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Autore: Aurora Coppola
Titolo: Peccati Rimati
Genere Poesia
Lettori 80
Peccati Rimati

Aurora Coppola

Peccati Rimati

Nel 2009, a Dublino, ai tempi della recessione, dopo il boom economico ''Tigre Celtica'' in Irlanda ho conosciuto la mia amica scrittrice e poetessa Aurora Coppola.Il suo animo sensibile irradia la mente ed il cuore dei piu' freddi. Dublino era ancora forte e sicura di sé nonstante avesse perso il ruggito, noi, le fedeli impiegate in un ufficio di scommesse sportive fuori dal centro, stavamo là a credere che ci sarebbe stato un futuro più florido. Aurora era presente su tutte le liste dei candidati ai concorsi di scrittura online ed offline, nell'attesa di un chiamata per prendere il famoso - posto fisso'', una cattedra - anche se solo per fare supplenze come insegnante di lettere - le sarebbe bastata per realizzare il suo sogno di scrittrice. Ricordo ancora quando entrai per la prima volta nell' ufficio, seduta accanto la sua scrivania, Aurora era appiccicata alla sedia con il suo corposo accento toscano, il sorriso sotto i denti e gli occhi intrisi da tanta speranza che forse la mia presenza ed il mio quoziente intellettivo avrebbero potuto riscontrare il suo standard d'amicizia :<>. Nell' ora di pausa Aurora cantava De Andre':
- Ci hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame.
Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
e abbiam deciso di imprigionarli
durante l'ora di libertà
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un'altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per semprre council to. -
In seguito Dublino diventava sempre piu' opulenta, viziata dall' ozio dei dispoccupati e dalla stanchezza per l'attesa, quasi fosse immortalata sotto un albero, aspettando Godot. I giorni e i mesi passarono in fretta ed io e Aurora diventammo inseparabili compagne d'ufficio. Aurora fu dunque presa dalle sue solite brillanti e silenziose osservazioni che si traspormavano in versi come in Smeralda Speranza, poesia inclusa nella raccolta pubblicata nell'autunno del 2014 dal titiolo Spoglia di Sillabe:
Eldorado, avevi un colore verde oro
Fatta di bambini e di fast food
Ti vanti della tua spensieratezza
Di artisti di strada e di un sole
Che quando fa capolino
Tra le nuvole spinte dal vento
Rallegra I popoli e fa tremare la terra.
Ora che l'ingordigia ed il capitalismo
T'hanno divorata
C'è rimasto un pallido ricordo di una
Tigre che è di nuovo fuggita
E t'ha lasciata
Come Eveline che guarda dalla finestra
Di palazzo nuovissimi
Scheletri fatti di stecchini di gelato.
Anche qui si aspetta Dio
Ma arrivano solo gli americani.
Aurora e' una donna che non parla molto delle sue emozioni, si esprime attraverso i racconti, le poesie e i romanzi descrittivi, veritieri e colorati da luci ed ombre che fanno parte della vita di tutti i giorni. Le sue emozioni e gli stati d' animo si leggono fra le rime e gli elogi dedicati a tutti coloro che le donano un sorriso anche se fra questi fanno parte gli sconosciuti. Attraverso questa antologia di poemi e poesie si evince il carattere di Aurora Coppola, impavida colombella che osserva dalla sua finestra i peccati del mondo, la sua scrittura e' arricchita da osservazioni lucide e mirate. In questa Silloge Aurora ha raccolto solo una parte delle cinquecento poesie scritte fra il 2013 e 2014, un anno fatto di tormenti e forti emozioni dove l'unico memento di benessere viene ritrovato nella poesia.
Durante una conversazione avvenuta previa pubblicazione di questo libro, Aurora mi ha parlato delle sensazioni che provava al momento dell'ispirazione, dicendo che tirare fuori le parole e' stato naturale e viscerale, quasi come un rigurgito - quello dell' anima - aggiungendo che le poesie scritte per questa silloge sono canalizzate nei sette peccati capitali, protagonisti incontrastati delle sue rime. Tali versi traggono ispirazione dalla Dublino capitalista con scorci decadenti che cantano di Joyce, Beckett, Wilde, i compagni di una vita letteraria e non della poetessa che così li omaggia:

