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Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d'inverno, Il purgatorio dell'angelo e Il pianto dell'alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero).
Lisa Ginzburg, figlia di Carlo Ginzburg e Anna Rossi-Doria, si è laureata in Filosofia presso la Sapienza di Roma e perfezionata alla Normale di Pisa. Nipote d'arte, tra i suoi lavori come traduttrice emerge L'imperatore Giuliano e l'arte della scrittura di Alexandre Kojève, e Pene d'amor perdute di William Shakespeare. Ha collaborato a giornali e riviste quali "Il Messaggero" e "Domus". Ha curato, con Cesare Garboli È difficile parlare di sé, conversazione a più voci condotta da Marino Sinibaldi. Il suo ultimo libro è Cara pace ed è tra i 12 finalisti del Premio Strega 2021.
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Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Sonia Alcione
Titolo: Puzzle esclusivo
Genere Giallo
Lettori 3045 9 14
Puzzle esclusivo
Dietro di loro il buio, nero, profondo. Pioveva e per strada non c'era ormai più nessuno. Erano le due del mattino e nel silenzio assordante la paura di non essere sole aveva invaso le loro menti. Camminavano il più velocemente possibile, continuando a guardarsi alle spalle mentre cercavano un nascondiglio dove nessuno avrebbe potuto trovarle, almeno fino a quando non fosse diventato giorno.
Poche ore prima, quando erano arrivate all'ospedale, si erano accorte di essere state seguite. Conoscevano bene quel furgone che si era fermato proprio davanti all'uscita principale e avevano dovuto cambiare di corsa il loro programma. Per quel motivo una di loro aveva trascorso il tempo destinato alla visita dei pazienti a cercare una via d'uscita alternativa, che fortunatamente aveva trovato.
Aveva informato le compagne e grazie al gran via vai di persone che, alla fine dell'orario di visita, si recavano verso l'uscita, nessuno aveva fatto caso a quel gruppetto di ragazzine che era riuscito a intrufolarsi nei sottosuoli.
Si erano nascoste nei bidoni della biancheria da lavare, per poi uscire diverse ore più tardi nella speranza che quegli uomini se ne fossero andati.
L'ospedale si trovava nella zona sud di Firenze, proprio ai margini della città, e le ragazze avevano deciso di allontanarsi verso la campagna. Sarebbe stato più facile notare se qualcuno le stesse seguendo. Una decisione sbagliata, ma se ne sarebbero accorte troppo tardi.
“Andate voi” aveva detto una di loro non appena si era resa conto che le gambe non reggevano più. Il suo corpo, già messo alla prova dalle ripetute percosse subìte dopo essere stata stuprata, era ulteriormente debilitato dai forti antidolorifici che i medici le avevano somministrato.
Ma le sue amiche non l'avrebbero mai abbandonata. Il destino delle sei ragazzine era quasi segnato e il loro desiderio, forse l'ultimo, era rimanere unite.
Avevano oltrepassato da poco le ultime case. Si erano fermate, stanche, infreddolite, stravolte dalla pioggia che stava incrementando. A pochi metri dalla strada si scorgeva una vecchia capanna. Le ragazzine avevano fatto un ultimo sforzo nel trascinare la loro amica che ormai non riusciva più a stare in piedi. Era aperto, probabilmente si trattava di un vecchio ricovero per attrezzi che ormai non veniva più usato.
Le sei giovani si erano rinchiuse dentro. Forse erano al sicuro. Dovevano solo attendere che facesse giorno. In quel caso sarebbero andate alla polizia e si sarebbero salvate. Quelle poche ore erano cruciali.
Non avevano idea di quanto tempo fosse trascorso quando la porta della capanna si era aperta. Quegli uomini le avevano trovate. Non era stato difficile, dopo aver circondato l'ospedale era stato sufficiente attendere che uscissero. Due di loro le avevano seguite a piedi, in lontananza, certi di non essere notati in quella nottata da lupi. E quando le avevano viste entrare in quella capanna fuori dal cento abitato, avevano avvisato il loro complice che li aveva raggiunti col furgone.
A niente erano valse le suppliche di lasciarle andare, che non avrebbero raccontato niente. Una alla volta avevano sentito l'ago entrare nel braccio e poi perso conoscenza. La corsa era finita. La speranza se n'era andata.
Si erano risvegliate tremando, ancora bagnate, sdraiate su un pavimento umido e terroso. Potevano essere ovunque. Non c'erano luci, non c'erano finestre. Solo una porta, che una di loro era riuscita a trovare trascinandosi sulle gambe, ancora stordita.
Ma era risultato impossibile aprirla.

24 dicembre 2018.
Era proprio vero, alle porte delle festività anche i delinquenti sembravano prendersi una vacanza. Almeno negli orari in cui le persone si stavano organizzando per i vari cenoni o pranzi natalizi ed erano in casa.
Ormai da due ore i telefoni non suonavano più e nessuno si era più presentato per sporgere qualche denuncia. Tutti sapevano che era una tranquillità passeggera, ma avrebbero approfittato di quel momento per godersi il consueto rinfresco della Vigilia in centrale.
