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Autore: Antonio Zifaro
Titolo: La luce e la nebbia
Genere Narrativa
Lettori 174
La luce e la nebbia

Chewingum.
Linda. - La mia gomma da masticare, verde e rosa, sprigiona il suo profumo di menta e di plastica mentre naviga e si spande nella mia bocca. Mi si appiccica ai denti e alle labbra finché non ne ho più voglia e la tiro via. Ma appena la sputo si allarga sorprendentemente fino a disegnare i contorni di un campo di erba verde schiacciato sotto la luce radente di quattro riflettori. I fiati della gente che ansima sugli spalti del grande campo da baseball scaldano la gelida notte. I giocatori sono incollati ciascuno alla propria base. Mi scopro inaspettatamente in mezzo a loro, vestita in pantaloncini e maglietta blu, la divisa del mio college. La visiera di un cappellino bianco mi ripara dalla cascata di occhi che mi spiano e di bocche che mi gridano addosso. Il pubblico è pronto a commentare ogni gesto, a schernire ogni caduta, ad incitarci ad ogni punto. Ecco il problema. Mettere a segno più punti che si può per restare in squadra. Per un minuto di applausi che spariranno veloci nella brina, appena le luci si saranno spente. Un ragazzo alto e robusto, piantato di fronte a me, mi guarda con occhi di sfida, pronto ad effettuare il suo lancio vincente per eliminarmi e per correre poi per primo verso la base. Il suo compagno gli strizza l'occhio con una smorfia, dai che la freghiamo questa dilettante. Resto in attesa, piccola come una formica dentro il catino immenso dello stadio, sotto un cielo lontano dalla cui bocca mi pioverà addosso la pallina bianca che dovrò centrare. Mi sembrano tutti convinti che non sappia giocare una cicca e che l'allenatore dovrebbe sbattermi fuori squadra. Via, fila a casa a guardare la tv, lascia giocare chi è più in gamba e più furbo di te. Cosa devo pensare per farmi coraggio? A cosa devo aggrapparmi? La notte è fredda. La gente non riesco a guardarla negli occhi. E se qualche volta ne incontro lo sguardo, nell'angolo di una gradinata rumorosa, ci leggo dentro soltanto ostilità o indifferenza. Sono tutti pronti ad applaudirmi o fischiarmi per il tiro di un secondo. Non gliene frega niente quanto mi sono allenata, quanta vita ci ho speso, quanto ci tengo. Sbagli il lancio e sei fuori. Devo forse pensare alle stelle? Sono troppo lontane. Ne intravedo una, tremante ai bordi della luce artificiale dei riflettori. Ma perché io sono quaggiù? Perché adesso? Le stelle non hanno risposta. Anche loro sono cadute come tutti noi per caso nell'immenso vortice di vuoto dell'universo. Per quanto durerà? Cosa verrà dopo? Questi pensieri mi riducono ad un granello di sabbia. Non ho altro che me stessa. Non ho altro che scappare tra i cespugli con Mattew per sfuggire alla solitudine e al freddo di questa notte. Come ho fatto ieri sera e l'altro ieri ancora. Ma che senso ha? Alla fine soltanto nuovi problemi che scacciano i vecchi. Proverò con Bakersfield, con il cinema. Ma sarò sempre sola mentre aspetto il lancio tremendo, con una piccola visiera per ripararmi dalla luce accecante dei riflettori. Il mio pugno allora si chiuderà stringendo la mazza e cercherò di tenere le braccia al tempo stesso tese e morbide, per indovinare la misura del colpo. Ascolterò l'energia che pulsa nel mio sangue e colpirò finalmente la palla e la lancerò lontano dove nessuno potrà più afferrarla. Oltre i riflettori accecanti, nel grembo della notte - .
Cap. 1. Nella brughiera.
