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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Janus: un uomo o un sistema
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Jack e Viola vengono accompagnati fuori dalla stanza. Si incrociano nel corridoio, scambiano una veloce occhiata, ma non hanno modo di dirsi neppure una parola. Tutto sembra irreale. L'aria è più densa. I corridoi della caserma diventano più stretti, freddi, soffocanti. Viola sente una tensione che non viene dai presenti. Qualcosa – o qualcuno – osserva, invisibile, e ogni gesto che compie sembra già previsto. Spera che la Colasanti riesca a spiegare a Lory quello che lei le ha detto mentre la Vizzini era in riunione con Giannetti.
Capitolo 23.
Il messaggio di Viola.
Per evitare di creare confusione, come consigliato dal capostipite, ricapitoliamo con calma tutto quello che Jack e Viola hanno scoperto, insieme a quanto è emerso dalla visita al saponificio di ieri sera. A Lory suona il cellulare. Tutti lo guardiamo con apprensione mentre Devana mormora: «Speriamo non ci sia qualche altro cadavere». Il figlio si allontana per prendere la telefonata e quando torna la sua espressione è furiosa. «Cos'altro è successo?» gli chiede Rugj. «Era il mio collega dall'obitorio. Hanno cambiato patologo. Non potrò più fare io l'autopsia su Proietti per “incompatibilità”.» «Maledetto Giannetti!» esclama Terry. «Quindi ora puoi raccontarci cosa hai rinvenuto, tanto non riveli niente di segreto!» gli fa notare Rugj. Lory è vistosamente furioso. «Una mattinata sprecata.» «No, non direi. Quello che hai scoperto, con quello che abbiamo qui», faccio segno al materiale che abbiamo dispiegato sul tavolo del salone «potrebbe aiutarci e darci qualche spunto in più per la PM.» «Giusto! Laura ha ragione!» approva Terry che poi si rivolge a me «Tu domani non parti vero?» e io, se prima avevo poca voglia di andarmene, a questo punto non posso certo scappare. «No, prolungherò la mia permanenza, devo solo avvisare Rosanna sperando che non abbia già affittato la camera a qualcun altro.» «Lascia perdere!» mi dice e per un attimo non capisco. Sto per risponderle che è lei che mi ha chiesto di restare, ma mi precede: «Disdici la stanza. Resta qui da noi, abbiamo camere per gli ospiti a sufficienza, o se preferisci possiamo ospitarti in un appartamento sfitto». Mentre stiamo parlando di come sistemarmi, il campanello suona ancora una volta. Oggi sembra che non ci sia pace. Carola va ad aprire la porta e rientra poco dopo seguita dall'avvocato Colasanti. Appena vedono il suo volto, un silenzio pesante cala su tutti. Se lei è qui da sola ci può essere una sola motivazione. «Mi manda Viola», annuncia «mi ha detto, parole sue: hanno bisogno di queste informazioni prima di agire.» «Tipico di Viola», sottolinea Ary, mentre Terry impaziente le fa cenno di sedersi. «Ci dica tutto!» le ordina. «Ha detto che qualcuno li ha incastrati.» Apre la valigetta, tira fuori un blocchetto e comincia a leggere: «I nostri cellulari sono compromessi. I tabulati sono manomessi. L'incontro è stato simulato. Sanno che stiamo ricostruendo. Vogliono isolarci. Proietti è collegato agli altri due». Chiude il blocco e ci guarda uno per uno. Nessuno di noi proferisce parola. L'avvocato sembra confusa. «Voi sapete cosa intende Viola con queste frasi?» domanda ancora, ma nessuno ha il coraggio di parlare. «Li hanno fermati! Dicono che il quadro è sufficiente per reggere davanti al giudice!» continua a dire cercando di far smuovere qualcuno nella stanza. «Giannetti è al settimo cielo!» seguita la Colasanti, ma non ottiene da nessun Del Giudice un benché minimo commento. Non è il maresciallo quello che sta vincendo. Loro lo sanno bene! Poi... «Sappiamo che non vedeva l'ora che arrivasse questo momento!» Lory è il primo e unico a parlare. «È già in moto. Mentre uscivo dalla caserma ho incrociato Gianni Del Bosco. Anche lui aveva un'aria piuttosto soddisfatta.» Rugj, Lory e Peppe si scambiano una veloce occhiata. Non è di sorpresa. Mi sembrano ancora più preoccupati di prima. Loro sanno. Ma chi diavolo è questo Del Bosco? Anche in questo caso nessuno proferisce parola e l'avvocato dà segni di impazienza tanto che, a questo punto, si alza e annuncia: «Quando avrete intenzione di essere meno reticenti potremo discutere la strategia da adottare». Silenzio. Un silenzio che è prudenza. Scuote il capo: «Vi ho portato il messaggio di Viola, ora abbiamo da sperare che Giannetti, nelle prossime quarantotto ore, non trovi altro e che il Gip non convalidi il fermo», detto ciò, prende la sua ventiquattrore e si dirige verso la porta. Si ferma. Si volta verso Rugj: «Hai il mio numero. Sai dove trovarmi» e se ne va. Per qualche istante restiamo tutti immobili. Quanto tempo abbiamo prima che Janus faccia la prossima mossa? Capitolo 24 Beuta e buretta.
