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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Non sono l'uomo per te
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«Tutto a posto?» chiese Ethan. Annuii osservandolo. E fu come un magnete. «Sì, grazie» mormorai facendomi avanti fino a sfiorargli le labbra. Ethan non si ritrasse ma neanche fece nulla per trattenermi. Arretrai e risi. «Bea è con il suo ragazzo ma quando le ho detto che sono con te, gongolava svampita. Ma che effetto fai alle donne?» domandai divertita. Ma Ethan non era divertito, anzi era scuro in viso e accigliato. «Ethan ...» lo chiamai sollevando una mano per carezzargli una guancia e la sua espressione fu così tormentata e sofferente che mi si strinse il cuore. «Ethan ... non temere ... non puoi farmi del male ...» assicurai, perché avevo la percezione che quello fosse un suo timore. «Che ne sai? E se te lo facessi? Non voglio assolutamente ...» Gli tappai la bocca fiondandomi su di lui. Volevo assaggiarlo, volevo un bacio vero, qualsiasi cosa lui ne pensasse e quella volta gli infilai la lingua fra le labbra e la reazione di Ethan mi sorprese. Agguantò la mia lingua come un affamato, duellò con quella come se ne dipendesse la sua vita e orchestrò un baciò di un tale ardore che mi lasciò senza fiato. Poi, si ritrasse un po' ansante. «Perdonami ... sono mesi che non bacio una donna ... e ho desiderato farlo ogni volta che ti ho guardata. Scusa ... non volevo assalirti ... scusa ... ma il controllo mi difetta e ...» Mi riaccostai e lo baciai di nuovo, dolcemente, per placarlo e zittirlo. E lui corrispose con la stessa dolcezza, come a volersi fare perdonare l'ardore precedente. Sfiorò la mia lingua con tocchi languidi e morbidi. «Va tutto bene, Ethan ... ti ho invitato io e ti ringrazio per non avermi allontanata» sussurrai sulle sue labbra. Lui sorrise. «Solo un cieco potrebbe allontanarti ... forse» considerò arretrando, lo sguardo fisso alle mie labbra che percepivo bollenti. «Le tue labbra sono una tentazione costante ma resta il fatto che non voglio assolutamente farti male, perciò, devi starmi lontana. Hai visto come ho reagito, no? Basta poco per accendermi e farmi perdere il controllo e tu sei troppo bella perché possa ignorarti, pertanto, devi aiutarmi.» Si passò scorato una mano nei capelli distogliendo lo sguardo da me. «Non posso andarmene anche da qui e ricominciare altrove ancora una volta.» La mia mano raggiunse il suo capo. Gli carezzai i capelli lunghi e setosi come aveva fatto lui, ma, mentre il suo era stato un gesto di scoraggiamento il mio fu di tenerezza. «Quante elucubrazioni ... stai tranquillo ... rilassato ... va tutto bene e ci siamo scambiati solo un bacio ... com'è giusto che avvenga tra due persone giovani che si piacciono. Non è successo altro e nessuno si è fatto male. Perché ipotizzare scenari apocalittici? Calmo ... sono qui se vuoi ancora un bacio» terminai sorridendo e finalmente anche lui sorrise. «Okay, però, se il bacio diventa troppo invasivo segnalamelo» rispose riaccostandosi e strofinando la lingua sul mio labbro superiore. «Bello ... gonfio ... invitante ... sei da mordere ...» bisbigliò sulla mia bocca. Lo baciai cercando di trasmettergli tutta la dolcezza che mi ispirava carezzandogli la lingua con tocchi morbidi e avvolgenti e di stordirlo con quelli. E lui lo percepì. Quando ci separammo aveva gli occhi lucidi. «Nessuno, nei miei trentasette anni di vita mi ha mai baciato con tanta dolcezza. Perché