La strada sinuosa striscia lungo le dorsali scure di una pianura che galleggia ondulando come una barca, circondata dal rombare e dallo schiumare del mare. Sotto squarci di cielo blu elettrico, brillano improvvisi in verde acido larghi fazzoletti di terra. La massa d'acqua scura allunga le sue dita mentre avanzo verso nord scalando le curve di una sottile lingua di terra umida. Erba bassa che nasconde sassi, pietre miliari e profondi silenzi spaccati dal fragore improvviso dei tuoni che scuotono per un momento le lamiere e il motore di un'utilitaria presa a noleggio. Solo un'ora fa ho lasciato la larga strada che dal sud dell'Inghilterra conduce verso Richmond, per imboccare poi una via secondaria che si addentra nel ventre della brughiera solitaria, verso la cittadina di Whitby. Impercettibilmente la terra si è fatta più sottile e il cielo e il mare più vicini. Incrociare una macchina ormai è un caso raro, soprattutto alle undici di sera, quando la notte ha chiuso nel suo pugno l'arcata bassa del cielo. Il rimbombo dei tuoni è adesso un'eco continua, che mi accompagna mentre la pioggia investe il parabrezza con uno scroscio diffuso. Rari alberi svettano solitari sotto le raffiche d'acqua che si intensificano, le masse nere dei rami e delle foglie si slargano e si allungano fradice. Ma altre ombre sembrano correre insieme a me verso nord. Macchie sottili, quasi impercettibili, che per un secondo attraversano un angolo di paesaggio e si dissolvono. Forse sono solo allucinazioni dovute ai fulmini e alla pioggia, ai giochi di luce tra la campana del cielo notturno e la costa che precipita. Un cartello stradale sospeso nel vuoto mi indica che sono arrivato alla mia destinazione: la Contea di Coldnight. Con questa pioggia preferisco fermarmi a dormire in un posto qualsiasi e per tutto il resto ne riparliamo domattina. Nel buio della strada si affaccia un'insegna col disegno di una finestra trifora, sotto cui è scritto The secret window, illuminata dal fioco riflesso di una lampada che oscilla nel vento. Forse ho trovato una locanda. Fermo la macchina nel primo spiazzo disponibile, al lato del piccolo casolare a due piani, e mi incammino a passo svelto verso la porta di ingresso, cercando di non rimanere impantanato nel cortile che è ormai una palude fangosa. Mentre apro il portone per entrare, una nuova ombra impalpabile e informe scivola dietro la bassa costruzione di pietra. Un riflesso che attraversa la notte come un pipistrello per poi tornare nella brughiera selvaggia. Mi accoglie un ampio salone inondato di fumo, dove mi siedo ad un tavolo di legno molto semplice e spoglio. Un uomo magro e silenzioso lo apparecchia con un rettangolo di carta gialla che fa da tovaglia, due posate e un piatto fumante.
-Il paese di Blackeye è proprio questo. Sei arrivato a destinazione. Hai avuto fortuna, è facile perdersi da queste parti. -
Rincuorato, comincio a mangiare con gusto la mia pasta fritta condita con salse varie e mi disseto con una birra. Gli altri clienti, seduti ai tavoli sparsi nella sala, mi hanno lanciato brevi occhiate per poi tornare a badare ai propri boccali. Alcuni persi in accese discussioni, altri nei propri pensieri.
Cap. 2 La locanda.
Lunghi boccali di birra bagnati di fresca brina scandiscono le ore di questa nostra notte, mentre mi ritrovo seduto al tavolo insieme a due strani individui dagli abiti pittoreschi. Indossano cappelli a tricorno, logore camicie colore di ruggine dagli ampi sbuffi, pantaloni neri, lacerati intorno alle caviglie, bracciali d'argento. Il più giovane porta una collana con un medaglione sul quale è inciso una specie di sole diviso a metà da una linea di frattura. I loro volti sono percorsi dai binari irregolari di rughe ora leggere ora profonde, scavate dal vento salato del mare aperto, dal sole che batte senza pietà mentre cammini su una spiaggia dai grani infiniti.
Mentre erano seduti al bancone del locale, li ho ripetutamente osservati incuriosito dal loro modo di vestire che somiglia a quello di una illustrazione tratta da un romanzo per ragazzi o da una stampa d'epoca: due pirati del Settecento, non c'è dubbio, chissà perché sbarcati in un villaggio sperduto nella brughiera. Così quello più anziano, sui sessanta, notando il mio interesse ha sollevato verso di me il suo grande boccale di birra.
