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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Adelia Salerno
Titolo: Matrilineare
Genere Romanzo
Lettori 18 1
Matrilineare
Belle.
Le divise color carta da zucchero con il colletto ben inamidato, il trucco teatrale degli anni ‘70, le sopracciglia completamente depilate, i capelli acconciati in boccoli voluttuosi e cotonature impeccabili, le scarpe col tacco e le calze di nylon color carne: un esercito di fate sorridenti e leggiadre, magnanimamente a disposizione dei comuni mortali, sempre cortesi e sorridenti - eppure mai servili.
Magda venerava le commesse della Standa come vere e proprie divinità scese sulla Terra: libere, emancipate, sicure di sé, sapevano tutto e si muovevano in maniera disinvolta tra reparti labirintici e migliaia di articoli. Avrebbe voluto essere presa per mano da una qualunque di loro e far parte di quel meraviglioso mondo patinato che prometteva gioie e serenità, dove le luci al neon restavano sempre accese e nulla e nessuno sembrava mai essere fuori posto.
Guardava sua madre, gli abiti dimessi, le scarpe senza tacco, i capelli che avrebbero avuto bisogno di un buon taglio e di un'accurata messa in piega, il viso acqua e sapone: si chiedeva perché mai fosse toccato proprio a lei essere figlia di una portinaia e non di una commessa della Standa - magari una di quelle addette alla cassa, le più temute e rispettate.
Quasi tutti i giorni, poco prima della chiusura, Magda e sua madre entravano nel grande magazzino senza comprare nulla, cercando refrigerio d'estate o un po' di calore d'inverno: soprattutto, per qualche minuto volevano illudersi di far parte di quel mondo scintillante dal quale erano da sempre, inesorabilmente, escluse. Passavano il tempo girando fra i reparti, prendendo in mano gli articoli più disparati, chiedendo a volte addirittura informazioni come se avessero davvero intenzione di acquistare qualcosa. Si inebriavano delle luci al neon e del profumo delle cose nuove, dell'euforia che si percepisce laddove il denaro non è mai un problema e la vita mantiene le promesse con le quali ha irretito ogni anima per farla venire al mondo. Visitavano sempre anche il reparto giocattoli: a Magda non restava che l'imbarazzo della scelta delle Barbie e degli accessori da inserire nel carrello - che avrebbero abbandonato furtivamente in qualche angolo nascosto, prima di uscire in tutta fretta dalle porte scorrevoli.
Nei rarissimi giorni fortunati, sua madre le comprava 100 lire di focaccia appena sfornata - una striscetta larga a malapena tre cm e lunga dieci, quasi invisibile nella carta oleata - che lei finiva in tre o quattro morsi al massimo e che Patrizia diceva di non volere assaggiare perché le rimaneva sullo stomaco. Entrambe avrebbero voluto una di quelle magnifiche meringhe ricoperte di ghirigori di cioccolato esposte nella vetrina della pasticceria a pochi isolati da casa, ma era un sogno pressoché proibito: si erano concesse quel lusso solo un paio di volte, nei giorni di festa, quando tutti i negozi erano chiusi e non rimanevano che le chiese e i bar a offrire un po' di rifugio dalla desolazione disperata delle loro vite.
Magda detestava quella sensazione di solitudine polverosa, quell'odore di smog impastato con asfalto e cera liquefatta con cui rientravano a casa dopo ogni monotona passeggiata: le rimaneva nel naso, le impregnava capelli e vestiti, le soffocava l'anima. Non riusciva a capire perché sua madre si ostinasse a uscire ogni domenica dopo il tramonto, che gusto ci provasse a trascinarla passo dopo passo sempre sullo stesso, insensato percorso. Era troppo piccola per opporsi a quel rituale, per affrancarsi da quella dolorosa catena di azioni senza senso e rimanere a casa da sola o pretendere di andare altrove.
Qualche volta, durante le festività, uscivano subito dopo pranzo e prendevano un autobus qualsiasi alla fermata sotto casa per andare a guardare le vetrine in centro città.
L'autobus le portava dritte fino al capolinea di Via XX Settembre: costeggiavano tutta la strada mantenendosi sul lato destro fino a Piazza Esedra, scendevano lungo Via Nazionale, fino in fondo; poco prima del tunnel, al semaforo, attraversavano la strada e risalivano dal lato opposto.
Un altro autobus, invece, le portava fino a Piazza San Silvestro: passeggiavano tra la folla di Via del Corso, a volte in direzione Piazza del Popolo e a volte verso Piazza Venezia, poi ripetevano il percorso al contrario.
Puntualmente, Patrizia si infilava in qualunque chiesa incontrasse sul suo cammino, purché non fosse orario di Messa: si sedevano in silenzio sulla panca più appartata, chiedendo il permesso di esistere a quell'enorme Crocifisso con la testa reclinata, che guardava sempre in alto e mai verso di loro. Magda aspettava che sua madre si decidesse ad alzarsi cercando di non sbadigliare troppo vistosamente, muovendo un po' i piedi quando iniziavano a formicolarle e chiedendosi perché mai nelle chiese facesse sempre freddo e le panche fossero così scomode.
Dopo qualche ora, rientravano nel loro piccolo appartamento esauste, a mani vuote e più tristi di prima.

