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Writer Officina Blog
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Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori
emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP,
ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo
articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da
seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo
già formattato che per la copertina. |

Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto
di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da
un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici,
dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere
derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie
capacità senza la necessità di un partner, identificato nella
figura di un Editore. |

Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori,
arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel
DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti
di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli
della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle
favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia. |
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Sincronicità
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Gli amori di un uomo per bene.
L'esplosione.
Un giorno d'autunno arrivarono in azienda diversi aspiranti consulenti. Tra loro c'era una ragazza di nome Sonia. Quel nome mi intrigò. La cercai con lo sguardo. Quando i miei occhi si posarono su una ragazza dai lunghi capelli ricci, mi dissi: Wow! Era una giovane donna, alta, pressoché quanto me. Una silhouette aggraziata e snella. Il naso sottile, le labbra ben tornite, ma appena accentuate. Gli occhi color nocciola, la fronte alta e le mascelle e il mento a V. Aveva qualcosa della mora siciliana: la carnagione scura, i capelli neri, quei tratti mediterranei che nella mia immaginazione richiamavano la Sicilia araba. Aveva dei pantaloni simili a leggings che ne evidenziavano tutte le forme. Non so come fosse stato possibile, ma credetti di aver visto anche la sua anima. I suoi gesti, i modi di fare, la sua voce e le sue microespressioni mi fecero percepire che era una persona timida, riservata, introversa, cenestesica, ma anche tenera e altruista. Da quell'istante in poi, per la prima volta nella mia vita, sperimentai qualcosa che pensavo non esistesse. Il colpo di fulmine! L'amore a prima vista. Sì, tutto il mio organismo fu inondato di sostanze chimiche, ormoni e pensieri che innescarono in me il processo d'innamoramento. Fu rapido e violento. Mi ritrovai in balia di sentimenti di amore esclusivi e intrusivi. Iniziai ad avere il pensiero ossessivo su di lei. Pensavo a lei ogni istante del giorno. Desideravo stare con lei, parlarle, circondarla di attenzioni e riversarle un qualsivoglia sentimento di un innamorato. Desideravo la sua felicità. Il suo essere mi aveva stregato! Lei venne anche il giorno successivo, e poi anche quello dopo. Divenne una consulente. Fece parte del mio stesso team. Cominciammo quindi a salutarci e a parlare, ancora timidi.
Qualche settimana dopo avemmo un meeting nazionale. Era stato chiesto, per chi poteva, di portare anche qualche familiare. Io portai mia moglie e mio figlio. Incontrammo Janice, la receptionist dell'ufficio, e le presentai mia moglie e mio figlio. Era una donna attraente con la quale, durante il lavoro, avevo scambiato diverse conversazioni. Mi aveva confidato di sua iniziativa alcuni particolari personali e, una volta, avevo persino pensato che potesse essere interessata a me. Mia moglie fu cortese, ma fredda. Più tardi mi spiegò il perché. Fra circa duemilacinquecento posti, il caso volle che fossimo seduti a poca distanza. Lei era a due file davanti, spostata sulla destra. E quindi ci salutammo sia all'inizio che alla fine del meeting. Durante l'evento, che durò qualche ora, mia moglie si accorse che, ogni tanto, guardavo in direzione di Janice, anziché verso il palco. Mi fece una scenata di gelosia, insinuando che le sbavassi dietro. «Io so qual è il tuo tipo di donna. È una come lei. Ho visto come era affabile con te», mi disse. Non aveva del tutto torto. Janice mi piaceva sia per l'aspetto sia per il modo in cui ragionava, e quando cambiò lavoro ne sentii la mancanza. Mia moglie non poteva capire una cosa: sì, guardavo verso Janice, ma il mio sguardo andava oltre, tre file più avanti, dove era seduta Sonia. Durante tutto il meeting l'avevo osservata da lontano. Sembrava un po' spaesata. Quello era il suo primo meeting nazionale. Venne chiamata sul palco e le fu assegnato il primo distintivo, il primo livello per un'importante commercializzazione ottenuta poco tempo prima. Era lì, insieme ad altre decine di persone, elettrizzata. Nonostante fosse nell'ultima fila durante la foto commemorativa, spiccava per la sua altezza e bellezza. Finito il meeting andai a prendere l'auto. Mentre tornavo verso mia moglie e mio figlio, incrociai Sonia. La salutai con un gesto della mano e un sorriso. Lei rispose con lo stesso gesto e un sorriso ancora più grande.
