare e studiare, dopo le suore passeranno per i dormitori e vi chiameranno uno ad uno interrogandovi. Ho detto suore perché ho richiesto di farmi mandare altre sorelle della comunità, Suor Mariè è stata cacciata e Suor Bernadette non può fare tutto da sola. Non sperate che le suore che stanno arrivando siano gentili come le precedenti, escono dal mio stesso convento e sono tutte educate all'ordine e alla disciplina. Da oggi tutto cambierà, da oggi voi diverrete uomini - .

Città di Gardenia, 2020;

Seduto sul divano del mio soggiorno mi sto godendo un po' di tranquillità, mi sto godendo questo attimo di pace che si è appena creato sorseggiando una bella tisana prima di andare a dormire e concludere così la mia giornata.
Sono stato chiamato, mi hanno tolto il caso dell'omicidio poiché stato affidato a qualcuno, secondo loro, adatto al caso.
Non roviniamo quest'atmosfera così calma, in tv stanno dando un film poliziesco, il protagonista viene sempre rappresentato come un eroe che non può essere scalfito da nulla, si mette sempre in gioco e puntualmente risolve sempre il caso affidatogli, magari la vita vera fosse così facile, io e i miei colleghi ci risparmieremmo molte rogne.
Mi alzo dal divano e mi dirigo alle spalle di quest'ultimo verso l'acquario, la mia vicina Marie mi ha sempre consigliato una boccia
di vetro.

- Non ti serve a nulla comprare un acquario così grande solo per due pesciolini - .

Me lo ripete ogni volta che entra in casa mia: l'acquario, secondo lei, è troppo grande per due esserini così piccoli.
Io però non la penso così; tutti abbiamo diritto al nostro spazio.
Infatti, ho decorato l'acquario in maniera tale che i pesciolini si sentano a loro agio: un fondo sabbioso, uno sfondo che riporta immagini di un bel fondale marino e delle piccole decorazioni varie;
Così come per me la casa deve essere un posto in cui poter avere i miei comfort anche per loro deve essere così.
Afferro il mangime dei pesci e, dopo aver alzato il coperchio dell'acquario e tolto quello del mangime ne lascio cadere un po' in mezzo all'acqua.
Chiudo tutto, spengo la luce del soggiorno, uscendo dalla stanza attraverso il corridoio diretto verso il bagno, mi lavo i denti.

- Anche oggi, ti sei impegnato al massimo - .

Congratularsi con sé stessi non è mai sbagliato.
Poco prima di riuscire ad infilarmi sotto le coperte squilla il cellulare.

- Pronto? - .

- Lucas, ti chiedo scusa per l'orario. Non vorrei che ti sentissi offeso per la rimozione del caso - .

Il mio capo, sempre premuroso e pronto a scusarsi...quando capisce di aver sbagliato.

- Non preoccuparti Frank, niente di personale. Capisco la tua scelta di affidare il caso a qualcuno di... più competente - .

- A tal proposito, il caso non ti è stato rimosso solamente per questo, ho qualcosa di più grosso tra le mani ed ho l'intenzione di affidarlo a te. Domani passa in stazione, non parlare con nessuno e vieni direttamente nel mio ufficio. Buona notte - .

Stacca il telefono senza darmi nemmeno la possibilità di controbattere o, per lo meno, ricambiare la buona notte.
Poso il cellulare sul comodino al fianco della sveglia, sono le 22:00 e la tisana comincia a fare effetto, piano piano inizio a chiudere gli occhi e ad affidarmi alle braccia di Morfeo.
Quando nuovamente squilla il telefono sono le 6:00 del mattino, due ore prima che suonasse la sveglia, lo afferro e rispondo ancora preso di sonno e stordito dalla tisana.

- Pronto? - .

- Ha colpito ancora! - .

- Frank, di chi stai parlando? - .

