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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: La mente del diavolo
Genere Giallo
Lettori 142
La mente del diavolo

L'uomo, quarantacinquenne, pantaloni in jeans, camicia chiara, giacca color caffelatte, si lascia cullare, assopito su una poltrona all'interno di un compartimento, dal veloce treno, mentre nella sua mente ritorna la figura invadente e arcana di un ragazzo con i capelli neri ricciuti e una voglia sul mento che si diverte insistentemente, con parole e atteggiamenti, a punzecchiarlo, come volesse rendersi in tutti modi antipatico.
Con occhiali verde bottiglia, in mano un borsone in pelle marrone, l'uomo entra nella pensione a conduzione familiare.
- Buona sera. Sono Luigi Reggiani; ho prenotato una stanza alcuni giorni fa. -
- Sì, l'aspettavo - risponde la donna, intenta a riordinare il salottino nel piccolo ingresso della pensione.
- Se non ricordo male, ha chiesto di rimanere una settimana - continua la donna dietro il bancone, mentre accerta e trascrive i dati della carta d'identità del cliente sul registro.
- Sì. Non mi servono per conoscere la città. Ci sono nato e vissuto per venticinque anni... spero bastino per ritrovare e abbracciare un vecchio amico di gioventù. –
- Venga, l'accompagno nella sua stanza. -

- Non sembrerebbe niente di eccezionale, ma le garantisco che non se ne pentirà di aver scelto di essere mio ospite. –
L'uomo si guarda intorno.
- Ne sono convinto. –
- Lì dentro c'è il bagno e la doccia. –
Luigi va a dare un'occhiata.
- Piccolo, ma accogliente. –
- Già. Ha cenato? –
- Ho preso una bistecca con dell'insalata in un locale a due isolati da qui. –
- Deve trattarsi della trattoria Alecci. –
- Sì. –
- Lavorano bene. A pranzo preparano dei primi piatti che non hanno nulla da invidiare ai migliori ristoranti della città. Beh, la lascio. Immagino che vorrà riposarsi, l'aspettano delle giornate intense. –
- Immagino di sì. –
- Ci vediamo domattina per la colazione. –
- Ok, a domani. –
Venuto in possesso della sobria ma accogliente stanza, Luigi disfa il borsone dai pochi capi d'abbigliamento, compresa la biancheria intima che sistema con cura nel cassetto dell'armadietto, dopodiché, si lascia cadere, vestito sul letto, mentre nella sua mente riaffiora l'immagine statica, sempre più insistente e incontrollabile, del ragazzo dai bei capelli ricci e la voglia sul mento con la quale convive da parecchi anni; all'inizio il ricordo era quasi piacevole; la mente sembrava trovare una reale collocazione al simpatico riccioluto, poi, pian piano la presenza diventa ingombrante, capace di umiliare ogni sforzo di resisterle, allontanarla.

***

Il barista serve due caffè, poggiandoli sul bancone; Luigi, seduto a un tavolinetto in un angolo del bar, sorseggia il suo cappuccino e, mentre legge un articolo su un quotidiano nazionale, non si accorge che, dinanzi, un uomo con aria sorpresa si avvicina lentamente.
- Questa poi... -
-... Giovanni! -
-... già! E tu ... sei Luigi Reggiani. –
Luigi si alza e abbraccia calorosamente il suo vecchio amico Giovanni e lo invita a sedersi accanto.
- Prendi qualcosa? -
- Già fatto. –
- Anch'io. Meno di un'ora fa ho messo tanta di quella roba nello stomaco, che faccio persino fatica a bere questo cappuccino. –
- Hai una fame da lupi. –
- Non proprio. Volevo starmene seduto a respirare l'aria di casa, e non potevo certo non ordinare nulla. -
- Stavo per andare via, quando ti ho visto appartato in quest'angolino. Non ti è servito nasconderti dietro ai tuoi bellissimi occhiali scuri - dice con simpatica ironia l'uomo.
- Sono trascorsi... credo, più di venti anni dall'ultima volta che ci siamo visti, e non sei per nulla cambiato – continua, Giovanni.
- Nemmeno tu sei cambiato... a parte, un po' di pancia – replica scherzosamente Luigi.
- Non ho incontrato nessuno dei vecchi amici; entrando, pensavo di gustare il buon caffè di Mario, invece mi sono dovuto accontentare di un cappuccino. –
- Non ti sei fidato? –
- Può darsi che il differente aroma che si respira abbia influito sulla mia decisione. -
- Il buon Mario, te lo ricordi, vero? È stato sfortunato. Ha sposato una donna che, oltre a spassarsela con un altro uomo, l'ha portato sul lastrico. Ha dovuto svendere il bar. Non so che fine ha fatto. Tu come stai? - chiede Giovanni.
- Be', non mi lamento! Guai se lo facessi, giusto? –
- Giusto! –
- Tu cosa mi racconti? -
- Non mi sono sposato; questo magari non ti sorprenderà. –
- Dici bene. –
- Ho aperto un'agenzia di pulizie che mi rende benino... mia madre è morta cinque anni fa, mio padre è vecchio e malandato, ed io gli faccio compagnia nella nostra vecchia casa di sempre. Pensi di rimanere, o si tratta di una veloce rimpatriata? - chiede con il sorriso tra le labbra Giovanni.
- Ecco, sono venuto per far visita a un nostro amico di giochi, che da parecchi anni sembra divertirsi a invadere il campo dei miei pensieri. -
- Chi è? -
- Si chiama Andrea, Andrea Bartoli, ha una voglia sul mento. -
-... no, non mi viene in mente. Dove abitava? -
- Nelle case rosse. Sono sicuro. -
- Niente da fare, non mi viene in mente. Senti, io devo andare ad aprire bottega, facciamo così, una di queste sere passa da casa mia, organizzeremo qualcosa di divertente. Non te ne pentirai, te lo assicuro - Giovanni si alza dalla sedia e dà una pacca amichevole sulla spalla a Luigi - dove alloggi? -
- Ho preso una stanza in una pensione. -
- Se sapevo che venivi in città, ti avrei ospitato a casa mia. Senti, vediamoci, ho per le mani un giro di donne. Sei sposato? -
- Scherzi! -
- Meglio così. –
- Non hai perso il vizio. –
- Perché dovrei. È l'unica cosa di veramente piacevole per cui valga la pena vivere. Non sei d'accordo? –
- Certo, che lo sono – risponde compiaciuto Luigi.
- Naturalmente, se la cosa ti va. –
- Tu cosa pensi? -
- Be', non lo so. A volte, col trascorrere degli anni si cambia... –
- Non è il mio caso. –
- Bene, allora a presto! - dice l'amico, la cui verve mette di buon umore Luigi, importante per la sua breve quanto strana permanenza nella città natia.
- Forse non sarà lo stesso caffè che preparava Mario, ma non è niente male, te lo assicuro! – tiene a precisare Giovanni.
- Lo proverò. –
- Ti aspetto. –
- Va bene. –
-Ti do il numero del mio cellulare... –
- Non preoccuparti. Verrò a disturbarti in casa. –
- Se non dovessi trovarmi, non dire a mio padre chi sei, tanto non ti riconoscerà. Sai come sono i vecchi. –
- Potrebbe irritarsi. –
- Indovinato! –
- Mi muoverò con circospezione. –
- Bravo, hai capito. A presto. –
Luigi saluta l'amico con un cenno, per poi porre l'attenzione al quotidiano sul tavolinetto, mentre finisce di bere il cappuccino ormai freddo.

