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Autore: Ciro Bruno Linardo
Titolo: ProcidaNonDeveMorire
Genere Narrativa
Lettori 99
ProcidaNonDeveMorire

Un saharawi con il mare nel cuore

L'unico libro che ho scritto nella mia vita è stato la mia tesi di Laurea in Economia, nel lontano 1995.
Il titolo era: - In tema di acquisizioni di banche: il caso dell'Opa sul Rolo. -
Un susseguirsi di numeri, dati di bilancio e stralci di articoli tratti da - Il Sole 24 Ore - . Un copia e incolla che però all'epoca mi entusiasmò perché era una mia creatura, un essere dotato di vita propria e - partorito - dalla mia mente.
Questa sensazione mi appagava. La mia tesi aveva uno scheletro, rappresentato dalla sua struttura; le avevo donato degli organi vitali, i capitoli; aveva una voce narrante, i paragrafi; emetteva un piacevole vagito, la sua prefazione.
Poi più nulla che abbia sentito veramente mio.
Dopo la laurea, il servizio militare, poi la ricerca spasmodica di un lavoro che mi gratificasse (nel settembre 1998 è arrivato l'agognato posto in banca). Da allora mi sono dedicato ad altri progetti di vita. Nel 2006 ho sposato la mia amata fidanzata Laura e poi, nel giugno del 2008 è nata lei, Lorena. Proprio come desideravo.
Avere una femminuccia è stato il coronamento del mio sogno. La paternità mi ha colmato. In realtà ero stracolmo, debordante. Di gioia, di idee, di progetti.
Il ruolo di genitore riempiva ogni mio spazio ed ogni mio secondo. Non esisteva altro per me. La mia unica missione era allevare un cucciolo che sarebbe poi diventata una donna, sicura di sé e con un bagaglio valoriale sano. Mi interessava e continua ad appassionarmi non tanto accumularle ricchezze materiali, ma esperienze, episodi da vivere e da raccontare.
Mi affascina che Lorena visiti il mondo. Che sappia che esistono altre persone, altri luoghi, altre culture. Nella consapevolezza che la vita non è mai bella o brutta per definizione, che una persona non è mai amabile o insopportabile per partito preso, che un luogo non è mai - amazing - o - boring - semplicemente per la sua morfologia. Ciò che ce li fa apparire in un senso o nell'altro sono i nostri occhi ed il nostro stato d'animo. Questi rappresentano uno speciale filtro che ci fa vedere il mondo grigio, oppure ci consente di assaporare le sfumature dei colori, i contorni delle immagini ed altri particolari che raccontano, ad orecchie che sanno ascoltare.
Oggi Lorena ha undici anni e tanto mia non lo è più. Le ho insegnato a camminare ma da tempo corre da sé; le ho insegnato a parlare ma oramai elabora concetti propri ed incontrovertibili. A questo punto della vita la guardo crescere (il suo fisico è in continua metamorfosi) e le sono accanto quando me lo chiede. E sarà così sempre e per sempre, finché avrò polmoni per respirare.
Forse proprio la necessità di riempire questo vuoto incalzante mi ha spinto ad una nuova ricerca.
Non so disegnare, né dipingere. Non sono capace di suonare alcuno strumento e canto da schifo. Insomma, una vena artistica arida ed asfittica.
Mi sono appassionato alla lettura dopo un terribile incidente in Vespa, nel 2004, che mi ha insegnato a vedere le cose con occhi diversi ed a riparametrare la mia scala di valori.
La lunga convalescenza mi regalò il tempo.
Ne avevo tanto a disposizione e decisi di cominciare a leggere. La mia vicina mi regalò - L'alchimista - di Paulo Coelho ed in quel libro ho trovato, alla pagina settantasei, una frase che significa molto per me: - Quando desideri una cosa, tutto l'Universo trama affinchè tu possa realizzarla - . Me la ripeto ogni volta che credo di non farcela!
Dopo quel periodo ho smesso di leggere con assiduità. Ho perso man mano l'appuntamento con me, con il mio tempo. Ho cominciato ad uniformarmi ai ritmi frenetici della nostra società.
Credo che il male del nostro tempo sia proprio il tempo. Lo percepiamo come un nemico contro cui combattere.
Viviamo alla continua ricerca di emozioni forti, di luoghi da visitare, di rapporti da consumare frettolosamente, senza prenderci mai il tempo di godere di essi.
L'importante è postare, twittare, pubblicare, per mostrare alla nostra comunità di - finti amici - di essere cool e contare i like!
Ma poi? Poi ci affanniamo alla ricerca di nuovi luoghi, nuove sensazioni, nuove esperienze da - bruciare - velocemente per amplificare la nostra notorietà social.
