Writer Officina Blog
Ultimi articoli
Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
Home
Admin
Conc. Letterario
Magazine
Blog Autori
Biblioteca New
Biblioteca Gen.
Biblioteca Top
Autori

Recensioni
Inser. Estratti
@ contatti
Policy Privacy
Writer Officina
Autore: Carla Tommasone
Titolo: Il sussurro del demonio
Genere Romanzo
Lettori 44
Il sussurro del demonio
Un lavoro raccapricciante.

Asia osservò la sua opera e un impeto di rabbia le invase la mente.
Come aveva potuto realizzare quel lavoro così scadente? Dove era stata con la mente mentre dipingeva per non accorgersi che stava eseguendo un pessimo lavoro?
Il risultato cui assisteva con crescente malessere le svelava quanto poco impegno avesse investito nel tratteggiare il volto che ora le appariva come un uovo deformato, nato da una gallina strabica e menomata.
Come mia madre, pensò rabbiosa scaraventando con una manata la tela giù dal cavalletto.
«Forse non è il momento ...» enunciò la voce dietro le sue spalle e Asia trasalì, perché non si era avveduta che qualcuno fosse entrato nello studio.
Si volse sfoderando un sorriso falso, perché le labbra pretendevano di restare serrate per la rabbia che le colmava la mente, ma per nulla al mondo l'avrebbe mostrata a un potenziale cliente.
«Mi è solo scivolata dalle dita» precisò ignara di quanto l'uomo avesse visto e quello non replicò e non la guardò, mosse solo un passo avanti per raccogliere la tela.
«Non mi sembra si sia danneggiata irreparabilmente» costatò studiando la struttura deformata del telaio. La ripose sul cavalletto poi, mosse un passo indietro e contemplò il dipinto per un po'.
Asia si volse insofferente. Lei non poteva ammirare con animo sereno lo scempio che aveva realizzato.
Raccolse la pezzuola sul banco di lavoro e si pulì le mani.
«Posso esserle utile?» chiese esaminando le scarpe dello sconosciuto e quasi rise dentro di sé, la rabbia appena un po' dissipata dalla consapevolezza del suo bizzarro comportamento.
Già, perché ci si sarebbe aspettati che per capire qualcosa dell'uomo che era sopraggiunto, avesse dovuto scrutarlo in viso e negli occhi per una sommaria valutazione, studiargli gli abiti e, in ultima analisi le scarpe. Invece, lei partiva sempre da quelle, neanche avessero potuto rivelarle le potenzialità dell'individuo che aveva scelto di indossarle.
In ogni modo, quelle erano scarpe di ottima qualità, dalla bella linea elegante e sobria che in qualche modo camuffavano la lunghezza eccessiva del piede.
Quel tipo doveva essere molto alto, realizzò sollevando il capo per costatare l'elevata statura e dopo qualche secondo si bloccò, perché l'uomo stava osservando proprio lei con una luce perplessa nello sguardo fondo.
«Giovanni Fumagalli mi ha indirizzato da lei» la informò tendendo incerto la mano.
Asia non esitò e gliela strinse con decisione. «Asia Fortuna» si presentò annuendo.
«Daniele Dani» rispose l'uomo increspando le sopracciglia.
«Che c'è?» chiese Asia.
«Nulla ... non immaginavo una stretta tanto energica» precisò l'uomo ritirando le dita e scuotendole lievemente.
Asia fu tentata di etichettarlo come una “femminuccia” ma qualcosa nella solida struttura corporea dell'uomo a malapena celata dal cappotto, le suggerì che quel marchio non gli avrebbe reso giustizia.
«Le opere in vendita sono in fondo al salone. Se desidera dare un'occhiata ...»
«Sì, grazie» rispose l'uomo mentre i suoi occhi vigili già vagavano interessati, attratti dai dipinti.
Asia mosse un passo lateralmente. «Prego» lo invitò e l'uomo avanzò rapido, già dimentico di lei.
Si diresse spedito verso una tela che osservò con estrema attenzione, studiando interessato le pennellate da una distanza ravvicinata e poi interponendo sempre più spazio tra lui e la tela.
Asia lo osservò con distacco.
L'uomo non era né bello né brutto, se non molto alto, come, infatti, aveva supposto osservandogli i piedi, e dotato di spalle larghe.
Si chiese che tipo d'uomo fosse e da quale lavoro avrebbe potuto essere attratto, giocando con se stessa nel prevedere dove si sarebbe fermato e quale tela avrebbe contemplato e studiato.
Era un po' un azzardo non conoscendo l'individuo, però di solito ci azzeccava.
Daniele arretrò fino al centro del salone e adagio cominciò a volgere su se stesso per una maggiore veduta d'insieme di tutte le tele in vista.
Quello, Asia non lo aveva previsto. Di solito i clienti si soffermavano davanti a ogni tela, partendo da un lato del salone, per finire all'altro.
«Cerca qualcosa di particolare?» indagò per pungolarlo, per verificare il suo grado d'interesse.
E l'uomo doveva essere molto concentrato perché la voce non arrivò alle sue orecchie che dopo un pezzo.
«Scusi?» chiese quello, accostandosi a un dipinto per scrutare qualche particolare di suo interesse e dirigendosi subito dopo, verso un'altra tela ben lontana dalla precedente.
Sembrava una pallina che rimbalzasse da un lato all'altro del salone e la contemplazione delle opere non era monotematica.
Difficile capire cosa volesse e apprezzasse.
«Desidera qualche informazione?» riprovò.
«Non ora, grazie» tagliò corto Daniele volgendosi ancora per dirigersi verso un'altra tela.
Asia alzò le spalle e si disinteressò del visitatore. Contemplò il suo ultimo lavoro di nuovo sul cavalletto e fu ancora una volta tentata di scaraventarlo in terra, la rabbia ad animarle un'altra volta la mente.
No, non sarebbe stata in grado di correggerlo, avrebbe solo dovuto eliminarlo, pensò risoluta rammaricandosi del tempo sprecato. Due mesi persi a dedicarsi a quella bruttura che non meritava neanche uno sguardo.
«E questo non lo vende?»
Trasalì ancora.
Quell'uomo camminava così silenziosamente che di nuovo non si era accorta di averlo alle spalle.
«No», rispose seccata.
«Perché?»
«Non è completo.»
«Lo prenoto.»
Quell'affermazione decisa la costrinse a esaminare l'uomo al suo fianco con più interesse.
Davvero voleva quell'aborto?!
Daniele osservava il dipinto con espressione seria, impenetrabile.
«Lei è informato della quotazione attuale dei miei quadri?» indagò dubbiosa.
«Sì, certo, Giovanni mi ha aggiornato» rispose Daniele, lo sguardo fisso alla tela, un lampo ad attraversargli le fonde pupille, tale che, se non fosse stata certa della pessima qualità di quell'opera, Asia avrebbe interpretato come genuina ammirazione.
Era dunque disposto a sborsare migliaia di euro per una tela che lei avrebbe volentieri distrutto?
Daniele s'irrigidì e si volse a scrutarla. «Quando pensa di poterlo completare?» chiese sbrigativo.
«Nei prossimi giorni» rispose evasiva.
Sarebbe stata un'impresa titanica cercare di rendere quel dipinto un po' gradevole salvo che non lo avesse dipinto daccapo. Doveva proporlo? Non aveva mai imbrogliato nessuno.
«È proprio certa di doverlo terminare? Per me è completo già ora» aggiunse Daniele, lo sguardo attratto dal detestabile dipinto. Asia deglutì.
«No ... va migliorato» ammise, benché non fosse certa di voler ammettere una propria sconfitta davanti a uno sconosciuto, possibile cliente.
«Se lo dice lei» replicò l'uomo scettico. «Vogliamo concordare il prezzo?»
No, non avrebbe voluto, quel quadro era un bluff, era inguardabile, inespressivo, irrecuperabile.
«Certo» rispose mesta.
Quello era il suo lavoro.
Dipingeva per vendere e procurarsi denaro e al diavolo se uno sconosciuto cieco e incompetente aveva scambiato per un'opera d'arte una crosta imbrattata! Non era un suo problema!
«Accomodiamoci» invitò indicando le poltrone.