***

Le cosiddette case rosse sono un gruppo di edifici di due, tre piani, il cui intonaco esterno è di un colore rosso mattone. Luigi, con gli immancabili occhiali scuri, indirizza la sua attenzione su una finestra a grate del piano rialzato dell'edificio, dopodiché preme il pulsante basso del citofono.
- Si? -
- Buongiorno, sto cercando un amico che non vedo da tanti anni... forse trenta o di più; abitava in questa casa. Credo di non sbagliarmi. Lui si chiama Andrea Bartoli, ha una voglia sul mento - passano pochi secondi di assoluto silenzio, nei quali sembra che l'interlocutrice al citofono si sia disinteressata nel rispondere civilmente, quando a un tratto si aprono le imposte della finestra.
- Abito in questa casa da quasi dieci anni. Forse la persona che cerca era il precedente inquilino - dice la donna. - Non l'ho conosciuto, mi spiace. -
- Dopo tanto tempo, c'era d'aspettarselo - replica Luigi, visibilmente deluso.
- Ho sentito dire che sono andati ad abitare a Medea, vicino al loro ristorante. Non so dirle come si chiama il locale. Comunque, non le sarà difficile trovarlo, perché ce ne sono due o tre al massimo nella zona. -
- Mi è stata veramente di grande aiuto. La ringrazio! - risponde Luigi, rincuorato dall'informazione ricevuta.

***

Medea, quartiere e polmone verde a nord della città, abitato prevalentemente da una popolazione medio borghese, frequentatissimo da Luigi nell'età giovanile per via delle palpitazioni amorose. Di fronte il ristorante, luogo di antiche e piacevoli memorie.
- Salve! Sto cercando un amico. Si chiama Andrea Bartoli. Mi hanno detto che gestisce un ristorante nella zona. Sa, il quartiere è grande, ed io sono parecchi anni che non metto piede in città... ho paura di fare brutta figura - dice Luigi al cameriere, intento a riordinare i tavoli della sala.
- Non può sbagliare, è facilissimo. Appena esce da qui, vada a sinistra, prosegua diritto per circa trecento metri. Incontrerà una piazza, imbocchi la strada alla sua destra, altri duecento metri e troverà il ristorante Bartoli. -
- Grazie! -
Luigi esce dal locale soddisfatto dei risultati della sua ricerca che sembra volgere al termine e, aiutato dalla bellissima giornata di sole, s'incammina lentamente sulla strada che lo separa dal ragazzo, ora diventato uomo, che è stato per lunghi anni l'immagine dominante dei suoi pensieri.

***

Il cameriere si avvicina al tavolo con la prima portata di spaghetti al sugo speciale della casa.
- Grazie! Mi scusi, il signor Bartoli non c'è? - domanda Luigi, mascherato dai soliti occhiali scuri.
- Sì. È quel signore in fondo di spalle, in piedi, con la giacca grigia - risponde il cameriere.
- Grazie! –
Luigi, con lo sguardo rivolto all'uomo indicato che conversa con una donna, inizia a gustare, con il sorriso sulle labbra, il piatto di spaghetti fumanti, sino a quando l'obiettivo raggiunto non si gira nella sua direzione. Ecco allora verificarsi ciò che non aveva minimamente pensato: l'immagine che gli appare dinanzi non è quella che si aspettava di vedere. Ma soprattutto della vistosa voglia sul mento sembra non esserci traccia.
- Non è lui, sono sicuro. E se fosse esistito soltanto nella mia fantasia? Mi sento scoppiare la testa! - dice scombussolato, tra sé e sé, Luigi, quando ad un tratto gli passa accanto un ragazzo che, per un attimo, gli regala un primo piano del suo faccino pulito, spensierato, con una voglia sul mento. Il tutto avviene con movimenti lenti, immagini patinate, come se stesse sognando ad occhi aperti. L'uomo sbianca in volto, il respiro diventa affannoso.
- Si sente bene signore? - domanda preoccupato il cameriere.
-... non è niente... sto già meglio. Chi è quel ragazzo che è passato poco fa? -
- È Andrea, il figlio del signor Bartoli. È sicuro di stare bene? -
-... sì, forse si è trattato di un problema di pressione. Grazie, comunque. - risponde Luigi, togliendosi gli occhiali, con un'espressione non del tutto rassicurante. È sicuro? – domanda l'uomo.
- Di cosa, signore? –
- Che il ragazzo si chiami Andrea Bartoli? –
- Certo, è il figlio del mio titolare. –
- E lui come si chiama di nome? Voglio dire, il padre. –
- Michele, Michele Bartoli. –
-... grazie. –
- Si figuri. Qualsiasi cosa abbia bisogno, chiami pure. –
- Gentile da parte sua, ma sto già meglio. Grazie. -

- Con fare innocente, Andrea si avvicina al tavolo di Luigi. Finalmente sei arrivato. Perché hai impiegato tutto questo tempo? Cosa hai fatto in questi lunghi anni? Non me lo vuoi dire, ma io lo so! È per questo che ti ho fatto venire. Ho bisogno del tuo aiuto, non puoi negarlo a un vecchio amico di giochi. -
- Io non ti conosco, non sei un mio amico - risponde sempre più angosciato Luigi.
- Chi pensi che sia, il diavolo? Suvvia, io voglio aiutarti, sono dalla tua parte. La pensiamo allo stesso modo. Siamo uguali. Tutto andrà bene. Fidati di me - replica con espressione angelica il ragazzo.
-... vai via, via, non ti voglio più vedere... – -
-... via! Vai via, non voglio più vederti... - ripete nel sonno l'uomo, prima di svegliarsi in chiaro stato di agitazione, dovuto all'opprimente incubo.

