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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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A spasso nel tempo
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Tra realtà e fantasia.
I compiti della Signora del castello.
Azzurra pensò di essere avvolta dal fuoco. Sentiva caldo e cercò di scoprirsi. Sfiorò il morbido pelo della pelliccia che la ricopriva e sorrise tendendo la mano a cercare Marco ma lui non c'era. Aprì gli occhi e distinse i contorni della camera che sembrava una vera piazza d'armi. Le ultime braci nel camino si stavano spegnendo, tuttavia, il calore trasmesso dalle pellicce che Marco le aveva premurosamente steso indosso era compatto e potente, come quel piacere dolce e magnifico che era derivato dall'agognata fusione con lui. Ora non posso più lasciarti andare amore mio, pensò risoluta, crogiolandosi nella morbidezza del pelo che le avvolgeva e le sfiorava con una carezza delicata, il corpo nudo. Ancora provò un'esaltante eccitazione e desiderò che Marco fosse lì con lei. Un picchiare sommesso alla porta la spinse a balzare giù dal letto. Il pensiero corse a Silvia e cercò qualcosa con cui coprirsi. «Sì? Chi è?» «La cameriera, Signora. È sveglia? Posso entrare?» Azzurra ritornò sotto le pellicce agguantando la camicia di mussola sul pavimento e infilandola rapida. «Avanti», urlò. La ragazza entrò reggendo un vassoio. «Buongiorno, il suo Signore le augura una felicissima giornata e le dona questa rosa» annunciò la ragazza avanzando e mostrandole la bella rosa rossa infilata in un vasetto di porcellana. «Grazie» rispose Azzurra arrossendo e prendendo il vassoio per deporlo sulle gambe. «Lui dov'è ora?» chiese. «Ai combattimenti di allenamento. Stamattina si esercita con la spada. Il nostro Signore è molto forte, è un abile spadaccino e saprà tenere a bada i suoi nemici.» «Lo spero bene.» «Posso aprire un po'? La brace è ormai spenta e la camera si sta raffreddando. Forse riusciamo a intiepidirla con un po' di calore esterno. Oggi fa insopportabilmente caldo fuori.» «Sì, grazie Anna. Ti chiami Anna, vero?» «Sì, e le sono stata assegnata quale cameriera personale. È un ruolo di grande prestigio, vicinissima alla padrona tanto da godere della sua fiducia, della confidenza, della sua benevolenza e spesso, anche dell'amicizia» continuò la ragazza raccogliendo l'abito che Azzurra aveva indossato il giorno precedente e stendendolo con cura su una sedia. «Era bellissima con questo vestito. Ogni Signore del castello l'ha ammirata, ieri. L'aiuto e vestirsi quando avrà terminato la colazione?» «Sì, grazie. Di quali ingredienti è composta questa focaccina?» «Farina gialla, riso e miele.» «È davvero deliziosa.» «Faccio portare via la tinozza?» «Ma solo per svuotarla, vorrei poterla ancora adoperare questa sera.» Anna sorrise. «Sarebbe stato lo scandalo del castello. La gente pensava che la pelle si consumasse e si sciupasse a usare troppa acqua e sapone e preferivano cospargersi di oli essenziali. Vuole provarne qualcuno?» «E perché no? Però quel vestito puoi anche metterlo via perché non lo indosserò di nuovo.» «Sarebbe stata una padroncina capricciosa. Lo stesso abito era indossato per giorni prima di farlo lavare, per non sciupare i tessuti preziosi. Bisognava pestarli con i piedi come l'uva, danneggiando immancabilmente pizzi e ricami.» «Non mi interessa Anna e, lavato oppure no, in ogni caso non indosserò più quel vestito; è troppo scollato.» «Posso prenderlo io?» Azzurra la fissò stupita mentre versava l'acqua dalla brocca. «È uno dei vantaggi di essere una cameriera personale» spiegò Anna aprendo