- Non c'è tempo da perdere, ci vediamo alla stazione di polizia tra meno di trenta minuti - .
Ha riattaccato, quando imparerà che se parla al telefono dall'altra parte c'è sempre qualcuno a cui dovrebbe dare il tempo di rispondere, sarà troppo tardi.
Mi alzo dal letto, mi sento stordito, mi sento stanco; sicuramente sarà a causa della tisana e della sveglia anticipata.
Devo sbrigarmi, mi dirigo in cucina saltellando per il corridoio tentando di indossare i pantaloni e, soprattutto, provando a non cadere di faccia per terra.
Attivo la macchinetta e preparo un caffè, per iniziare bene la mattina questo non può mancare. Con la tazzina ancora in mano vado verso il bagno, mi do una sciacquata veloce al viso, al petto e, perché no, anche alle ascelle.
Afferro lo spazzolino, metto il dentifricio e mi lavo i denti, dalla fretta afferro la tazzina di caffè al posto del bicchiere d'acqua per sciacquare la bocca. Sputo tutto nel lavandino, che saporaccio.
Mi guardo allo specchio, ho pure una brutta cera, come se non avessi chiuso occhio.
Di corsa mi infilo una maglietta e sopra una bella felpa grigia, indosso le mie scarpe preferite, scarpe da ginnastica bianche, ed esco di casa.

- Oggi mattiniero eh? - .

- Signora Marie, mi ha spaventato, non mi aspettavo di trovarla qui fuori - .

- Dove vuoi che stia a ottant'anni? Giovanotto, sono finiti i tempi in cui questi bei fianchetti si muovevano a ritmo di una bella musica - .

- Non dica così, lei è ancora nel fiore dei suoi anni - .

La signora Marie mi accenna un sorriso, poi scoppia a ridere.

- Immagino che tu sia di corsa - .

- Ha ragione, devo scappare, mi raccomando signora non balli troppo - .

La signora Marie ridendo mi augura una buona giornata, è proprio una persona d'ora, vorrei tanto passare un po' più tempo con lei ma gli impegni sono sempre troppi.
Salgo in macchina, per fortuna trovare traffico a quest'ora è impossibile, per lo meno a Gardenia.
In meno di dieci minuti sono già dentro l'ufficio di Franklyn.

- Frank, cosa avevi di così urgente da dirmi? -

- Lucas, siediti ed ascoltami bene. In città c'è qualcuno che è sulla buona strada per diventare un serial killer di tutto rispetto. Avevamo già trovato una vittima e verso le 4:00 di oggi, ne abbiamo trovata un'altra, stesso modus operandi, abbiamo di fronte, per il momento, un pluriomicida, penso che colpirà ancora e se non lo fermiamo noi, non si fermerà. Le due vittime sono state brutalmente torturate e poi uccise; Leopold dalle analisi ha dedotto che non sono morte per le percosse, entrambe le vittime sono morte per disidratazione, e tra l'altro non venivano neanche nutrite. Il nostro killer oltre a torturarli non concedeva loro nemmeno di bere e mangiare - .

- Questo non è un assassino, è un mostro - .

- Lucas, non è finita qui, le vittime avevano qualcosa in comune, entrambi erano psicologi, entrambi erano stati accusati di atti imperdonabili... entrambi erano stati accusati di pedofilia - .

- Pedofili... siamo sicuri che sia un male lasciarlo in circolazione? - .

- Lucas! Faccio finta di non aver sentito, solo la giustizia può condannare a morte, non di certo un cittadino qualunque. Se il tribunale li ha rilasciati senza giustiziarli vuol dire che le accuse non erano fondate - .

- O che il sistema, sotto sotto, è corrotto - .


Franklyn anche questa volta fa finta di non avermi sentito, si limita ad aprire un cassetto della sua scrivania in legno massello, a cui teneva più di quanto tenesse alla sua famiglia, ed estrae da quest'ultimo una carpetta color panna nel cui interno vi sono i documenti dei due omicidi.

- Tieni Lucas, affido alle tue mani questo caso, leggiti i documenti, guarda le foto delle scene del crimine e, per favore, risolvi questo problema - .

- Va bene Frank, ci penso io - .

- Lucas... fai attenzione - .

