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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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L'ombra del potere
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Un'inchiesta di Adele Mendes.
23 ottobre lunedì ore 23.
Carcere di Rikers Island. Sezione femminile primo braccio. La notte a Rikers non era buia. Era fin troppo illuminata. Nel corridoio, la luce notturna di sicurezza emetteva un bagliore rossastro costante. Non veniva mai spenta. Non era mai abbastanza fioca da lasciarla solo sperare di poter dormire. Samantha Owens era sdraiata sul letto, gli occhi aperti. Intorno a lei, il carcere respirava. Udì un colpo di tosse lontano. Nel corridoio, i passi pesanti di una guardia. La luce della torcia elettrica scorse veloce sulle sbarre, illuminò per un secondo il suo viso, poi passò oltre. Non c'era mai buio completo. Mai privacy. Mai pace. Sdraiata sulla sua branda, Samantha Owens, infagottata nella divisa carceraria che le tirava sulla pelle, ruvida e impersonale, vedeva girare nella sua testa ininterrottamente lo stesso film. --- Adele che si era presentata alla sua festa, lei che perdeva il controllo della situazione, sempre lei che con la sua macchina si lanciava contro quella dove sedeva Adele. Dopo, Adele sempre lei, maledetta lei, che con la pressione del suo corpo contro lo sportello della macchina le impediva di uscire, nonostante si tenesse un braccio dolorante con l'altra mano. Poi il suono delle sirene esplose nella notte. Una, poi due, poi molte di più. Quando le volanti circondarono la scena, Samantha Owens non disse una parola. Si lasciò trascinare fuori dalla macchina, tirare le braccia dietro la schiena e sentì ai suoi polsi le manette scattare con un suono secco. Un suono che, per la prima volta, le fece stringere la mascella, mentre sul viso restava un sorriso rigido, quasi di sfida. Solo quando arrivò al 77° distretto, Samantha tornò a essere sé stessa. Seduta nella stanza degli interrogatori, mentre secondo la legge Miranda le leggevano i suoi diritti, lei restò con la schiena dritta, le mani, ancora con le manette, appoggiate sul tavolo. Chiese un bicchiere d'acqua e il suo telefono per chiamare il suo avvocato. L'agente che era rimasta con lei nella stanza degli interrogatori alzò lo sguardo, la porta si aprì e un altro agente le porse il suo cellulare. Alzò le mani per farsi togliere le manette ma ebbe come risposta un cenno di diniego, allora in vivavoce, chiamò Eric Fox dello studio legale che da sempre la seguiva nelle sue pratiche commerciali. «Eric, scusa l'ora tarda. Sono Samantha Owens e sono al 77° distretto. Ho urgenza che tu mi raggiunga, c'è stato un incidente. Un malinteso che mi aiuterai a chiarire.» disse con voce calma. Dopo che l'avvocato Fox le disse che sarebbe arrivato immediatamente, ridiede il cellulare all'agente e restò in silenzio. Fox, nonostante l'ora, dopo essersi velocemente vestito si precipitò a prendere la macchina e a recarsi al 77° distretto. Quando Samantha Owens chiamava, si correva. Dopo essere entrato nel distretto, avute le indicazioni necessarie, si diresse verso la stanza degli interrogatori, vide una guardia fuori dalla porta e disse: «Sono l'avvocato Fox. Vorrei parlare con la mia cliente da solo.» In quel momento nel corridoio arrivava il procuratore Kilbrige che gli si avvicinò. «Avvocato, quando avrà terminato di parlare con la sua cliente, il detective Hamilton ed io vorremmo conferire con lei.» Acconsentendo con un cenno del capo, l'avvocato Fox entrò nella stanza degli interrogatori. Solo che, nonostante le sue domande sempre più insistenti, lei non poté spiegargli molto. Continuava solo a ripetere che era tutto un grosso equivoco. Non poteva dirgli il reale motivo del suo arresto. Mentre Samantha parlava con il suo avvocato, Luke e il Procuratore Kilbrige la osservarono attraverso il vetro. Si rendevano conto che era ferita nell'orgoglio, più che nel corpo. Non riuscendo a capire cosa fosse successo e perché fosse stato chiamato a quell'ora, l'avvocato Eric Fox le disse. «Signora Owens, torno subito.» si alzò e uscì dalla stanza degli interrogatori. Nel corridoio trovò ad aspettarlo il Procuratore Kilbrige e un uomo alto dagli occhi scuri che gli si avvicinò tendendogli la mano. «Buongiorno avvocato, sono il detective Hamilton. Ciò che la sua cliente non ha ritenuto di dirle che è qui perchè ha tentato di uccidere mia moglie. Adele Mendes.» «La conosco!» lo interruppe Fox «seguo spesso le sue inchieste giornalistiche e...» si interruppe perché, mentre pronunciava le ultime parole, aveva compreso che si trovava di fronte a qualcosa di diverso da quello che gli aveva riferito la sua cliente. Kilbrige, vista l'espressione sul volto dell'avvocato, comprese che era del tutto all'oscuro su chi fosse realmente la donna seduta nella stanza degli interrogatori