***

- Com'è andato ieri il suo primo giorno in città? –
- Sbalorditivo! – risponde Luigi, seduto nell'ampia cucina a fare colazione.
- Dormito bene? – chiede la direttrice della pensione, una donna sulla sessantina dal fisico asciutto.
- Sì, a parte una visita che ha interrotto il mio bel riposo. Mi ha sentito? –
- Non io, ma la sua vicina di stanza – dice la donna, mentre, seduta dinanzi mette un cucchiaino di zucchero nella sua tazzina di caffè. - Mi ha detto che l'ha sentita urlare nel sonno. –
- Mi spiace averla disturbata. –
- Non ci pensi. A lei la notte non serve per dormire. –
L'uomo mette in bocca un biscotto.
- Non dorme? Cosa fa, allora? –
- Scrive. È una scrittrice – la donna sorseggia il caffè. - Scrive sino alle tre, alle quattro del mattino, a volte sino alle cinque, per poi andare a letto e rimanerci fino a quando la sveglia del suo stomaco non le dice che è ora di pranzo. –
- Be', la visita l'ho avuta nelle prime ore del mattino, quindi, deduco che abbia veramente disturbato il suo meritato riposo. –
- Avrà modo, se la incontrerà prima che ci lasci, di porgere le sue scuse. –
Luigi annuisce.
- Ci sono altri ospiti nella sua pensione oltre a me e alla scrittrice? –
- Buongiorno! Credo che si stia parlando di me – dice una giovane donna dall'aria sbarazzina, a tono con gli indumenti casual che indossa. - Sono io la parte mancante che chiude il cerchio degli ospiti della dolcissima signora Stella. –
- Già! Lei è Alda, pimpante e prodiga di elogi come sempre. –
- Salve! – L'uomo, saluta Alda.
- Il signor Luigi – dice Stella, presentando il suo ospite alla giovane, mentre si alza dalla sedia.
Alda ammicca un simpatico sorriso.
- È qui per vacanza? –
- In un certo senso, è così. –
- Vedrà, che questa piccola e bistrattata città non è tanto male. Nei momenti liberi, potrei farle da Cicerone. –
- Il signor Luigi è nato in questa bistrattata città – interviene la direttrice della pensione, poggiando il vassoio con la colazione di Alda sul tavolo. - E se non ricordo male, ci ha vissuto per quasi un quarto di secolo. –
- Be', allora non credo proprio che abbia bisogno di una guida. –
- Da come mi sono mosso ieri, simile a un perfetto straniero, mi permetto di contraddirla. Ho indegnamente rimosso dalla mente le mie radici. Ho provato una strana sensazione... –
- Non sia duro con sé stesso – replica Stella, sedutasi al tavolo. - È normale quando si manca da un posto da tanto tempo. Può sempre avvalersi dell'aiuto guida di Alda... –
- È quello che stavo pensando... – ammette l'uomo, confortato dal sorriso sornione della giovane ospite.

***

All'uscita della scuola, Andrea, come consuetudine, passa dal locale di suo padre. Dopo circa dieci minuti esce e si avvia a piedi verso casa seguito a distanza da Luigi, per uscire alle sette di sera e far ritorno al ristorante. Trascorsa mezz'ora arriva una macchina di media cilindrata. Scendono tre giovani con in mano dei contenitori per alimenti, ed entrano nel locale da un ingresso secondario per accedere direttamente in cucina. Passano venti minuti e i tre giovani, aiutati da Andrea, escono dal ristorante con i contenitori pieni, che sistemano nel cofano posteriore della macchina. Salgono tutti e quattro sulla stessa e ripartono.

Dopo un breve percorso, l'autovettura si accosta e si ferma dinanzi a un vecchio portico, sotto il quale sta seduto per terra un uomo di mezza età, un po' trasandato e un cartone di vino accanto, come unica compagnia della sua disperata esistenza. I quattro giovani scendono dalla macchina. Andrea si dirige verso l'uomo per appurare le sue condizioni fisiche e dargli, per quanto possibile, un aiuto morale, mentre gli altri dopo aver aperto il cofano posteriore dell'autovettura, raggiungono il loro amico con due piatti di plastica con dentro del cibo, due panini, una bottiglia di aranciata e alcuni capi d'abbigliamento sistemati dentro una busta. I giovani rimangono alcuni minuti, durante i quali esprimono il loro conforto e la totale disponibilità, dopodiché, mentre i tre amici risalgono in macchina, Andrea sosta ancora un po' da solo con il pover'uomo, per poi dopo seguire la compagnia.