Il giorno dopo passai alla fermata dell'autobus. Lei ne era appena scesa. Mi fermai per farla salire. C'era anche un altro collega. Mi congratulai con lei e, quando ci fermammo, ci abbracciammo lì, nello spazio angusto dell'auto. Quando ci staccammo un suo auricolare rimase appeso ai miei occhiali insieme a una ciocca di capelli. Un momento buffo. Qualche giorno dopo, non ricordo il perché, ma ero seduto nella prima fila della sala meeting aziendale quasi deserta. Lei si trovava sul palco. Io guardavo lei, lei guardava me, e ridevamo. Quello scambio durò parecchio. So perché la guardavo e ridevo: perché la amavo e per me era una gioia vederla lì, in piedi, in tutto il suo splendore. Non so, invece, perché ridesse lei. Forse l'avevo contagiata. In quel momento mi sembrò di non aver mai vissuto nulla di più bello. In quei giorni capitò alcune volte di arrivare nei pressi della fermata insieme all'autobus. Mi fermavo e le offrivo il passaggio. Poi cominciai ad arrivare prima, ma invece di andare subito in ufficio, mi fermavo in un punto dal quale potevo vedere l'autobus in arrivo. Quando lo scorgevo partivo e mi accodavo, così da trovarmi alla fermata proprio mentre lei scendeva. A volte era da sola, più spesso insieme a qualche collega. Salivano in auto e andavamo tutti in ufficio. Non so se Sonia si sia mai resa conto che ero lì ad aspettarla. Avremmo potuto conoscerci meglio e scoprire le nostre reciproche qualità, se non fossero stati formati altri team. Qualche volta l'azienda suddivideva i consulenti in team. In quell'occasione ci fu la possibilità di scegliere a quale team appartenere. Lei, come altre persone, aveva scelto il team numero uno. Io ero in dubbio. Volevo contrastare quel sentimento che mi era esploso in faccia. Volevo evitare di frequentarla e addirittura di vederla. Ero un uomo sposato e lei era giovane; quanto, non lo sapevo. Ero propenso a scegliere il team numero due, dove c'era il tutor che mi aveva seguito all'inizio. Saremmo stati quindi in due team diversi. All'ultimo istante, non ce la feci; scelsi lo stesso team che aveva scelto lei. Volevo continuare a frequentarla. Il giorno successivo passai vicino alla fermata dell'autobus, proprio quando lei e altri due colleghi erano appena scesi dal mezzo. Mi fermai e li feci salire, perché Sonia e l'altra ragazza erano del mio team, mentre non pensavo che l'altro ragazzo, non essendo stato presente il giorno prima, avesse già scelto il team. Scoprii che entro la sera precedente tutti e tre avevano deciso di cambiare team ed erano andati nel team numero due. Ne rimasi sorpreso. Inoltre, Sonia disse una frase che mi fece male: «Ho cambiato team perché loro sono mosci». Sonia, come puoi dire queste cose, quando io, membro dell'altro team, ti sto facendo un favore accompagnandoti?! pensai. Dissi, invece: «Ragazzi, non vi prenderò più alla fermata per portarvi in ufficio». Lo dissi guardando il retrovisore che inquadrava lei, mentre un dolore cresceva in me.
La dichiarazione d'amore Una sera Sonia e io eravamo in sala meeting. Lei stava prendendo appuntamenti. Le chiesi se voleva i nuovi opuscoli dei prodotti commercializzati. Lei annuì e mi porse il cellulare. Digitai il mio numero e avviai la chiamata, così ci scambiammo i contatti. Subito dopo le inviai l'opuscolo su uno dei prodotti. Poco dopo vidi che Sonia stava andando via. Colsi l'occasione di uscire in anticipo anch'io. Era da qualche settimana che stavo cercando il momento giusto. Raggiunsi Sonia alla fermata dell'autobus. «Sonia, invece di aspettare l'autobus, ti accompagno a casa io.» «No, Roberto, sto aspettando che vengano a prendermi.» «Allora entra in auto finché non arriva chi ti viene a prendere. Ti devo parlare.» Cominciai incoraggiandola a perseverare e a non arrendersi alle difficoltà. Poi le chiesi: «Hai mai sperimentato un colpo di fulmine, un innamoramento a prima vista?» Lei mi guardò un po' sorpresa. «No, non l'ho mai sperimentato.» La sua risposta mi parve una conferma: qualunque cosa pensasse di me, non aveva vissuto ciò che avevo vissuto io. Continuai. «Non avevo mai creduto ai colpi di fulmine. Poi, qualche settimana fa, ho incontrato una ragazza. È stato come ricevere un'esplosione in pieno volto. Uno sconvolgimento che non mi ha dato il tempo di scegliere né di difendermi.» Mi guardava come se cercasse sul mio volto un indizio che le facesse capire dove volessi arrivare. La guardai negli occhi e le dissi: «Quella ragazza sei tu». |
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