davanti a lei un paravento, per offrirle un minimo di privacy. «Per me va bene, Anna, tuttavia non sono certa che riuscirai a infilarlo senza difficoltà.» Anna era assai formosa e doveva essere almeno una taglia oltre la sua. «Oh, non si preoccupi, mia madre è sarta e saprà che cosa fare per acconciarlo su di me.» «Bene, quali sono i miei impegni?» chiese asciugandosi il viso e le braccia. «Dovrà ispezionare la cucina, i ripostigli e le dispense e provvedere alle ordinazioni delle provviste invernali e con questo sarà impegnata per tutta la mattina. Dopo pranzo ascolterà le lamentele della lavandaia e deciderà se rimetterla al giudizio del suo Signore. Il lunedì è giorno di udienze e lui sarà impegnato nella sala degli scribi a colloquio con i suoi fittavoli» rispose Anna aprendo una cassapanca e mostrandole un abito assolutamente incantevole. «Bellissimo, tuttavia, non è un po' troppo elegante con quel collo di pizzo e i ricami delicati?» «Sarà a colloquio con i vostri servitori, oggi. Deve essere elegante e presentarsi al meglio se vuole che la vostra gente vi ami, vi rispetti e vi serva fedelmente.» Azzurra annuì massaggiandosi le gambe con l'olio della boccetta che Anna le aveva porto premurosamente. L'unguento si era assorbito subito, donandole una pelle lucida, morbida e lievemente profumata di fiori. Certo che dovevano saperne una più del diavolo le donne di due secoli prima, pensò, cospargendosi anche il petto e il ventre con l'unguento che le permetteva di percepire la pelle fresca come se fosse stata appena detersa. Realtà o fantasia?
Azzurra attraversò le tetre sale disadorne chiedendosi se avesse imboccato la giusta direzione, quando fu raggiunta dal suono di voci concitate. «Non mi interessa che dovrei restare così, ma io non vado a sedermi a tavola coperto di polvere e di sudore!» Stava dicendo Marco adirato. «Ma dove mai si è visto in un castello della fine del Settecento, il continuo riempimento delle tinozze?» replicò John con veemenza. «E questo sarà un castello anomalo per il consumo di acqua ma cazzo! Ho sudato dieci camicie!» rispose Marco avanzando nella stessa sala che stava attraversando Azzurra. Si fermò sorpreso di vederla e poi le sorrise con calore. Marco era assolutamente affascinante col volto ancora accaldato dalle energie investite nel combattimento, inguainato in un paio di calzoni di pelle che lo fasciavano peccaminosamente esaltando i suoi muscoli sodi e la consistenza del suo sesso. I calzoni finivano in alti stivali al ginocchio e indossava anche un'elegante camicia di morbida seta che gli si era incollata al torace muscoloso intriso di sudore. Alcune ciocche di capelli gli ricadevano scompostamente sulla fronte ma quelli, lunghi sulla nuca, erano ancora trattenuti da un nastro di velluto. Il volto recava l'ombra scura della barba in crescita e gli occhi blu erano maggiormente in evidenza, come le labbra dalla linea decisa. La corte di uomini che seguiva Marco si immobilizzò e si zittì osservando Azzurra. «Buongiorno Signori, come sono andati gli allenamenti?» Marco storse le labbra. «Tante ore di palestra non mi avevano affatto preparato alla ferocia e alla forza necessari per un vero combattimento» rispose. «Non era un vero combattimento, ma solo un allenamento» lo corresse John. «Dove stai andando?» chiese Marco ignorando l'amico. «Volevo raggiungere le mura del castello sulla porta maestra per scorgere l'interno e l'esterno del castello.» «Da qui si va all'armeria. Dov'è Silvia?» «Sta prendendo nota delle mie ordinazioni di provviste alimentari per l'inverno. Arriverà tutto dai nostri contadini.» Marco annuì e si volse verso gli