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Autore: F4lco
Titolo: L'uomo che sono diventato
Genere Autobiografico
Lettori 213 3 13
L'uomo che sono diventato
Ci sono storie che nascono dalla felicità.
La mia, invece, nasce da una promessa.
Una promessa che ho fatto quando ero soltanto un bambino e che, senza saperlo, avrebbe accompagnato tutta la mia vita.
Sono nato a Nocera Inferiore, il 13 ottobre 1987. La mia infanzia non è stata quella che avrei voluto. Ho conosciuto la paura, le differenze, le difficoltà e il dolore di essere maltrattato da chi avrebbe dovuto proteggermi.
Per molto tempo ho portato dentro di me quelle esperienze.
Ma crescendo ho capito una cosa: il passato non possiamo cambiarlo, ma possiamo decidere cosa farne.
Io ho scelto di non diventare la persona che avevo conosciuto da bambino.
Ho scelto di costruirmi da solo.
Ho imparato a lavorare, a essere indipendente, ad affrontare le difficoltà e, soprattutto, ho imparato a essere padre senza avere avuto un vero esempio da seguire.
Quando sono diventato padre avevo soltanto ventitré anni.
Ero giovane, avevo le mie paure e nessuno mi aveva insegnato come si diventasse genitore.
Ma avevo una certezza.
Sapevo esattamente che padre non volevo essere.
Non volevo che i miei figli avessero paura di me.
Volevo che mi rispettassero, ma attraverso l'amore, il dialogo e l'esempio.
Questa è la storia del percorso che mi ha portato fino a oggi.
Una storia fatta di famiglia, lavoro, amore, figli, sacrifici, perdite e momenti difficili.
Una storia in cui non tutto è andato come avrei voluto, ma nella quale ho cercato sempre di andare avanti.
Non scrivo questo libro perché penso di essere un uomo perfetto.
Ho commesso errori, ho avuto momenti difficili e sicuramente avrei potuto fare alcune cose in modo diverso.
Lo scrivo perché credo che anche dalle esperienze più dolorose si possa costruire qualcosa di buono.
Io ho costruito una famiglia.
Ho costruito un rapporto con i miei figli basato sul dialogo.
Ho cercato di insegnare loro quei valori che considero importanti.
E soprattutto ho mantenuto quella promessa che avevo fatto tanti anni fa.
La promessa di un bambino.
Quel bambino oggi è diventato un uomo.
E questa è la sua storia.

Dedica

Dedico questo libro all'adulto che sono oggi,
quel bambino di ieri che veniva maun padre diverso.
Questa storia è per lui.

Maltrattato dai propri genitori.
A quel bambino che ha conosciuto la paura,
ma che ha scelto di non trasformarla in odio.
A quel bambino che, nonostante tutto,
un giorno si è fatto una promessa:
diventare un uomo diverso

