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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Laguna morta
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La notte era di quelle che sanno di sale e di ferro. L'aria, immobile sulla laguna, portava con sé un odore di alghe marcite e di umidità che si infilava nelle ossa. La luna, coperta da nubi sottili, gettava una luce incerta sull'acqua, appena sufficiente per distinguere le ombre delle barche attraccate ai pali. La laguna taceva. Piatta come un vetro opaco, senza increspature, senza vita. Solo il rumore sordo dei remi che tagliavano l'acqua rompeva quel silenzio opprimente, un suono ritmico, quasi ipnotico, che sembrava voler scandire il tempo di una fuga senza fine. Una barca scura tagliava l'acqua a colpi rapidi, quasi rabbiosi. Non era una delle tipiche imbarcazioni veneziane: aveva linee dritte, un fondo piatto, e nessuna decorazione. Era una barca fatta per passare inosservata, per scivolare tra i canali secondari senza attirare sguardi. A bordo, due uomini. Uno remava, con movimenti secchi e precisi, il fiato corto per lo sforzo. L'altro stava a poppa, voltato indietro, lo sguardo fisso sulla riva lontana dove le luci di Venezia tremolavano come candele nel vento. Sembravano due fuochi fatui, pronti a spegnersi da un momento all'altro. — Infame di merda! — gridò il primo, la voce roca, rotta dalla fatica e dall'ansia. Il suo accento della terraferma, veneto schietto, tradiva l'agitazione che gli serrava la gola. — Stanno arrivando, cazzo! Se non mi sbrigo, sono morto! Il secondo uomo non rispose. Le braccia ferme lungo i fianchi, la giacca bagnata che gli si incollava alla schiena come una seconda pelle. Ogni altro colpo di remo era come una preghiera, un tentativo disperato di guadagnare quei pochi metri che lo separava dalla salvezza. — Hai sentito? — insistette il primo, voltandosi per un istante. Il sudore gli colava lungo la fronte, mescolandosi alla salsedine che l'aria portava. — Devo arrivare al molo prima che... Non finì la frase. Dal buio alle loro spalle arrivò un suono metallico. Uno sparo, secco, che echeggiò sulla superficie dell'acqua come un colpo di frusta. Poi un secondo, più vicino. Le onde si incresparono, e un colpo sordo colpì l'acqua a pochi metri dalla barca. Il primo uomo imprecò, una bestemmia sorda, e con mano tremante tirò fuori una torcia dalla tasca della giacca. L'accese, e il fascio di luce tagliò il buio, illuminando per un istante il volto del compagno: freddo, pallido, gli occhi dilatati dallo sforzo e dalla paura. — Dai, fermati! — gridò. — È tutto deciso ormai! Ma l'uomo non rispose. Aveva smesso di remare. La torcia illuminò il suo braccio destro, e il sangue che scendeva lungo la manica, lento, inesorabile, mescolandosi all'acqua salmastra che schizzava dentro la barca. Un rivolo scuro, quasi nero alla luce della torcia, che si allargava in una macchia sulla sua giacca. — Oh, no... — mormorò il primo uomo. — No, no, no... Un'ombra apparve tra i riflessi lunari. Un'altra barca, più grande, con un motore spento, che si avvicinava silenziosa come un predatore notturno. A bordo, due figure in piedi, immobili, i volti nascosti dal buio. Il primo uomo afferrò un remo, le nocche bianche, deciso a difendersi. Ma non ebbe il tempo. Un urlo, un tonfo sordo, e il remo gli sfuggì dalle mani, schizzando gocce rosse che si mescolarono all'acqua. Cadde in ginocchio, la mano sul petto, e la torcia cadde in acqua, spegnendosi con un sibilo. Per un attimo tutto tacque. Poi un rumore sordo: una bestemmia soffocata, un colpo secco, il corpo di qualcuno che cadeva dentro la barca. E poi il rumore di un motore che si accendeva, e l'altra barca che si allontanava nella notte, veloce, inghiottita dal buio. Quando la corrente riportò l'imbarcazione verso il molo, un'ora più tardi, aveva