Poi qualcuno avrebbe salutato i colleghi e sarebbe fuggito verso casa per i festeggiamenti in famiglia, altri avrebbero terminato quella giornata al lavoro e consumato il pranzo di Natale con i propri cari il giorno successivo.
L'agente Laura Colletta guardò fuori da una delle finestre, era un Natale anomalo, da qualche giorno le temperature erano aumentate e nel cielo brillava un sole da fare invidia a quello estivo.
Anche lei era fra gli agenti che avrebbero lavorato per la Vigilia. Alessandro Formini, il suo fidanzato, si trovava all'estero e non sarebbe stato di ritorno prima del 29 dicembre.
Pochi giorni prima di iniziare la sua relazione con Laura aveva fissato un viaggio a Dubai per la metà di dicembre e aveva deciso di rientrare dopo le festività per trascorrere in relax qualche giorno sulla spiaggia di Jumeirah. Quindi Laura avrebbe trascorso la giornata di Natale con sua madre e si era resa disponibile per il 24.
Alle dodici e quaranta il campanello del portone della centrale suonò. La Colletta stava finendo di apparecchiare in una delle sale colloqui, guardò l'orologio, probabilmente il catering aveva anticipato di venti minuti la consegna del pranzo.
“Claudio puoi andare tu per favore?” disse a voce alta rivolgendosi a uno dei colleghi, “io arrivo in un attimo per verificare che abbiano inviato tutto.”
“Certo, ci penso io” l'agente si diresse alla porta.
Claudio Castello, trentun anni, aveva preso servizio presso la centrale all'inizio di settembre. Sempre molto disponibile, si era fatto subito benvolere da tutti e aveva un occhio di riguardo per la giovane agente che gli era piaciuta fin dall'inizio.
Ma al momento dell'assunzione l'ispettore Donato Anselmi, che aveva sempre fiutato certe situazioni a distanza e aveva subito notato come Claudio aveva guardato Laura, era stato ben chiaro: niente flirt con colleghi, sospettati o testimoni. Nella sua ormai lunga carriera ne aveva viste di tutti i colori e, a detta sua, non era mai andata a finire bene.
Così Claudio aveva dovuto accantonare ogni idea di invitarla a cena, anche se gli era dispiaciuto non passare qualche ora piacevole insieme a lei. Non voleva certo diventare il suo fidanzato, aveva la sensazione che Laura non fosse la classica ragazza appiccicosa che dopo due uscite pretendeva un anello al dito. Inoltre la sua presenza sarebbe stata momentanea e se lei avesse accettato, era certo che nessuno lo avrebbe saputo. Nato e cresciuto a Torino, qualche mese prima si era trasferito in Toscana per seguire una ragazza, la loro storia non aveva funzionato e aveva chiesto di nuovo il trasferimento, che aveva ottenuto e che sarebbe avvenuto nei primi mesi dell'anno successivo.
Quando Claudio aprì la porta dovette abbassare lo sguardo per notare il pacco che era stato lasciato davanti all'ingresso. Era abbastanza grande, avvolto in una carta da regalo rossa con un enorme fiocco argentato.
Quando Laura Colletta lo raggiunse alla porta, con in mano la mail dell'ordine, notò immediatamente quello splendido pacco, che, era evidente, non conteneva il pranzo.
“Mi aiuti a controllarlo e portarlo nel mio ufficio prima che lo veda Anselmi?” gli chiese con un sorriso malizioso. “Credo sia da parte del mio fidanzato.”
In quei quattro mesi Alessandro Formini le aveva già fatto arrivare due mazzi di fiori e un pacchettino in centrale, per quello era convinta che fosse per lei.
L'agente Castello sorrise nel pensare a quanto fossero sciocchi a volte gli uomini. Lui non si era mai innamorato e non aveva mai avuto gesti dolci nei confronti delle ragazze che aveva frequentato. Non ne aveva bisogno, era un ragazzo davvero bello e ne era consapevole. Però provò una punta di gelosia. Forse per la prima volta si rese conto che Laura gli piaceva più di tutte le altre.
Lei si era accorta delle sue attenzioni ed era già successo che se ne fosse approfittata rivolgendosi a lui per qualche favore personale. Incluso spostare quel pacco pesante.
Il ragazzo sorrise e assecondò la sua richiesta. Anselmi aveva più volte espresso il suo parere contrario sull'arrivo di regali personali in centrale. Ogni volta si era reso necessario l'intervento di alcuni agenti specializzati per controllare che all'interno non ci fosse materiale pericoloso, con conseguente perdita di tempo.
Già era difficoltoso e dispersivo stare dietro alle varie ceste e scatole contenenti biscotti, bottiglie di vino o spumante, che puntualmente arrivavano in occasione del Natale o della Pasqua. A inviarle erano sempre persone che si erano rivolte a loro per qualche caso che, fortunatamente, si era risolto positivamente.
Dopo aver controllato con uno speciale scanner che all'interno del pacco non ci fossero oggetti pericolosi, Claudio portò il plico in una delle sale e lo appoggiò su un tavolo.
