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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Salvatore Tofano
Titolo: Ombre su Napoli
Genere Giallo
Lettori 101
Ombre su Napoli
Tre casi per il.commussario Ninno.

Il commissario Alfonso Ninno era in salotto, spaparanzato sulla poltrona davanti alla TV.
Stavano dando M, il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang, un vecchio film tedesco del millenovecentotrentuno.
La moglie lo aveva lasciato per un altro. Da poco più di un anno. Un anno, quattro mesi e tre giorni, ad essere precisi. Lui ne soffriva, contava i giorni, le ore. Non l'aveva dimenticata, né aveva dimenticato quei “sì”, quei “ti amerò per sempre”. Ma l'amore, come diceva Verdone: «È eterno finché dura”. Lo sapeva, ma sapere non basta. Soffriva lo stesso.
L'unica cosa positiva nel suo soffrire è che poteva vedere in TV alcuni classici, che gli erano rimasti stampati nel cuore. A lei non piacevano quei vecchi film in bianco e nero. Diceva che le facevano venire la depressione; pertanto, se non fosse andata via, quel pomeriggio purtroppo niente Fritz Lang per il commissario.
A lui il bianco e nero piaceva. Era convinto che il colore non fosse in grado di creare quelle atmosfere, che tanto lo ammaliavano, quel senso di intimità, che tanto lo coinvolgeva, quella quiete per gli occhi, che specie dopo pranzo lo riconciliava con il mondo intero; e, poi, M, il mostro di Düsseldorf di Lang era una pietra miliare nella storia del cinema.
«Stronza...» inveì.

A pochi isolati di distanza, nella stessa strada dove lui abitava, Antonia era alle prese con l'ascensore, che, come al solito, faceva i capricci. Aveva dovuto fare a piedi tutti i sette piani, trascinando con sé le borse della spesa.
«Maledetto, sembra che lo fai apposta: sempre quando sono carica» aveva imprecato, giunta sul pianerottolo di casa. «Se trasloco, giuro che me ne vado in un appartamento al primo piano, se non a pianterreno.»
Subito dopo, però, appena entrata nell'appartamento, la mente era volata via, lontano, e si era focalizzata su quanto era successo nell'ufficio.
Aveva ripercorso alla moviola la scena: quelle cose lì lei a Rocco gliele aveva sempre negate e ciò che più la stupiva era la naturalezza con la quale le aveva fatte. Si trattava di carriera: un posto di segretaria personale con compiti manageriali; e lui era il titolare dell'azienda, un'azienda con solide basi su tutto il territorio nazionale, con filiali anche a Londra e, sparse qua e là, in Francia e Germania.
Lei parlava correttamente in inglese, francese e tedesco, aveva una laurea con lode in economia aziendale e frequentato un master negli USA; evidentemente, non bastava. Il mercato è una giungla e il manico del coltello è sempre dall'altra parte: o ci stai o sei fuori.
Chiuse la porta, accese la luce e si mise in libertà. In casa non c'era nessuno: la bimba era al nido e Rocco, il suo compagno, al lavoro.

Il Ninno approfittò dello spazio pubblicitario per tirarsi su dal divano e portarsi al frigo, dal quale estrasse una birra ghiacciata e la portò con sé alla comoda postazione di partenza. In bocca, come appiccicato, il sigaro non smetteva di roteare. La trasmissione riprese.
Il maniaco omicida, che si aggirava per le strade della cittadina tedesca, adescando bambine che uccideva senza pietà, era oggetto di caccia non solo da parte della polizia, ma soprattutto da parte dei capi delle varie gang criminali, che si sentivano minacciati nelle loro lucrose attività dalla presenza delle continue retate dei tutori della legge. Grazie alla soffiata di un mendicante cieco, i malavitosi catturarono il mostro e gli intentarono un improvvisato processo.
Proprio nel momento in cui la polizia irruppe, il commissario stappò la bottiglia e iniziò a sorseggiare la birra. Ovviamente, si era trattato di una semplice coincidenza.
«Bravi, colleghi, niente linciaggi.» E, infatti, il mostro venne sottratto ai criminali e consegnato alla giustizia ordinaria.

