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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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L'Inganno
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Il silenzio era palpabile. Unici segni di vita, il suo respiro pesante dovuto al raffreddore di stagione e il fruscio delle carte che scivolavano tra le dita. La lampada da tavolo illuminava la scrivania formando un cono di luce nella stanza semibuia. Amava quella solitudine e quel silenzio. Quando l'orario d'ufficio terminava e le impiegate lasciavano il luogo di lavoro per tornare alle loro case, finalmente regnava la pace. Tranne che per qualche rara eccezione, il telefono taceva e lo studio tornava ad essere il suo regno. Solo suo. Sebbene la città là fuori fosse sempre in movimento, la sua stanza sembrava esclusa dal mondo. Non per nulla l'aveva scelta sul retro, destinando le altre dell'appartamento alle impiegate e al ricevimento dei clienti, nonché all'archivio. La vista sul cortile di cemento non era il massimo, ma il suo scopo non era quello di ammirare il panorama e quell'ubicazione garantiva una tranquillità irreale. Le ore serali erano le sue preferite in tutta la giornata di lavoro. Non per nulla sua moglie gli aveva rimproverato per anni di rientrare troppo tardi e di non trovare mai il tempo di accompagnarla a teatro e ai concerti, insomma di condurre quella vita sociale che tanto amava. Ricordi del passato. Da anni aveva smesso di farlo. Chissà dove andrà stasera? La domanda lo sfiorò per una frazione di secondo e altrettanto in fretta si dileguò. Uscirà con un'amica o con un amico, si rispose brevemente. La questione non lo riguardava. Non più. Da molto tempo, ormai. Forse da quando i ragazzi erano ancora piccoli. Aveva sposato la donna sbagliata. Olga non aveva nulla in comune con lui come carattere. Vanesia, amante del lusso e dell'apparire, vuota dentro come una noce rinsecchita. No, forse esagerava. Non era vuota, ma solo priva dei valori che erano i suoi. Non aveva mai capito nulla di lui e non si era mai sforzata di farlo. L'unica cosa che ancora li univa era l'attrazione sessuale. Nonostante l'abisso fra loro su vari fronti, il sesso funzionava sempre. Non si sapeva spiegare come, ma succedeva così. Era conscio di avere un carattere particolare e non facile: troppo dedito al lavoro, cupo e solitario, amante dei silenzi, della riflessione e della natura. Stare con se stesso, con il suo io, ascoltare le voci interiori. Quelle altrui molto spesso lo infastidivano. Alberto e Olga non si trovavano d'accordo neppure sui viaggi che programmavano nei primi tempi della loro relazione. Lei mirava ai posti chiassosi e caotici, ricchi di divertimenti, lui ai luoghi solitari che parlavano all'anima, il più possibile lontani dalla folla. Spesso era Alberto a cedere ai suoi gusti, ma poi si vendicava suo malgrado mettendo il muso per tutta la vacanza e Olga giustamente si irritava. Emma. Sorrise pensando a lei. L'unica che fosse stata in perfetta sintonia con lui su tutti i fronti. Quanti anni erano passati! Ricordi di un altro mondo, di un'altra vita. Il lavoro di fiscalista a cui ora si dedicava con impegno a quei tempi gli ripugnava. Dopo aver conseguito la laurea in economia per desiderio del genitore, era deflagrata una bomba dentro di lui, probabilmente il risultato di una compressione durata troppo a lungo. Aveva preso la barca del padre e se n'era andato in giro per il mondo. Sulle prime, con la scusa di prendersi una meritata vacanza dopo le fatiche dello studio. Il padre non aveva obiettato, visto che si era laureato a pieni voti ed era sempre stato uno studente modello oltre che un figlio obbediente. Nell'attesa che fosse pronto a cominciare, aveva ampliato lo studio affittando un appartamento più grande per far posto al suo unico erede come collaboratore. Col passare del tempo, lo scarso entusiasmo verso la professione che lo attendeva si era trasformato in avversione, diventando un rifiuto vero e proprio. Continuava a girare con la barca fermandosi dove gli piaceva e mantenendosi con lavori saltuari. Si sentiva finalmente vivo come non si era mai sentito nella sua esistenza