Laura era curiosa di vedere cosa conteneva. Il suo fidanzato, prima di partire, le aveva promesso che le avrebbe fatto una sorpresa e, pensò, eccola lì. Poi si avvicinò al tavolo e rivolse uno sguardo esplicito al collega, il quale, scusandosi, uscì per lasciarla da sola. Non voleva certo condividere quel momento con lui.
Il nastro e la carta da regalo avvolgevano la classica scatola di cartone color marrone chiaro. Laura notò una scritta sulla parte alta del pacco: PUZZLE ESCLUSIVO. Esitò un attimo, poi prese un paio di forbici e tagliò il nastro adesivo che chiudeva i due lembi.
L'urlo cacciato dalla Colletta fece sì che pochi istanti più tardi Claudio e un altro paio di agenti la raggiungessero nella stanza dove si era chiusa qualche minuto prima.
La giovane agente era vicina al tavolo con gli occhi sbarrati, le forbici usate poco prima in terra, la scatola aperta.
All'interno delle buste molto spesse, trasparenti, svelavano il contenuto: arti umani.
Nel frattempo anche l'ispettore Anselmi aveva raggiunto il gruppetto. Rimase scioccato nel notare quelle buste dal contenuto raccapricciante e chiese spiegazioni.
“E questa quando è arrivata?” esordì passando a rassegna i vari agenti uno ad uno.
“Ero convinta che fosse un regalo per me” gli rispose Laura senza esitare. La giovane agente era ben consapevole di essere la sua pupilla. Era sempre stata molto corretta nel suo lavoro, ma sembrava attirare i guai a chilometri di distanza. Guai nei quali ci si infilava con naturalezza. Non voleva però che qualche collega si prendesse una partaccia solo perché lei aveva anticipato le procedure. “So che non vuoi che arrivino pacchi personali, ma non possiamo farci niente se poi ce li mandano. Comunque è stato controllato, non ho messo la centrale in pericolo.”
Anselmi fece un mezzo sorriso.
“Beh, non mi pare un regalo di cui andare fieri.”
Era andata. Quando Anselmi rispondeva col mezzo sorriso non si correva il rischio di un rimprovero o, peggio ancora, di un richiamo. Era un ispettore molto attento nel suo lavoro e intransigente con tutti gli agenti della centrale, che lo rispettavano e che lui a sua volta rispettava. Era però anche molto umano e per questo era benvoluto da tutti. Raramente perdeva la pazienza, ma quando ciò accadeva erano guai.
In quel momento il suono del campanello fece sobbalzare tutti. Era il catering. Il rinfresco però era saltato e uno degli agenti diede istruzioni di consegnare tutto quel ben di Dio a un istituto per famiglie indigenti.

Un'ora più tardi le buste erano posizionate su un tavolo. Erano sei in tutto: una gamba intera destra, una gamba sinistra senza piede, un piede sinistro, un braccio intero destro, un braccio intero sinistro, un busto. Nel giro di pochi minuti i vari arti erano stati accorpati, dando forma a un corpo umano, al quale mancava solo la testa.
E così come era stato facile comprendere il significato di quelle parole scritte sulla scatola, puzzle esclusivo, altrettanto facile era stato capire che ogni arto proveniva da più persone.
Le due braccia erano di colore leggermente diverso, le due gambe una più corta dell'altra di almeno cinque centimetri. Il piede non era stato sicuramente staccato dalla gamba sinistra perché era rimasta attaccata parte della tibia, che però risultava interamente anche sulla gamba priva del piede. Il busto era troppo alto rispetto a tutti gli altri arti. Il colore della pelle era leggermente più olivastro rispetto alla carnagione europea e somigliava molto a quello asiatico. Era inoltre evidente che ogni pezzo fosse stato asportato da corpi femminili. Su ognuno di loro vi erano evidenti segni di tortura e maltrattamento. Il braccio destro in particolar modo era molto danneggiato.
Alle quattordici e trenta arrivò il medico legale con il necessario per estrarre il DNA. Si trattava di morti recenti, non oltre le ventiquattro ore, il che avrebbe facilitato il suo lavoro, mentre le ferite erano state inflitte da diversi giorni. L'uomo se ne andò un paio d'ore più tardi, i pezzi da esaminare erano solo sei e per velocizzare i tempi si era presentato insieme a due collaboratrici.
“Ora non ci resta che attendere il risultato, che arriverà il 27 a fine mattinata” esordì Anselmi. “Così su due piedi, l'unica speranza è trovare un riscontro nella banca dati della polizia o confrontarli con eventuali sparizioni di ragazze. Quindi mettiamoci subito al lavoro.”
Erano ormai le diciotto passate, l'ispettore ringraziò coloro che si erano trattenuti fino a quel momento, poi si apprestò a effettuare le prime verifiche su eventuali ragazze scomparse di recente.
Claudio Castello, che avrebbe dovuto lasciare la centrale già da un paio d'ore, si offrì per rimanere insieme ad Anselmi, la Colletta e un altro paio di colleghi che avrebbero dovuto coprire il turno della Vigilia.
Anselmi gli rispose che non ce n'era bisogno, oltretutto lui avrebbe dovuto lavorare il giorno di Natale e non sarebbe stato giusto. Il ragazzo insisté, precisando che non aveva impegni particolari e a quel punto l'ispettore ne approfittò, una persona in più era ben gradita in quel frangente.