al proprio interno un carico di morte e un remo incastrato tra le assi, segnato da una macchia scura che il mare non riusciva a lavare via. E da lontano, il rintocco cupo delle campane di San Giorgio sembrava voler contare i minuti di un segreto che la laguna avrebbe, ancora una volta, cercato di seppellire. Capitolo 1 Il commissario Andrea Vianello stava appoggiato al davanzale del suo ufficio alla Questura di Venezia, le mani infilate nelle tasche dei pantaloni, lo sguardo perso sulla laguna che sotto quel cielo grigio pareva più piombo che acqua. Era un uomo sulla cinquantina, capelli scuri stempiati, occhi che avevano visto troppo e una barba incolta che gli dava un'aria da cane stanco. Ma sotto quell'apparenza trasandata, c'era una mente che non si fermava mai. Gli piaceva quel momento, il silenzio prima del caos. Prima di tuffarsi nelle carte, nei rapporti, nelle denunce. Quel momento in cui la città sembrava ancora addormentata, e la laguna rifletteva solo il cielo. Un attimo di pace che sapeva di lusso, in un mestiere come il suo. Ma questa volta non ci fu tempo. La porta dell'ufficio si spalancò di colpo, sbattendo contro il muro con un rumore secco. L'ispettore Bepi Brugnaro irruppe nella stanza, il volto rosso per la corsa, un fascicolo stretto sotto il braccio come un'ancora di salvezza. — Commissario! — disse, la voce sempre un po' strozzata, come se avesse una perenne laringite. — È arrivata una segnalazione da Cannaregio. Una barca abbandonata, con dentro un corpo. Vianello si girò lentamente. Non aveva fretta. Sapeva che le notizie brutte non diventano meno brutte se le affronti di corsa. Sospirò, un sospiro che sembrava contenere tutti i sospiri che non aveva mai fatto. — Sempre così, no? — mormorò, più a se stesso che a Brugnaro. — Quando sembra che ci sia quiete, c'è sempre un problema. La laguna non regala mai tregua. — Stamattina, all'alba — continuò Brugnaro, seguendolo mentre prendeva la giacca dall'attaccapanni. — Un pescatore l'ha vista. È legata a un palo, proprio dietro la chiesa della Misericordia. Il corpo è ancora dentro. — Morto? — chiese Vianello, anche se sapeva già la risposta. — Morto, commissario. E sembra che ci sia stato un colpo di pistola. — Allora andiamo. Arrivarono sul posto con un motoscafo della polizia, il rumore del motore che rompeva il silenzio del mattino. La barca abbandonata ondeggiava piano, legata a un palo storto che sembrava reggersi più per abitudine che per solidità. Era una barca da lavoro, di quelle usate per trasportare merci nei canali secondari. Non c'erano segni di lotta, almeno all'apparenza. Dentro, il corpo di un uomo sulla cinquantina. Vestito bene, troppo bene per essere in una barca da lavoro: giacca scura, camicia bianca, cravatta ancora annodata. La testa era riversa su un remo insanguinato, e gli occhi aperti fissavano il cielo con un'espressione che sembrava stupita, quasi incredula. Vianello scese nella barca con cautela, evitando di toccare il cadavere. Si chinò, osservò i dettagli: le mani, curate, senza calli. L'orologio al polso, un Rolex che valeva più di uno stipendio medio. Le scarpe, di cuoio lucido, appena segnate dall'acqua. — Non è un ladro — disse, alzandosi. — Non è uno qualsiasi. Questo è un uomo d'affari. Guarda le mani: non hanno mai tenuto un remo in vita loro. E guarda i vestiti: costosi, ben tagliati. Questo qui faceva soldi, non li rubava. Brugnaro annuì, prendendo appunti. — I testimoni dicono che la barca è comparsa stanotte. Nessuno sa da dove. È come se fosse spuntata dal nulla. — La laguna è brava a nascondere le cose, Brugnaro. E a restituirle quando meno te le aspetti. Un vecchio gondoliere, che stava a guardare dalla riva con la sua barca ormeggiata, si intromise. Aveva la pelle segnata dal sole e dal vento, le mani nodose, e parlava con quel tono sicuro di chi