Antonia guardò la foto sul comodino: lei, il compagno e la bimba sulla passeggiata di via Caracciolo con sullo sfondo il mare e il Vesuvio. Un mare crespo. Autunnale.
«Anche se solo di fatto,» osservò, «una famiglia normale, moderna, come tante.»
«Del resto, oggigiorno,» aggiunse, «i matrimoni sono in crisi: la maggior parte delle coppie giovani preferisce la convivenza.»
Ripensando a quanto accaduto in ufficio, si chiese poi: «In fondo, cosa ho commesso di così riprovevole?»
«Niente» fu la risposta, assolutoria.
Il pensiero volò dalle parti di Rocco, che per quanto si impegnasse non riusciva a farsi strada: passava da una ditta all'altra, era mal pagato e spesso in cassa integrazione.
«Non è colpa sua, a volte la vita ti fa strani scherzi» commentò, giustificandolo, ma senza troppa convinzione. Nel suo io più profondo, lo considerava un debole, uno “senza palle”, un perdente.
Come coppia però, a dispetto di tutto, funzionavano: di tanto in tanto qualche nube, contrassegnata ogni volta da un rassicurante e continuo ritorno al sereno.
Dopo la doccia si spostò in cucina e cominciò a preparare per la sera: uova strapazzate al salmone affumicato. Tagliò il salmone a striscioline, sbatté le uova e le aggiustò con pepe e sale. In una padella antiaderente versò del latte e al primo bollore vi aggiunse le uova e mescolò il tutto con una spatola. A fuoco spento, unì le striscioline di salmone e il formaggio, amalgamò e versò nei piatti, decorando con erba cipollina.
Intanto, era tornato Rocco con la piccola Marta.
«Mamma, mamma, questa mattina la maestra non è venuta» le annunciò, sconsolata.
«Come mai?»
«Era ammalata.»
«Mi dispiace, ma vedrai che appena starà meglio verrà. Ora vai a lavarti le mani e i dentini con papà, ché è pronto, tra poco si mangia.»
La piccola, ubbidiente, si recò in bagno col papà, per tornare subito dopo in cucina.
Tra una chiacchiera e l'altra, si misero a tavola.

Il film era finito. Il commissario guardò l'orologio. Erano quasi le sedici e quarantacinque e fuori era già scuro. Avevano tolto l'ora legale e faceva buio presto. Non gli andava di guardare ancora la TV.
Lei gli mancava. Anche adesso che era andata via. Non sopportava che non ci fosse; soprattutto, che stesse con un altro.
«Chissà cosa staranno facendo, cosa si staranno dicendo, magari staranno ridendo di me» mugugnò amaro tra sé. Non aveva elaborato del tutto il lutto della fine del loro rapporto. Si chiedeva il perché, cosa non avesse funzionato. Domande senza risposte. Non sempre c'è una risposta.
Andò nello studio e si mise alla ricerca di un libro. Ne comprava tanti che spesso non riusciva a leggerli tutti. Cominciò a scorrerne con lo sguardo le costine, alla fine ne scelse uno. Non era tra quelli non letti. E non c'era nessuna ragione particolare per tornarci su. Almeno, apparentemente.
Era un Simenon, ma non un Maigret. Era uno di quei noir di nicchia, altrettanto significativi della sua arte. Se non di più. Dei veri e propri cult. Si intitolava La scala di ferro; e narrava di una moglie infedele.
Stava per riposizionarsi sulla poltrona, quando squillò il telefono. Era uno dei soliti rompiscatole che ti invitano a cambiare gestore. Interruppe immediatamente la conversazione; anzi, non la fece nemmeno iniziare.
Aprì il libro, cominciò a sfogliarlo, si soffermò sulla quarta di copertina, ne lesse il contenuto; poi lesse le prime pagine, ma non andò oltre la terza. Non ne aveva voglia. Il pensiero della ex lo ossessionava e lo distraeva.
A letto il commissario Ninno ripensò al libro che aveva scelto e se ne domandò la ragione. L'aveva letto di recente, perché ci era ritornato su? Non poteva sapere che forse per un sesto senso aveva intuito che presto avrebbe dovuto occuparsi del caso di una donna che aveva tradito il proprio compagno ed era stata da questi uccisa: Antonia.

In TV stavano dando la solita pubblicità di quel tizio che di notte si alza per l'ennesima volta dal letto e alla moglie, che si sveglia, basita, accampa le scuse più varie: “Avevo sete”, “Ho sentito un rumore strano”, “La TV era rimasta accesa”; si scopre poi che la vera ragione è che il tizio soffre di ipertrofia prostatica.
«Come è andata?»
«Bene» rispose Antonia, guardandolo fisso negli occhi.
«Sono contento» disse lui, abbassando il capo.
«Avevi dubbi?» incalzò lei.
«No, per niente, sapevo che ce l'avresti fatta.»
«Sapevi anche come?» le venne da chiedersi con un malinconico sorriso. «Come sono ingenui gli uomini» sospirò.
Quella notte Rocco ne aveva voglia, ma Antonia gli si negò.
«Perché?»
«Sono stanca e ho anche mal di testa.»
Salvatore Tofano
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