Dopo essersi scambiati gli auguri con gli agenti che avevano il resto della giornata libera, il gruppetto si mise al lavoro, anche se tutti avevano ben chiaro che negli ultimi giorni nessuno aveva denunciato la scomparsa di un familiare di sesso femminile, almeno presso il loro comando.
Anselmi, Castello e la Colletta lasciarono la centrale alle ventuno e trenta. In quel lasso di tempo avevano contattato i colleghi delle varie stazioni vicine e spulciato i files on-line delle centrali di tutta Italia senza trovare alcuna denuncia per sparizione di ragazze molto giovani, probabilmente provenienti dai paesi asiatici. Almeno nelle ultime settimane.
Anselmi sfrecciò via alla velocità della luce mentre Laura e Claudio, che avevano parcheggiato l'auto in fondo al piazzale, percorsero insieme quei pochi metri.
“Che ne dici di una pizza?” Esordì lui mentre la collega si accomodava sul sedile.
Laura parve pensarci un attimo.
“Ma si dai, mi sembra un'ottima idea.”
Claudio la condusse in un locale che conosceva, appena fuori città. Rimasero meravigliati nel notare quante persone trascorressero la sera della Vigilia in pizzeria.
A parte qualche nucleo familiare, erano per lo più persone sole o gruppi di amici, che magari non avevano l'abitudine di partecipare ai continui festeggiamenti che, in molte famiglie, iniziavano il 24 sera per terminare il 26 a pranzo. Era ciò che succedeva anche nella famiglia di Laura e lei aveva partecipato a quelle infinite mangiate fino a pochi anni prima. Poi, con la scusa del lavoro, era riuscita a svignarsela.
Claudio si accorse di essere emozionato nel trovarsi a cena con lei in una serata così particolare. Era quasi impacciato e se ne meravigliò.
“Che ne pensi di questo caso?” le chiese per rompere il ghiaccio.
Lei alzò le spalle.
“Che vuoi che pensi? Per ora abbiamo quei pezzi umani femminili che non si sa da dove provengano. Vediamo se col test del DNA viene fuori qualcosa, altrimenti sarà un salto nel buio.”
Claudio si rese conto di aver posto una domanda sciocca. Era vero. Al momento si trattava di resti umani. Punto. Si sentì quasi uno stupido. Lui, che non aveva difficoltà a intrattenere una ragazza, che piaceva proprio per la sua parlantina, l'unica cosa che era riuscito a dire riguardava un caso appena all'inizio. Decise di andare più sul personale.
“Hai impegni per San Silvestro?”
“Non ho ancora idea di cosa faremo. Alessandro torna il 29, quando è partito mi ha parlato di una sorpresa, per quel motivo credevo che in quel pacco ci fosse qualcosa per me.”
Laura aveva pronunciato quelle parole con una punta di delusione. Delusione che aveva provato anche Claudio. Sapeva che il suo ragazzo era fuori per lavoro e si era augurato che rientrasse dopo la fine dell'anno. Ne avrebbe approfittato per invitarla da qualche parte. Poi abbandonò ogni pensiero su di lei, al momento si vedeva che era presa dalla sua relazione e qualsiasi mossa sarebbe stata inopportuna.
Quando Claudio riaccompagnò Laura alla macchina le diede un pacchettino.
“Buon Natale collega.”
Lei fece un'espressione meravigliata.
“Claudio grazie ma... non dovevi. Non ci scambiamo mai regali fra colleghi.”
“Allora consideralo un pensiero per un'amica.”
Laura gli si avvicinò e gli diede un bacio sulla guancia in segno di ringraziamento. Dopo aver aperto il piccolo pacchettino gliene diede un altro.
“Il mio rossetto preferito! Ma come facevi a saperlo?”
Lui sorrise.
“Ricordi che un paio di settimane fa ti è caduta la borsa e ti ho aiutata a raccogliere il contenuto?”
“E hai visto il rossetto che era rotolato per terra...”
“Esattamente.”
“Sei un bravo osservatore, renderai sicuramente felice la donna che entrerà nel tuo cuore.”
Con quelle parole i due si salutarono. Lui la guardò mentre si allontanava con la sua auto. Dio, gli piaceva davvero tanto e avrebbe dovuto combattere contro due persone per averla: il suo fidanzato e Anselmi.

27 dicembre 2018
Alle undici e un quarto arrivarono i risultati del test del DNA. Laura, Claudio e Anselmi si misero subito al lavoro per cercare qualche corrispondenza con quei dati.
I sei arti erano tutti femminili, appartenevano a ragazze molto giovani ed erano stati recisi con un taglio netto, restava da scoprire dove fossero finiti il resto dei corpi e le teste.
“Ecco qui” disse la Colletta dopo un po' che stavano spulciando i vari data base. “C'è una corrispondenza sul braccio destro con una ragazza che circa due settimane fa è stata ricoverata dopo essere stata stuprata e picchiata. L'ospedale ha denunciato la sua scomparsa l'11 dicembre.”
Anselmi abbandonò ciò che stava facendo e si avvicinò a lei.