Sorrido, mi alzo dalla sedia, faccio un cenno con il capo per salutarlo ed esco dall'ufficio di Franklyn dirigendomi al mio.
Lungo il corridoio della stazione di polizia incontro Leopold è appena salito dall'obitorio, sicuramente avrà qualche novità su un caso, va di fretta e sembra che non mi abbia visto, non fa niente qui dentro si corre sempre, lo capisco.
Percorro il lungo corridoio che va dall'ufficio di Franklyn al mio, sono uno di fronte all'altro, di mezzo sulla sinistra c'è la sala relax dove ogni tanto mi prendo un caffè o una cioccolata.
Entro nel mio ufficio, anche all'interno di esso c'è una macchinetta, ma questa la utilizzo solo quando ho un grosso caso tra le mani, come in questo momento e, quindi, non posso permettermi di perdere tempo.
Mi prendo un tè al limone con poco zucchero, lo poggio sulla mia scrivania; quando la scelsi la selezionai con molta cura: piedi in ferro e tavolo in vetro nero. Inoltre, mi feci montare anche un computer fisso, uno di quelli nuovi dove tutto è all'interno del monitor, occupa meno spazio ed è più “professionale”.
Prima di sedermi dietro la scrivania apro le tende e faccio entrare un po' di luce, sistemo la pianta nel posto in cui il raggio di luce filtra dalla finestra e, finalmente, mi siedo per leggere il dossier, tra un sorso di tè ed un altro.

- Pluriomicida, futuro Serial Killer -

Se non fossi abituato a questi stupidi titoli che da Franklyn ai dossier penserei che sia tutto una presa in giro.
Prendo i documenti relativi al primo caso, la vittima fa quasi impressione per come è magra, ridotta all'osso. Presenta evidenti segni di tortura, tagli sulle cosce, sulle guance e sul petto, tutti posti dove le ferite non sono letali.
Inoltre, il taglio non è profondo, quindi non c'era proprio alcuna intenzione di farli morire per mano sua.
Continuo a sorseggiare il mio tè e vado avanti nella lettura.

- La morte è avvenuta mediante processo naturale - .

Leopold ha deciso di precisarlo, l'assassino pensa forse di lavarsene le mani? Pensa di alleggerire la propria coscienza lasciandoli morire in questo modo? No, non penso proprio sia questo il messaggio che voglia dare.
Non sono state trovate tracce di DNA, la prima vittima si chiamava Lorence, aveva sessantaquattro anni, nonostante l'accusa non gli era stato tolto il permesso di continuare la sua professione.
Prendo i fogli riguardanti la seconda vittima, Mathias, cinquantanove anni ed anche a lui, nonostante l'accusa, non era stato revocato il permesso.
Una volta finito il mio tè, butto il bicchiere di plastica nel cestino in metallo nero, posto sotto la scrivania.
Alla seconda vittima è stata mutilata la lingua, forse parlava troppo e l'assassino si era stancato di ascoltarlo.
Mathias presentava evidenti segni di frustate su tutta la schiena, le mani erano state brutalmente frantumate.
L'assassino sembra diventare pian piano sempre più sadico, che si diverta a provare nuovi metodi di tortura?
Fisso entrambe le foto del ritrovamento delle vittime, entrambi i corpi sono stati trovati nei pressi di vicoli malfamati nella zona di Lenia ove era impossibile essere notato, o meglio, dove anche se fossi stato notato, nessuno avrebbe parlato.
Non sono mai passato da quei vicoli, sono frequentati da delinquenti, persone pronte a lasciarti in mutande alla minima distrazione, donne pronte a tutto pur di ricavare qualche spicciolo.
Gli agenti non passano mai soli quando ispezionano quelle zone, ma non è questo il mio caso; devo andare a controllare il luogo del delitto se voglio trovare qualcosa, qualche dettaglio sfuggito a quelli della scientifica.
Esco dal mio ufficio e mi dirigo verso la macchina dove incontro Leopold.

- Lucas, scusa se non ti ho salutato prima, ero di corsa - .

- Tranquillo Leo, qui siamo tutti di corsa, anche io in questo momento - .

- Immagino, tolgo subito il disturbo - .

Ci salutiamo, salgo in macchina, la metto in moto e quando sono pronto per partire sento picchiettare sul vetro, è ancora Leopold.
Abbasso il finestrino.

- Hai dimenticato qualcosa? - .

- Sì, poco fa ero andato di corsa nell'ufficio del Signor Franklyn perché mi sono accorto di un dettaglio particolare che non ho inserito nel dossier, che in questo momento è poggiato sul tuo sedile - .

- Dimmi tutto, lo appunto io a penna una volta arrivato a destinazione - .

- A quanto pare all'assassino piace numerare le sue vittime, sotto ai piedi di quest'ultime, ho notato che è stato inciso, penso con un coltellino, un numero. O meglio, il numero - .