-Niente di meglio che il calore del fuoco e una birra fresca per schiarire la gola e alleggerire i pensieri! –
-Sono d'accordo... fa piacere stare al riparo mentre fuori diluvia. –
-Sei solo? Perché non ci fai sedere al tuo tavolo! E' una notte da lupi e la passeremo meglio facendo quattro chiacchiere in allegria tra forestieri. –
Poi ha aggiunto a voce più bassa -Visto che i nativi non sembrano essere molto propensi a familiarizzare... –
In realtà questi due potrebbero anche essere in cerca del classico pollo da spennare. Non è affatto raro che briganti di ogni sorta battano le campagne isolate e si nascondano nei villaggi del nord dell'Inghilterra per alleggerire i viaggiatori di qualche carico di monete un po' troppo pesante. Potrebbero però anche fornirmi qualche preziosa informazione sulle leggende e le cronache di questi luoghi. Ma si, correrò il rischio e cercherò di mantenermi sobrio in modo da poter filare via in caso di necessità.
L'uomo più anziano e più robusto, Mike, discorre agitando teatralmente le mani. L'altro, alto e magro, Steve, segue la conversazione in silenzio col capo reclinato sulla sinistra. Finalmente prende la parola.
-Raccontaci la tua storia, compagno. Sembri anche tu un vagabondo e quindi la tua vicenda potrebbe essere interessante. -
-Sono un giornalista. Sto cercando vecchie cronache e leggende locali per pubblicare una serie di articoli per un giornale italiano. I lettori adorano le storie di spettri della vecchia Inghilterra e so che da queste parti ce ne sono molte... –
In realtà credo proprio che degli spettri non gliene freghi più niente a nessuno. La letteratura è morta ormai, la maggioranza della gente vuole leggere solo di pettegolezzi e di scomposta cronaca nera.
-Dunque a tuo modo sei un avventuriero. E' un piacere incontrare un appartenente alla confraternita, anche se questi sono tempi difficili... le strade sono insicure... ci stanno dando la caccia... Ma anche noi sappiamo poco di questi luoghi, siamo sbarcati solo da qualche giorno, nascosti in una stiva. –
Ci lanciamo lo sguardo significativo di chi condivide il medesimo punto di vista. Poi un altro sorso di birra e quindi Steve riprende le sue riflessioni.
-Sono tempi infidi. I mercanti vogliono avere l'esclusiva sulle ruberie, così finanziano e riempiono di favori i signori del parlamento per far approvare leggi sempre più severe contro di noi. Hanno mobilitato perfino i soldati per applicarle il più efficacemente possibile. I mercanti e i banchieri affamano il popolo ma se un poveraccio ruba per sopravvivere lo impiccano o lo fanno marcire a vita in una galera.-
Mike formula quindi la sua conclusione pratica.
-Adesso stiamo cercando una nave per tornare in America. L'unico posto in cui ci sono spazi ancora selvaggi e dove quelli come noi possono sopravvivere. –
-In realtà speravo che potevate raccontarmi qualche storia intrigante... per esempio ho sentito parlare di licantropi che si aggirerebbero per questi luoghi... –
Mike lascia cadere il suo boccale sul tavolo con un tonfo.
-Qualcosa ne sappiamo... vero Steve? –
Il suo compagno mi fissa negli occhi.
-Vedi, amico, dipende da quanto vuoi davvero sapere, da quanto sei disposto rischiare... ogni tipo di conoscenza ha il suo prezzo... -
-Sono qui apposta per rischiare. –
-Allora dovresti provare a uscire nella brughiera nelle notti di luna piena, perché qualcosa esiste davvero. Anche Mike ha percepito la presenza di un essere, come tanti qui nel villaggio... –
Mike si fa improvvisamente serio.
-Ci sono delle ombre, non solo la notte, che ti passano accanto all'improvviso... –
Il suo sguardo sembra serio... e in fondo anche io sulla strada ho percepito... forse non erano semplici giochi di luce.
-Non so... credo di aver visto qualcosa di strano proprio stasera... pensavo fossero dei riflessi della pioggia e dei lampi... mi hanno attraversato la strada più volte mentre guidavo... e anche quando sono sceso, appena fuori da qui... –
Steve continua a fissarmi.
-Ma la cosa più strana è un verso lungo e profondo, come l'ululato di un lupo. Lo puoi percepire a volte verso sera, lontano, flebile. Ti entra sotto pelle. Ha qualcosa di selvaggio eppure quasi di umano. Se invece ti capita di sentirlo in piena notte, allora diventa più forte, più acceso. Come se la bestia, o qualunque cosa sia, fosse dietro di te e stesse per saltarti alla gola... -
-Sembra interessante... -
-Se vuoi saperne di più devi leggere la saga dei Signori di Castlered. Puoi trovarla alla biblioteca del villaggio. Ma stai attento perché le spie della polizia, dei mercanti e dei parlamentari si nascondono ovunque, anche qui dentro, e sono pronte a venderci tutti per due soldi. -
Negli anni venti del diciottesimo secolo, spiccava nella contea, per grazia e bellezza, una ragazza sui vent'anni di nome Julie, dalla pelle chiara come il ghiaccio e dai capelli nerissimi che le incorniciavano il viso armonioso, caratterizzato da occhi grandi e da labbra socchiuse in un'espressione costantemente in bilico tra la meraviglia e la malinconia. Insieme ai suoi due fratelli, era l'erede della casata dei Castlered, facoltosi possidenti locali.