Magda camminava lungo le strade deserte del suo quartiere mano nella mano con sua madre, guardando malinconicamente le finestre illuminate dietro alle quali, era sicura, vivessero famiglie felici, persone che ogni domenica si riunivano per mangiare tutte assieme e, poi, si accomodavano sui divani del salotto buono per chiacchierare.
Se qualcuno le avesse chiesto di spiegare cosa fosse una famiglia, avrebbe risposto che è fatta di persone che si vogliono bene, baci della buonanotte, pranzetti succulenti e mestoli da leccare, un cane da portare ai giardinetti o un gatto da abbracciare sotto le coperte, fratelli e sorelle con cui giocare, tombolate durante le feste, giri in bicicletta - ovviamente senza rotelle perché qualcuno si è preoccupato di insegnarti a stare in equilibrio; tutto ciò che lei non aveva mai vissuto, ma solo spiato attraverso il vetro del gabbiotto della portineria o stando seduta sulle scale, nell'attesa interminabile che si asciugasse il pavimento dell'androne.
Magda e sua madre abitavano in un angusto locale di servizio, riadattato ad appartamento per il custode: camera, cucina e bagno dove il sole non arrivava mai, una sola finestra con le inferriate e una guardiola a vetri che si affacciava direttamente sull'androne del palazzo. Prima di riuscire a mettere da parte i soldi necessari per una parete in cartongesso, Patrizia aveva cercato di ottenere un po' di privacy installando un vecchio tendone scuro: come ragazza madre e senza un titolo di studio, comunque, non avrebbe potuto ambire a qualcosa di meglio di quei 40 mq che manteneva decorosi malgrado le macchie di umidità e gli scarafaggi che, ogni notte, si ostinavano a farle visita uscendo dalle tubature.

Da qualche tempo, Magda aveva cominciato a fingersi malata per non andare a scuola; non sempre le riusciva, sua madre teneva moltissimo alla sua istruzione e le ripeteva continuamente che sarebbe dovuta andare all'università, trovare un buon lavoro con uno stipendio fisso che le avrebbe consentito di comprarsi tutta la pizza e le meringhe che voleva e molto, molto di più; impegnandosi, un giorno avrebbe avuto una casa tutta sua, spaziosa e con tante finestre, magari addirittura un balcone; l'avrebbe arredata con mobili di suo gusto e bei quadri alle pareti, avrebbe potuto decidere di non aprire la porta o non rispondere al citofono, sarebbe stata libera di ricevere amici e prendersi anche un gatto o un cane, se voleva.
Magda aveva perso la voglia di andare a scuola. Inizialmente, si era accorta solo della differenza trai suoi vestiti e quelli degli altri: gliel'avevano fatta notare durante uno dei frequenti bisticci tra bambini, con la cattiveria spensierata e inconsapevole di chi ancora non ha conosciuto il vero dolore e sa essere crudele senza sensi di colpa.
Dal giorno in cui l'avevano chiamata “bastarda”, però, Magda aveva cominciato chiedersi chi fosse suo padre e perché non vivesse con loro. Prima di quell'episodio, non aveva fatto molto caso al fatto che lei e sua madre fossero da sole persino durante le feste, che non ci fossero nonni o parenti in visita e qualcuno in casa da chiamare papà: non aveva conosciuto altro che quella sua normalità, aveva sbirciato le vite degli altri, ma solo crescendo aveva notato tutte le differenze.
In TV trasmettevano molte sitcom al pomeriggio, telefilm ritenuti adatti ai minori, ma Magda non aveva mai trovato una famiglia che assomigliasse, seppur vagamente, alla sua: le madri erano sempre a casa, costantemente sorridenti e pronte a sfornare una torta e deliziosi manicaretti; i padri rientravano fieri dal lavoro, baciavano le mogli facendole volteggiare in un gioioso passo di danza e giocavano volentieri con i loro figli, malgrado la stanchezza; ogni piccolo o grande problema veniva risolto facilmente e tutto finiva sempre con un abbraccio collettivo e la promessa che le cose sarebbero andate per il meglio; non c'erano liti o silenzi imbarazzanti, tutti vivevano in case bellissime e spaziose, indossavano abiti all'ultima moda, mangiavano enormi bistecche e tacchini al forno, passandosi l'un l'altro un purè carico di burro e formaggio filante.

Magda ritagliava ossessivamente tutti i buoni sconto dai fumetti che le regalavano, ma nemmeno in quel modo riusciva a ottenere ciò che desiderava di più in quel momento: un'adorabile famigliola di scimmie di mare. Tutti i giorni rimirava estasiata quella pubblicità in bianco e nero: una mamma, un papà, due o tre pargoletti con la coda lunga e tre protuberanze sulla testa, a mo' di corona, che vivevano felici in un acquario di vetro e potevano essere addirittura ammaestrati!
Patrizia, ogni volta, si metteva in tasca quel ritaglio di giornale promettendole che avrebbe spedito l'ordine al più presto e Magda, per qualche giorno, tornava da scuola euforica, convinta che il suo regalo fosse finalmente arrivato: un enorme pacco con dentro l'acquario già arredato con alghe e anfore, la polverina speciale che conteneva i nutrienti necessari e, ovviamente, le preziosissime uova da cui sarebbero nati i suoi piccoli amici. Dopo qualche settimana si rassegnava e aspettava il momento di mettere le mani su un altro giornaletto per ritagliare la pubblicità e darla a sua madre, sperando che il pacco non si perdesse nuovamente in chissà quale ufficio postale o che il venditore avesse il tempo di spedire anche il suo.

Sentirsi chiamare “bastarda” le aveva aperto uno squarcio nella mente che non poteva ignorare, come una chiusura lampo difettosa che si apre nel bel mezzo della giacca e che non c'è modo di sistemare per non far entrare il freddo.
Sua madre aveva sempre evitato l'argomento e, a ogni domanda più o meno diretta sul perché fossero solo loro due in casa, si era puntualmente chiusa in un silenzio ostinato, bofonchiando qualche scusa per allontanarsi in tutta fretta, senza rispondere.
Adelia Salerno
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