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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Il delitto della Cripta
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In un pomeriggio lattiginoso di Marzo la signora Cristina saliva verso l'entrata della chiesa di Santa Maria Assunta avvolta in una mantella di vari colori a secondo della lana che aveva recuperato per realizzarla a uncinetto, mentre una pioggerellina fitta e fredda le cadeva addosso bagnandole i capelli d'argento ha tratti arruffati e gli occhialini con montatura d ‘oro schizzati che di tanto in tanto ripuliva con un gesto del palmo della mano. Le pantofole non riproducevano nessun rumore sul selciato di san pietrini il silenzio regnava nel vicolo, il giorno cedeva man mano spazio alla notte quando un gatto di soppiatto miagolo forte e salto dalla finestra di uno stabile al fondo stradale perché spaventato dalla presenza della figura della signora Cristina che avanzava nella salita piegandosi sempre di più su stessa poiché compiva uno sforzo per l'ardua salita per raggiungere l'ingresso della chiesa. La chiave entrò nel buco della toppa e le mani della signora Cristina piccole e inodore avvolsero la parte anteriore dell'oggetto stringendolo forte e tentando di girarla per la giusta resistenza del maschio. Dopo 6 mandate la porta spinta da lei entrò nell' androne della chiesa e un'aria fuoriuscì portando il profumo di legno vecchio e di candele ormai bruciate ed esauste. Con la luce della penombra Cristina rivolge il suo sguardo vecchio e stanco all' altare maggiore e mentre s'appresta a inginocchiarsi un odore dolciastro e ferruginoso fa capolino al suo naso torna sui suoi passi ripercorrendo la navata principale, qualcosa non la convinse ... Con passo lento ritorna sul lato sinistro della chiesa accese le candele com' era previsto in questo giorno d'apertura prima della funzione del giovedì santo preparò dei gigli bianchi per adornare l'altare maggiore, arrivata ai piedi dell'altare quell'odore ricomparve, si guardò intorno, pensa così di munirsi di una candela precedentemente accesa e decisa si dirige verso la cripta. Si fa coraggio, inizia a percorrere le gradinate della cripta, la luce della candela le fece strada illuminandole il cammino e le mure antiche piene di umidità, apparentemente nulla potesse preoccuparla ma man mano che finivano gli scalini l'odore diventava sempre più forte. Cercava quel profumo Cristina e più lo cercava e più diventava nauseante, attraversò un cunicolo sotterraneo che dalla cripta portava all'ossario, un grido straziante fece eco nelle mura. Cristina con occhi impauriti e priva di parole restò immobile, davanti ai suoi piedi in un mare di sangue un cadavere in posizione fetale in stato di decomposizione, con cranio frantumato. Appoggiandosi al muro e con tremolii continui cercò di raggiungere il sagrato della Chiesa. I primi a raggiungerla furono gli abitanti del vicolo che sentendola piangere e gridare accorsero immediatamente.
Qualcuno pensò bene di correre per quei vicoli e andare in caserma. La povera Cristina, scossa e addolorata, avvolta nella sua mantella, non riusciva a pronunciare una parola, rimasta completamente scioccata nei suoi occhi la scena di quel sangue, ripercorreva quel momento. Chi era quell' uomo, si chiedeva e cosa ci facesse li? Erano queste le domande che Cristina non sapeva dare una risposta. Il silenzio calò su quella cittadina tranquilla di Melfi, un vicolo sereno, in cui la gente si rispettava balconi in fiori adornati con gerani rossi porte lasciate aperte ci si fidava l'uno dell'altro, il misticismo di quella settimana santa portava con sé un segreto, chi era quell'uomo perché si trovasse in chiesa e cosa faceva all' interno della cripta? Sopraggiunsero nell'immediato l'arma dei carabinieri sigillando tutta l'aria, nel mentre arrivarono i ris per iniziare i primi rilievi di rito stabilendo approssimativamente l'ora del decesso, saranno state verso le 11.30 che dopo una breve visione dei luoghi e dei fatti raccolti diedero l'autorizzazione a rimuovere il corpo che fu trasportato immediatamente nella sala autoptica della vicina città, presso l'istituto di medicina legale. La pioggerellina cedette a un venticello freddo e secco che infilava da est il quale asciugò la strada, i vicoli e tutto il paesaggio circostante, la tura intorno alla chiesa tra mille sussurri e discorsi man mano si dileguò e la ignora Cristina tra i pianti e lo sconvolgimento fu accompagnata a casa da due vicine che reggendola sotto le braccia