Julie, assetata di emozioni e di libertà, amava attraversare la brughiera nelle dolci e paurose ore dell'inverno e della bruma, tanto che gli abitanti della contea di Coldnight giurano che puoi ancora vederne l'ombra nelle notti di nebbia. Fin da piccola possedeva un'intelligenza fuori dal comune e se a questo sommiamo la possibilità di accedere all'immensa biblioteca di famiglia e la solitudine della brughiera, possiamo capire come divenne una sognatrice ed una appassionata. Allo stesso tempo si rese conto ben presto di non avere intorno a sé nessuno all'altezza del proprio spirito e della propria cultura. I suoi sentimenti verso coloro che la circondavano potevano così oscillare tra la benevola condiscendenza, più rara, e il disprezzo, più frequente. Spesso cambiava atteggiamento verso la stessa persona nel giro di poche ore, in relazione a particolari episodi o a semplici stati d'animo. Quando arrivò l'età dell'amore, vi si abbandonò con tutte le sue energie interiori: in esso infatti convogliarono i suoi desideri di avventura e di passioni intense. Non amava una persona in particolare, ma l'idea dell'amore.
Perseguendo la solitudine ed inseguendo l'ignoto, si finisce per frequentare luoghi che la gente comune non nota neppure o dai quali si tiene sapientemente alla larga. Julie amava infatti spingersi fino alla rupe di Fogcliff per respirare il vento impetuoso che proviene dal mare aperto ed osservare rapita le strisce bianche di nuvole solcare veloci l'immensa e aperta volta del cielo azzurro sospesa sull'oceano. Sotto di lei le onde si frangevano contro gli scogli: la schiuma e gli spruzzi, trasportati dal vento, potevano arrivarle fin sul viso.
Sul finire dell'estate del 1.727, nel mese di settembre, due uomini sconosciuti arrivarono a piedi al villaggio di Blackeye. Si fermarono alla locanda prendendo due bevande calde e alcoliche perché avevano la pelle e le ossa gelate e i volti contratti. Già dopo i primi sorsi le rughe si sciolsero in alte risate. Passarono la notte alla locanda e partirono la mattina presto dopo aver chiesto all'oste provviste e coperte per un lungo viaggio. In realtà percorsero solo alcuni chilometri, fermandosi poi al picco di Fogcliff, in una caverna scavata tra le rocce. Decisero di restare laggiù qualche settimana, il tempo necessario per far perdere le proprie tracce e quindi ritornare a Londra dove si sarebbero nascosti fino a primavera, quando sarebbe stato imbastito un veliero diretto verso l'America. Passavano le giornate affacciati sullo strapiombo, attendendo ansiosamente di riprendere la via del mare, ricordando le bonacce e le tempeste, gli assalti e le fughe, fino alla nave che li aveva riportati in Inghilterra. Ogni tanto capitava che intravvedessero qualcuno in lontananza che attraversava la brughiera, e allora si riparavano velocemente dietro le rocce.
Un pomeriggio di sole, inaspettatamente, una sagoma sottile sembrava dirigersi proprio verso di loro. La osservarono, nascosti, camminare a passo regolare fino allo strapiombo proprio davanti alla caverna, affacciarsi verso il cielo bianco e respirare il vento. Il più giovane dei due uomini fece un passo verso il ciglio della grotta. L'altro lo trattenne.
-Ci farai ammazzare! -
-Abbiamo bisogno di cibo. –
L'uomo allora si acquattò dietro le rocce poste all'ingresso dell'antro e chiamò la ragazza.
-Signora... non abbiate paura... sono solo... adesso mi mostrerò uscendo lentamente dalla caverna. –
Julie rimase pietrificata. Chi era quell'uomo che la chiamava? Un fuorilegge? Un bandito? Chi può nascondersi in una grotta? Istintivamente fuggì verso la brughiera mentre il pirata usciva dal buio.