- Le numera, quindi pensi sia suo scopo farcele trovare? - .

- Potrebbe essere, o magari è solo un'informazione inutile alle ricerche - .

- Niente è inutile, grazie Leo. Buona giornata - .

Leopold si allontana, io alzo il finestrino e inserendo la marcia mi avvio verso la mia destinazione: Lenia.

Paese di Lechiem, 1995;

Sono passati tre anni dalla morte della vecchia superiora Claire, l'orfanotrofio è sempre più diroccato e i fondi che riceve annualmente sono oramai miseri. Da quando la nuova superiora Louiselle ha deciso di non far entrare più alcun bambino con famiglia per le lezioni, il paese si è riunito per raccogliere dei fondi e far costruire una struttura idonea, una struttura al cui interno è possibile trovare asilo, elementari e medie. Il paese è piccolo e questa nuova struttura può bastare per tutti i bambini.
La superiora Louiselle è diventata molto più severa, suor Bernadette per quanto possa essere ancora giovane non ha il potere per contrastarla, inoltre nel corso di questi anni la superiora ha convocato parecchie sorelle del suo convento, tutte ligie al dovere.
Lucas ha oramai tredici anni, ha visto essere adottati la maggior parte dei suoi amici, i bambini che sono rimasti non lo conoscono e vedendolo grande tendono ad allontanarsi e giocare da soli.
A Lucas però questo non dispiace, per fortuna lui non è del tutto solo, al suo fianco c'è sempre Carlos.
Carlos è un bambino con il sorriso sempre sulle labbra, riesce a tirare sempre su il morale di Lucas.
I due bambini sono esattamente l'opposto, Lucas biondo, occhi azzurri, fisico slanciato con una corporatura abbastanza massiccia; Carlos, invece, capelli neri, occhi castani ed un fisico gracilino molto magro.

- Se continui a non mangiare rischi di rimanere così magro per sempre Carlos - .

Carlos guarda Lucas ridendo, quasi come per schernirlo.

- No, io non ho bisogno di mangiare, io sono abbastanza forte. Anche se non sembra - .

I due si misero a ridere, tutto ad un tratto le porte dei dormitori si spalancarono e la superiora entrò con passo quasi militare.
Braccia dietro la schiena, spalle dritte e testa alta; passava accanto alle brandine dei bambini squadrandole da cima a fondo, all'interno del dormitorio non era consentito avere: giocattoli, pennarelli e cibo.
Quella stanza serviva solo per dormire.
L'orfanotrofio nel corso di questi anni si è talmente svuotato che, delle cinque aule, tre erano adibite a dormitori per le sorelle, una veniva utilizzata come stanza per lo studio ed una era rimasta aula, all'interno di esse più di trenta bambini sedevano per ascoltare la lezione.
La superiora si avvicina a Lucas, tutti i bambini al suo ingresso si erano messi in piedi, mentre lui era rimasto seduto.

- Sempre il solito! In piedi, subito! - .

Lucas si girò ridendo verso Carlos che, come al solito, si era nascosto sotto al letto. Carlos non era ancora stato scoperto da nessuna sorella, ogni volta che qualcuno si avvicinava a Lucas lui si era già nascosto, forse perché non si fidava di nessuno, forse perché aveva paura di essere trattato come venivano trattati gli altri bambini.

- Cos'è? Sei sordo per caso? Ho detto in piedi! - .

La superiora accompagna la fine della frase al movimento del suo braccio; La mano nella superiora, con forza, si scontra con il volto di Lucas.

- Gli ha dato uno schiaffo! - .

Un vocio, tanti piccoli bisbigli echeggiano nel dormitorio, i bambini erano rimasti stupiti del gesto della superiora, tutti tranne Lucas.
Lucas scende dal letto e con uno sguardo carico di odio fissa la superiora.
Quest'ultima non si sbilanciò molto, quello sguardo non le faceva paura.

- I bambini vanno educati, con le buone o con le cattive - .

Il pensiero della superiora negli anni non era cambiato, si era sempre più incattivita. Solitamente prima dello schiaffo o di una punizione, il bambino doveva essere richiamato almeno tre richiami mentre adesso, le basta anche un solo richiamo per punire i bambini.
La superiora guarda Lucas e sorride.

