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Autore: Salvatore Gargiulo
Titolo: Jack Wild l'investigatore
Genere Giallo
Lettori 112
Jack Wild l'investigatore

Nonna Addolorata ogni venerdì, come sua abitudine, si recava al cimitero delle Fontanelle. Usciva da casa nelle prime ore del mattino, percorreva la strada a piedi, da piazza Dante fino alle Fontanelle.
Il cimitero fu costruito nel 1656, ricavato dalle cave di tufo, scavate nella collina di Materdei, che utilizzavano per estrarre il materiale per costruire la città, e nello stesso anno, divenne un luogo per accogliere le persone colpite dalla peste e dal colera. Fu un periodo molto difficile, l'epidemia provocò migliaia di morti, che furono abbandonati in queste grotte di tufo. Nel periodo della guerra fu usato anche come rifugio.
- Il cimitero è una grande grotta, formato da tre grandi gallerie a sezione trapezoidale, con un'altezza variabile tra i dieci e i quindici metri. All'ingresso principale c'è una piccola chiesa costruita nel XIX secolo; Maria Santissima del Carmine. È incastrata in una cavità di tufo - .
Le persone morte furono ammassate senza dare loro un minimo di dignità, e con il tempo non si capì più chi fossero. Ossa e crani erano sparsi ovunque, senza un ordine. Con il passar del tempo, tutte le ossa e i crani furono sistemati ai margini laterali delle grotte con dei lumini sempre accesi che davano loro un apparente senso di ordine.
Tutti questi teschi furono chiamati, in termine napoletano, - le capuzzelle delle anime del purgatorio - .
Tra questi si scoprirono alcuni scheletri appartenenti a personaggi storici o di famiglie benestanti di Napoli, alcuni teschi divennero famosi anche per la leggenda che nacque intorno a loro.
Il Capitano e donna Concetta.
Nonna Addolorata era molto devota sia a Donna Concetta sia al Capitano. Si incamminava spedita senza fermarsi verso la lunga strada, proseguiva la via Santa Teresa, da lì prendeva l'ascensore del ponte della Sanità, scendeva giù, si trovava in piazza della Sanità, l'attraversava e si dirigeva verso via delle Fontanelle, dove alla fine della strada sorgeva il cimitero. Andava per pregare e lasciava ogniqualvolta dei lumini accesi. Le sue preghiere erano sempre per la sua famiglia, poi sperava nel miracolo di una vincita alla lotteria. Sperava sempre nei numeri del lotto.
Non era l'unica ad avere questo interesse per i numeri del lotto, vi erano molte donne che si recavano al cimitero per ricevere miracoli.
Un venerdì si svegliò tardi, suo nipote la chiamò, le disse:
- È venerdì, come mai non sei ancora uscita? - .
Nonna Addolorata si vestì velocissima per recuperare il tempo perso, poi si fermò di colpo, perché quel giorno aveva un problema. Non poteva lasciare da solo il nipote di sei anni. Il padre era già uscito per il lavoro, la madre era in ritardo per il suo, e così la nonna quella mattina, svegliandosi tardi, rischiava di perdere le ore a propria disposizione. Non aveva voglia di interrompere le sue abitudini, le sue preghiere. Doveva assolutamente recarsi al cimitero, decise allora di portare con sé anche il nipote.
Nonna Addolorata aveva già superato i settanta anni, tuttavia era una donna piena di energia. Non era molta alta, non superava il metro e sessantadue, aveva la passione di portare i capelli lunghi legati a toupet. In testa aveva sempre un nodo perfettamente ordinato di capelli bianchi. Il viso era coperto di rughe che avevano lasciato un'espressione di sofferenza. Gli occhi erano chiari e vivaci, colore azzurro. Era la forza della famiglia.
Quella mattina, si trascinò il nipote con lei camminando velocemente, superata piazza Dante la nonna vide che suo nipote era già stanco, non riusciva a tenere il suo passo. Decise di prendere un mezzo pubblico. Alla fermata del ponte della Sanità scesero, attraversarono la strada con cautela, presero l'ascensore che li condusse giù nella piazza della Sanità, da lì proseguirono a piedi per raggiungere il cimitero. Con molta pazienza s'incamminarono con un passo lento. Raggiunto il cimitero, nonna Addolorata cominciò il suo rito. Accendeva i lumini e li appoggiava davanti ai teschi.
Suo nipote appena entrato in cimitero fu scosso dalla paura. Era spaventato dalla vista di tutti quei teschi e ossa accumulati come fossero pezzi di legno. Cominciò ad avere dei brividi di freddo, sua nonna lo rassicurò, gli disse che era tutto normale e non doveva avere paura, erano tutte brave anime del purgatorio, avevano bisogno solo di preghiere.
Il nipote cominciò a stringerle la mano, mentre lei proseguiva con le sue preghiere, appoggiando i lumini accesi e dando di tanto in tanto informazioni al sull'identità di quelle persone.
- Ecco questa è la mia anima preferita che mi ha aiutato molte volte, si chiama Donna Concetta, quest'altro è un bravo uomo, ma non dobbiamo farlo innervosire, lo chiamano il Capitano - .