trascinavano il corpo minuto giù per la strada. Arrivata a casa il tempo di darle i primi conforti nelle parole e nella preparazione di una camomilla calda ambedue vicine si congedarono assicurando la loro disponibilità durante la notte lasciando Cristina sola con i suoi pensieri e con la luce della sua lampada della cucina che ha tratti tentava di spegnersi. Per giorni il paese fu una pentola che bolle le chiacchiere nei luoghi d'incontro sociali non furono altro che momento di chiacchiericcio di mille congetture e di tante cose, di quella salma trovata nella chiesa e del perché di quell'uomo in quel luogo. Dal esame autoptico risultò che la morta era avvenuta 3 giorni prima dall'ora del ritrovamento ed era stato provocato da un colpo alle spalle di un oggetto tagliente con lama orizzontale al cranio con successivo sfondamento fino alla fuoriuscita di materiale cerebrale si procedette all' esame del DNA e si scopri l'identità del defunto apparteneva a un antiquario di discussa serietà professionale implicato in assalto furti su commissioni varie e in un'occasione anche in un omicidio poi scoperto non commesso da lui, fu dipanata la notizia in tutte le procure. Quella di Milano rispose attraverso il funzionario ispettore Mario Parisi che al tempo aveva lavorato sul caso dove il suddetto antiquario era stato coinvolto in un omicidio e poi in seguito prosciolto. La procura di Potenza impiegò poco a invitarlo a raggiungere la città e iniziare la sua collaborazione con gli agenti locali. In una mattina fredda milanese l'ispettore prese la valigia usci di casa salutò la moglie e si avviò verso la stazione di Milano centrale per coprire la tratta mezzo ferrovia Milano Salerno. Salito sul treno constatò immediatamente il cambiamento di quel mezzo ricordava bene quando lo utilizzava per raggiungere Milano nelle vacanze estive, erano passati ben 35 anni da quando partì come semplice poliziotto, ripensa alla sua gioventù e alla sua carriera in ascesa, dopo otto ore tra un riposo e un altro arriva alla stazione di Salerno dove ad attenderlo un drappello di agenti lo fecero accomodare nella volante per portarlo in caserma nella città di Potenza. In caserma cominciò a organizzarsi con i colleghi per le indagini in attesa dell'indomani quando sarebbe andato a colloquio dal procuratore. Fattosi sera fu accompagnato presso un hotel che sorgeva nel centro della città e dopo essersi sistemato in camera discese giù in sala e si approssimò alla cena. Cominciò a scendere le scale come al suo solito fare guardando in avanti con i suoi occhi neri e languidi e i baffi che sembravano quasi colarli dalle labbra il borsalino in testa le mani tenute in avanti per camminare la barba incolta, ultimo gradino un bel sospiro di sollievo la pancetta salì sopra verso il torace e via con passa flemmatico e con lo schiocco sul pavimento dei passi dei suoi stivaletti raggiunse il tavolo che le era stato assegnato ubicato quasi al centro della sala si sedette tolse il borsalino che appoggiò all'altra sedia tirò fuori dalla tasca della giacca l inseparabile pacchetto di sigarette poggiandolo sul tavolo come sua consuetudine allungò le braccia sul tavolo il suo sguardo basso proiettato nell' infinito e solo alzare lo sguardo per prendere il pacchetto sul tavolo e picchiettare, assorto in un pensiero che non finiva mai il nostro ispettore si aggiusto i capelli lisci e neri e poi con tutti e due tiri sui baveri della giacca il cameriere gli chiese:” Signore prego vuole ordinare?” Con rauca voce senza guardarlo in faccia perso nei suoi pensieri chiese cosa ci fosse quella sera il cameriere dopo aver declamato le specialità e la cucina del giorno l' ispettore scelse una zuppa di pasta e ceci e una bistecca ai ferri acqua e vino rigorosamente rosso gli astanti della sala erano stati attratti dalla sua figura e della sua personalità come uomo d'altra epoca e quindi di tanto in tanto sboccò conversando tra di loro a seconda dei componenti dei tavolo mandavano un occhiata fuggitiva e a volte introspettiva al nostro ispettore. Arrivo il primo piatto posata la zuppa servita rigorosamente in un tegamino alche l'ispettore dopo aver detto tra i denti “grazie” al cameriere affondò il cucchiaio e lentamente cominciò a mangiare non traspariva dalla sua faccia nessun senso di apprezzamento per il mangiare ma semplicemente il suo masticare lento ed essere assorto nei suoi pensieri. |
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Maria Calenda e Antonio D'Iorio
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