Ora che l'avvocato Colasanti se n'è andata, non posso fare a meno di chiedere informazioni su quel Del Bosco, che mi sembra abbia impensierito i tre uomini Del Giudice. «Gianni Del Bosco è un ex collega di Jack», mi rivela Lory. «È ancora in polizia?» domando. «No, no! È pensionato. Anche lui ha provato a fare l'investigatore privato come papà, ma... lui che ha l'abilitazione, è sempre un passo indietro a mio padre e questo lo fa rosicà! Come direbbe il nonno!» «E cosa può avere a che fare con questa storia?» prendo i fogli delle relazioni che hanno preparato Jack e Viola e cerco questo nome. Non lo trovo, ma non vuol dire che questa sia una buona notizia. «È n'omo rancoroso. Se po' vendicasse de quarcosa, nun se lo fa ripete due vorte», commenta Giuseppe. «Sarà mica uno degli informatori di Giannetti?» chiedo, guardando l'anziano uomo che annuisce. «Po' esse!» «Ma nessuno di voi può scoprire se lavorava anche lui alle due operazioni?» «Fateme fa' ‘na telefonata.» Giuseppe ha sempre qualche asso nella manica. Le sue vecchie conoscenze di quando lavorava nel bar a Roma. Nel frattempo, noi cerchiamo di decifrare la missiva di Viola, ma per prima cosa rammento a Lory che deve dirci cosa ha trovato sul corpo di Lucio. «Sappiamo già che Lucio era concatenato a Janus e agli altri due morti. E lo sapete, a me i morti dicono più dei vivi», Lory inizia a raccontare «avevo già detto che su entrambi i corpi di Grieco e Rosati ho rinvenuto cristalli di metanfetamine...» Noi tutti che pendiamo dalle sue labbra e annuiamo in silenzio. «Ce n'erano anche su Lucio. Le ho analizzate e sono le stesse.» «Saponificio», sussurra Devana. «Brava mamma!» si complimenta Lory «Tutti e tre sono legati al saponificio.» Un pensiero mi si insinua nella testa. «Ricordate l'appuntamento al saponificio che Lucio ha dato a Jack?» Tutti annuiscono e io proseguo: «Viola ha parlato di cellulari compromessi...» faccio una piccola pausa cercando le parole più adatte «E se Lucio avesse deciso di tirarsi fuori da Janus?» «Cazzo! Perché non ci abbiamo pensato prima?» esclama Lory. «Se questa tua intuizione è corretta, Jack potrebbe essere in pericolo! A Janus potrebbe non bastare incastrarlo per l'omicidio di Lucio! Chi prova a uscirne va tolto di mezzo!» proclama Rugj facendo calare il gelo nella stanza. Devana spalanca gli occhi come se avesse appena visto un fantasma. «Devo andare... qualcosa non mi torna e... non è qui!» dice e quasi fugge via dal salone.
Ignaro di quanto abbiamo appena discusso, Giuseppe Del Giudice rientra nel salone dopo la sua telefonata. Si guarda intorno e quello che vede lo fa bloccare. Capisce che qualcosa si è smosso. «Che artro è successo? Me ne so' annato due minuti.» Nessuno gli risponde. «Ahò! Che siete diventati statue?» Io mi riprendo per prima e per sommi capi gli ricapitolo gli ultimi sviluppi. «Del Bosco nun po' sapé niente de 'sto Janus. All'epoca era già stato mannato a Tivoli. È solo 'no stronzo che deve rompe er cazzo.» «Una preoccupazione di meno», sospiro, ma il fatto che Janus sia avanti a noi non mi fa stare per niente tranquilla. «Ho fatto un ragionamento», dice Carola aspettando di ricevere l'attenzione di tutti noi. «Rosati firmava progetti al posto della Marinucci. Il saponificio era dei Marinucci. Aristide Marinucci è un chimico...» Arianna la blocca: «Aristide ormai non riconoscerebbe una beuta e una buretta. Lo sanno tutti a Petraura che è uno sbandato che sopravvive con qualche lavoretto qua e là.» «Per lo meno così si dice!» conferma Carola. Terry ripete: «Beuta? Buretta? Ary che roba è?» «Sono strumenti che usano nei laboratori. Una beuta è un recipiente conico, mentre una buretta è un tubo di vetro graduato con un rubinetto», spiega Lory «dubito che non ne riconoscerebbe la differenza, sono cose che non si dimenticano.» «Beh, forse sì, ma da qui a fargli avere un ruolo in Janus...» gli risponde la cugina. «Appunto!» afferma Lory «Janus non ha bisogno di chimici allo sbando. Ha bisogno di chi sa bene quello che fa!» |
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