***

L'antica piazza della città, di giorno frequentata solitamente dai turisti, la sera viene occupata dagli emarginati che ne fanno il punto di ritrovo. Il numeroso gruppo di volontari si dà da fare per distribuire a ognuno di loro un piatto di minestra, un panino con dentro del formaggio o salame, qualche dolce, dell'acqua e, per chi necessita, anche capi d'abbigliamento usati ma puliti, a volte anche nuovi. A un tratto si forma un capannello di bisognosi attorno ad Andrea, unitosi al gruppo di volontari insieme ai tre amici.
- Perché tutti vogliono parlare con quel ragazzo, lo sfiorano con le mani... - chiede Luigi a una donna accanto.
- Andrea è un essere divino, mandato dal cielo. -
- Ma è un ragazzo, avrà tredici anni... -
- No, sedici anni. Sembra più piccolo, lo so. Ma che importanza ha l'età. Riesce a leggere nei cuori degli uomini come nessun altro. Si dice che abbia fatto dei miracoli... io ci credo – risponde con estrema convinzione la donna, con il piatto di minestra in mano ancora intatto.
- Salve, come sta? - chiede Andrea, avvicinatosi a Luigi.
-... cosa? -
- Ho visto che oggi al ristorante di mio padre si è sentito male. -
-... ah, sì. Credo si sia trattato di un problema di pressione, niente di grave. -
- Meglio così. È la prima volta che la vedo – dice il ragazzo. – Be', oltre all'ora di pranzo, non proprio fortunata per lei. -
- Sono arrivato in città l'altro ieri. -
- Ha bisogno di qualcosa? -
- No. Non vedo di cosa potrei aver bisogno... –
- Non spetta a me dirlo. –
- Ho sentito parlare molto di te, così ho voluto conoscerti di persona. –
- Davvero! Non pensavo di essere famoso al di fuori di questa cerchia di amici. Posso offrirle del tè, le garantisco che è ottimo. –
- Ci credo. Va bene. –
Andrea, aiutato da un amico, riempie dal thermos un bicchiere di plastica e lo porge a Luigi.
Si fa avanti un uomo con uno zaino sulla spalla.
- Andrea, dovrei parlarti – dice al ragazzo.
- Dimmi, Francesco. – la mancanza di privacy blocca sul nascere l'iniziativa dell'uomo, tanto da costringere il ragazzo con la voglia sul mento ad appartarsi con lui. - Mi scusi un attimo – dice a Luigi, il quale riempie la breve attesa a osservare l'insolito raduno di chi vive ai margini della società.
- Vuole un panino? – Gli chiede un volontario.
-... no. Grazie lo stesso. –
- Lo prenda pure. Se non le va, poi lo darà a me – interviene tempestivamente uno dei tanti bisognosi. Un desiderio che viene esaudito.

- Come l'ha trovato? –
-... buono! – Risponde Luigi, facendo cenno al bicchiere vuoto che tiene in mano.
- Può prendere ancora dell'altro tè se lo desidera – dice Andrea.
- Perché no! – Il bicchiere viene riempito nuovamente della calda bevanda. - Non ho mai conosciuto una persona, precisamente un ragazzo come te, con tanto carisma. –
- Non penso che le cose stiano così – replica col sorriso sulle labbra, Andrea. - Abbiamo instaurato una buona amicizia. Loro si fidano di me, ed io faccio altrettanto.
- Carino, anche se la cosa suona troppo semplice. –
- A nessuno di noi passa per la mente di complicarsi la vita.
Luigi, guardandosi intorno, annuisce.
- Saremmo lieti se si unisse a noi – dice il ragazzo. - Come volontario, naturalmente – aggiunge, cogliendo nello sguardo del suo interlocutore un'espressione perplessa.
- Non devi prendertela, ma non mi ci vedo in questa veste. E poi rimarrò in città ancora pochi giorni, dopodiché andrò via. –
- La capisco, non è il solo a pensarla così – commenta Andrea. - Ma basta poco per rendersi utili, e si può fare in qualsiasi posto ci si trovi. –
- Siete in cerca di proseliti? –
- Non siamo mai abbastanza – replica Andrea con un simpatico sorriso.
Un giovane volontario versa dell'altra minestra a un anziano bisognoso, mentre si continuano a distribuire panini e tutto quanto nelle loro possibilità.
- Mi si è risvegliato un certo appetito – ammette Luigi, tentato dal delizioso odore che emana la pasta alle verdure.
- Non vorrei sembrarle una specie di stregone se dico che me l'aspettavo – commenta il ragazzo. - Indugiare, a volte comporta dei rischi. –
-... già! –
Di lì a poco, l'uomo si ritrova nelle mani un piatto di minestra tiepida. - Mi sento un intruso, o qualcosa del genere. –
- Forse, se le faccio compagnia si sentirà meno a disagio. –
L'amico volontario, lì accanto, ascoltate le parole di Andrea, gli porge la vivanda.
- Di solito non lo faccio per evitare brutte figure nei confronti di mia madre che mi aspetta ogni sera a cena. –
- Giusto! Prima di ogni cosa vanno rispettati i doveri familiari... buona! – dice Luigi, dopo aver assaggiato la minestra. - Non può che essere stata cucinata da un bravo cuoco. –
-... il signor Gino – rivela il ragazzo, deliziato anch'esso dalla pasta alle verdure. - È eccezionale! È la fortuna del ristorante di mio padre. –
- E la loro – dice Luigi, facendo cenno col capo ai bisognosi.
- Nessuno ha mai avuto da ridire, anche se in verità c'è da ammettere che non sono per nulla esigenti. –
- Sei davvero un bel tipo. Sembri una persona grande, matura, nascosta in un corpicino minuto. È un piacere parlare con te – confessa l'uomo.
- Grazie! È il più bel complimento che lei possa farmi. –
- Sappi, allora, che ammiro quello che fai; è davvero bello pensare che un ragazzo della tua età rinunci a divertirsi con i suoi coetanei per aiutare questa gente. C'è da rimanere un po' sbigottiti. –
- Non è un calvario, né una penitenza, lo vivo come il momento più gratificante delle mie giornate, senza che questo mi tolga il piacere di frequentare i miei coetanei e divertirmi. –
Luigi annuisce, mentre avvicina in bocca il cucchiaio di minestra. - Lo spero per te, Andrea. Questo è il tuo nome, giusto? –
- Sì.
- Io sono Luigi.
- Sa signor Luigi... –
- Dammi del tu. Siamo diventati amici, o sbaglio? –
- Sì. –
- Perciò, mai più quell'orribile signor. –
- Ok. –
- Cosa dicevi? –
- Non è niente di importante. –
- Dillo lo stesso, sono curioso. –
Nel frattempo passa un volontario che raccoglie i piatti vuoti dei due amici e li deposita in un grande sacco nero di plastica per rifiuti.
- Volete che vi porti qualcosa da bere? –
- Per me no, grazie – risponde Luigi.
- Nemmeno per me, Gianni – dice il ragazzo.
- Noi siamo pronti. –
- Vi raggiungo subito. –
- Francesco voleva parlarti. –
- Sì, lo so. Ci siamo già sentiti. –
- Ti aspettiamo in macchina – dice il giovane volontario prima di allontanarsi.
- Ok. –
I bisognosi iniziano a sfollare lentamente dalla piazza.
- Devo andare. Un altro piccolo gruppo di amici ci attende. –
- Potrebbero spazientirsi, e cosi? –
Dal viso di Andrea traspare un simpatico sorriso.
- Noi andiamo verso la stazione. Se vai da quelle parti possiamo darti un passaggio. –
- Ti ringrazio. Preferisco fare due passi a piedi. -
- Ci vediamo. –
- Certo. –
Il ragazzo s'incammina per raggiungere i suoi amici, quando si blocca voltandosi indietro. - L'altro giorno quando ti ho visto al ristorante di mio padre, per un momento ho pensato che ci conoscessimo. –
Luigi lo scruta negli occhi, in silenzio.
-... è stato solo un attimo, poi ho capito che non era possibile. Volevo raccontarti questo, poco fa. Non è una cosa importante, te l'avevo detto. –
-... già! -
- Buona permanenza in città. –
- Ok, ci vediamo. –