E' scappata l'alba da Dublino
Padule che non sei altro,
Non facevi che specchiarti nell'oro
Poi un bel giorno sei caduta nuovamente
In mano alla solita gente
Che un tempo cercò già di domarti
Cospargendoti d'alloro.
Cosa è rimasto se non aggrapparmi
All' epilessia delle tue vetrine
A questa falsa accoglienza
Che danno i tuoi tristi locali mascherati di sublime
Anarchia dove non ho più gusto ad ubriacarmi
dei discorsi senza capo ne' coda d'una via?
Città dai mille fantasmi che girano senza meta
Perché Evelina non è partita con il suo bello,
che cosa l'avrà fermata?
Forse era troppo stordita, forse era troppo codarda?
Sarà difficile guardarsi allo specchio
E vedere la propria dea sdentata.
Eppure un tempo eri piena di principi felici
Ora solo di cemento
Ti resta solo che crogiolarti nel tuo continuo turbamento
E pensare a quelli che furono martedì grassi di un popolo contento.
Ora cala la notte, sulla tua morte bianca
Mentre io rincaso stanca
della speranza in promesse mantenute con fervore.
Non facciamo che chinare la testa come due cigni in amore.
Le tue bugie si son strette
Tra i giri gori dell'Hay Penny Bridge
In fiori piangenti
‘Dove la ci darem la mano,
ma io voglio e non...'
E neanche Lir sembra far caso ai nostri lamenti.
Chi ci salverà dalle nostre futili conversazioni
buttate ai venti
Che tanto ci logorano l'anima
Perché non abbiamo ormai più
il coraggio di dirci ciò che pensiamo?
Chi scioglierà i nostri pensieri
dalla chioma di un cavallo abbandonato alla sua libertà?
Dov'è finita la mia spazzola?
Dammi subito qua la tua pistola!
....
Qui vi lascio cari lettori, alle poesie che non solo parlano di peccati e dissapori ma di storia, odori e molto di piu'.
Grazie Amica mia!
Con i tuoi versi ho ritrovato la speranza e l'amore per la vita.
Grazie Aurora
Ah si ! Dimenticavo: ci sono anche io ! Nel capitolo ... ! Indovinate!
Buona lettura

Marzia Aloisio

Tutta la mia IRA

L'ascia

Sotterra il pianto
Dichiara guerra con un guanto
Fai il tuo ultimo giuramento
In terra straniera
Veglia la sera
E vigila al mattino
Il tuo avversario è solo un cretino
Mandato dal destino
Per farti rendere conto
Che ogni paese è uguale nel mondo
La resa a questo punto è palese
Lascia i perdenti al loro girotondo.
Un'arancia per natale
Un coltello alla gola
Voglia di suicidio
Perché ero terribilmente sola
Anni Novanta
Nostalgia del futuro
Una chitarra ed un motorino
Per il mio compleanno, di sicuro!
I sabati pomeriggio da babysitter
Avevo dei Blur e Oasis i poster
Tutti gli altri giorni suonavo la batteria
La vita di Lady D fu spazzata via
I Backstreet Boys e le Spice Girls m'avevano stufato
Fido m'ha lasciato in una notte d'estate
L'hanno avvelenato
Mio padre mi ha incatenato
Fino a quando non ho fatto diciotto anni
Ho sognato di essere più grande e fuggire
Mia madre sparì per due settimane
Io non portavo sottane
Ma neanche i pantaloni
Avevo jeans di seconda mano
E fame di viaggiare lontano.


Perle ai porci

Chi mi ha calpestato
Non ha mai saputo quanto io l'abbia amato
Spirito mio lieto di crocerossina
Che nulla ha avuto in cambio se non diossina
Una porta sbattuta in faccia
Al diavolo "porgi l'altra guancia"
Da oggi mi slancio sola verso trionfi personali
Da condividere con nessuno
Se non con i miei tanto amati ideali.