precedente seguendo disciplinatamente gli schemi imposti, la strada già tracciata da altri per lui. Dopo quasi un anno di peregrinazioni, aveva conosciuto Emma, una ragazza olandese. Per puro caso. Lavorava come cameriera temporanea in una modesta trattoria nella zona antica di Cadice, dove si era fermato a mangiare dell'ottimo pesce fresco. “Questione di qualche settimana” aveva precisato lei, con quel sorriso che lo incantava. Poi si sarebbe spostata in un'altra zona e avrebbe cercato un altro lavoretto per campare. Emma amava girare il mondo alla buona, come lui. Un'anima vagante che condivideva le sue passioni. Avevano viaggiato insieme per tre anni con la barca di papà, guadagnandosi da vivere con prestazioni occasionali. Godevano del mare, della solitudine, dei silenzi e soprattutto della reciproca presenza. “Noi ci apparteniamo” gli diceva Emma, quando fissavano insieme gli spazi infiniti che sembravano invitarli a spiccare il volo, e anche lui ne era convinto. Sentiva ancora le sue parole, pronunciate con quell'inglese dalla forte inflessione olandese che aveva imparato ad amare come la musica più bella. Se si concentrava, sentiva ancora sul volto la carezza dei suoi lunghi capelli mossi dalla brezza marina, mentre sedevano abbracciati sul bordo della barca. Un sorriso amaro gli piegò la bocca all'ingiù, assumendo le sembianze di una smorfia triste. L'unica donna che abbia mai amato davvero. Con Olga, era solo attrazione fisica, anche se all'inizio non me ne rendevo conto. Il padre, che da principio era stato tollerante, dopo qualche mese aveva perso la pazienza e gli faceva pressione, sopraffatto dalla delusione e dalla rabbia verso quell'unico figlio che faceva il vagabondo, infrangendo tutti i suoi sogni e progetti. Poi, aveva smesso di comunicare con lui in attesa che la crisi di follia si esaurisse. Quando, però, erano subentrati dei problemi di salute che non gli permettevano più di gestire lo studio da solo, lo aveva messo con le spalle al muro, dandogli un ultimatum. “Se non torni e prendi il posto che ti spetta, assumerò un altro in vece tua come socio e tu perderai ogni diritto per sempre.” Alberto portava incise nella memoria quelle parole dure e disperate, che avevano scatenato la tempesta nel suo animo. Una tempesta disperata. “Emma, devo tornare a casa. A questo punto, non posso più scappare. Vieni con me?” Lei lo fissava con gli occhi pieni di lacrime. “Non posso. Io ti amo, lo sai, ma non posso seguirti. Questa è la mia vita. Non potrei venire a vivere in una città e rimanere in casa ad aspettare il tuo ritorno dallo studio. Io non sono quel tipo di donna.” “Nessuno ha detto questo. Potresti fare qualsiasi cosa tu desideri. Viaggeremo tutte le volte che sarà possibile.” “Non è la stessa cosa. Sarei sempre chiusa in una città. Io sono una vagabonda, tu mi conosci. E anche tu lo sei. Come farai a adattarti a un lavoro d'ufficio?” “Non hai sentito le condizioni di mio padre?” “Per te i soldi sono più importanti della libertà. E anche dell'amore.” Piangeva “Mi dispiace, Alberto. È finita.” Emma pretendeva troppo. Non capiva la situazione. Si erano lasciati, neppure molto bene, dopo tre anni di amore a trecentosessanta gradi. Era tornato a Milano, aveva indossato il completo e la cravatta e preso possesso della stanza a lui riservata nel noto studio paterno nel centro della città, che per l'occasione aveva cambiato targa, portando i nomi di entrambi: Andrea e Alberto Schwili. Era tornato obbediente e ossequioso come era sempre stato. L'Alberto di sempre. L'Alberto della tradizione. Nel corso degli anni, innumerevoli volte si era chiesto che fine avesse fatto la tanto amata ragazza dai lunghi capelli biondi, la sua anima gemella. Una definizione che aveva sempre trovato ridicola, ma che nel loro caso era vera. Per tre anni erano stati due corpi e un'anima sola. Emma non aveva lasciato alcun recapito ed era scomparsa per sempre dalla sua vita. Avevano cambiato di comune accordo i rispettivi numeri di telefono, scavando una tomba al loro amore, alle notti di passione sulla barca, all'impagabile sintonia delle loro anime. Poco dopo il suo rientro da figliol prodigo, gli era stata presentata