***

Rientrato nella sua stanza, Luigi spera di essersi un po' svincolato dalla morsa dei suoi incubi e di poter trascorrere così una notte meno pesante.
Il desiderio dell'uomo viene da lì a qualche ora frantumato dal continuo agitarsi sul letto mentre, sudato, articola solo frasi sconnesse che non aiutano di certo a pensare a una prospettiva, anche se graduale, di guarigione.

***

La mattina seguente, Luigi entra nella cucina della pensione con l'aria distrutta di chi ha dormito da cani. Una donna dal fisico rotondeggiante, sulla sessantina, seduta al tavolo, dà una scossa al suo torpore.
- Buongiorno – dice la donna.
-... buongiorno – replica l'uomo.
Stella prepara la colazione a entrambi gli ospiti.
- Buongiorno, come va? –
- Lascio a lei indovinare. –
-... una bella tazza di caffè è quello che ci vuole. –
- E come se dovesse curare tutti i mali del mondo – commenta la donna seduta al tavolo. - È una pura illusione. –
- La mia vicina di stanza, immagino. –
- Se ha conosciuto Alda, la sua supposizione mi sembra ovvia, non crede? –
- Mi spiace se stanotte l'ho disturbata. –
- No, lei non c'entra. La verità e che ho voluto chiudere un capitolo del mio romanzo, senza stare lì a guardare le lancette che giravano freneticamente. E ciò, mi capita spesso.
- Spero quantomeno sia rimasta soddisfatta – dice l'uomo accomodatosi sulla sedia.
- Saprò darle una risposta a lavoro concluso. –
Stella si siede dopo aver posato la colazione sul tavolo.
- Non saprei davvero in che modo aiutarvi. E pensare che di recente, per agevolare il sonno dei miei ospiti, ho cambiato persino i materassi. –
- Ottimo! Le assicuro, nonostante il mio sonno disordinato, che è un ottimo materasso – ammette la scrittrice. - Forse il signore, a proposito di quanto detto, ha qualche rimpianto. –
- È proprio così! – risponde Luigi. - E credo che il tempo tiranno non mi permetterà di apprezzare le sue qualità. –
- Ci lascerà presto? –
- Sì, presto. –
- In fondo è normale. Io e Alda, anche se per motivi diversi, siamo le uniche ad aver messo radici. Con tutto il rispetto e l'affetto che provo per la signora Stella, non vedo l'ora di ritornare nella mia dolce casa. –
Stella sorseggia il latte macchiato nella tazza bianca con strisce orizzontali color viola. - La capisco. Oramai, mi sembra che il momento del fatidico incontro si stia avvicinando. –
- Già, sembrerebbe. Ha usato il termine giusto. Una volta che si iniziano i lavori non si sa mai quando volgeranno al termine. –
- Sta ristrutturando la sua casa? – domanda Luigi.
- È quello che pensavo di fare e non immaginavo certo che diventasse un cantiere permanente! Fortunatamente tutto, prima o poi, ha un epilogo. –
Luigi prende da un barattolo della marmellata di ciliegie e la spalma su una fetta di pancarré.
- La signorina Alda ha già fatto colazione? –
- Sì, è andata via prima che entraste voi – dice la direttrice della pensione. - Mi ha chiesto di lei, per quel discorso di farle da cicerone. –
L'uomo dà un morso alla fetta di pancarré.
- Credevo, che scherzasse. –
- Mi sa che lei conosce poco le donne, o fa finta – commenta la scrittrice. - Per nostra natura non amiamo perderci in discorsi futili. –
- Sono un inguaribile sprovveduto in questo campo. –
- Non è il solo. Gode di ottima compagnia nell'emisfero maschile. –
- Una bella consolazione. –
- Non si mortifichi, avete la nostra solidarietà. –
- Siete eccezionali! Buona questa marmellata, posso prenderne ancora? –
- Tutta quella che desidera – dice compiaciuta la signora Stella. - Faccia, come se questa fosse casa sua. –
- È così - ammette la scrittrice. - È la casa di tutti quelli che ci abitano. –

***

Il ragazzo corre nel viale del parco con la palla fra le mani inseguito da un suo coetaneo, quando decide di lanciarla in avanti per essere afferrata da Andrea a sua volta marcato da un quarto giovane; un ultimo sprint prima di giungere in uno spiazzo, alzare lo sguardo e far volare la palla di plastica all'interno di un canestro fissato in alto da un tubo di ferro colorato di verde. Andrea, rivolgendosi al suo amico antagonista, si stringe nelle spalle come per dire: - mi spiace, può capitare - .
- Bravi – dice l'amico. - Si ricomincia d'accapo! – e scappa via con la palla ridando vita al gioco.

***

Un leggero vento si insinua fra gli alberi di cipresso diffondendo nell'aria il loro delicato odore che avvolge il luogo. La lucertola, immobile sul selciato a prendersi il sole, all'avvicinarsi dell'imponente sagoma, si dà alla fuga. Lì accanto, due vecchie foto immortalano il volto di due anziani coniugi: nonostante la velata espressione sorridente, sembra che, a suo tempo, siano state scattate per unirsi in un futuro non troppo lontano, su una grigia lapide. Luigi, dopo aver sostato alcuni minuti in doverosa meditazione dinanzi alla tomba dei genitori, depone un mazzo di fiori. Ancora qualche minuto di permanenza ma, quando fa per andarsene, vede puntati su di sé gli occhi di una donna, distante non più di una ventina di metri. Il suo sguardo lo impietrisce.
Lei, dopo un attimo di indecisione, si muove in direzione del suo obiettivo. L'uomo, visibilmente angosciato, come risposta si allontana sempre più rapidamente.
- Luigi! Luigi, sono io, Barbara! –
Nemmeno la lunga assenza e gli occhiali scuri sono riusciti a camuffare la sua fisionomia. Luigi accelera il passo, scappando fra i vialetti del cimitero osservato da decine di sguardi funerei, compassionevoli, odiosi, che sembrano scandire le sue furenti palpitazioni. A nulla vale sapere che la sua paura, una donna di mezza età, non lo stia più inseguendo.