-Non abbiate paura! Non sono un bandito! –
La sua voce era cortese, gentile. Non aveva nulla di aggressivo e di brutale. Julie si voltò per un momento e finì per scivolare su una macchia di muschio. Fu una piccola caduta e si riebbe subito in modo che, seduta a terra, vide un uomo sulla trentina, slanciato, con la pelle bruna, scurita dal sole e dalle maree, che le veniva incontro con uno sguardo preoccupato. Poteva continuare a fuggire e finalmente non recarsi più in luoghi sconosciuti, come facevano tutte le altre ragazze. Ma cosa avevano, alla fine, più di lei? Cosa l'aspettava nel suo palazzo? Solo un senso angosciante di noia, di inutilità. Continuare a sentirsi uno spettro incolore dentro il carcere di un abito elegante dalle pieghe e dai merletti infiniti, con gli occhi acquosi e la pelle diafana come uno spettro. Poteva invece fermarsi a scoprire se il mare e il vento selvaggio avevano un segreto da rivelarle. L'uomo fece ancora qualche passo verso di lei.
-Non abbiate paura. Sono solo di passaggio. Vi prego soltanto di non dire a nessuno di avermi visto. -
Julie sentì la voce misteriosa del vento oceanico, che può trasportarti oltre lo strapiombo, nella schiuma bianca dove in segreto hai sempre desiderato di gettarti. Hai paura e al tempo stesso hai voglia di ascoltarla e di farti trascinare via, prima delicatamente e poi furiosamente. Così lasciò che l'uomo sconosciuto la aiutasse a rialzarsi e si allontanò mentre lui le diceva vi aspetterò qui domani alla stessa ora e vi regalerò fiori di campo per mostrarvi che anche nella mia condizione di esiliato so riconoscere la grazia e la bellezza di una fanciulla.

Nella notte le fantasie e i sogni, che di giorno si materializzano plasticamente in piena luce, appaiono nella forma di spettri azzurri e vitrei e possono così, con le loro trasparenze, rivelare le ombre e le ansie che vibrano sotto la superficie. Un obiettivo e un proposito alla luce del sole sono schietti e facili, mentre nel buio ne abbiamo quasi paura. Saremo capaci di raggiungerli e di sostenerne il peso? Cosa succederà dopo, quali responsabilità implicheranno, quali abissi spalancheranno davanti a noi? E' facile desiderare le avventure e il mare aperto nel sole alto del mattino, ma cosa accade durante la notte? Dopo quel primo incontro presso la rupe di Fogcliff, Julie ripensò a Steve e all'appuntamento del giorno seguente sentendosi sospesa sull'orlo di un abisso. Da un lato la rinuncia, il ritorno nella casa noiosa ma sicura; dall'altro il salto nella nebbia, il rischio, l'eccitazione che stordisce e promette mondi fantastici. Trascorse la notte in un dormiveglia febbrile, si addormentò all'alba e restò al castello per tutto il giorno. Ripercorse nella sua mente infinite volte il sentiero verso la scogliera e infinite volte tornò indietro. Alla fine, nel tardo pomeriggio, uscì realmente sentendosi come una sonnambula che esegue misteriosi ordini provenienti dal buio della coscienza. Al tempo stesso, a fior di pelle, si ripeteva che sarebbe tornata indietro, che alla prossima curva o al prossimo albero avrebbe svoltato... invece si limitava rallentare ma una misteriosa forza di inerzia la faceva proseguire... la vita sembrava chiamarla a sé, la vita che esplode a vent'anni, che passa una volta sola e che, se non la saprai cogliere, trascorrerai il resto dei tuoi giorni bevendo il tè, leggendo qualche libro e cenando presto la sera, nel rimpianto di quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Così tirò a dritto, con gli occhi velati di febbre e le mani tremanti, fino alla scogliera, dove Steve, che aveva sentito i suoi passi, la stava aspettando in piedi davanti alla grotta.
-Sono venuta a respirare un po' d'aria di mare, resterò dieci minuti...-
Steve sorrise con calore, stringendo delle viole selvatiche che brillavano sotto la fredda luce di un temporale che si approssimava.
