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Autore: Barbara Ann Parker
Titolo: Tre amiche e una folle vacanza
Genere Narrativa
Lettori 140
Tre amiche e una folle vacanza

In quel caldo sabato di giugno il sole filtrava fra i grandi ombrelloni bianchi, illuminando i visi di due giovani donne comodamente sedute a un tavolino di uno dei più prestigiosi caffè all'aperto della loro città.
Arrivate all'appuntamento, puntuali come sempre, sapevano di dover aspettare che la ritardataria del gruppo le raggiungesse.
Il caldo non rallentava la loro intensa gestualità né le loro risate squillanti che attiravano la divertita attenzione di chi, come loro, si godeva il primo sole estivo.
Conosciutesi all'asilo erano cresciute insieme.
Poi, a causa del trasferimento in un altro quartiere di due di loro, avevano preso strade diverse ma ciò non aveva minimamente intaccato quel legame, nato spontaneamente, che avevano coltivato e che era cresciuto forte e solido come una vecchia quercia.
Quando finiva la scuola, era scontato che tutto il tempo che si trascorreva in città lo si passasse insieme e che quando si partiva per la villeggiatura chi aveva spazio ospitasse le altre.
Certo avere tre ragazze a casa facile da gestire proprio non era, ma i loro genitori si erano resi conto che con quel piccolo sacrificio le tre ragazze crescevano insieme, appoggiandosi l'una all'altra, pronte a sostenersi nell'affrontare ogni cosa.
Ognuna diversa dall'altra, sia d'aspetto sia di carattere, si equilibravano perfettamente.
A seconda delle situazioni che si trovavano ad affrontare, diventava leader quella più giusta per quel ruolo, in questo modo nessuna prevaleva sull'altra.
Finito il liceo si erano rese conto che era finito uno dei periodi più facili della loro vita e, come quando erano bambine, decisero di trascorrere tutta l'estate insieme.
Non fecero nulla di particolare, il mare la mattina e la sera uscire con gli amici, tanto erano gli stessi, per una pizza o una serata in discoteca.
Quando si iscrissero all'università cambiò tutto, facoltà diverse, nuovi amici, poco tempo da potersi dedicare, ma la loro amicizia, troppo importante perché potesse essere relegata in un angolo, non era mai venuta meno.
Quando si erano rese conto che erano trascorsi più di tre mesi senza essersi viste, si erano date una regola. Nella loro vita doveva sempre esserci un momento da dedicare a loro tre.
Andare una sera a cena o trascorrere insieme la domenica libera, erano diventati appuntamenti inderogabili.
Nel periodo in cui non si erano viste era mancata a tutte e tre la possibilità di confidarsi, di raccontarsi quello che era successo loro e, se serviva, chiedere aiuto per risolvere una situazione.
Erano abituate non solo a condividere avvenimenti importanti che condizionavano la loro vita ma anche a raccontarsi quei mille, apparentemente insignificanti, particolari che accadevano ad ognuna di loro.
Terminata l'università, tutte perfettamente in regola, erano riuscite a partire insieme.
Quella vacanza aveva avuto un sapore agrodolce perché erano coscienti che un periodo della loro vita era finito, e che dovevano approfittare di ogni momento da vivere insieme. Stavano abbandonando l'età in cui l'unico dovere era quello di studiare e le responsabilità di altro tipo non erano ancora arrivate.
Quando iniziarono a lavorare si scontrarono con le prime difficoltà, il lavoro era impegnativo e al termine della giornata era più facile fermarsi a bere qualcosa con i colleghi.
Cercare di organizzarsi per allontanarsi dalla quotidianità diventò veramente difficile. Prima, ogni decisione su quando partire era stata solo loro, poi la parola ferie era diventata uno spauracchio, specialmente nei primi anni di lavoro quando non avevano la libertà di decidere ma dovevano concordarle con i colleghi e comunque occorreva sempre avere l'autorizzazione del capo.
