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Autore: Franco Mimmi
Titolo: Corso di lettura creativa
Genere Letteratura
Lettori 109
Corso di lettura creativa

Prima lezione

Prima di incominciare questo corso voglio essere sicuro che lorsignori sappiano di che si tratta, e che alla seconda o terza lezione io non mi trovi con l'aula semivuota perché non avevano capito, avevano capito male, avevano frainteso, e insomma credevano che si trattasse di tutt'altro. Perciò, attenzione al titolo: Corso di lettura creativa. Ovvero: qui si viene per imparare a leggere, il che significa ad analizzare la creatività degli autori oggetto del corso. Poiché l'unico modo per imparare a scrivere consiste nell'imparare a leggere, qualcuno di voi potrebbe pensare che questo, alla fin fine, è un corso di scrittura creativa, ma io voglio, prima di lasciarvi liberi di andare o restare, che una cosa sia ben chiara: nessuno riuscirà mai, né con un corso di scrittura né con un corso di lettura, a fare uno scrittore di chi scrittore non è, perché, come ha scritto George Steiner, - per quanto ne sappiamo, non c'è alcuna chiave pedagogica per dischiudere la creatività - . L'onestà della mia proposta consiste nel fatto che un corso di analisi della creatività altrui può fornire qualche strumento a chi abbia le doti per usarlo, mentre un corso di scrittura creativa è solo un ossimoro, se proprio non vogliamo dire una truffa. È tutto. Si alzi e se ne vada chi vuole, o resti per sempre. Lieto di vedere che nessuno si è mosso, spero non sia stata solo timidezza o vigliaccheria, vedremo se la prossima volta ci saranno tutti.
E adesso è venuto il momento di presentare il vero protagonista di questo corso, perché se vi ho parlato di autori sono stato impreciso: l'autore è uno solo. Sorpresi? Quando vi dirò il suo nome sarete ancora più sorpresi, perché sono certo che nessuno di voi non solo non lo ha mai letto ma neppure ne ha mai sentito parlare. Come faccio a esserne così sicuro? È presto detto: fino a pochi mesi fa neppure io avevo letto un suo libro – o meglio il suo libro, perché non mi risulta che ne abbia mai pubblicati altri, se mai li ha scritti – né conoscevo la sua esistenza. In questi mesi, come potete immaginare, ho fatto ricerche approfondite consultando in internet gli archivi delle biblioteche italiane a partire dalla Nazionale fino a quelle di provincia, né l'autore né il libro compaiono. Per scrupolo di coscienza ho consultato anche la Library of Congress e le maggiori università americane ma è stato, com'era da prevedere, un altro buco nell'acqua. Poi un elemento che più avanti vi dirò mi ha spinto a consultare i cataloghi delle biblioteche francesi, e di nuovo nulla. D'altra parte il libro neppure ha un codice Isbn, come qualsiasi libro che si rispetti anche se poi non ha una normale distribuzione, però c'è una indicazione che qualsiasi libro deve avere, la data e la tipografia nella quale è stato stampato, e lì ho puntato i miei sforzi. Ma dal giugno 1979, data della stampa, la tipografia Bodoni & C. è passata di mano due volte e poi ha chiuso, adesso in quei locali c'è un fornaio che non ha saputo darmi alcun ragguaglio sugli antichi proprietari. L'unica cosa che possiamo ricavarne è che l'autore, se ha fatto stampare lì il suo libro, doveva essere di questa città o almeno abitarvi. Fine della pista.
Tuttavia, alcuni altri elementi sull'autore ho potuto dedurli dal libro stesso. Il primo e più evidente è ovviamente il nome che figura in copertina, Giorgio Ulivò, che però era tanto inconsueto da insospettirmi e infatti, nelle guide telefoniche di tutta Italia, non risulta neppure un utente con questo nome. Una volta completata la lettura sono arrivato alla conclusione che il nome dell'autore è falso, un nom de plume. Però gli stessi indizi che hanno smentito il nome sono stati rivelatori, se non dell'identità, almeno della personalità dell'autore stesso.
