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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Diario di guerra
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Questo diario appartiene al Sottotenente Cesare Nievo, nato il 14 febbraio 1898 a Fiume, arruolato nel 99° reggimento fanteria, 3° battaglione,1ª compagnia, 2° plotone del Regio Esercito dislocato a Cividale del Friuli, a una quarantina di chilometri dal confine Austro-Ungarico.
Al momento, io e i miei fratelli in armi, siamo assegnati alla caserma sita a poca distanza dal centro cittadino, ma ci è stato comunicato che presto partiremo per il campo base, che si trova a poca distanza da qui. Approfitto di questo momento di calma per scrivere qualche riga a mia madre e a mio padre, che più di tutti hanno sofferto questa mia partenza per il fronte di guerra.
Cari genitori che mi avete donato la vita, non abbiate alcun rimorso nel non avermi fermato dal partire per il fronte, per unirmi agli altri fratelli in armi in questa gloriosa, santa guerra. Sono io e solo io, e il buon Iddio mi è testimone, l'artefice del mio arrivo qui, sul fronte austro-ungarico. Conosco bene i vostri progetti per il mio futuro; volevate che studiassi legge e diventassi un avvocato, un titolo di cui avreste potuto vantarvi con i vostri amici. Ma io ho sentito la necessità di affrancarmi dai vostri voleri e di ricercare quello che era il mio scopo nella vita ed è per questo che mi sono arruolato di mia spontanea volontà, senza che nessuna legge mi costringesse, con piacere e orgoglio, vagliando attentamente i rischi ai quali mi esponevo. Tutto quello che accadrà, sarà solo la logica conseguenza della mia scelta di combattere per la mia amata Patria e per i Reali di Savoia, la nostra famiglia regnante. Non abbiate quindi sensi di colpa per ciò che potrete sentire su di me o sulla mia eventuale e prematura fine. L'Italia, la mia Patria, aveva bisogno di me e io non potevo rimanere chiuso nelle quattro mura del nostro palazzo, seppur amichevoli e rassicuranti. Con quale coraggio mi sarei guardato allo specchio, se non fossi sceso anch'io in guerra contro coloro che ci vogliono invadere? Con quale supponenza avrei potuto sostenere lo sguardo dei miei parenti, quando avessimo parlato delle ultime notizie dal fronte, se io fossi rimasto a godermi gli agi della mia vita privilegiata? Per questo e per molto altro io ho deciso di unirmi ai miei fratelli in armi e restituire all'Italia ciò che mi ha garantito sin dalla mia prima infanzia: sicurezza, orgoglio e una casa a cui tornare. Di fronte all'arroganza del nemico austriaco, supportato dalla potenza ungherese, non avrei potuto distogliere il mio sguardo e andarmi a nascondere in un cantuccio al buio della mia casa, augurandomi che gli altri soldati, che hanno dimostrato ben prima di me di avere più coraggio e determinazione del sottoscritto, spezzassero le catene che da troppo tempo gravano sulla nostra amata Patria e le sue terre irredente.
Se voglio la libertà, se voglio la pace - e Iddio sa quanto io la desideri – devo agire io per primo. Non posso attendere l'arrivo di qualche eroe straniero, che contrasti i nemici e ristabilisca la serenità in quelle nostre terre che non ne hanno più. Io, che sono e mi sento italiano fin dentro l'anima, ho il dovere, anzi il diritto e l'orgoglio, di agire in prima persona, di buttarmi in prima linea e di arginare, e un giorno sconfiggere, l'aspra potenza di fuoco del nemico. Se rimanessi a casa senza combinare nulla, senza reagire ma limitandomi a condannare verbalmente il mio nemico, sarei un ipocrita. Se aspettassi che la salvezza arrivasse da lontano, da altri Paesi, e piagnucolassi in attesa di aiuti senza mettermi in gioco in prima persona, allora sarei un essere indegno e non meritevole di alcun aiuto. Se mi mettessi a elemosinare aiuto, arrivando perfino al punto di scappare come un coniglio dal mio Paese per rifugiarmi in un altro, senza mettere in gioco la mia vita per esso, non sarei degno di essere chiamato uomo. Peggio ancora, sarei meritevole di morire. E io, quando sarò al cospetto della morte, voglio poterla affrontare a viso aperto, con orgoglio, non dandole così alcun motivo per biasimare la mia condotta in questa vita. Ero conscio, sin dall'inizio, dei pericoli che mi aspettano e di quelli che non posso neanche immaginare ora, ma ho scelto di partire in guerra lo stesso. Non prendetevi dunque alcuna colpa per la mia futura sorte, perché sono solo io il responsabile delle mie azioni. Sappiate che vi voglio tanto bene e che spero di onorare il nome della nostra famiglia.
Nel caso il mio corpo venga ritrovato deturpato, allego di seguito una descrizione di elementi che possano identificarmi: altezza 1.76, peso 65 chilogrammi, capelli corti neri e ricci, occhi marroni, una cicatrice orizzontale di circa cinque centimetri sul fianco sinistro dovuta a un incidente occorsomi durante la mia infanzia. Non vi sono altri segni distintivi da segnalare. Chiunque ritroverà il mio diario di guerra, è pregato di custodirlo con cura e consegnarlo ai miei familiari che si trovano nella città di Fiume, in Istria. Nella penultima pagina di copertina, si trova l'indirizzo a cui inviare il mio diario. Fate sì che non venga perso o rovinato, è l'unica testimonianza vera e sincera della mia esperienza in questa guerra. Che Iddio ti benedica e ti protegga, anonimo custode, e ti permetta di vivere una lunga e serena vita, da godere soddisfatto e sereno in una Patria libera e in pace.