Si abbassò e gli appoggiò vicino un lumino acceso e pregò, poi si alzò e andò dal teschio di donna Concetta, s'inginocchiò, chiuse gli occhi e recitò il rosario.
Il nipote rimase colpito dal teschio del Capitano, non parlava, lo guardava, rimase con la bocca aperta. Sudava, le gambe gli tremavano, non aveva la forza di spostarsi, era come ipnotizzato. Nella sua testa rimbombava la parola - Il Capitano - .
Rimase con gli occhi inchiodati verso il Capitano. La nonna era in ginocchio davanti a donna Concetta concentrata nelle preghiere, si dimenticò del nipote, ma non si preoccupò più di tanto perché era appena a un metro di distanza da lei.
Il piccolo continuava a fissare la teca del Capitano, ma all'improvviso il cranio scomparve, si spaventò, si voltò per cercare sua nonna e non c'era più, anche lei svanita.
Svanita nel nulla.
Si guardò bene intorno e si accorse che non era più nello stesso posto di prima, senza accorgersene si trovò in un'altra galleria, davanti a una teca vuota. Cominciò ad avere paura, il panico prevalse, agitò la testa da destra a sinistra per cercare sua nonna. Non la vedeva, le lacrime cominciarono a scendere, e iniziò a singhiozzare.
Era terrorizzato.
Si avvicinò un uomo alto, indossava un vestito antico. Così immaginò il bambino. Aveva un mantello nero lungo, un cappello con una piuma nera e lunga, un occhio era coperto da una benda nera.
Sorrideva.
Si fermò vicino al bambino, lo chiamò. Il piccolo girò la testa impaurito, lo guardò.
Piangeva.
L'uomo gli sorrise e gli chiese con una voce possente, provocandogli una paura tremenda.
- Perché piangi? Hai paura? - .
Rideva con la bocca aperta, portando la testa all'indietro. L'eco distribuì la sua voce per il cimitero in un sonoro di terrore.
- Ah! Ah! Ah! Ah!.. -
Il piccolo tremava ma gli rispose:
- Voglio la nonna! Tu chi sei? -
- Ah! Ah! Ah! Ah! - La risata continuava, era insistente, dava dei brividi a sentirla.
- Ah! Ah! Ah! Ah! -
- Chi sei? -
- Se vuoi delle risposte, vieni, te le darò io! Ah! Ah! Ah! -
- Chi sei? Voglio mia nonna - .
- Ah! Ah! Ah! Sono il Capitano! Ah! Ah! Ah! -
Si aprì la giacca e al suo interno era vuoto, mancava il corpo, il bambino spaventato scappò via gridando:
- Nonna! Nonna! Aiuto Nonna! Il Capitano! Nonna Aiuto - , la voce del bambino cresceva ogniqualvolta che pronunciava la parola - Nonna - .
- Nonna, Nonna!.. - , l'eco rimbombava per il cimitero.
- Nonna! Aiuto! Aiuto - .
La grotta diventava sempre più lunga e buia.
- Nonna! Nonna! - .
La luce fioca dei lumini illuminava i teschi, la loro ombra sbiadita proiettata sulla parete cresceva a dismisura.
L'eco era assordante.
- Ah! Ah! Ah! Ah!. Vieni, ho io la tua risposta.
Ah! Ah! Ah!.. - .
- Nonna! Nonna! - .
La corsa sembrava non finire, le gambe del bambino a ogni passo diventavano sempre più pesanti, non riusciva mai a raggiungere l'uscita della grotta.
La nonna era scomparsa, lui correva sempre di più, era stanco, era sudato marcio, non riusciva a uscire dalla grotta. Quel punto di luce che indicava la fine della grotta diventava sempre più piccolo. Invece di avvicinarsi si allontanava sempre di più. Era affaticato, era impaurito, e le gambe s'indebolivano sempre di più. All'improvviso davanti a sé s'illuminò una parete, la luce giallorossa del lumino proiettò l'ombra grande di una mano che si avvicinava lentamente al bambino, cercava di prenderlo, lui si fermò di colpo. Teneva gli occhi sgranati, come volesse fermare quella mano con uno sguardo. Aveva un nodo alla gola, non riuscì più a gridare, voleva chiamare sua nonna ma la sua voce non usciva. Vedeva quella mano che si avvicinava minacciandolo. Il terrore cresceva a dismisura, ma proprio quando il viso del bambino divenne scuro, coperto dalla mano, all'improvviso essa svanì, e una risata riempì il silenzio.
- Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! - .
La mano ricomparve, gli coprì di nuovo il volto. Davanti agli occhi diventò tutto buio.
Buio pesto.
C'era il nulla davanti a sé, nel suo piccolo corpo regnava solo il terrore.
L'ombra della mano scese lentamente quasi a toccargli i capelli, poi, dopo poco una risata da fargli tremare le gambe, dalla paura chiuse gli occhi.
- Ah! Ah! Ah! Ah!.. - .
- Ah! Ah! Ah! Ah!.. - .
In un ultimo sforzo con gli occhi chiusi, il bambino riuscì a urlare con tutta la sua forza;
- Nonna aiutooooooooo!!!! - .
- Jack! Jack! Sveglia, stai gridando nel sonno. Jack! - .

Salvatore Gargiulo
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