e che, vista la fama del suo studio, Samantha l'aveva usato solo per operazioni lecite. Per le sue operazioni illecite, Milady si sarebbe avvalsa di un altro tipo di avvocato. Sempre che ne avesse usato uno, perchè avrebbe dovuto parlare, dire, rivelare dei segreti... Kilbrige spiegò a Eric Fox chi fosse realmente Samantha, come si fosse effettivamente svolto, quello che non era un incidente di macchina, ma un tentativo di omicidio. L'espressione sconvolta dell'avvocato gli fece intendere che Samantha Owens aveva probabilmente perso l'appoggio del suo studio legale. «Scusatemi, devo parlare un attimo con il socio principale del mio studio.» Era arrivata mezzanotte e a quell'ora non era consigliabile disturbare l'avvocato D.B. Russel, ma ciò che aveva appena saputo era di una tale gravità da superare ogni esitazione. La conversazione fu breve e le disposizioni furono date. L'avvocato Fox si riavvicinò al Procuratore e al detective. «Signori, ho appena parlato con l'avvocato Russel. Mi ha pregato di comunicarvi che, a partire da questo momento, non rappresentiamo più la signora Owens. Quanto accaduto non rientra nella politica del nostro studio. Cortesemente comunicatelo voi alla signora. Buona serata.» E andò via lasciando sbigottiti sia Kilbrige che Hamilton. Comunicarlo a Samantha fu cosa facile e l'espressione del suo viso fu chiara. In quel momento la donna si rese conto di aver perso il controllo della situazione. Poteva solo sperare di non aver perso anche la protezione di chi gestiva realmente ogni cosa. Il solo pensiero le fece attorcigliare lo stomaco. Nulla però traspariva dalla sua postura o dal suo sguardo. Era abituata a contare solo sulle proprie forze. Di colpo le luci si spensero e lo stomaco di Samantha, se fosse stato possibile, si contrasse ancora di più. --- Samantha era sola in cella. Era una cosa inusuale a Rikers, dove le celle erano sovraffollate, non sapeva se la dovesse rassicurare o spaventare ancor di più. L'unica cosa positiva era che, tramite altre detenute, le fosse arrivato un messaggio di Ted Danson, la guardia carceraria che era nel suo libro paga. Le aveva fatto sapere che avrebbe vegliato su di lei. Chiuse gli occhi per qualche secondo, poi li riaprì subito. Un urlo improvviso spezzò l'aria, lontano. Non durò molto. Nessuno rispose. Samantha deglutì lentamente. Il cuore accelerò per un istante, poi tornò sotto controllo. Non era paura, si disse. Era solo adattamento. Anche questo si poteva gestire. Anche questo sarebbe passato. Doveva solo restare all'erta, sempre all'erta. Girò appena la testa verso la porta della cella. Il rettangolo di luce sotto la soglia era sempre lì, identico. Immobile. La notte continuò così. Senza eventi. Senza sogni. Senza sonno.
22 ottobre domenica Le tende spalancate consentivano alla luce del giorno calda e discreta di illuminare la biblioteca. Le pareti rivestite di legno scuro assorbivano i suoni, rendendo ogni rumore ovattato, distante. Richard Blackwell sedeva in una poltrona di pelle bordeaux, perfettamente uguale alle altre due e al divano che facevano parte dell'arredamento della lussuosa biblioteca. Aveva appena terminato di fare colazione. Una tazza di caffè, una fetta biscottata e un frutto. Era arrivato ai settanta e manteneva, grazie a una alimentazione controllata e a costanti sedute di palestra, il fisico asciutto e la mente vigile. Aveva basato la sua vita su una regola ferrea, non si può comandare se negli altri non incuti timore. A parte la sua voce bassa e controllata, a volte bastava lo sguardo dei suoi occhi verdi, gelidi, affilati e spietati, a far tremare le gambe a molti. La sua altezza 1.80 e un fisico curato contribuivano a rafforzare l'immagine di un uomo potente, spietato, come molti avevano imparato sulla propria pelle. Utilizzava il tablet per gli aggiornamenti che gli interessavano e la sua tv da 70 pollici per vedere le notizie che lo interessavano e che avrebbero potuto coinvolgerlo. Quella mattina guardava i notiziari in televisione girando i vari canali. Trasmettevano tutti la notizia che aveva sconvolto la città. Sullo schermo continuavano a scorrere le immagini dell'arresto di Samantha Owens. L'uscita dal distretto con le manette ai polsi, i flash dei fotografi, il rapido passaggio in tribunale dove sedeva sola senza alcun avvocato al suo fianco, il ritiro del passaporto, la decisione del giudice di non concedere la cauzione vista l'evidente possibilità di fuga. Sarebbe restata in carcere sicuramente fino alla prima udienza. In tutte le immagini spiccava il volto irrigidito di una donna che, fino a pochi giorni prima, era considerata una delle persone più potenti e ricche della città, una delle filantrope più rispettate di New York. I giornalisti parlavano dello scandalo e delle indagini che sarebbero partite dopo il suo l'arresto. |
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