Fino a quando scopri, per caso, che esiste un luogo dove il tempo si è fermato, dove i ritmi sono lenti.
Un luogo in cui la gente, quando cammina, non è impegnata a digitare freneticamente su una tastiera, ma cammina e basta. Un luogo in cui perdersi, fregandosene di perder tempo. Dove le persone ti accolgono con un sorriso, senza chiederti nulla in cambio. Dove si va in giro in bici elettrica e ci si ferma a chiacchierare con le signore che salutano dai balconi oppure con gli anziani seduti ai tavolini dei bar a rinvangare ricordi sbiaditi dal sole e corrosi dalla salsedine.
Non è un posto ideale, non è una piazza virtuale. È un'isola. È Procida!
Attenzione però, non è - l'isola felice - e neppure - il paese di Bengodi - .
È un agglomerato di case colorate che si ammucchiano disordinatamente, intervallate da alberi che producono limoni grossi anche quanto palle da rugby.
Procida è l'isola - sfigata - del golfo di Napoli.
I giovanissimi non la amano perché non è trendy e non c'è lo sballo. Di contro gli artisti, poeti e scultori, pittori e scrittori, di cui molti stranieri, l'hanno eletta loro seconda patria.
La sabbia vulcanica non le ha donato le spiagge dorate della vicina Ischia, né gli stabilimenti termali. I magnifici faraglioni della Chiaiolella rappresentano i cugini poveri rispetto a quelli di Capri. Un'isola che è fuori dai circuiti turistici classici e che rifugge dal turismo di massa.
Procida è come una bella donna attempata che non si preoccupa dello scorrere dei mesi, dell'ingrigirsi dei capelli, del viso solcato dalle rughe e dei tessuti che non riescono più a contrastare la forza di gravità. I ragazzi forse non li trovano particolarmente interessanti, poiché non hanno alcun effetto sugli ormoni che dettano le loro scelte, ma dai quaranta in su tutto cambia prospettiva. L'uomo, ma anche la donna, cambia angolazione, ha altre aspettative. Le pieghe del viso raccontano il vissuto, le rotondità donano armonia, la chioma canuta illumina l'ovale e quella bocca incanta, narrando episodi di vita reale.
Questa è per me l'essenza di quest'isola che lotta quotidianamente contro l'invecchiamento e la corrosione del mare, che potrebbe inghiottirla da un momento all'altro. La sfida è impari e questa terra e i suoi abitanti hanno imparato a conviverci, ma ciò nonostante la natura si ribella ostinatamente con la vita che prolifera, grazie anche al suo meraviglioso microclima.
E quindi, con occhi rinnovati, ti incanti dinanzi a quelle case pastello stinte dagli agenti atmosferici e ti fermi ad ascoltare il rumore del silenzio e delle corde che àncorano le barche a vela ormeggiate, tese fin quasi a spezzarsi nei giorni di vento, per poi mollare grazie al moto ondoso. Camminando ammiri le stazioni della Via Crucis incastonate nei muri delle case su Via Roma in quel meraviglioso tratto pedonale che in primavera profuma di fiori.
Uno scoglio che non offre nulla, a detta degli stessi autoctoni, ma che può regalarti, se hai la sensibilità di coglierla, la risorsa più preziosa della nostra epoca: il tempo!!!
E allora, fermati un attimo e prenditi un po' di tempo per te, per la tua anima.
Questo racconto non ha alcuna ambizione filosofica, non contiene la ricetta per - l'elisir di eterna felicità - , non troverete un mantra che vi libererà la mente da angosce e frustrazioni. Vuole solo rappresentare un momento di evasione, ma anche uno spunto di riflessione che parta da un maggiore apprezzamento delle cose semplici, sincere ed a portata di mano. Quelle che sono sempre lì, a chilometri zero, proprio sotto al nostro naso, ma che lasciamo riempire di polvere, sbiadire dal tempo, inspiegabilmente!
È da lì che dovremmo ripartire, dall'orticello di situazioni che ci sono familiari, che rappresentano dei capisaldi del nostro passato, per gettare le basi su cui costruire un roseo futuro.
Quindi... apriamo le finestre, facciamo entrare il sole e ridoniamo colore al nostro spirito. Lasciamo che il vento scompagini i nostri - comodi - schemi mentali. Facciamoci cogliere dagli imprevisti ed osserviamo le nostre istintive reazioni ad essi.
Ma soprattutto scrivo per appagare il mio desiderio di raccontare al mondo il mio stato d'animo e le sensazioni che mi offre quotidianamente questo - luogo dell'anima - .
Tuffatevi in questa lettura con leggerezza e senza pregiudizi e nuotate con me in un mare di emozioni.

Ciro Bruno Linardo
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