***

Luigi fa un rientro frettoloso e fuori programma nella sua stanza.
- Sì? – risponde a chi bussa alla porta.
- Sono la signora Stella... ha bisogno qualcosa? –
-... no, la ringrazio. Credo di aver camminato parecchio – afferma l'uomo, vestito, disteso sul letto. - Evidentemente l'età si fa sentire visto la stanchezza che mi ritrovo addosso – Luigi si alza dal letto e va ad aprire l'uscio.
- È più facile che non sia abituato, che al peso dell'età – commenta la donna. - Lei è ancora giovane. Non vorrà farmi sentire già vecchia? –
-... no di sicuro, sarebbe una pessima bugia rispetto alla sua giovanile bellezza. –
- Be', ora esageriamo. –
- Bella e, aggiungerei, estremamente cordiale. –
- Non potrei fare la mia professione se non fossi così. Spero sempre che i miei ospiti ritornino. –
L'uomo gli elargisce un dolce sorriso.
- È rientrata Alda. Mi ha chiesto nuovamente di lei. –
- Le vostre attenzioni rischiano di farmi montare la testa. –
- Lei è un uomo fortunato. –
- Strano. Non ho mai pensato di esserlo. –

***

- È sicuro di sentirsela di spostarci a piedi? Si potrebbe uscire qualche altra volta o, più semplicemente, affidarci ai pullman. –
- Crede davvero che sia così rattrappito da non potermi muovere? –
La giovane accenna a un sorriso.
- Non volevo dire questo, magari accuserà un po' di stanchezza. –
- È quello che le ha riferito la signora Stella. –
- Già. –
- La nostra chioccia. –
- Sì, pressappoco – dice Alda, passeggiando nella tarda mattinata nelle vie della città assieme a Luigi.
- Be', a prendere il pullman c'è sempre tempo. –
La giovane donna annuisce.
- Ha una meta da raggiungere? –
- Mi lasci pensare un po'... -
- Oggi non ho limiti di tempo. In teoria potrei dedicarle l'intera giornata – afferma Alda, intervenendo in suo aiuto.
- È quello che volevo sapere. Quindi, nessun familiare o fidanzato che l'aspetti? – chiede l'uomo, con indosso i suoi immancabili occhiali scuri.
- Familiari? Sono anni che non ne vedo uno, e dell'ultimo fidanzato ho perso le tracce un paio di mesi fa. –
- Mi rincresce per il suo cuore infranto. –
- Sta scherzando! Non mi sono sentita così serena in vita mia. Allora, ha messo a punto il suo programma? –
- È quasi ora di pranzo... –
- Sì, anche se per me non esistono delle regole fisse, nel senso che mangio quando ho fame, altrimenti ci passo sopra. –
- Non è una buona abitudine. –
- A chi lo dice. È tutta colpa della vita disordinata che conduco – ammette Alda. - Ma a dire il vero non ne faccio un problema. –
- Forse è meglio che riveda il mio programma... –
La giovane lo guarda in faccia e, con atteggiamento spigliato, gli chiede:
- Spero non abbia detto qualcosa di deplorevole. -
- Niente di simile! Stavo solo per proporle un invito che probabilmente avrebbe messo in crisi le sue sane abitudini. –
Alda continua a osservarlo con atteggiamento incuriosito.
- Sarebbe? –
- Pensavo che ci si potesse avviare in un bel ristorantino, sedersi attorno ad un tavolo e, dopo aver gustato i piatti del giorno, smaltire le calorie con una salutare passeggiata nel parco. –
- Come programma, lo trovo interessante. Forse è un po' troppo intimo, ma va bene. Accetto! –
- Non vorrei inimicarmi con le sue sane abitudini. –
- Non ci pensi. È quello che faccio anch'io; vedrà che tutto filerà liscio, glielo assicuro. –

***

Alla fine del piacevole pranzo, Luigi e Alda s'incamminano alla volta del parco lì vicino, affollato, complice il bel pomeriggio di sole, da numerose persone.
- È veramente meraviglioso! È strano come non mi venga mai in mente di venirci più spesso, eppure ne avrei bisogno, per rilassarmi e respirare un po' di aria pura. Beh, la ringrazio per avermi dato questa possibilità. –
- Credevo che fossi io a dover ringraziare lei – dice l'uomo.
- Facciamo che dividiamo a metà, ok? –
- Va bene – replica Luigi, seduto su una panchina accanto alla giovane donna. - Devo ammettere che il parco ha un aspetto migliore di quanto ricordassi. –
- Lei ci veniva spesso? –
- Direi proprio di sì. Se non altro per un senso di illimitata riconoscenza verso la natura, prodiga di innumerevoli benefici. –
- Per loro è una tappa prioritaria e magari non gliene frega nulla della natura – dice Alda, riferendosi a due stranieri indigenti, provenienti probabilmente da un paese dell'est Europa, seduti lì vicino. - Hanno ben altro a cui pensare – continua la donna.
- Ho un amico con i capelli ricciuti e una voglia sul mento che si prende amorevolmente cura di questa gente; voglio dire, di chiunque abbia bisogno d'aiuto. –
- Deve essere una persona eccezionale. –
- È un ragazzo poco più che sedicenne. –
- Un piccolo angelo mandato da Dio. –
-... già! Lei è credente? –
- Sì, almeno credo, anche se nel tempo sono diventata un'impenitente peccatrice. Dubito che il nostro buon Padre possa continuare a mostrarsi indulgente. –
- Se mi trovassi in condizioni migliori, spenderei una parola in suo favore. Ma temo di non poterlo fare. –
- Siamo messi un po' maluccio. –
- Né più e né meno dei nostri fratelli sparsi sull'intero pianeta. –
- Lo terrò presente per quando la mia coscienza intenderà fare la voce grossa. –
- Funziona sempre – dice l'uomo. - Basta esserne convinti. –
- Ne sa una più del diavolo. –
- Ho semplicemente alcuni anni più di lei e so come vanno certe cose. –
- Le sembro una sprovveduta? –
- No. Assolutamente no! –
-... si sta veramente bene qui... forse è anche merito della sua compagnia. –
-... è sempre meglio non fidarsi degli estranei – dice con sottile ironia Luigi.
- Sarò giovane, ma le assicuro di avere una buona dose di conoscenza del genere umano. Quindi, chi mi sta accanto in questo momento se non è il diavolo in persona, non desta in me nessuna preoccupazione. -
- Giusto! – replica con espressione sorniona l'uomo.