Da qualche giorno sono nel campo di addestramento nei pressi di Cividale del Friuli, assieme ai miei fratelli in guerra. Mi guardo intorno e osservo: siamo giovani uomini, appena affacciati alla vita adulta, la maggior parte di noi non ha neanche un po' di barba sul viso e i nostri volti richiamano un'adolescenza ancora presente. Non siamo esperti, ma ci impegneremo al massimo delle nostre facoltà per diventare soldati migliori, giorno dopo giorno. Oggi, dunque, è il mio primo giorno da soldato al servizio della Patria! Sono emozionato e orgoglioso, ma ammetto di essere un poco frastornato; oltre ad aver imparato che i soldati semplici, i fanti, vengono chiamati allegramente fantaccini, so ben poco altro. Attorno a me ci sono tante facce nuove, ragazzi giovani come me che vogliono dare una mano alla nostra amata Patria. Altri sono meno entusiasti di indossare l'uniforme, sono desiderosi di tornare presto alle loro città natali; li capisco e non li giudico, comprendendo il loro disorientamento. Ma l'orgoglio di essere qui dovrebbe essere superiore a tutti i nostri egoismi e incertezze. Come fanno a non capire che onore abbiamo a proteggere i confini dell'Italia? Io sono così euforico per essere giunto qui! Per me, e non solo per me, è un immenso onore poter servire la nostra amata Patria e proteggerla dalle mire espansionistiche del nemico. Siamo qui presenti con tutto il cuore, con tutta l'energia, con tutta l'anima per far sì che la Nostra Italia abbia la meglio sull'Impero Austro-Ungarico e possa vincere il conflitto quanto prima. Nessuno più di noi desiderava essere qui, in prima linea, a combattere contro il nemico invasore e ricacciarlo nelle sue terre, dopo avergli procurato perdite e disonore, così come merita. Ringrazio il glorioso Nostro Signore, il Nostro Lodevole Sovrano Vittorio Emanuele III per avermi concesso questa magnifica opportunità di rendermi utile alla Patria e il Nostro Generale Luigi Cadorna che, ne sono certo, ci porterà alla vittoria finale! Sono onorato di essere qui per combattere questa santa guerra. Non li deluderò!
Ogni tanto mi soffermo a guardarmi, nel riflesso di qualche piccolo specchio che usiamo per raderci, poggiato alla meno peggio da qualche parte: sono giovane, nel fiore degli anni, i capelli neri, lo sguardo pulito e un bel viso, liscio e senza rughe. “Sono un bel soldato” lo ammetto a me stesso, compiaciuto, in un momento di stolta vanità, prima che qualcuno mi distolga da questo pensiero, spostandomi da lì perché gli serve lo specchio. Ho potuto approfondire la conoscenza di tanti miei coetanei in questi giorni di preparazione. Siamo in tanti, troppi per poterli descrivere tutti, quindi riporterò solo i nomi di coloro con cui ho più legato. Due di essi, tra tutti, sono quelli con cui posso dire di avere stabilito un inizio di amicizia. Uno si chiama Mario Degni ed è originario di Roma; si fa chiamare da tutti “Caffarella”. Dice che prende questo nomignolo da un parco situato a pochi passi da casa sua, dove passava ore e ore a giocare con i suoi amici. Non è alto, ma è ben piazzato. L'espressione sorridente dipinta in viso lo fa diventare simpatico nel giro di pochi istanti, una volta che si conosce. Ha i capelli ricci e neri come la pece e passa tanto tempo a sistemarseli con quel po' di brillantina che si è portato da casa. Ha una chiacchiera vivace, sin dal primo momento ci ha riempiti le orecchie di chiacchiere e battute irriverenti. Va d'accordo con il mio carattere, che è più riservato. L'altro fratello in armi risponde al nome di Giovanni Toetti, valdostano, di corporatura slanciata ma muscolosa e di bell'aspetto, con una folta chioma bionda che, a malincuore, si è dovuto accorciare da quando è sotto le armi. È originario di un paesino che si chiama Borgo di Bard, in Val d'Aosta. All'inizio mi sembrava il classico belloccio pieno di sé e altezzoso, invece si è dimostrato essere di tutt'altra pasta: parla poco, con tono pacato e sguardo sorridente, pieno di luce e di vitalità. Ha un atteggiamento da fratello maggiore con tutti, e questo lo rende una brava persona ai miei occhi. A parte i numerosi fratelli in armi che compongono i vari plotoni, gli altri esseri viventi con cui possiamo interagire sono i muli aggregati al nostro campo base. Animali docili e servili, capaci di trasportare carichi pesanti al posto nostro, liberandoci di questa incombenza; risulteranno di grande utilità nelle manovre di spostamento. Sono considerati così importanti che, se dovessero subire qualche danno, sarà il soldato a cui sarà affidato il singolo mulo a doverne rispondere personalmente. Una volta comunicatoci di aver cura dei nostri amici quadrupedi nel caso fossero a noi assegnati, a Caffarella è sorto un dubbio. «Sembra quasi che considerino più importanti i muli che noi cristiani.» «Non esagerare, romano,» gli ha risposto Toetti, «li considerano solo più importanti di te. Come non essere d'accordo?» e tutti ci siamo messi a ridere, tranne Caffarella, che ha tentato di rifilare un calcio alle terga di Toetti, ma quest'ultimo è stato più veloce e lo ha schivato con un balzo. Questa storia che un mulo venga valutato più prezioso di noi è un'esagerazione, ma ammetto che un simile dubbio sia sorto anche in me, sebbene abbia preferito non esprimermi ad alta voce. Ma sono solo battute dette tra noi per passare un po' il tempo e distrarci, nessuno potrebbe pensare davvero che un animale possa valere più di un essere umano. Vero? |
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