uomini alle sue spalle. «Luca accompagna tu, Azzurra» ordinò risoluto facendo un cenno con la mano al ragazzo perché avanzasse. «Ci vediamo in sala da pranzo. Se adesso vuoi scusarci ...» proseguì riprendendo a muoversi seguito dal suo sciame personale e la ragazza non poté impedirsi di lanciare ancora un'occhiata al suo attraente didietro. Poi sospirò costernata volgendosi verso la sua scorta. «Sicuramente anche tu desideravi metterti in ordine» considerò con una smorfia. «Non importa mia Signora, e poi è un grande onore che il Signore mi abbia designato il compito di accompagnarla. Significa che si fida di me più che di chiunque altro.» «Faccio ancora fatica a entrare nel ruolo.» «È comprensibile. Noi altri siamo qui da molto più tempo per allestire il castello o alcune parti di esso e abbiamo avuto modo di adeguarci.» «È vero che le Signore erano scortate anche all'interno delle mura?» «Sì, se si recavano sulle torri o sulle mura bene in vista agli occhi del nemico, ma personalmente, ritengo che il Signore non gradisca che lei vada in giro da sola per questi bui corridoi.» «Non sono al sicuro in casa mia?» Luca fece una smorfia. «Ora la realtà si confonde con la fantasia. Sei troppo bella per passare inosservata. Potresti essere al sicuro come Signora del castello ma non come Azzurra Frizzi, bella e appetibile o, viceversa. Siamo quasi arrivati. Per maggior sicurezza ti ho condotto a una bertesca. Ci saremo oltre quella scalinata.» «Che diavolo è una bertesca?» Luca sorrise. «Una galleria coperta. Puoi guardare senza essere visto attraverso le caditoie che sono delle aperture create per versare la pece.» «Subdolamente ingegnoso» borbottò Azzurra approdando nella bertesca. L'aria calda e opprimente l'avvolse pesantemente. «E che bisogno avevano dei condizionatori con queste mura che mantengono fuori il caldo?» considerò accostandosi all'apertura che dava sull'area interna. Alcuni bambini con abiti laceri e dimessi giocavano rincorrendosi. Li indicò col dito. «Saranno anche piccoli attori ma almeno quelli, sono lavati e rifocillati come si conviene ai giorni nostri?» Luca annuì. «I bambini restano qui solo oggi e c'è un dietologo che si occupa comunque della loro alimentazione.» Ancora Azzurra notò i grossi tini colmi d'acqua fumante in cui donne corpulente rimestavano il vestiario o lo pestavano con schiacciate vigorose dei piedi, immerse nell'acqua fino al polpaccio. E altre ragazze stendevano su lunghe corde poco distanti, la biancheria già lavata. Benedisse mentalmente Marco per averle assegnato quel ruolo di tutto riposo. Si ritrasse e cambiò lato, affacciandosi sulla porta maestra e sul fossato circostante. Notò immediatamente un gruppetto di cavalieri che attraversava il primo ponte levatoio. «Vogliamo andare mia Signora? Il pranzo sarà ormai servito.» Azzurra annuì a malincuore. Ancora non aveva adocchiato le scuderie e si ripromise di ritornare a quel posto di osservazione. «Per di qua» disse Luca invitandola ad attraversare la bertesca. «Se scendiamo dalla scala su quella torre, ci ritroveremo direttamente sopra la sala da pranzo» spiegò. «È possibile avere una pianta del luogo?» chiese Azzurra e Luca annuì. «Sicuro.» In breve, raggiunsero la sala da pranzo. Marco era già presente nel salone, fresco e affascinante nel completo attillato dal quale spuntavano i volant di una ricca camicia immacolata. Azzurra gli si fece vicino. «Sei bellissima» mormorò Marco prendendole la mano e sfiorandone delicatamente il dorso. «Anche tu e lo penso davvero Marco.» L'uomo le sorrise indicando i volant ai polsi. «Continuo a sentirmi una checca. E poi sono fastidiosi. Strusciano