***

- Ha dei parenti in città? –
- Di sicuro una cugina e, forse, una zia. –
- Pensa di andarle a trovare? Oh, perdoni la mia indiscrezione. – dice Alda, a passeggio con Luigi lungo il viale del parco.
- Fa niente, non si preoccupi. Non credo che andrò a trovarle. Da quando ho lasciato la città, non abbiamo avuto più contatti. Presumo che un possibile incontro potrebbe risultare deleterio per la nostra salute – sostiene con tono scherzoso Luigi. - Per quanto riguarda il resto delle persone a me più care, stamattina sono andato a far visita ai miei genitori nella loro ultima dimora. –
Un ragazzo passa veloce sotto lo sguardo divertito dei due interlocutori, mentre dall'alto lo raggiunge una palla di plastica che afferra con le mani portandosela appresso come si trattasse di un trofeo appena vinto, per poi rilanciarla indietro al suo compagno di giochi. I contendenti gli rimangono a ridosso in attesa del momento opportuno per sottrargli la sfera.
- Sa che il comune ha realizzato uno spazio di giochi in prossimità dell'entrata sud del parco? È davvero grazioso – afferma Alda. - A lei piacciono i bambini? –
- Certo! Esiste qualcuno che possa dire il contrario? –
- Spero di no! Le va di vederlo? –
- Sì, sono curioso. –

Numerosi sono i bambini, accompagnati dai familiari, che fanno sentire in un roboante schiamazzo le loro grida di gioia, ammassati come sono attorno agli attrezzi di gioco.
- Il tempo scorre velocemente e in alcuni casi, fortunatamente, si ha la netta sensazione che le cose migliorino – dice Luigi. - Quand'ero ragazzo, a nessuno gli passava per la mente di regalarci queste opportunità. Ci si accontentava di poco. –
- Richiedeva uno sforzo di fantasia notevole – commenta Alda.
- E proprio così, e non stiamo parlando di secoli fa. –
- Meno male... –
Si avvicina una bambina dai lunghi capelli color oro e dal dolce sorriso.
- Ciao, lo sai che sei molto carina. Come ti chiami? – le chiede l'uomo.
- Maria Grazia. –
- Maria Grazia, è un bel nome. Sei con i tuoi genitori? –
- Sì, c'è anche mio fratello. –
- Bene. E tuo fratello è più grande di te? –
- Un pochino. –
Sopraggiunge il fratello.
- Cosa fai? Non giochi? Vieni! –
- Dai, vai a giocare – le dice Luigi, accarezzandole la testolina.
- Ciao. –
- Ciao. –
- Vedo che ha un bel rapporto con i bambini. –
L'uomo ammicca ad un sorriso.
- Lo dice un po' stupita. –
- Davvero? –
- Già. -
- Non vorrei che fosse invidia per averla vista parlare confidenzialmente con quella bellissima bambolina bionda – replica la donna con simpatica ironia.
- A me è sembrato che si trattasse dell'innocente curiosità tipica dei bambini nel volere, in questo caso, capire quale mostro si nascondesse dietro i miei occhiali scuri. –
- Bisognerebbe essere fortunati per scoprirlo... –
- Come lo è stata lei. –
- È così – ammette la donna. - Confesso che ieri mattina nella cucina della signora Stella ho avuto una piacevole sorpresa nel fare la conoscenza del suo sguardo. –
- Cos'ha di particolare? – dice Luigi, togliendosi gli occhiali.
- È irresistibilmente magnetico. –
- Diabolico? –
- Sì, ha qualcosa di diabolico. –

- Bagliori multicolori illuminano le numerose maschere di giovani, ammassati a ritmo di dance. Luigi, ventenne, se ne sta seduto su uno sgabello davanti al bancone del bar a sorseggiare un'aranciata, quando due mani bianche affusolate gli coprono delicatamente gli occhi.
-... sei Barbara. lo so. –
- Non ti ho visto in pista insieme al gruppo, così mi sono lasciata guidare dal mio intuito – dice la giovane, sedutasi accanto. - Cugino, cosa mi offri. –
- Scegli tu. –
Barbara ordina una coca.
- Ricordo che la musica riusciva a trasmetterti una carica eccezionale. Era meraviglioso vederti ballare. –
- Stai cercando di accusarmi di un invecchiamento precoce? –
- Hai un'aria strana. –
- In che senso, strana? –
- Be', e come se volessi nascondere qualcosa. Non so, tipo, un'eccitante perversione... –
- Un'eccitante perversione, dici – replica Luigi, con un sorriso sornione.
- Lo leggo nel tuo sguardo. Dai, cugino, confessa. –
- Ok, l'hai voluto. Il tuo culo è oggetto perpetuo della mia sfrenata fantasia erotica. –
- Luigi, sei un porco! –
- Scusami, io non volevo. Mi hai costretto tu. –
- Ma cosa ti frulla nella mente. Stai forse attraversando una profonda crisi di astinenza? –
- Stavo solo scherzando. –
- Giuramelo! –
-... cosa? –
- Che non ne saresti capace. –
- Ehi, vuoi davvero mettermi in crisi! –
- Lo faresti, scoperesti con me, con tua cugina? – replica con tono più pacato, Barbara.
- Non ho detto questo, anche se alla fine non ci trovo niente di male. Chissà in quanti lo fanno. –
La giovane scuote la testa.
- Vai a ballare, così almeno non ci pensi. – -

