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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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La solitudine degli onesti
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Roondinella, martedì 5 novembre 2024.
Durante la notte Marcello si era svegliato molte volte. Ogni volta aveva tentato di riaddormentarsi, ma senza successo. Si era girato e rigirato nel letto fino all'alba, quando era riuscito finalmente a prendere sonno, un sonno turbato da sogni incongrui che al risveglio lo agitarono e lo resero inquieto. Lanciò un'occhiata alla sveglia digitale: le 6.55. Si tirò la coperta sulla testa e rimase a poltrire ancora una mezz'oretta. Si sciacquò la faccia con l'acqua fredda per scacciare gli ultimi residui di sonno. Lo specchio gli rimandò l'immagine di un uomo stanco, i capelli brizzolati che si ingrigivano sempre più, il viso arido. Gli occhi avevano perso la vivacità di un tempo. I tre solchi di rughe sulla fronte e le due parentesi tonde ai lati della bocca si erano approfonditi. Andò in cucina, mise la moka sul fuoco e preparò la colazione. Valentina partecipava a un convegno e sarebbe rientrata in serata. Era via da due giorni e le mancava terribilmente. Da quando aveva preso la decisione di dimettersi da sindaco, le giornate trascorrevano lente, oziose. Le prime settimane aveva dedicato il tempo libero alle sue passioni, trascurate a causa degli impegni, soprattutto la lettura e la scrittura. Aveva lavato e oliato la vecchia Bianchi da corsa, aveva ripulito il garage dal ciarpame che si era accumulato negli anni, montato uno scaffale di metallo, ordinato la libreria, sistemato le ricerche effettuate all'Archivio di Stato, le fotografie e gli appunti che sarebbero confluiti in un volume sulle lotte contadine e l'occupazione delle terre, che sperava di completare entro la fine dell'anno. Aveva sistemato la staccionata della casa di campagna, dato una mano di bianco alle pareti ingrigite dal fumo del caminetto di pietra, preparato l'orto per la semina e, dopo aver terminato, si era ritrovato a gironzolare nell'appartamento, annoiato e scontento. La mattina, quando non andava a fare jogging, leggeva, scriveva qualcosa, ascoltava la musica, faceva una passeggiata nel centro storico e se ne tornava a casa dove trascorreva ore dietro la finestra a guardare la piazza. Il tempo scorreva lento e le giornate si susseguivano identiche e monotone. La rabbia e il risentimento crescevano. Non si dava pace. Gli bruciava il modo in cui era stato scaricato dai compagni di partito che dopo le dimissioni non si erano fatti più sentire. Giulio, il suo più caro amico, il compagno di tante battaglie, lo aveva deluso più di tutti. Lo aveva abbandonato anche lui. Negli ultimi tempi era cambiato profondamente. Era animato solo dalla convenienza e dall'interesse personale. Agiva con indifferenza, se non con palese cinismo nei confronti del bene comune. Di questo avevano discusso animatamente e litigato spesso. Marcello aveva compreso le ragioni di quel cambiamento e lo aveva ripreso, a volte anche con severità. Si era chiesto dov'era finita la carica ideale che lo aveva animato in gioventù durante la militanza politica che li aveva visti inseparabili compagni di lotta. Ormai li separava una distanza siderale. Prima che tutto precipitasse avevano avuto una discussione accesa, e Marcello era stato sul punto di revocargli la nomina a vicesindaco. Aveva desistito per non offrire, in quel frangente delicato, il destro agli avversari, rischiando di compromettere la già precaria stabilità dell'amministrazione comunale dopo la defezione di un assessore passato all'opposizione. Molti consiglieri della sua maggioranza scalpitavano da mesi, alcuni in maniera palese, altri sottobanco. Giulio lo aveva chiamato un paio di volte per chiedergli come stava, se intendeva ricandidarsi, e poi si era eclissato. La solitudine degli onesti, gli aveva detto il professor Filardi, e aveva aggiunto che chi non sopporta l'ingratitudine non deve mai fare del bene. Non si faceva illusioni. Sapeva quanto gli esseri umani sono deboli, capaci di rinnegare gli ideali per il proprio tornaconto, e che non esitano a compiere le azioni più scellerate se posti di fronte a una scelta svantaggiosa. Le dimissioni sarebbero state l'epilogo di un logoramento continuo che lo aveva sfibrato. Aveva tentato in ogni modo di arginare il dissenso interno, aveva portato alla loro attenzione dati inconfutabili, aveva cercato di farli riflettere sulle conseguenze dell'approvazione del progetto del villaggio turistico adottato dalla precedente Amministrazione negli ultimi giorni del proprio mandato, prima che fosse sciolta per infiltrazioni