Quando arrivava l'estate si poteva contare solo sui week end per poter andare al mare tutte insieme, ma era sempre vicino, troppo vicino alla loro città.
Con il tempo, fatta carriera e, diventati loro 'i capi', era stato ancora più difficile riuscire a ritagliarsi un periodo di almeno dieci giorni di ferie consecutive.
Le responsabilità erano tante e alcune veramente difficili da delegare, per cui avevano deciso che, fino al momento in cui sarebbero potute partire tutte insieme, rimaneva inalterato l'appuntamento della domenica.
Una ogni quindici giorni d'inverno e d'estate almeno un intero week end era da passare insieme, non potevano esistere impegni che impedissero quegli incontri.
Avevano più volte tentato di organizzare una vacanza da passare insieme ma non c'erano mai riuscite. Non riuscivano a far coincidere le ferie di tutte e tre e se si doveva partire per una vacanza il diktat era: tutte o nessuna.
Quell'estate, deluse da tanti tentativi andati a vuoto, non avevano neanche cercato di organizzare qualcosa ma, come sempre accade, il fato aveva deciso per loro e imprevedibilmente potevano finalmente partire tutte e tre insieme.
Come ogni sabato, dall'inizio della primavera fino alla fine dell'autunno quella mattina si erano date appuntamento al loro solito caffè.
Era stato scelto, non solo perché essendo in pieno centro città dava loro la possibilità di incontrare praticamente tutti quelli che conoscevano, per chiacchierare e organizzarsi per la serata, ma perché quel preciso caffè preparava per l'ora dell'aperitivo mille piccoli finger food, di cui erano golosissime.
Era arrivato finalmente il momento di decidere prima di tutto che tipo di vacanza volessero fare, così da poter scegliere dove prenotare, certe che quell'anno avrebbero trascorso un'incredibile, meravigliosa e avventurosa vacanza.
Come d'abitudine le prime due amiche erano già arrivate e erano in attesa della terza, per la quale il concetto di puntualità era un optional.
Un improvviso stridore di freni fece capire loro che, finalmente, era arrivata.
Una splendida BMW cabriolet due porte, rosso fiamma, si fermò accanto al marciapiede, a pochi metri dai tavolini del caffè.
Mai fermarsi lontano dal posto dove si erano date appuntamento, era la sua regola personale che cercava sempre di rispettare.
Quando lo sportello si aprì, l'aspettativa di alcuni uomini che si erano fermati attirati dal rombo della macchina, fu fortemente delusa.
La splendida immagine di due lunghe gambe che sinuosamente uscivano dalla macchina svanì con un puff.
Ne emerse, invece, una giovane donna paffuta, di media altezza, decisamente in sovrappeso e vestita stile anni 50.
Era Simonetta, detta la Simons.
Con il telecomando chiuse la macchina e, fatta una amorevole carezza al cofano, si avvicinò sorridendo alle sue amiche:
- Avete visto come miglioro? Sicuramente non state aspettando da molto, sono diventata puntualissima, vero? -
Si sedette al tavolino e si preparò ai soliti rimbrotti, la sua mancanza di puntualità era oggetto di continue discussioni, ma quel giorno le sue amiche erano così felici al pensiero di poter trascorrere finalmente le vacanze insieme che, per una volta, lasciarono perdere.
- Per piacere altre arachidi e altri stuzzichini, finalmente è arrivata la nostra amica. - esclamò imperiosa Enrica che aveva da poco compiuto trent'anni.
La sua golosità cresceva di pari passo con gli anni, ma, fortunatamente per lei, non con il peso.
Alta, ben fatta, aveva un corpo tonico derivante da tante, ma tante vasche fatte in piscina almeno due volte la settimana, un fisico che quando era sul posto di lavoro non amava mostrare.
Terminata l'università, come tante altre ragazze si accontentò di ogni proposta di lavoro che le veniva fatta, sempre in attesa di qualcosa di più sicuro e duraturo.