ha passato una vita a osservare la città dall'acqua. — Ha il viso di uno che fa soldi con i soldi, non coi remi — disse, indicando il corpo con un cenno del mento. — L'ho visto, una volta, a un ricevimento al Lido. Parlava con la gente giusta. Non era uno che si sporcava le mani. Vianello lo fissò un momento, poi sorrise sotto i baffi. — Bravo, vecchio. Hai più occhio di tanti poliziotti. Come ti chiami? — Nino. Nino "il Pettegolo", mi chiamano. Perché parlo troppo, dicono. — Allora parla, Nino. Raccontami tutto quello che sai. Nino si avvicinò, abbassando la voce. — Quell'uomo lì, commissario, non era un pesce piccolo. L'ho visto con l'assessore Rinaldi, una sera, a un'osteria a San Polo. Sembravano in confidenza. E quando Rinaldi se n'è andato, lui è rimasto a parlare con un altro tipo. Uno che non era veneziano. Parlava con un accento strano. — Che accento? — chiese Vianello, tendendo le orecchie. — Slavo, forse. O ungherese. Non so dire. Ma parlava di "carichi" e di "porto". E di "Marghera". — Marghera? — ripeté Vianello, sentendo un brivido lungo la schiena. — Sì, commissario. E poi, poche ore dopo, eccola qua, la barca con il morto. Vianello annuì, ringraziando il gondoliere con un cenno. Poi si voltò verso Brugnaro. — Brugnaro, voglio tutto su quest'uomo. Tutto. Nome, famiglia, affari, amicizie. E voglio sapere tutto su questo Rinaldi. Se un assessore comunale è in mezzo a questa storia, allora non è un semplice omicidio. È qualcosa di molto più grosso. — Subito, commissario. — E Brugnaro... — Dica? — Stamattina, invece di caffè, prendo un'ombretta. Ne ho bisogno. La sera, nel suo appartamento a Santa Croce, Vianello si fece un'ombra di vino bianco. Era seduto alla finestra, lo sguardo perso sul canale sottostante, dove l'acqua si muoveva lenta e scura. Il bicchiere tra le mani era l'unico calore in quella stanza che sembrava sempre troppo fredda. La voce del gondoliere gli restava in testa, come una melodia che non riusciva a scacciare. "Soldi coi soldi, non coi remi." Un affare di soldi, quindi. Ma quale affare? E chi c'era dietro? Gli sembrò quasi di sentire la voce di suo padre, che da vivo gli diceva: — Andrea, ricordati: a Venezia i soldi fanno più danni dell'acqua alta. L'acqua alta la vedi, la prepari, la combatti. I soldi no. Arrivano quando non te li aspetti, e portano via tutto. Vianello rise piano. Un riso amaro, di chi ha imparato a convivere con i fantasmi. Poi alzò il bicchiere verso la finestra, dove la luna illuminava i canali, e mormorò: — Bene, domani si comincia. E vedremo se questo morto ci racconterà la sua storia. O se dovremo scavare per sentire la sua voce. Capitolo 2 La mattina dopo, Vianello era già in piedi prima del sole. Si fece un caffè nero, forte come un ceffone, e uscì che la città stava ancora sbadigliando. La nebbiolina del mattino avvolgeva le calli, rendendo tutto ovattato, sospeso. Santa Croce profumava di umido e alghe, e un paio di gabbiani urlavano come vecchie comari litigiose. Alla Questura lo aspettava Brugnaro, che pareva più stanco di un gondoliere dopo la Regata Storica. Aveva gli occhi cerchiati e una tazza di caffè ormai fredda davanti a sé. — Commissario, è arrivato un fax dalla banca. Il morto si chiamava Vittorio Giacomelli, imprenditore immobiliare. Un che comprava palazzi mezzo sfondati e li rivendeva come se fossero palazzi ducali. Aveva un ufficio a Mestre, ma viveva a Venezia. Casa in centro, vicino al Fondaco dei Tedeschi. Vianello strinse le labbra. — Ah, un altro che voleva far soldi coi soldi. E quanto valeva, questo Giacomelli? — Molto, commissario. Aveva conti in diverse banche, società in tutta Italia. Ma... — Brugnaro esitò. — Ma? — Ma il suo nome viene fuori in un paio di inchieste su affari sporchi a Mestre. Niente di provato, solo sospetti. Collegamenti con la 'ndrangheta, dicono. E con una società