ovunque e dopo qualche ora sono lerci. Ma poiché oggi sono a colloquio con la mia gente, devo emanare opulenza, ricchezza e sicurezza, perché possano tutti continuare a servirmi con piacere nonostante si discuta di abolire la schiavitù personale, di concedere la libertà di culto e di garantire giustizia imparziale. Non è una beffa?» «Già, come spesso il passato ci mostra.» Marco si fece più vicino. «Però, ritornando al mio abbigliamento, la parrucca con i boccoli se la scordano. Si sta cominciando a non usarle più e non sarò certo io a prolungarne l'uso.» Azzurra ridacchiò sedendo a tavola. «Però i tuoi calzoni attillati sono alquanto indecenti e sexy e magnetizzano lo sguardo là!» precisò lanciando ancora uno sguardo fugace verso i suoi genitali e Marco si accigliò. Avrebbe voluto risponderle che seguiva solo la moda dell'epoca ma non ne ebbe modo. Un servitore avanzò trafelato fino a lui e si inchinò prostrandosi fin quasi a terra. «Mio Signore, sono arrivati dei visitatori.» «Introducili subito» replicò Marco. Una delegazione di uomini entrò nella sala da pranzo e Azzurra riconobbe in quelli, i cavalieri che aveva visto dalla bertesca avanzare sul ponte levatoio. «I nostri rispetti Signora di Kenz, Signore ...» esordì l'ambasciatore del gruppo inchinandosi. «Dite Signore, che cosa vi ha condotto sulle mie terre?» chiese Marco. «Veniamo dal castello di Burge con cattive notizie, ahimè. Doge Manin è stato costretto da Napoleone a cedere Venezia all'Austria in cambio del Ducato di Milano. È in corso una sommossa e abbiamo urgente necessità di aiuti.» «Intanto sedete alla mia tavola e rifocillatevi. Mi racconterete ogni evento, con calma» rispose Marco intento a mantenersi i volant dei polsi perché non gli finissero nel piatto. «Siamo affamati, Signore» ammise uno dei visitatori servendosi abbondantemente. «Prendete quello che volete» li invitò Marco indicando il lungo tavolo imbandito e carico come il solito di abbondanti libagioni. «Da giorni digiuniamo e cavalchiamo. All'alba di tre giorni fa siamo stati attaccati. Il nostro castello è allo stremo delle forze» continuò l'altro viaggiatore e suo malgrado, Azzurra tremò di angoscia. Dovette ricordare a se stessa che quegli uomini fingevano recitando un ruolo, benché lei stesse vivendo realmente quella finzione. «Vi lascio ai vostri affari, Signori, devo prepararmi per le mie udienze» esordì sbrigativa alzandosi. Marco le afferrò la mano e le baciò delicatamente il dorso. «A più tardi, mia Signora. Trascorrete un felice pomeriggio e se doveste avere bisogno di me ... sapete, dove trovarmi.» Azzurra annuì e con un cenno di commiato ai visitatori si allontanò, seguita dalla sua cameriera personale. «Che succede, Signora?» «Non sopporto più quest'armamentario che sostiene la gonna, né questo busto steccato» esclamò Azzurra stizzita. «Ma le stecche di balena sono flessibili» obiettò Anna. «E il guardinfante serve a donare una figura elegante e impeccabile all'abito ricco che altrimenti penderebbe ...» «Non me ne importa niente! Perché sono qui quegli uomini? Aiuto? Che tipo di aiuto richiedono?» chiese stranamente inquieta. «Tranquillizzatevi Signora, il nostro Signore è un abile combattente e la sua forza è leggendaria nelle terre circostanti, perciò, non dovete temere per la sua vita.» Azzurra deglutì ancora più spaventata. «La sua vita?!» chiese smarrita entrando nella sua stanza e cominciando a spogliarsi rabbiosa, incapace di controllare la strana inquietudine da cui era stata sopraffatta ma, calata in quell'ambiente, era difficile discernere la realtà dalla fantasia. |
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