Con un concorso per un posto a tempo determinato, riuscì a entrare in una delle amministrazioni pubbliche della sua città e, vista la sua bravura le fecero tutti i rinnovi che la legge consentiva, finché non fu più possibile.
Dopo poco tempo l'ente dove aveva lavorato bandì un concorso per funzionario di alta fascia e Enrica decise di parteciparvi.
Si preparò con il suo solito rigore, dedicandosi anima e corpo allo studio e facendosi aiutare dalle sue amiche. Contro la sua stessa previsione lo superò brillantemente.
Circa un paio di anni dopo essere stata assunta, il suo ente si trovò ad avere carenza di figure dirigenziali e bandì un concorso per sopperirvi.
Enrica fu molto indecisa se parteciparvi, le sembrava di approfittare della situazione, aveva iniziato a lavorare da poco tempo.
Fu il suo responsabile a spingerla. Sapeva che se Enrica avesse superato il concorso avrebbe perso un validissimo aiuto, ma era anche cosciente del valore della giovane donna.
Enrica infatti superò brillantemente anche questo ostacolo.
La sua cultura e preparazione però non la difesero dalle battute maligne di quelli che, pur avendo partecipato allo stesso concorso, non erano riusciti a superarlo.
Per questo e per tanti altri motivi, quando era in ufficio, il suo abbigliamento diventava inappuntabile e rigoroso.
Tailleur con gonna o pantaloni, camicie di seta e pull.
Era una dirigente che mano a mano che cresceva nel lavoro aveva contatti sempre più frequenti con colleghi di altre regioni e, nulla doveva dare adito a qualsiasi commento o illazione da parte dei colleghi maschi, che amavano giudicare le donne solo dall'apparenza, quasi mai dalla loro intelligenza e preparazione.
Nel suo tempo libero invece si sentiva finalmente padrona di sé e si trasformava.
Il bruco diventava farfalla e la sua estrosità veniva alla luce.
Poteva tranquillamente permettersi vestiti aderenti che fasciassero il suo corpo senza imperfezioni e, dare finalmente risalto alle lunghe gambe che amava mostrare attraverso spacchi intriganti, o indossare quei caftani che facevano diventare informi le donne che non avevano un corpo come il suo.
Aveva un viso spiritoso, incorniciato come soleva dire, da ‘uno splendido casco di spaghetti‘ e era sicuramente la più disinvolta del gruppo.
Con un sorriso accattivante e la battuta sempre pronta faceva facilmente amicizia con tutti.
Per questa sua caratteristica veniva coscienziosamente utilizzata dalle sue amiche per riuscire, senza fare alcuna fatica, a conoscere un'infinità di persone. in particolare...gli uomini...perciò, con suo sommo rammarico era stata definita, ‘la nostra arma segreta‘.
Ma dopo tanto sfruttamento Enrica era finalmente pronta alla riscossa:
- Ragazze organizzatevi. Ho deciso che dovete crescere, sarete voi a presentarmi tutta la fauna maschile che incontreremo. -
- Bimba hai le idee confuse, già è tanto che vieni con noi. - le rispose Barbara - Per colpa tua ho dovuto rinunciare a visitare tutto il mondo. -
- Tutto il mondo? Ma va' là, lo sai che l'Italia è il posto più bello che ci sia. -
Barbara e Simonetta sapevano benissimo che Enrica amava viaggiare per conoscere posti sempre nuovi, ma anche che, in maniera del tutto irrazionale, la sua sete di conoscenza si limitava solo e esclusivamente all'Italia.
Diceva di voler visitare Parigi per salire sulla Torre Eiffel, di andare a Londra per vedere da vicino i fantastici gioielli della Corona e entrare nella grigia e famosa Torre di Londra, di girare per Vienna assorbendone l'antica bellezza.
Diceva.
Perché poi all'atto pratico di andare all'estero non se ne parlava.
Quando le si proponeva una qualsiasi meta che fosse al di fuori dell'Italia, tutta la sua disponibilità e interesse svanivano e diveniva improvvisamente ostile a ogni idea.