La bizzarria degli artisti

Daniele uscì dallo studio, conscio di essere più che soddisfatto.
Aveva spuntato un ottimo prezzo per un'opera d'arte davvero singolare.
Senza dubbio quella ragazzetta era un'artista di talento molto promettente a giudicare dalle sue opere, anche se oltremodo bizzarra.
Tuttavia, era prerogativa degli artisti essere bizzarri.
Già, se analizzava il comportamento della signorina Fortuna, se ne convinceva maggiormente; dapprima aveva letteralmente scaraventato la tela in terra come mossa da una furia incontenibile, rischiando di danneggiare irreparabilmente un'opera di valore, poi, si era soffermata a osservargli le scarpe per un pezzo, inducendolo a chiedersi se non le stesse per caso ricoprendo il pavimento dello studio di fango, palta o peggio ancora, di letame, eppure, non pioveva e non aveva attraversato alcun campo e men che meno aveva spiaccicato una lordura.
Infine, pur avendo raggiunto un accordo, quella donna gli era sembrata dapprincipio assai poco propensa a cedergli il dipinto, adducendo la scusa inesistente di dover terminare un'opera già completa e poi svendendola come se avesse voluto disfarsene, regalandola.
Giovanni lo aveva informato del talento di Asia Fortuna che aveva la fortuna di rappresentare assai proficuamente nella sua galleria d'arte, ma non della sua eccentricità, tuttavia, chi non era strano a questo mondo?
Non lo era forse anche lui che stava sviluppando per la pittura una specie di ossessione?
La sua collezione si stava espandendo in modo anomalo in quel periodo, ne era perfettamente consapevole, pure, non poteva evitarsi di accumulare tesori.
Naomi sosteneva che quel comportamento era un ovvio segnale della mancanza di stabilità nella sua vita, carenza di affetto e poca gratificazione del piacere. Tutte cazzate!
La sua vita era stabilissima, non provava la necessità di sposare Naomi perché ne ricevesse affetto e attenzioni nonostante quel che lei pensasse, e il piacere lo viveva quotidianamente, ogni volta che si soffermava davanti a un quadro del salone e i suoi occhi ne riscontravano la bellezza, ne interpretavano il significato, viaggiavano oltre, intuendo la muta richiesta del suo esecutore, o il suo grido di aiuto, o la sua dichiarazione di pace e d'amore, o il suo stato di benessere.
Il suo unico problema nell'immediato era dover lavorare il triplo rispetto a qualche anno addietro, perché il suo hobby era alquanto dispendioso ma il lavoro non lo aveva mai spaventato e ringraziando il cielo, i clienti non gli mancavano e doveva affrettarsi se non voleva cominciare a perderne uno dei più importanti.
Carla Tommasone
Biblioteca
Acquista
Preferenze
Recensione
Contatto