Su tutto ciò torneremo, adesso è più importante dirvi come ho scoperto questo libro e perché mi è sembrato degno di essere anteposto a centinaia o migliaia di libri notissimi e di autori famosi per farne l'oggetto di questo corso. La scoperta, come non poteva essere altrimenti, è stata del tutto casuale: in una scatola di libri in vendita a tre per un euro, sul banco di un venditore ambulante che da anni sosta due giorni alla settimana, il martedì e il venerdì, in una piazzetta a pochi passi da casa mia. Una mattina mi fermai come d'abitudine a scartabellare e trovai due libri che mi interessavano: Il ragazzo rapito di Stevenson per via della splendida traduzione di Mario Ciriello, soprattutto per ciò che riguarda i termini marinai, e La Mort Heureuse di Albert Camus, un romanzo sulla ricerca della felicità pubblicato postumo nel 1971 ma che era in realtà un abbozzo per Lo Straniero, pubblicato nel 1947. Nessun altro libro della scatola mi sembrava degno di completare la terna da un euro ma accolsi il consiglio del venditore, che conosco da anni come lettore accanito e di gusti tutt'altro che volgari. Prenda questo, mi disse, la stupirà.
Aveva ragione. A causa del titolo, Entropia, io lo avevo preso per un trattato scientifico, e infatti nella pagina che precede il testo si affermava: - In fisica l'entropia è una grandezza che viene interpretata come una misura del caos di un sistema fisico o più in generale dell'universo. - Mi ha detto un collega della facoltà di fisica che tutto ciò si riferisce, non chiedetemi come, al secondo principio della termodinamica. C'era poi il particolare di non conoscere affatto l'autore, il che era plausibile nel caso di uno scienziato ma non in quello di un romanziere, sicché la mia impressione era giustificata, però, come vi ho detto, il libro era tutt'altro, è tutt'altro, anche se in un certo senso è proprio quello. Perché nulla è più fisico dell'uomo, le cui infinite variazioni vitali rispondono, alla fin fine, a poche necessità basiche, a poche reazioni basiche, a pochi sentimenti basici, e insomma è semplicemente un apparato fisico-chimico soggetto, come tutti, al secondo principio della termodinamica, ovvero all'entropia. L'homo meccanicus è l'unico ominide che si sia in qualche misura sviluppato, ma solo fino all'homo tecnologicus: quella di veder finalmente il sorgere dell'homo sapiens è ancora una speranza delusa.
La sera, a casa, sfogliai superficialmente i tre libri, poi ripresi Entropia e mi fermai perplesso a considerare l'incipit perché mi suonava conosciuto. Voi sapete che di tanto in tanto uno spirito burlone invia a una casa editrice un manoscritto che in realtà è un capolavoro del passato, e poi si può leggere sui giornali come gli sia stato respinto con critiche varie. Questo la dice lunga sulle qualità di certi lettori di professione ma solo per ciò che riguarda il giudizio, e su questo torneremo. Sul fatto invece di non riconoscere l'opera, non bisogna esagerare: nessuno, per molto che abbia letto, ha letto tutto, neppure, come avverte Calvino, tutti i cosiddetti classici, e meno che mai può ricordare tutto. Persino del Chisciotte si dice che tutti gli spagnoli affermino di averlo letto da cima a fondo ma per fermarsi in realtà ai mulini a vento o all'elmo di Mambrino, sicché non c'è da vergognarsi se non si riconosce un libro a prima vista a meno che non incominci con una frase tranciante come - Chiamatemi Ismaele - oppure - Poi veniva la brutta stagione - . Vediamo un po', chi di voi può attribuire al volo l'incipit - Solenne e paffuto... - ? E neppure io, però qualcosa mi suonava e mi rimase il dubbio dentro per tutta la lettura del libro. Fu soltanto quando arrivai alla fine, alle parole - sì voglio, sì - , che riconobbi il finale e di conseguenza mi si rivelò l'inizio: sono dell'Ulisse di Joyce.
Lasciai il libro solo a notte inoltrata e il giorno dopo lo terminai, poi lo rilessi perché, come dice Nabokov nelle sue Lezioni di Letteratura, la prima lettura di un libro è quasi sempre solo un esercizio di approssimazione, poi lo lessi ancora due, tre volte perché, come dice Flaubert, - comme l'on serait savant si l'on connaissait bien seulement cinq à six libres - . E adesso sono qui con il libro e con voi e prima che l'ora finisca posso dirvi ancora una cosa: il venditore ambulante ne ha una ventina di copie, dunque ce n'è per tutti. No, non accetto domande in proposito, anche di questo parleremo più avanti. Domattina è martedì, troverete il libraio al solito posto e avrà con sé i libri perché l'ho avvertito, e così giovedì mattina, alla seconda lezione del corso, potrete presentarvi con il libro già letto almeno una volta. È tutto.

Franco Mimmi
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