mafiose. Un progetto in apparenza vantaggioso, ma che a distanza di tempo si sarebbe rivelato un fallimento che avrebbe deturpato in modo irreversibile il territorio. Man mano che i giorni passavano, lo sconforto trattenuto lontano da sé, gli si insinuava nel petto e lo investiva con una violenza soffocante. Gli piombava addosso come un'onda gigantesca che gli mozzava il respiro. Alla frustrazione iniziale, durante la quale aveva voglia di prendere a pugni il mondo, era subentrata la malinconia e poi come per incanto era spuntata prepotente la voglia di non arrendersi, di lottare come aveva sempre fatto, e la determinazione aveva preso il posto dell'avvilimento. E ora già pensava alla prossima sfida. Si sarebbe ricandidato e avrebbe lottato. Pensava a come avrebbe organizzato e condotto la campagna elettorale, alla composizione della lista e alle battaglie che avrebbe continuato anche dall'opposizione nel caso non fosse stato rieletto sindaco, cosa probabile dopo quello che era successo. Avrebbe trascorso i mesi che lo separavano dalle elezioni in un ozio fecondo. Avrebbe raccolto le olive, coltivato l'orto, piantato nuovi alberi di ulivo come dice la poesia di Nazim Hikmet: pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola e la vita peserà di più sulla bilancia. La moka borbottava e il profumo del caffè si diffuse nella stanza. Bevve una tazza, scottandosi la bocca, mangiò con appetito le uova con la salsiccia e le fette di pane tostato. Indossò la tuta, la giacca a vento e le scarpe da ginnastica, prese la macchina e si diresse verso la periferia del paese. Si fermò in una piazzola di sosta, fece un po' di stretching e si avviò verso una radura. Era una giornata fredda, col cielo chiaro e un vento tagliente che spazzava via le foglie appassite. Prese per un sentiero di campagna che conosceva da quando era bambino, una scorciatoia per raggiungere il vecchio mulino. Le foglie cadute formavano un tappeto dorato che scricchiolava sotto i piedi. L'aria odorava di terra, erba e muschio, dappertutto un ronzare di insetti, strida di uccelli. Amava correre estate e inverno. Gli dava energia, più spazio per pensare. Era come se il ritmo dei passi e della respirazione lo svuotasse e gli riempisse di nuovo il cervello. Non gli piaceva correre in gruppo. Preferiva sfidare sé stesso. Mantenere il tempo e la respirazione. Due inspirazioni corte, un'espirazione lunga. Il sudore macchiava la giacca a vento, lasciandogli una chiazza grigio scuro in mezzo alle scapole e sotto le ascelle. Dopo venti minuti di corsa camminò per mezz'ora immerso nei suoi pensieri. Raggiunse la vecchia fontana accanto a una quercia maestosa. L'acqua cristallina scorreva, gorgheggiando verso la vasca per abbeverare i cavalli, terminando in un rigagnolo che si addentrava nel folto della vegetazione. Raccolse l'acqua ghiacciata e dal sapore ferroso nel cavo delle mani e si dissetò, si passò una mano sulla fronte imperlata di sudore e riprese a camminare. La strada era in salita e nel silenzio, interrotto di tanto in tanto da una folata di vento, si sentiva solo il suo respiro affannoso. In lontananza echeggiavano colpi d'ascia e l'abbaiare di un cane. Raggiunse la sommità di un cocuzzolo e rimase ad ammirare la chiostra di monti che toccava il cielo. Riprese a camminare. Il terreno scendeva in un rapido pendio, in una distesa di querce e una fuga di campi. In lontananza un paese aggrappato al fianco della montagna. Il viottolo, tutto curve, era ripido e costeggiava un dirupo che digradava verso una valle stretta nella quale scorreva un torrente, una striscia argentea che scivolava lenta come un serpente sinuoso nella gola stretta. Sentì dei passi smorzati, prudenti, come di qualcuno che cammina in punta di piedi, poi un fruscio tra i cespugli. Si guardò intorno, il rumore cessò. Doveva essere qualche animale selvatico. Riprese a camminare. L'aria fu lacerata dal rumore secco di uno sparo. Marcello avvertì il morso del proiettile, la fitta paralizzante del gelo e del calore che dilaniava il suo corpo in due, i collegamenti che venivano recisi. Si portò la mano al petto e cadde all'indietro su una siepe di rovi, gli occhi vitrei che fissavano increduli l'uomo con la pistola a pochi passi da lui. Si accasciò su un fianco, fece per rialzarsi, ma un secondo proiettile allo stomaco lo inchiodò a terra. Sopra di lui non c'era più nulla se non il cielo: un cielo alto con grige nuvole che fluttuavano silenziose. I passeri sfrecciavano in ogni direzione. La vista gli si appannò e il cielo si oscurò per un attimo. Sentì che la vita stava fuggendo. L'ultimo pensiero fu per Valentina. Si rammaricò di non averla sposata. Poi il buio. |
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