La ragazza in questione si chiamava Chau, almeno quello era il nome che aveva fornito. Era stata trasportata in ospedale alle sei del mattino di domenica 9 dicembre in condizioni pietose, dopo essere stata avvistata dietro un cassonetto da un operatore ecologico. Parlava un po' d'italiano e aveva dichiarato, seppur con molta fatica, di essere stata stuprata da un uomo che aveva conosciuto in discoteca, che poi l'aveva picchiata e abbandonata, forse credendola morta. Il locale si chiamava duna rosa.
Aveva detto di avere 15 anni ma non era stato possibile sapere con chi abitasse. Era vietnamita. Nei due giorni in cui era stata ricoverata non si era presentato nessuno a chiedere di lei, poi se ne erano perse le tracce.
Solo dalle telecamere dei locali di servizio era stato possibile risalire a cosa fosse successo. Un video mostrava Chau che alle una del mattino del giorno 11 usciva da una delle porte dei sottosuoli con maniglione antipanico e se ne andava insieme a cinque ragazzine, che probabilmente avevano approfittato della confusione alla fine dell'orario di visita per portarla via. Anche i loro tratti somatici erano asiatici.
Gli inquirenti si erano presentati a chiedere di lei nell'unico locale con un nome somigliante a quello indicato dalla ragazzina, il Luna Rossa, che si trovava fuori Firenze, vicino a San Casciano. I gestori, non solo avevano affermato di non conoscerla, ma avevano anche assicurato che nella loro discoteca non entravano minorenni e vi era un controllo serrato all'ingresso.
Erano stati molto collaborativi, mostrando alcuni video fatti con le telecamere che riprendevano l'entrata e l'interno del locale.
Il Luna Rossa era una discoteca anni '70 e, da quello che si vedeva dalle riprese, era frequentata da persone adulte in cerca della classica disco-music. Di quella ragazzina, nessuna traccia.
Il personale era regolarmente registrato, non era risultato niente di illegale e inoltre il nome, per quanto simile, non corrispondeva a quello farfugliato da Chau. Non vi erano stati motivi di indagare oltre e l'indagine si era arrestata.
“Vorrei comunque fare un controllo in quel locale” esordì Anselmi dopo aver letto il verbale dei colleghi, poi guardò la Colletta e Castello con un sorriso ironico stampato sul viso. “Domani sera vi offro una serata in discoteca.”
Claudio si mostrò subito entusiasta all'idea di trascorrere del tempo insieme alla bella collega, lei fece una mezza smorfia e poi si disse d'accordo.
Alle ventidue e cinquanta del 28 dicembre Laura e Claudio lasciarono l'auto al parcheggio del Luna Rossa. Lei non poté fare a meno di chiedersi se Anselmi, nel raccomandare loro di sembrare una coppia, si fosse preso gioco di Castello il quale, era chiaro a tutti, era affascinato da lei.
Si soffermarono a pochi metri di distanza dall'ingresso per controllare se, effettivamente, veniva richiesto un documento per verificare l'età. Ma le persone che si recavano lì avevano chiaramente molto più di diciotto anni, per quel motivo i clienti avevano libero accesso senza alcun controllo.
Mentre si apprestavano a entrare, una Ferrari bianca parcheggiata al lato del locale incuriosì particolarmente Laura. Avrebbe voluto controllare, poi, esortata dal collega, decise di lasciar perdere. Si stava sicuramente sbagliando.
La giovane agente si guardò intorno, quella discoteca ricordava davvero gli anni '70. Non aveva dubbi che fosse un locale frequentato da adulti, forse ancorati ai ricordi dei tempi andati e alla ricerca delle sensazioni provate durante la loro gioventù.
Il pavimento luminoso creava giochi di luce che variavano dal rotondeggiante, al romboidale, al quadrato, stile febbre del sabato sera. Luci psichedeliche in svariati colori facevano brillare le sfere stroboscopiche che pendevano dal soffitto fino a pochi centimetri sopra la testa dei clienti. Le pareti erano per lo più specchiate, tanto da far sembrare quel locale più grande di quanto lo fosse in realtà. Da un lato c'era la zona bar, con bancone completamente specchiato e sgabelli in similpelle rossa e dalla parte opposta una grande tenda in velluto color rosso, dietro alla quale si nascondeva una porta, anch'essa specchiata, dalla quale si accedeva a un piccolo andito che separava i bagni degli uomini da quelli delle donne.
La pista da ballo era contornata da divanetti in similpelle color rosso e argento, davanti ai quali c'erano dei cubi rossi in legno lucido che fungevano da tavolini.
Claudio e Laura si accomodarono su uno dei divanetti a due posti. Come si sedettero lui le mise le braccia sulle spalle. Lei sorrise fra sé e sé. Non aveva perso tempo, comunque lo lasciò fare, non faceva niente di male e poi non era un grosso sacrificio farsi abbracciare da un bel ragazzo.
I due si comportarono con naturalezza e non mancò il divertimento. La musica anni 70-80 era davvero bella e coinvolgente e in più di un'occasione furono travolti da quel ritmo trascinante.