-Come promesso, ecco dei fiori di campo per ringraziarvi di essere venuta. Spero che possiate apprezzarli, sebbene siano un misero dono... ho cercato di scegliere i più colorati. –
-Ma a me piacciono molto i fiori di campo. –
-Confesso che lo immaginavo. Venite con me, camminiamo un po' lungo la scogliera, sono le ultime ore di sole e sarebbe un peccato perderle...-
Nei giorni successivi Julie prese a portare ai due uomini qualcosa da mangiare. Sedeva quindi per un po' con loro per ascoltarne le avventure. Tutto sembrava pauroso e meraviglioso. Due pirati in fuga costretti ad imbarcarsi di nascosto su una nave diretta in America, l'unico luogo ormai sicuro per loro, dove ancora potevano guadagnarsi da vivere. Giorno dopo giorno, Julie ascoltava le storie divertenti e tragiche del pirata Steve e del suo compagno Mike. Raccontava loro le sue passioni e le sue tristezze e scopriva che finalmente c'era qualcuno capace di comprendere il suo animo. Qualcuno come lei, che non sopportava la mediocrità e aveva scelto, anzi la sua natura lo aveva costretto a scegliere, il vento selvaggio. Passarono due settimane. I due pirati spesso si informavano se al villaggio si stessero verificando strani movimenti, se fossero arrivate facce nuove. Forse qualcuna. Figuri taciturni che passavano le serate alla taverna a bere.
Steve e Mike erano sempre un po' malinconici. Scoppiavano a ridere all'improvviso per poi tornare ad immergersi in un velo di tristezza e di distacco dal mondo. Sapevano che la giostra della vita oggi ci sbalza verso vette limpide e domani ci trascina ad affogare in una palude. Le ore che trascorrevano nascosti nella caverna erano interrotte dall'ombra della consapevolezza di essere braccati. La paura e l'angoscia accelerarono e rafforzarono la comunione di sentimenti tra Julie e Steve. Presero a camminare insieme nella brughiera, tenendosi per mano, socchiudendo gli occhi sotto le carezze del sole. Finché un pomeriggio lui la strinse a sé e le baciò le mani, il viso, il collo; si sdraiarono su di un giaciglio di erba alta posto dietro alcune rocce. Lei lo guardò intensamente e tremando si abbracciarono. Il giorno dopo Steve le consegnò una mappa che individuava un preciso luogo in una foresta della California.
-Se mi dovessero prendere non voglio che la trovino. Consegnala al parroco del villaggio, lui saprà nasconderla in un luogo sicuro. E promettimi che poi dimenticherai tutto, sarai forte e sopravvivrai. –
Qualche giorno dopo i gendarmi fecero irruzione nella grotta. Julie ingoiò le sue lacrime e restò fedele alla promessa e ai propri ideali aristocratici di fermezza e di orgoglio ed appellandosi a questi punti di riferimento scoprì in sé una forza nuova ed inaspettata. Come se l'intrigo amoroso con un fuorilegge le avesse fatto scoprire un'energia nascosta che aspettava solo di poter emergere. La brezza marina e la rupe selvaggia le avevano davvero rivelato segreti inattesi.
Cap. 7. La ragazza della sera.
Mi sono fermato ad alloggiare alla locanda dove sono sbarcato la prima sera. Per quanto sinistra, è l'unico posto dove poter dormire nel raggio di chilometri. Così anche io, in questo tardo pomeriggio di Novembre, scendo lungo le scale scricchiolanti, dal legno vecchio di secoli, per recarmi a bere qualcosa nel salone. Chissà quanti avventori e ubriaconi ci sono già passati e quanti sono stati lanciati giù dai gradini il mattino dopo perché non potevano saldare il conto. Nella sala cominciano ad apparire le prime ombre mentre, parallelamente allo scurirsi del cielo oltre le finestre, sale la nebbia del fumo e dei vapori della cucina.
Una ragazza, in piedi dietro al bancone del bar, mi ha osservato con sguardo distratto mentre mi avvicinavo. Ha il volto magro e ovale, i capelli neri lunghi, gli occhi grandi e le labbra rosse, sottili e affilate. Mentre le chiedo una birra mi accorgo che porta al collo una medaglia con un sole, diviso da una linea di frattura, i cui raggi spandono un ricco fuoco in tutte le direzioni. Sembra identica a quella che ho visto al collo di Steve.
-Bella collana. –
-Grazie. E' un regalo. -
-Sei arrivata oggi? Non ti ho visto in questi due giorni. –
-Non ero di turno. Ma lavoro qui da due settimane ormai. Mi chiamo Linda. -
-Io sono Toni Vento. Scusa, non sono molto pratico di accenti, sono italiano, ma mi sembra che hai una pronuncia... americana. –
-Vengo dalla California. –
Bevo un sorso.