non ti ho incontrata prima?» Perché era quello il momento per noi, tuttavia, non lo dissi per non preoccuparlo. «Forse non avevi bisogni di dolcezza ma di ardore» dissi invece. «Una cosa non esclude l'altra e una buona dose di dolcezza mi avrebbe reso meno inquieto.» Sospirai. «È inutile recriminare sul passato. Viviti il presente, Ethan» lo sollecitai arretrando e prendendogli la mano. Mi seguì docile. «È quello che provo a fare e non desidero complicazioni.» «E credi che io lo sia?» «Ah sì, indubbiamente.» Nascosi la mia delusione. «Okay, niente più baci» assicurai non senza rammarico. «Grazie, e non è che non voglia, ma ... i baci conducono ad altro ... ed io sono solo un uomo, Rebecca. Fallace, debole, pieno di problemi, che sta provando a rimettersi in piedi dopo essere finito lungo disteso e devo fare affidamento sulle mie sole energie. Devo restare concentrato sull'obiettivo.» «Okay Ethan, ho capito e se desideri che neanche ti venga più vicino, ti farò servire da Bea, o da Chiara, o da Luis» proposi. Mi sarei limitata ad osservarlo da lontano. «No, diavolo, non è necessario!» si oppose con fermezza. Eravamo arrivati al ristorante. Io vivevo sopra di quello. «Allora, buonanotte senza baci. Ma almeno, mi concedi di carezzarti?» chiesi esitante, con la mano tesa verso il suo viso. Lui chiuse gli occhi e attese. Nel contatto con la sua pelle fresca investii la tenerezza che mi ispirava, nel seguire i suoi bei lineamenti infusi una morbidezza e un'attenzione che lo fecero ondeggiare come se lo cullassi, v'immisi il carico d'affetto che ingigantiva a vista d'occhio dentro di me, nonostante le parole dette. Io mi stavo perdendo per quell'uomo e nel mio cuore era spuntato un piccolo germoglio di cui gli feci dono con quella carezza. Riaprì gli occhi e mi donò la lucentezza e la bellezza delle sue iridi. «Non sono mai stato baciato e accarezzato con tanta dolcezza, neanche da mia madre. È vero che c'è sempre da imparare e scoprire, e che la vita può essere stupefacente nonostante tutto. E non sai mai cosa può riservarti il domani» considerò serio. «Ignoravo che una carezza potesse trasmettere così tante sensazioni di gradevolezza gentilezza e dolcezza.» «Già, ogni giorno può essere una scoperta, perciò viviamo giorno per giorno accogliendo con gratitudine tutto ciò che ce ne verrà» convenni arretrando. Lo lasciai là, immerso nelle sue considerazioni ma con uno sguardo ardente fisso su di me. Qualcosa di più di un nome e un mestiere
Nei giorni che seguirono fummo bravi a fingere di provare poco o nullo interesse per l'altro. Ci limitavamo a salutarci, lui a ordinare ed io a servirlo, sbirciandoci però, ambedue, di nascosto. Lui mi osservava mentre servivo gli altri clienti ed era pronto ad abbassare lo sguardo quando lo cercavo, io lo studiavo da lontano, nutrendomi dei suoi gesti ignari, delle sue espressioni o dei suoi sorrisi mentre discorreva col signor Marino, il suo vicino di tavolo. Poi, inaspettatamente, un giorno arrivò in compagnia di una ragazza bellissima, una popstar truccatissima ma per nulla volgare e dotata di una carrozzeria davvero di prima categoria nonostante non apparisse affatto in carne, che lei aveva esaltato con sapienza, senza risultare ordinaria, anzi, tutt'altro. Mi feci avanti curiosa e turbata. Chi era quella donna? In che rapporti era con Ethan? Da dove era arrivata così sofisticata, elegante e scioccante nella sua bellezza? «Ciao Ethan. » «Oh, ciao Rebecca. Melanie lei è Rebecca, Rebecca ... Melanie» ci presentò. Nessuna delle due tese la mano all'altra e ci salutammo con un cenno del capo. «Abbiamo molta fretta, puoi farci mangiare in tempi brevi?» chiese Ethan. «Dipende da quello che ordinate.» «Non importa Rebecca, quello che c'è di pronto in cucina.» «Vado a vedere.» E mentre mi allontanavo udii distintamente il commento acido e ironico di Melanie. «Chi è, la tua nuova troietta?» Ma non udii la risposta di Ethan. Quando però, tornai al tavolo per portare l'acqua e il pane, stavano discutendo animatamente. «È pur sempre tua moglie!» disse Melanie ed io sussultai. Ma certo, come avevo potuto supporre che Ethan fosse un uomo libero? «Ethan, ci sono le lasagne, vanno bene?» chiesi sbrigativa. «Sì, grazie Rebecca, Melanie?» «Sei pazzo? Sai che non posso! Per me un'insalata verde mista, senza crescione!» precisò altezzosa. Avrei voluto rispondere che se ci fosse stato il crescione avrebbe potuto benissimo scartarlo da sola, ma tacqui. Il cliente andava sempre trattato con ogni riguardo. Poco dopo li servii ed Ethan mi guardò fissamente mentre rispondeva a una domanda di Melanie, come a indicare che quel chiarimento fosse per me. «Claire è la mia ex moglie e tu lo sai bene. Abbiamo divorziato un anno fa ed io non ne voglio più sapere nulla! Ho chiuso con lei. Le ho dato quello che mi ha chiesto e me ne sono andato per rifarmi una vita. Ora non è un mio problema se non riesce più a gestire il suo vizio. I soldi sono finiti ed io non ne ho da distribuire per alimentare la sua dipendenza. Si rivolga ad un centro specializzato per la cura delle dipendenze.» «Perderà gli ingaggi.» «E chi se ne frega, Melanie!» sbottò Ethan alzandosi insofferente. «Andiamo!» Nessuno dei due aveva mangiato più di qualche boccone ma lui era troppo turbato per restarsene a tavola. Fece per andarsene ma poi si fermò e si volse verso di me. «Grazie Rebecca e ringrazia tua madre per me. Come il solito era buonissima» disse dolcemente indicando il suo piatto ancora pieno. «In cucina ce n'è tanta. Ti terrò da parte una porzione per questa sera» assicurai e lui mi sorrise colmandomi il cuore.
Pertanto, che avevo appreso? Mi chiesi guardandolo allontanarsi con quella dea dal sedere duro e sporgente, alta quanto lui ed estremamente elegante nei movimenti sinuosi e sensuali della camminata? Che Ethan era sposato, divorziato da un anno e che Melanie era andata a battere cassa, probabilmente a nome della ex moglie. Come quadretto era già piuttosto squallido anche senza aggiungerci la questione della dipendenza, di sicuro da droghe, della sua ex. Gli errori e le loro conseguenze
Quella sera non lo vidi ma venne al ristorante con Wolf il giorno successivo, a cena. Era fuori fase, turbato e scontento. I suoi occhi inquieti mi preoccuparono. Lo vidi mentre legava il guinzaglio di Wolf alla staccionata, per non portare dentro il cagnolino. «Ethan» lo chiamai raggiungendolo velocemente, «puoi portarlo dentro. Basterà che leghi il guinzaglio alla tua sedia e che non lo lasci scorrazzare in giro.» Lui mi guardò per qualche secondo poi, chiuse gli occhi. «Rebecca mi accarezzi come sai fare tu? Mi basta solo una carezza» disse con voce bassa e implorante. Ma io non mi limitai a una carezza. Lo afferrai e lo strinsi saldamente. «Si sistemerà tutto, vedrai» bisbigliai stringendolo a me e dopo un attimo di incertezza le sue braccia si chiusero sulla mia schiena e anche lui mi serrò fino a farmi mancare il respiro. |
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