La sorpresa arrivò alla mezzanotte, quando la musica cessò per dare spazio a un sottofondo quasi inquietante. In quel momento si elevarono urla di incitamento e applausi, mentre la sala fu pervasa da un fumo rosso, prodotto da un apposito macchinario. Quando l'alone colorato si disciolse, Laura e Claudio notarono due pertiche in metallo lucido posizionate al centro della sala da ballo.
Le persone intorno a loro continuavano a battere le mani in modo cadenzato, come si fa quando si attende l'ingresso di qualcuno o per accompagnare un motivo musicale.
Dalla tenda di velluto rosso uscirono due ragazze che furono accolte con un fragoroso applauso. Indossavano della biancheria intima molto succinta color rosso e una mascherina argentata che copriva loro gli occhi e il naso. Si esibirono in una danza molto semplice ma particolarmente sensuale allo stesso tempo, che fece impazzire molti dei clienti maschili.
Nelle due ore successive gli spettacoli si susseguirono, per un totale di sei esibizioni. La durata era di cinque minuti ciascuno, per poi cedere nuovamente spazio alla musica da discoteca, la cadenza ogni trenta minuti. La chiusura del locale era prevista per le tre e nell'ultimo quarto d'ora sul palco si presentarono quattro ragazze con la mise invertita, biancheria argentata e mascherina rossa sugli occhi, che si esibirono in un vero e proprio spogliarello. A giudicare dalla corporatura dovevano essere molto giovani, dettaglio che mandò in tilt la maggior parte degli uomini ancora presenti.
“Non mi sembra che nel verbale dei colleghi si parlasse di lap-dance e spogliarelli” esordì la Colletta non appena entrò in macchina col collega. Non avevano proferito parola in merito durante tutta la loro permanenza al locale, Anselmi si era sempre raccomandato di non parlare mai durante le azioni, anche se effettuate in luoghi rumorosi.
“Dovremmo farci inviare i video per controllare che non ci siano interruzioni sulle riprese” controbatté Claudio.
“Ottima osservazione! Si, domani li richiederemo subito.”
“Senti, tanto domattina Anselmi ci ha lasciato liberi di entrare al lavoro con calma, che ne dici di farci un'ultima bevuta in un locale che conosco?”
Lo sguardo della Colletta era piuttosto esplicito, ciò nonostante, fu molto chiara.
“Sei matto? Io me ne vado a letto. Ti assicuro che alle nove Anselmi inizierà a mandare messaggi e alle dieci chiamerà. Per lui dormire molto significa alzarsi alle otto anziché alle sei.”
Castello rise, poi accompagnò la collega a casa e si prese la libertà di salutarla con un tenero bacio sulle labbra.
“Metti qualcuno ci ha seguito...” le disse mentre si avvicinava, in modo che lei non potesse tirarsi indietro. Lei gli sorrise e lo lasciò fare, anche se durante la serata gliene aveva dati almeno sei o sette di quei bacetti e alla fine aveva dovuto dirgli di limitarsi. Poi scese di macchina e salì in casa.

29 dicembre 2018
Laura si recò in centrale alle nove e quaranta. Sul suo cellulare c'erano già due messaggi dell'ispettore. Ormai lo conosceva bene.
Era stanca morta e ne avrebbe fatto volentieri a meno, quel sabato non avrebbe dovuto lavorare ma vista la gravità del caso, non se l'era sentita di dire di no. Inoltre aveva preso qualche giorno di ferie per stare insieme ad Alessandro e preferiva non compromettere quel periodo. Si ripromise però di uscire presto nel pomeriggio per incontrarsi con il suo fidanzato che non vedeva ormai da venti giorni. Claudio arrivò con calma alle dieci e trenta.
“Allora, ditemi che avete scoperto qualcosa!” Si informò subito Anselmi appena la vide entrare in centrale.
“Beh, qualcosa forse abbiamo notato, ma dovremmo controllare i video del locale. Ti hanno detto quando ce li faranno avere?”
“Sono arrivati dieci minuti fa” rispose Anselmi. “Hai fatto bene a inviarmi il messaggio stanotte, così stamani appena sono arrivato ne ho fatto richiesta ai colleghi. Brava Laura.”
Lei gli sorrise. Per quanto giovane fosse, aveva davvero voglia di costruirsi una carriera in polizia e Anselmi aveva individuato queste sue capacità fin dall'inizio. Doveva solo tenerla d'occhio perché, come tutte le ragazze della sua età, a volte agiva d'istinto, ma era una collaboratrice sulla quale fare affidamento.
Il gestore del Luna Rossa, un certo Albert Dubois di trentotto anni, nato in Francia e cresciuto in Italia, dopo la morte di Chau aveva fornito due video che erano stati ritenuti sufficienti a fa decadere ogni sospetto dal suo locale. Non c'era alcun tipo di interruzione in quei filmati, era quindi impossibile che la registrazione fosse stata interrotta e poi ripresa omettendo la parte che riguardava i vari spettacoli.