La pervadeva un improvviso senso di panico, che le impediva di ragionare logicamente e opponeva un assoluto rifiuto, motivato praticamente da nulla, riusciva solo a dire:
- L'Italia è tanto grande e affascinante, è colma di mille cose da esplorare, di città da conoscere, di musei da non perdere e chiese da visitare, prima la giro tutta in lungo e in largo, poi vedremo. -
- Ragazze - riprese a parlare Enrica mentre mangiava un minuscolo tramezzino - volete sapere l'ultima cosa che mi è successa? -
- Amica mia a te succede sempre di tutto, cosa hai combinato questa volta? Chi hai ucciso? -
- Ma no, non scherzare, sto parlando del mio lavoro. Mi hanno proposto di coordinare uno staff di dirigenti di varie regioni.
Sarò praticamente sempre in viaggio fra la Puglia, il Lazio, la Lombardia e il Piemonte. Lavorerò come una matta ma mi divertirò tantissimo. -
Lei, per lavoro, viaggiava sempre e solo in Italia, era abituata a pianificare ogni momento dei suoi spostamenti e dei congressi quando erano organizzati da lei.
Era in grado di programmare ogni cosa in modo minuzioso, ma al tempo stesso così poco invadente da riuscire a non sovrastare nessuno e a non dare la sensazione, agli ospiti dei congressi, che ogni cosa fosse stata già predisposta.
Per questa sua capacità spesso accadeva che qualche collega le chiedesse di aiutarla ad organizzare qualche evento più importante.
Sotto lo sguardo indagatore di chi le aveva chiesto aiuto, prendeva la sua miracolosa organizer, scrigno di tutti i contatti che le consentivano di risolvere ogni problema dovunque si trovasse, e si metteva al lavoro.
Lo sguardo curioso e indagatore però non bastava a chi voleva copiare qualcosa del suo metodo organizzativo, sarebbero serviti anni di pratica e una mente analitica come la sua.
Tutto ciò accadeva nel mondo del lavoro, dove efficienza e organizzazione erano le sue parole d'ordine.
Quando si doveva partire per un viaggio di piacere Enrica si trasformava, la sua efficienza misteriosamente svaniva, la confusione regnava sovrana e si prospettavano guai seri per chi malauguratamente avesse deciso di fidarsi di lei.
Improvvisamente e senza alcuna ragione valida si perdeva in problemi inesistenti.
Sbagliava la prenotazione dei biglietti, dimenticava che negli hotel, specialmente d'estate, occorreva necessariamente prenotare se si voleva dormire la notte, procurava a sé e agli altri guai inimmaginabili.
A causa di questa sua caratteristica, alquanto particolare, era stata più volte avvisata dalle sue amiche:
- Abbiamo già passato tutti i guai possibili quando siamo partite dopo aver finito l'università, se mai decideremo di ripetere l'esperienza di un viaggio a tre, l'unica cosa certa è che il viaggio non lo organizzerai tu! Mai! Noi vogliamo sopravvivere. -
- Ragazze non esagerate. È vero, c'è stato qualche problema organizzativo in quel viaggio. - gli sguardi biechi delle altre due fermarono Enrica.
- Ok ammetto che sono stata leggermente distratta e non tutto è andato come doveva, ma sono state sciocchezze. -
- Sciocchezze dormire in macchina la prima notte di vacanza perché ti eri semplicemente dimenticata di prenotare? - Esplose Simonetta - Dover vagare altri due giorni alla disperata ricerca di un qualsiasi posto dove dormire! Enrica taci che è meglio.
Quella doveva essere la nostra vacanza dopo l'università, dovevamo divertirci e folleggiare ma è stata un incubo.
Tu puoi raccontarci che sei cambiata, che hai finalmente imparato cosa si fa quando si parte, ma io non mi fido. Ribadisco, tu non organizzerai mai nulla! Barbara sei d'accordo con me? -
E Barbara guardando fissa Enrica negli occhi - Assolutamente, pienamente, totalmente si! -

Barbara Ann Parker
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