di logistica che opera nel porto. — La LagunaTrans? — chiese Vianello, senza sapere perché quel nome gli fosse venuto in mente. Brugnaro lo guardò sorpreso. — Sì, come fa a saperlo? — L'ho sentito ieri. Dal gondoliere. Ha detto che Giacomelli parlava di "carichi" e di "porto" con uno slavo. E la LagunaTrans è una società di logistica. Non ci vuole un genio per fare due più due. — E due più due fa... — Quattro morti, se non stiamo attenti. Andiamo a parlare con la moglie. La casa di Giacomelli era ubicata a due passi dal Fondaco dei Tedeschi, un appartamento lussuoso con le finestre che guardavano il Canal Grande. Mobili antichi, quadri di pregio, un profumo di fiori secchi che aleggiava nell'aria. Vianello pensò che ci volevano molti soldi per vivere in un posto come quello. O molta fortuna. O forse entrambi. La signora Giacomelli, una donna elegante sulla cinquantina, con i capelli tirati indietro e un abito scuro, li fece entrare senza fiatare. I suoi occhi erano rossi, ma non c'erano lacrime. Solo una stanchezza profonda, come se avesse già pianto tutte le lacrime che poteva. — Signora, mi dispiace per suo marito — disse Vianello, sedendosi di fronte a lei. — Stiamo cercando di capire cosa è successo. Qualsiasi informazione può aiutarci. Lei annuì, ma non parlò subito. Si strinse le mani, le osservò, poi alzò lo sguardo verso il commissario. — Mio marito non era un santo, commissario. Ve lo dico subito. Era un uomo d'affari, e a volte gli affari sporcano. Ma non meritava una fine così. — Lo so, signora. Nessuno merita di morire in una barca, come un cane. Ma per trovare chi l'ha ucciso, ho bisogno che lei mi dica tutto. Anche le cose che preferirebbe tenere nascoste. Lei abbassò gli occhi, poi parlò a voce bassa. — Mio marito aveva paura. Da qualche settimana. Diceva che qualcuno lo minacciava. Non voleva dirmi chi, ma ho visto dei nomi nei suoi appunti. Assessore Rinaldi. Un uomo d'affari slavo, Kravchenko. E la LagunaTrans. Vianello sentì il cuore battere più forte. — E lei sa perché lo minacciavano? — Credo che avesse scoperto qualcosa che non doveva. Qualcosa sui carichi che arrivavano a Marghera. Non so cosa fossero, ma mio marito era sconvolto. Diceva che se avesse parlato, l'avrebbero ucciso. Ma alla fine l'hanno ucciso lo stesso. — Signora — disse Vianello, piegandosi leggermente in avanti — se suo marito aveva prove, documenti, dove potrei trovarli? Lei esitò, poi si alzò e andò verso una libreria. Tolse un libro, e da dietro tirò fuori una chiavetta USB (che dopo accurata analisi non fece altro che confermare i nomi già citati in precedenza). — L'aveva nascosta qui. Diceva che se gli fosse successo qualcosa, l'avrei dovuta dare a qualcuno di fidato. Non so a chi, ma forse lei è la persona giusta. Vianello prese la chiavetta, la osservò, poi la infilò nella tasca della giacca. — Grazie, signora. Le prometto che farò luce su questa storia. E che chi ha ucciso suo marito pagherà. Uscendo dal palazzo, Brugnaro sbottò: — Commissario, lei pensa che la signora sappia più di quel che ha detto? Vianello si fermò sul ponte, guardando l'acqua scura che prendeva la luce del mattino. — Brugnaro, te lo dico ancora una volta: "Non fidarti mai di chi ti parla a metà, perché l'altra metà è quella che conta." E la signora Giacomelli ci ha parlato a metà. Ha dato la chiavetta, ma non ha detto tutto. C'è qualcosa che nasconde. E dovremo scoprire cosa. — E come? — Semplice. Andiamo a vedere cosa c'è su questa chiavetta. E poi andiamo a parlare con il signor Kravchenko e con l'assessore Rinaldi. Uno di loro è il nostro uomo. O forse sono tutti e due. E mentre un vaporetto passava lento sul Canal Grande, Andrea Vianello capì che l'affare del Giacomelli non riguardava solo soldi, ma potere, omertà e, forse, Venezia stessa. |
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