“Un video è stato girato la sera in cui la ragazza dice di essere stata in discoteca, ovvero sabato 8 dicembre. Lei è stata rinvenuta nelle prime ore del mattino del 9. L'altro video è di giovedì 6 dicembre, è stato fornito per dimostrare che entrano solo persone adulte. In entrambe le riprese c'è solo attività di discoteca, ma potrebbero esserci delle serate in cui si tengono degli spettacoli un po' osé, tipo il venerdì, come abbiamo potuto vedere.”
Anselmi sorrise a Laura, che aveva notato un particolare interessante.
“È probabile che sia così.”
In quel momento arrivò Claudio Castello.
“Capiti al momento giusto” lo salutò Anselmi “stasera sarebbe il caso di tornare al Luna Rossa per un ulteriore controllo.”
La Colletta provò un moto di rabbia. Di lì a poche ore il suo fidanzato sarebbe rientrato e non aveva certo voglia di tornare in quel locale col suo collega che ne avrebbe approfittato per metterle le mani addosso e far credere che fossero una coppia.
Claudio diede subito la sua disponibilità, chissà, poteva essere l'occasione giusta per la giovane collega di litigare col fidanzato e lui si sarebbe trovato il terreno spianato. La reazione di Laura però frenò subito il suo entusiasmo.
“Sai che non ho problemi a lavorare dopo cena e neppure di sabato” iniziò la Colletta rivolgendosi ad Anselmi “ma se davvero quelle videocamere servono a controllare qualcosa di losco che avviene in quella discoteca, verranno controllate e potrei essere riconosciuta. Io e Claudio ieri sera eravamo lì e non è certo un ambiente dove una coppia di innamorati brama per tornare il giorno successivo.”
“Giusta osservazione” annuì Anselmi “in tal caso attenderemo qualche giorno e ci tornerete quando rientri dalle ferie.”
Laura lesse la punta di delusione sul volto di Claudio e gli sorrise. Gli era andata male, almeno per quella sera.
A mezzogiorno la Colletta e Castello lasciarono la centrale.
“Una pasta al volo?” tentò lui in extremis.
“Sono di fretta, comunque grazie. Passa un buon fine settimana, ci vediamo fra qualche giorno.”
Alle due del pomeriggio era a casa di Alessandro. Il suo fidanzato era stato di parola e appena lei entrò, dopo averla abbracciata e baciata, le porse un pacchetto abbastanza grande.
Laura abbozzò un mezzo sorriso, memore del pacco ricevuto qualche giorno prima con i resti umani di alcune povere ragazze. Avrebbe avuto voglia di raccontarglielo ma non poteva, quasi ogni giorno Anselmi si raccomandava che nessuno parlasse dei casi con i familiari, almeno in modo approfondito, figuriamoci con una persona conosciuta pochi mesi prima.
All'interno c'era una bellissima borsa firmata che aveva visto qualche settimana prima in un negozio del centro. Era molto costosa e non le sarebbero bastati due stipendi per acquistarla.
Quasi non riuscì a dire niente. Si limitò a gettare le braccia al collo al suo fidanzato e ringraziarlo di nuovo.
Trentaseienne di bell'aspetto, Alessandro Formini era un importante uomo d'affari nel settore finanziario e bancario. Viaggiava molto e le sue trasferte erano sempre molto lunghe e frequenti.
Guadagnava cifre astronomiche e si era ripromesso di continuare a fare quel lavoro ancora qualche anno, in modo da accumulare una cifra importante che gli permettesse di vivere di rendita per il resto della sua vita.
Laura non aveva mai compreso fino in fondo in cosa consistesse il suo lavoro, ma all'inizio della loro relazione aveva fatto un paio di controlli per evitare di cacciarsi in qualche guaio. Non sarebbe stata la prima volta e voleva prestare attenzione. Era emerso che i suoi viaggi fossero veritieri e non le sarebbe dispiaciuto diventare la moglie di un uomo bello e ricco.
Laura e Alessandro trascorsero il pomeriggio in intimità, non si vedevano da molto tempo e non desideravano altro che appartenersi l'un l'altro.
Verso le ventuno lui la condusse in un bellissimo ristorante, dove gustarono un'ottima cena a base di pesce e un vino molto costoso.
Al momento del dolce lei lo guardò e gli fece un sorriso malizioso, che lui ricambiò. Di lì a breve lui le avrebbe riservato ancora tanta di quella passione che quel giovane uomo metteva nel fare l'amore con lei.
Laura indossava un abito provocante, con sotto una biancheria intima molto sexy. Scoprire cosa lei celasse sotto i vestiti era diventato un loro gioco. Lui doveva indovinare che tipo di lingerie indossasse, il tessuto, il colore. Per ogni errore c'era una penale, che variava ogni volta e che sembrava far impazzire Alessandro.
“Che ne dici di fare due salti in discoteca?” Le chiese lui una volta usciti dal ristorante.
Laura rimase qualche istante in silenzio prima di rispondere. Era convinta che avrebbe trascorso il resto della serata di nuovo nel suo letto e stava già assaporando l'idea di una nottata di fuoco. Lui parve non cogliere quella sua esitazione e proseguì.
“Mi hanno parlato di un locale con un'ottima musica, passiamo giusto un paio d'ore, poi credo avremo di meglio da fare, che ne dici?”
“Ma si dai, una serata in allegria non guasta.”