- Ancora non hai capito come funziona il mondo vero? Rimarrai da solo qui dentro, nessuno mai si prenderà cura di te a meno che non lo faccia tu stesso - .

Superiora Louiselle si volta, da le spalle al piccolo Lucas diretta verso le altre cuccette.
Il bambino guarda verso l'ingresso, lì c'è Suor Bernadette che, appena incrocia il suo sguardo abbassa la testa ed inizia a fissare il pavimento.
La sorella è decisamente provata da quei gesti, gesti che Suor Claire non si sarebbe mai permessa di fare né su un bambino né su un adulto.

- Un bambino va educato con amore, quando sbaglia bisogna fargli capire perché è stato rimproverato. Non serve urlargli contro, lo inibiremo soltanto creando in lui un muro. Abbassando l'autostima che lui ha di sé - .

Le parole della vecchia superiora riecheggiavano nella testa della suora.
Mentre la superiora era di spalle Lucas si voltò per guardare sotto al letto, Carlos non c'era. Difatti Carlos non era lì, era nascosto dietro la testa del letto di Lucas.

- Non ascoltarla, tu sei un bravo bambino, è lei che è una vecchia bisbetica - .

Lucas sorrise a Carlos ma il suo sorriso si trasformò subito in stupore quando vide Carlos afferrare dalla sua tasca un pupazzetto e lanciarlo verso la testa della superiora, prendendola in pieno.
La superiora si voltò di scatto, Carlos si nascose e Lucas rimase pietrificato quando vide quest'ultima andargli contro.
- Come ti sei permesso? Non solo mi hai mancato di rispetto non alzandoti al mio ingresso, non solo hai mancato di rispetto agli altri bambini tenendoti un pupazzetto in stanza, ma hai pure avuto il coraggio di lanciarmelo contro! Ti senti forse un ribelle? Pensi che così facendo verresti considerato un eroe dagli altri? Forse è meglio che ti impartisca una giusta punizione - .

La mano della suora stava nuovamente per finire contro la guancia di Lucas quando all'improvviso si ferma.

- No, con te gli schiaffi sembrano non funzionare - .

La superiora afferra Lucas dall'avambraccio, stringendolo.

- Tu adesso vieni con me! E voi, tutti a letto! - .

I bambini di corsa si infilarono sotto le coperte e la superiora con aria di vittoria tirò via Lucas.
Suor Bernadette non poté far altro che osservare quella situazione inerme.
La superiora portò Lucas nel suo ufficio e lo fece sedere su una sedia.

- Pensi di potermi mancare di rispetto e passarla liscia? - .

- Ma veramente io... - .

La superiora da uno schiaffo a Lucas, la guancia del bambino diventa rossa.

- Pensi davvero che con questo comportamento tu possa fare strada? Lucas ti dico le cose come stanno, se sei abbastanza grande da fare un gesto del genere allora sei altrettanto grande per capire le mie parole - .

La superiora si allontanò dalla sedia andando verso un armadio da cui estrasse un frustino per cavalli, uno di quelli in plastica dura con alla punta una corda che serviva per dare il colpo di frusta finale, poi si avvicinò nuovamente a Lucas continuando il suo discorso mentre accarezzava il frustino come fosse un cucciolo.

- Lucas, ti ho già detto più volte che tu non verrai mai adottato, le richieste di adozione vanno dai sei mesi ad un massimo di cinque mesi. Tu sei uno dei pochi bambini ancora all'interno di questo edificio ad avere più di dieci anni. La tua vita fino ai diciotto anni sarà all'interno di questo locale, quindi che tu lo voglia o meno passeremo ancora un paio di anni insieme - .

La superiora, mentre parlava sembrava ordinare la scrivania, poi prese Lucas con la forza e lo piegò su di essa.

- Dato che gli schiaffi non bastano ad impartirti una lezione... - .

Lucas rimase in silenzio per tutto il tempo, quelle parole avevano creato in lui un senso di vuoto, quelle parole avevano fatto a pugni con il cuore del bambino che si era sentino non amato, non voluto. Che si era sentito abbandonato per la seconda volta.
La superiora abbassò i pantaloni di Lucas lasciandolo in mutande ed iniziò a colpirlo con la frusta.
Nel frattempo, Suor Bernadette stava controllando i corridoi per vedere se le altre suore avevano svolto correttamente i compiti assegnatigli, quando arrivò all'altezza dell'ufficio della superiora sentì forti rumori e urla di dolore, quella voce era quella di Lucas.