Olga, la bella figlia dell'avvocato di fiducia del padre. Una ragazza elegante e sofisticata, tutto l'opposto di Emma, che era semplice e schietta come l'acqua di fonte, ma perfetta per il suo nuovo ruolo nella vita. Si passò le mani sulla fronte e tra i capelli castani ancora folti, ma brizzolati. Quando pensava al passato, un nodo gli serrava la gola. Aveva fatto la scelta giusta oppure no? Se avesse continuato a girare il mondo con Emma, sarebbe stato felice? Fino a quando avrebbe potuto farlo? Gli anni passano e quello che può andare bene da giovani, più avanti non è più sostenibile. Non poteva mentire a se stesso: lo spettro della povertà lo aveva spaventato. Per te, i soldi sono più importanti della libertà. E anche dell'amore. Fissava lo schermo del computer senza vederlo. Le parole di Emma scavavano dentro di lui. Forse perché aveva ragione. Una chiamata giunse inattesa a spezzare i suoi pensieri. Il suono del telefono fisso nel silenzio ovattato dell'ufficio lo fece trasalire come una presenza estranea. Chi chiamava a quell'ora, sapendo che lo studio era chiuso? Non certo i familiari. Forse un problema? Un problema c'era. Un vecchio cliente che, come tanti altri, da anni aveva conferito allo studio l'incarico di eseguire il pagamento delle imposte a nome suo, si era allarmato non trovando sul conto la detrazione di quella cifra. La mancata solvenza entro il termine stabilito avrebbe comportato una multa per il cliente. Alberto trasalì. Una dimenticanza da parte dell'impiegata addetta a questi compiti? Non era mai accaduto. Il suo studio brillava per serietà e puntualità. Allarmato per l'eventuale brutta figura, chiuse la chiamata e andò subito a controllare. No, non si trattava di negligenza. Il suo studio non era macchiato. Si trattava semplicemente di un credito di imposta che aveva sostituito la tassa, per cui l'ammanco sul conto non sarebbe mai comparso. Tirò un sospiro di sollievo. Dopo che ebbe fornito la spiegazione al cliente, che era rimasto soddisfatto di non aver sborsato denaro, cominciò a sentirsi stanco e si apprestò a uscire. La telefonata aveva interrotto la magia del silenzio e in realtà per quel giorno non aveva altro da fare. Spense le luci e chiuse la porta con tutte le mandate, gettando un'occhiata alla targa esterna di ottone lucido, su cui appariva quel cognome straniero, ostico da pronunciare per alcuni, dovuto al nonno zurighese che si era trasferito a Milano a lavorare in una banca e in quella città aveva messo radici. Fuori dal palazzo, lo avvolse l'abbraccio gelido della nebbia. Sebbene negli ultimi anni non fosse più di casa come una volta, quell'inverno sembrava di essere tornati ai vecchi tempi. Amava quel velo bianco che conferiva alla città un aspetto magico e fuori dal tempo, in cui si poteva immaginare di tutto e di più. Si rivide bambino, nella sua stanza luminosa e riscaldata, occupato a giocare sotto l'occhio vigile della governante tedesca. La luce e il calore in contrasto con l'algido velo al di là dei vetri, che formava un muro tra la finestra e il mondo esterno, lo faceva sentire protetto e al sicuro. Com'era bella l'infanzia! La magia dei sogni e delle gioie semplici che non tornano più. Una serata da lupi, avrebbe detto suo padre. Non c'era molta gente in giro. Si diresse verso il grande parcheggio a più piani in cui lasciava l'auto al mattino e realizzò che non aveva nessuna voglia di tornare a casa. Di certo Olga era fuori in buona compagnia; rammentava vagamente che avesse accennato a uno spettacolo al teatro Strehler. In quanto ai figli, come tutti i ragazzi, avevano la loro vita. In giro con gli amici oppure chiusi nelle rispettive stanze inviolabili. Ammesso che fossero tutti in casa, cambierebbe qualcosa? No. Avrebbe fatto un salto da Valentina. Si fermò per digitare un breve messaggio. La risposta fu immediata. Lo aspettava. Accelerò il passo verso il parcheggio. Chiamò l'ascensore e salì al quinto piano. Gli spazi erano ormai quasi tutti vuoti. Individuò subito il suo Suv Audi Q7 color grigio argento a pochi metri di distanza. Mentre azionava il telecomando sentì un impercettibile fruscio. Si voltò. |
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