Ninfea

Non t'arrabbiare se tuo padre se n'è andato
lui non ti ha dimenticato,
stava male, era drogato,
era diventato rifiuto sociale
ma tu sei diverso, ed insieme a lui sei uguale
figlio delle mareggiate d'estate
ninfea delicata che leggera fluttui sulle onde
tu all'acqua appartieni
con le pagaie smuovi i sogni di ragazzo
quei remi ti fanno volare all'impazzo
quella canoa taglia il cammino irto
tra i naufragi della vita
e presto tu ti tufferai nel mirto
degli eventi dell'esistenza ancor in salita
sappi che la corsa per te è appena iniziata
tuo padre sul più bello l'ha fermata
non è arrivata nemmeno ai suoi quaranta
non se l' è goduta tutta quanta,
lui è stato diavolo e acqua santa
ha rincorso un drago senza mai acchiapparlo
ha perso il verso dello spago
senza mai cercare di arrotolarlo
ma tu non sei lui come lui non è te
sappi che lui è comunque dentro di te
nonostante tu lo odi
lui ti guarda dal cielo
con gli occhi di chi ha l'animo sereno
perché con il poco tempo che aveva a disposizione
dopo averne sprecato tanto
ti ha messo al mondo in una condizione piena d'amore,
di vita e di canto
ha fatto la cosa che più gli rende onore
mettere al mondo una creatura
che lui sa non cadrà nel suo stesso errore
perciò perdonalo se puoi
e dai alla sua anima la giusta pace
i tuoi occhi dopo tutto sono i suoi
e tutto il resto tace.

Una mattina come tante

Cade la piogge dritta e fitta
Nei cieli del mio fallimento
Sono stanca di lottare
contro i mulini a vento!
Sarà l'ora giusta per arrendersi
All'avanzare dell'avvento?
Brucia di stress il trapezio
Perché mi ci sono appesa a strazio
L'orologio che ho al polso è rubato
Ma è di raggi d'argento,
Batte un tocco scaduto.
I miei occhi pendono da fessure di vetro
E cemento armato di sgomento
I miei crampi al collo sono fossili di corallo
Sono calcoli erranti su un atollo
I miei sbagli sono impeti d'orgoglio
Sono passeggeri petulanti
Sono onde scagliate su uno scoglio.
Le mie domande sono quadri astratti
La mia ribellione è una catastrofe a tratti
Nasce da muffe morbide
Di inutili esistenze orride
Di giardini solitari e disfatti
Marcite radici dai ratti
Sprechi di spazio
Di cattiverie mai sazio.


Cave Canem

Qualcuno ti ha fatto piangere
Ti ha tirato i fili di nervi accordati
I tuoi occhi sono bagnati
Sono fuochi appiccati
Sono fonte di calore
Fredde pellicole di sudore.
Qualcuno ti ha fatto arrabbiare
E in un modo o nell'altro la deve pagare
Sui tuoi occhi ci si potrebbe cucinare
Colmare il vuoto che ha lasciato la tua ira
Che il maledetto che ti ha agitato
possa spirare in questo istante,
la sua frustrazione non vale una lira
Paragonata al tuo sorriso di tagliola,
soddisfazione di chi ha appena finito di lavorare.


Flipper

Nella testa ho una biglia che balla
Nelle mani ho un principio di Parkinson
Non mi ricordo più chi sono,
Forse un ranger solitario
Pagato per tormentare le anime?
O forse solo l'ombra sorda di me stessa?
Certo non sono più la fanciulla di una volta,
Mi sono fatta male da sola
Sono l'artefice delle mie stesse stigmate.
Il mio corpo mi richiama alla sua attenzione,
Tremando come una foglia,
Schizzato come una macchina impazzita
Vomita mille luci e lampeggia dei colori più vivaci
Ma è solo apparenza e di colpo,
sul mio volto, come cicatrici
appaiono due grandi solchi neri che dicono: basta!
Basta a questa assuefazione ad un'esistenza di plastica!
Basta ai valori riscaldati nel micro onde!
Basta a questo sole tiepido fuori e a questa stella spenta che mi porto in petto!
È ora di uscire dal coma
È ora di uscire dal coma
È ora di uscire dal coma
È ora di iniziare ad amare.
Ancora.

Aurora Coppola
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