- Cosa gli starà facendo quella strega? - .

Aprì la porta lentamente, così piano che la superiora non se ne accorse nemmeno. Rimase colpita da quello che vide, da quanta rabbia la superiora stava mettendo nei colpi che dava. Decise di entrare.

- Ma cosa fa, si fermi - .

Suor Bernadette afferrò il polso della superiora con forza che, voltandosi, le diede uno schiaffo.
Suor Bernadette cadde a terra, portò istintivamente una mano sulla guancia, poi la superiora si sistemò l'abito passandosi le mani sopra come per stirarlo.

- Rimettiti i pantaloni e fila a letto. Spero che tu abbia imparato l'educazione - .

Lucas con gli occhi colmi di lacrime si alzò i pantaloni e si diresse verso la porta fermandosi però ad un passo dalla suora che si stava alzando. Lucas le porse una mano e suor Bernadette la accettò volentieri, non appena si mise in piedi si pulì l'abito con le mani e Lucas uscì.
Nel corridoio il bambino incontra Carlos.

- Lucas, mi dispiace. Non volevo che ci andassi tu di mezzo. Hai per caso fatto il mio nome lì dentro? - .

- No - .

Lucas a testa bassa e con passo veloce si apprestava ad andare verso i dormitori, quando vide che Carlos gli stava accanto, allungò il passo.
Carlos fece altrettanto per stargli dietro.

- Lucas, non devi dar retta a quella vecchia pazza. Tu verrai adottato... - .

Lucas si voltò di scatto.

- No! Ha ragione lei, io non sarò mai adottato! Non mi vuole bene nessuno, non mi ama nessuno e, soprattutto, non mi vuole nessuno. Sono Solo... - .

- No che non sei solo, tu hai me! Io ti voglio bene, voglio solo il bene per te. Sarò sempre con te e ti difenderò da tutti - .

Lucas si fermò, nonostante in quel momento avrebbe dovuto odiare Carlos per quello che aveva fatto, lui non era un bambino rancoroso e decise di perdonarlo.

- Noi due staremo sempre insieme Lucas, come se fossimo un'unica cosa - .

- Grazie Carlos - .

Una volta arrivato nei dormitori Lucas venne preso di mira da un bambino di sei anni che iniziò a ridere di lui quando vide che Lucas non riusciva a sedersi.
Lucas faceva finta di non sentirlo e si mise a letto, dolorante. Quelle ferite ancora aperte sul suo fondoschiena bruciavano, facevano male.

- Non permetterò che ti prendano in giro Lucas - .

- Lasciali perdere Carlos, sono solo bambini. Non lo capiscono - .

I due si coricarono, come oramai ogni notte, nello stesso letto.
Verso le 5:30 Lucas venne svegliato da delle urla, un bambino piangeva e la superiora aveva appena spalancato con forza le porte dei dormitori facendole sbattere contro il muro.
Lucas, ancora intontito ci mise un po' a capire quello che stava succedendo.
Un bambino, lo stesso bambino che aveva deriso Lucas poco prima si era svegliato durante il sonno perché si sentiva soffocare, quando si svegliò si ritrovò il corpo pieno di tagli superficiali.
La superiora si avvicinò a lui.

- Ti sei fatto da solo questi tagli? - .

- No, stavo dormendo e mi sono sentito mancare il respiro. Quando mi sono svegliato ero così - .

La superiora fece un po' fatica a capire cosa il bambino stesse dicendo, era piccolo e poco chiaro. Nel dormitorio entrò subito suor Bernadette che se lo prese con sé e lo portò a medicarsi le ferite. La superiora prima di uscire comunicò a tutti di tornare a dormire.

- Te l'ho detto che nessuno ti avrebbe più preso in giro - .

Lucas si girò verso Carlos e vide che aveva un tagliacarte in mano, lo stesso che Lucas aveva visto poco prima sulla scrivania della superiora.

- Carlos, cosa hai fatto? - .

- Quello che era giusto amico mio. Quello che era giusto - .
Michele Milia
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