***

La donna, a gattoni, il cuscino fra le mani, emette sospiri di lacerante piacere e quasi di supplica a non fermarsi al partner che le sta dietro, sino al raggiungimento dell'orgasmo. Una volta appagati, i due si distendono supini sul confortevole letto.
- È da tempo che non provavo una sensazione simile. –
- Vuoi dire che è da molto che non facevi sesso? –
- Non esattamente – replica Alda. - Il sesso non mi manca, ma non è mai entusiasmante come lo è stato con te. Ci metti l'anima dentro. –
- Il termine soft non lo trovo appropriato in queste situazioni – dice Luigi. - Per me deve essere un campo di battaglia, senza vinti né vincitori, ma con il comune scopo di esaltare il desiderio primordiale dei sensi. –
- Sull'argomento riesci a toccare le giuste corde – dice Alda di fianco, con la mano sul torace dell'uomo che scivola lentamente verso il basso. - E sei estremamente convincente... – segue un appassionato bacio.
-... sei una pervicace peccatrice. –
- Te l'avevo detto, mi sembra – afferma la giovane donna, mentre sente succhiare i suoi capezzoli. - E tu, il diavolo in persona... –

***

Disteso a pancia in giù sul letto, schiude gli occhi al rumore di passi sul pavimento.
-... dove vai? –
- Stasera sono di turno – dice Alda, mentre apre lo sportello dell'armadio. - Lavoro in un call center. –
- Che ore sono? –
- Le venti. –
- Ho dormito? –
- Ti sei un po' appisolato – la donna indossa una t-shirt color lilla. Uscirò tardi. Se vuoi, puoi rimanere. –
L'uomo si alza dal letto e inizia a vestirsi. - Non credo sia una buona idea. Non sappiamo come la prenderà la signora Stella se dovesse scoprirlo. –
- Vedrai che non ci butterà fuori. Questo è sicuro. –
- Forse andrò a far visita a un vecchio amico mio. Gliel'ho promesso. Gli offrirò una cena fuori. –
- E lui metterà le donne – aggiunge Alda. - Di solito è così che vanno le cose, no? –
- Hai voglia di scherzare. –
- No. Voi uomini difficilmente sapreste rinunciare alla presenza del gentil sesso. Vi diamo sicurezza, equilibrio mentale. –
- Non lo metto in dubbio – Luigi si abbottona la camicia. - Ma non credo che il mio amico, per quanto generoso, ricambierà in questo modo – dice l'uomo, mentendo alla grande.
- Non scoraggiarti, vedrai che ti farà una bella sorpresa. –

***

- Una bella macchina! –
- L'ho presa l'anno scorso. Dai sali! –
- Sarà costata un occhio. –
- Diciamo che non è fra le più economiche – replica Giovanni, mentre gira la chiave dell'avviamento del motore. - Ti piace? –
- Non è male – risponde Luigi, rivolgendosi all'amico con un simpatico sorriso.
L'autovettura si avvia lentamente.
- Tu cos'hai? –
- Niente. Nessun mezzo di trasporto. –
- Una scelta di vita. –
- In un certo senso. –
- Be', in alcuni momenti ti invidio, in altri, non vorrei essere al tuo posto. –
- Dove andiamo? –
- È una sorpresa. –
Niente di più vero di quanto aveva previsto Alda.
- Donne? –
- Già! Hai buona memoria. Scommetto, che da quando te l'ho detto, non hai fatto altro che pensarci. –
- Devo deluderti, non è stato proprio così. –
- Cosa c'è. Mi nascondi qualcosa? –
- No. –
- Cristo, qui si parla di donne!
- Che ben vengano! –
- Ora sì che ci siamo! Stavo quasi per fare inversione di marcia e accompagnarti in un cinema dove avresti potuto vedere un divertente cartone animato e gustato degli ottimi popcorn. –
- Come ai nostri bei vecchi tempi. –
- Sì, solo che questa volta dovrai vederlo da solo il film. Io ho già preso un impegno. –
- Ehi, non ho detto che voglio andare al cinema – dice Luigi, in un'atmosfera di simpatica allegria. - Non starai per caso cercando di liberarti di me per non dover dividere con nessuno il prelibato menu che hai preparato per stasera?
- Pensi che possa farmi indigestione? –
- È un potenziale rischio. –
- L'hai trovato poi quel nostro amico di giochi, che si diverte tanto a invadere il campo dei tuoi pensieri? –
- Sì, e ti giuro che è rimasto tale e quale. –
- Pensi che dovrei conoscerlo anch'io? –
- Non so risponderti. Mi sento terribilmente confuso. –
- Avrei piacere di incontrarlo. –
-... non te lo consiglio. –
-... perché? –
- La cosa appare talmente inverosimile che mi daresti del pazzo. –
- Deve essere una storia intrigante. Dai raccontami! –
- Al momento no. Temo che potrebbe guastarci la serata. –

***

I due vecchi amici decidono, insieme a due belle donne, di cenare in un ristorante della città, per poi finire la serata a casa di Giovanni.

- Complimenti per il salotto – dice Luigi, seduto sulla poltrona col bicchiere di drink in mano.
- Comodo e rilassante – aggiunge la donna maliziosa, accomodata nel divano.
L'amica a fianco non vuole essere da meno.
- Io in questo momento mi ci sdraierei. –
- Perché non farlo? – replica Giovanni. - Può trasformarsi in un magnifico letto. –
- Non credi di fare delle particolarità? – dice l'altra donna. - Potrei rimanerci male. –
- Mia cara, per te ho riservato una lussuosa alcova. –
- Se ti riferisci alla tua stanza da letto, non ha nulla per considerarsi lussuosa – commenta la donna. - Ma meglio di niente. –
Giovanni si alza dal divano e le porge la mano.
- Andiamo? –
- Non ricordo tanta gentilezza da parte tua. Presumo sia opera della miracolosa presenza del tuo amico. –
- Bella e tagliente! –
- Dovresti conoscermi. –
- Già. – ammette l'uomo. - Vi lasciamo, mi auguro, in buona compagnia – dice alla coppia rimasta seduta.
- Tuo padre? – chiede l'amico.
- Tranquillo, a quest'ora starà dormendo. E poi, è sordo come una campana. –
Dalle parole ai fatti, la strada è breve. Di lì a poco, si ritrovano presi dai loro morbosi giochi erotici.

Salvatore Scalisi
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