I due entrarono in macchina e partirono. Come uscirono dal centro abitato lei iniziò a provare una sensazione di disagio. Sapeva bene dove conduceva quella strada.
“Come mai hai scelto questo locale? Gli chiese non appena Alessandro parcheggiò a pochi metri dal Luna Rossa.
“Lo conosci?” Le domandò lui.
Laura si accorse di aver detto qualcosa di troppo.
“Assolutamente, era pura curiosità, visto che ci sono molte discoteche in città.”
“Me lo ha consigliato un tizio di Dubai, c'è stato all'inizio del mese con dei clienti. È un po' retrò, ma mi ha assicurato che la musica è al top. Entriamo?”
“Si entriamo.”
Fu sufficiente trascorrere un'ora nel locale e due cocktail per far sì che Laura si tranquillizzasse. Anzi, iniziava anche a divertirsi, la musica era davvero bella e coinvolgente.
L'età dei clienti era variegata e spaziava dai venticinque ai sessanta anni. Non se ne meravigliava, quel genere di musica non aveva tempo.
“Che dici andiamo?” chiese Alessandro a un certo punto.
Laura guardò l'orologio, mancavano dieci minuti alle una. La sera prima lo spettacolo era iniziato a mezzanotte, ma non poteva escludere che di sabato gli orari fossero diversi. Aveva anche in mente uno dei due video mostrati dai gestori del Luna Rossa, fatto di sabato, e giacché era li voleva verificare. Non poteva escludere che, in qualche modo, fosse stato contraffatto.
“Per niente al mondo me ne andrei proprio ora!” Gli rispose mostrandosi entusiasta della serata. Non aveva neppure dovuto fingere, si stava divertendo davvero e voleva restare fino alla chiusura.
“A me va bene” le rispose lui, “te l'ho chiesto solo perché mi eri sembrata titubante prima di entrare.”
“Titubante io? No, è che passo troppo tempo fra quelle mura invece di divertirmi come le ragazze della mia età.”
I due lasciarono il locale alle tre, orario di chiusura, e si diressero a casa di Alessandro, dove Laura trascorse una notte di passione che sembrava non avere fine.
La domenica mattina dormirono fino a mezzogiorno passato, poi uscirono, andarono al ristorante e dopo a fare un giro in centro.
“Purtroppo domani devo tornare a Dubai” esordì Alessandro mentre cenavano a casa sua quella sera, dando una grossa delusione a Laura.
“Ma... non dovevi partire il 3 di gennaio?”
“Mi dispiace, davvero, ma il cliente che dovevo incontrare il 4 ha avuto la bella idea di anticipare al giorno di Capodanno. Credimi, ho fatto di tutto per non cambiare i miei programmi, ma alla fine mi ha presentato il classico prendere o lasciare. Ci sono in ballo tanti soldi Laura...”
“Fa niente” fu il commento sommesso di lei. Alessandro si avvicinò per abbracciarla ma lei si ritrasse.
“Scusa ma devo andare.”
“Ho il volo domani pomeriggio, abbiamo tutto il tempo...”
Lei non lo fece neppure finire.
“Non si può fare sempre come vuoi tu.” Poi, senza aggiungere altro, prese le sue cose e se ne andò.
Era convinta che lui la fermasse, che le corresse dietro, che rinunciasse al suo lavoro per lei o comunque la pregasse di passare anche quella notte con lui. Sarebbe rimasta, magari tenendogli il broncio per qualche minuto. Voleva solo che qualcuno, per una volta, facesse il possibile per tenerla con sé, le dimostrasse quanto sarebbe stato importante condividere insieme ancora qualche ora.
Alessandro però non lo fece e lei si chiese se non stesse collezionando l'ennesima delusione d'amore.
La mattina del 31 dicembre il cellulare di Laura squillò. Era appena uscita dalla doccia e si precipitò per rispondere, nella speranza che fosse Alessandro.
Guardò il display: Claudio. Alzò gli occhi al cielo, in quel momento proprio non voleva sentirlo. Le avrebbe chiesto come stava, se era stata bene col fidanzatino, come lo chiamava lui, e quali programmi avevano per quella serata. No, proprio non gli andava di raccontargli una balla col rischio che lui se ne accorgesse e le proponesse chissà cosa.
Trascorse l'intera giornata a pensare ad Alessandro, al pomeriggio d'amore che avevano trascorso, alla notte in cui erano rientrati dalla discoteca e, nonostante la stanchezza, lui aveva desiderato di nuovo il suo corpo. Si rifiutava di credere che fosse solo sesso.
Fu un altro San Silvestro triste, che trascorse in solitudine guardando alla TV una serie di stupide trasmissioni dove tutti fingevano di divertirsi.
Non doveva però farsi influenzare dalla rabbia per l'improvvisa partenza del suo fidanzato. Forse lui aveva davvero un appuntamento importante di lavoro e lei aveva solo volato con la fantasia.
Si preparò una tisana calda e decise di andare a letto, anche se si addormentò dopo molto tempo.
Ormai in lei si erano insinuati tanti di quei dubbi che niente o nessuno sarebbe riuscito a liberarla da quei pensieri.
Sonia Alcione
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