-Incredibile. Succede davvero di tutto, che una ragazza della California viene a lavorare in questo posto sperduto. –
-Starò qui per un po'. Cercavo qualcosa di diverso. Lasciare casa e i luoghi conosciuti. Nella vita ogni tanto ci vuole uno stacco, un ricominciare. -
-Credo proprio che questo sia il posto adatto per avventure insolite. Ho sentito di molte leggende. In particolare la storia di un licantropo che si aggira per la brughiera. –
Le racconto l'improbabile invenzione del giornalista in cerca di leggende nordiche. Poi ho mescolato e romanzato alcuni episodi delle vicende di Artù, di Sigfrido e del Signore degli anelli.
La ragazza scoppia a ridere.
-Sei simpatico. Anche se inventi un sacco di balle. -
-Mi piacerebbe conoscere il significato della tua collana. Mi ricorda qualche raffigurazione esoterica che ho visto qua in biblioteca. –
-Me l'ha regalata un antiquario a Bakersfield, in California, prima che partissi, quando gli ho raccontato che avrei trascorso l'estate a Coldnight. Mi ha detto che rappresenta il simbolo dei Barcaioli, un'antica setta che aveva un'importante sezione anche da queste parti. Tu ne sai qualcosa? –
Ne so quello che ho trovato su qualche libro e su internet. Un movimento nato in Prussia nel Settecento che voleva riportare l'umanità ad un ipotetico stato di natura, perseguendo la libertà dei singoli e il governo dei migliori. Presero il nome di Barcaioli in quanto perseguivano la missione di traghettare gli esseri umani verso un mondo migliore. Generalmente si crede che si siano estinti, ma in realtà si sono diramati in tutta Europa e nel mondo, frammentandosi in infinite sezioni e derivazioni.
-Ne parli come un esperto. –
-Ho solo fatto qualche ricerca prima di venire in Inghilterra per scrivere i miei articoli. –
Linda fa una smorfia ironica e fredda mentre si versa un bicchierino di liquore. Le osservo le labbra rosse che luccicano sotto le gocce bionde dell'alcol.
Cap.15. Sonno senza sogni.
Sono ormai le cinque della sera. Sale una foschia colore dell'acqua, grigia e azzurra, evanescente e tremante. Il sole è scomparso dietro una cortina di nuvole. Continuiamo a camminare finché il disco rosso ricompare, questa volta scolpito sul frontone del tempio del cimitero della canonica. La luna si accende del colore del diamante mentre ci avvolge il mantello viola della notte e le ombre prendono possesso della brughiera. Con un coltello abbiamo cercato un pertugio nel marmo fino a sollevare la lastra. Dietro di essa era nascosto uno scrigno contenente un'antica mappa. Con occhi di febbre e mani tremanti dall'eccitazione siamo solo riusciti ad intravedere alcuni gruppi di lettere apparentemente incomprensibili sparsi per il foglio. Abbiamo quindi deciso di tornare alla locanda per tentare una prima lettura.
Finalmente nella mia camera, ci siamo seduti sul bordo del letto aprendo la mappa. Di fronte a quel groviglio di lettere Linda ha sorriso.
-Il nostro viaggio misterioso prosegue... -
-Chissà dove andremo a cadere... -
Mi ha sfiorato il viso con le dita.
-Fa bene lasciarsi andare ogni tanto... cadere senza guardare... -
Era così dolce il suo tocco e così belli i suoi occhi che non ho detto niente. Allora si è chinata verso di me, avvolgendomi con la luce sinistra del suo viso bianco. Ho sentito le sue labbra rosse che assaltavano le mie e che ghermivano il mio soffio vitale e al tempo stesso mi donavano il loro. Le nostre labbra si sono abbracciate e confuse mentre ci stringevamo. Non so più dove è caduta la mappa, mentre i nostri respiri affannati battono ormai il ritmo delle pulsioni cieche. Mentre onde profonde ci attraversano e ci ricongiungiamo ad un mondo ancestrale di energia dove siamo noi stessi pura energia. Ricordo solo che ci stringevamo sempre di più fino alla scossa dell'orgasmo che ci ha tolto il respiro, fino a scivolare in una dolce dimenticanza, in un sonno senza sogni.

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