Le mie radici

Sono nato a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, il 13 ottobre 1987.
La città in cui sono cresciuto era tranquilla. Era il tipo di posto in cui, da bambino, potevi uscire e incontrare facilmente gli amici. Io ne avevo parecchi e, col tempo, ho capito quanto siano stati importanti per me.
Quando ero con loro riuscivo a distrarmi.
A casa c'erano cose che non riuscivo a comprendere fino in fondo, emozioni che un bambino non sa spiegare e situazioni che mi facevano stare male. Fuori, invece, ero semplicemente un bambino.
Giocavo.
Ridevo.
Stavo con gli amici.
Per qualche ora non pensavo a niente.
Erano momenti di libertà.
Avevo due fratelli. Da piccolo andavo molto d'accordo con il primogenito. Con il secondo, invece, litigavo spesso. Era molto prepotente e tra noi non era sempre facile andare d'accordo.
Come succede spesso tra fratelli, però, crescendo cambiammo.
Quello che da bambini ci divideva, con gli anni sembrava pesare sempre meno. Ci avvicinammo parecchio e il nostro rapporto migliorò.
Poi la vita prese strade diverse.
Io me ne andai di casa, iniziai a costruire la mia vita lontano e, con la distanza, anche i rapporti cambiarono.
Oggi non ci sentiamo più come un tempo.
È strano pensare a quanto possano cambiare le persone e i rapporti nel corso degli anni. Da bambini pensi che tuo fratello sarà sempre lì, accanto a te. Poi cresci e scopri che la vita può portarti in direzioni completamente diverse.
Ma se c'è una persona che nella mia infanzia ha rappresentato qualcosa di speciale, quella persona è stata mia nonna.
Mia nonna mi viziava.
Mi proteggeva.
Si prendeva cura di me.
Lo faceva quasi come se fossi suo figlio.
Per me era una presenza fondamentale.
Se penso alla mia infanzia, penso anche a lei.
Era quella persona che riusciva a farmi sentire protetto. Una figura che, in qualche modo, compensava quello che in altri momenti della mia vita mi mancava.
Ancora oggi mi manca.
E ho un rimpianto che non potrò mai cancellare.
Quando morì, io stavo facendo il militare.
Ero tornato a casa in licenza. Ricordo che ero andato a trovarla e, il giorno prima di ripartire, mi disse una frase che non avrei mai dimenticato:
«Non mi vedrai più.»
Aveva ragione.
Dopo due o tre giorni mia madre mi chiamò per dirmi che mia nonna era morta.
Io ero lontano.
Ero un ragazzo che stava facendo il militare e che si trovava davanti a una delle prime perdite importanti della propria vita.
Ancora oggi, quando ci penso, mi viene da chiedermi se avrei potuto fare qualcosa di diverso.
Avrei voluto avere più tempo.
Avrei voluto poterla salutare sapendo che quella sarebbe stata l'ultima volta.
Ma certe cose nella vita non si possono cambiare.
Una cosa, però, l'ho sempre pensata.
Avrei voluto che i miei figli avessero avuto una nonna come quella che ho avuto io.
Avrei voluto che conoscessero quella sensazione di essere protetti, viziati e amati da una persona che ti tratta come se fossi tutto il suo mondo.
Quello che ho ricevuto da lei è rimasto dentro di me.
E forse, anche attraverso il modo in cui ho cresciuto i miei figli, ho cercato di trasmettere almeno una parte di quell'amore.
Non tutti i miei ricordi d'infanzia, però, sono dolorosi.
Ci sono anche ricordi bellissimi.
Uno dei più belli è quello delle estati al campeggio.
Ci siamo andati per due estati consecutive.
Per me era un piccolo mondo tutto da scoprire.
Facevamo amicizia con tanti bambini e passavamo praticamente tutta la giornata insieme.
Giocavamo dalla mattina alla sera.
Tornavamo al campeggio quasi soltanto per mangiare e poi uscivamo di nuovo.
C'era anche il mare.
Erano giornate semplici, ma bellissime.
Quando ci penso oggi, mi rendo conto che forse quei momenti erano ancora più importanti di quanto capissi allora.
Perché quando sei bambino non sai che un giorno alcuni ricordi diventeranno preziosi.
Li vivi e basta.
E io li vivevo con entusiasmo.
Avevo i miei amici, il mare, il campeggio e la voglia di giocare.
Ma quando tornavo a casa, la situazione era diversa.
Il rapporto con mio padre era difficile.
La cosa che ricordo maggiormente sono le volte in cui ci picchiava.
A volte anche per motivi che, ancora oggi, considero inutili.
Per un bambino è difficile capire perché una persona che dovrebbe proteggerti possa diventare quella di cui hai paura.
E la cosa che mi faceva ancora più male era vedere mia madre che non faceva nulla.
Io ero piccolo.
Non avevo gli strumenti per capire.
Non avevo la possibilità di andarmene.
Non potevo scegliere.
Potevo soltanto subire e aspettare che passasse.
Dentro di me iniziarono a crescere rabbia e odio.
Non erano sentimenti che volevo avere.
Erano sentimenti che nascevano da quello che vivevo.
Ricordo soprattutto la paura.
Ma c'è un episodio che ancora oggi mi fa capire quanto fosse forte quella paura.
Un giorno chiesi a mia madre quando mio padre sarebbe tornato al lavoro dopo le ferie.
Non glielo chiesi perché mi mancava.
Lo chiesi perché volevo che tornasse al lavoro.
Non lo volevo in casa.
Ero soltanto un bambino, ma quella domanda diceva tutto.
Diceva che la presenza di mio padre non mi faceva sentire al sicuro.
Diceva che aspettavo il momento in cui sarebbe uscito di casa per poter respirare un po' di più.
Forse è proprio lì che è iniziata la mia promessa.
Non ricordo di essermi seduto a pensare: «Un giorno farò così e così.»
Non era qualcosa di ragionato.
Era qualcosa che sentivo dentro.
Sapevo soltanto che, se un giorno avessi avuto dei figli, non avrei mai voluto che avessero paura di me.
Non avrei mai voluto che aspettassero con ansia che uscissi di casa.
Non avrei mai voluto che mi vedessero come una minaccia.
Io volevo essere l'opposto.
Volevo essere il padre dal quale poter correre quando avevano paura.
Quello con cui poter parlare.
Quello che avrebbe saputo dire di no, certo, ma senza fare del male.
Quello che avrebbe insegnato attraverso le parole e l'esempio.
Allora non sapevo quando sarei diventato padre.
Non sapevo nemmeno quale sarebbe stata la mia vita.
Ero soltanto un bambino.
Un bambino che aveva conosciuto troppo presto la paura.
Ma dentro quel bambino stava nascendo qualcosa.
Una promessa.
Una promessa che sarebbe rimasta con me per tutta la vita.
E molti anni dopo, quando avrei stretto per la prima volta mio figlio tra le braccia, avrei capito veramente quanto fosse importante mantenerla.
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