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Lisa Ginzburg, figlia di Carlo Ginzburg e Anna Rossi-Doria, si è laureata in Filosofia presso la Sapienza di Roma e perfezionata alla Normale di Pisa. Nipote d'arte, tra i suoi lavori come traduttrice emerge L'imperatore Giuliano e l'arte della scrittura di Alexandre Kojève, e Pene d'amor perdute di William Shakespeare. Ha collaborato a giornali e riviste quali "Il Messaggero" e "Domus". Ha curato, con Cesare Garboli È difficile parlare di sé, conversazione a più voci condotta da Marino Sinibaldi. Il suo ultimo libro è Cara pace ed è tra i 12 finalisti del Premio Strega 2021.
Divier Nelli è uno scrittore, editor, insegnante di narrazione e consulente editoriale. È nato a Viareggio nel 1974 e vive nel Chianti. Scoperto da Raffaele Crovi alla fine degli anni Novanta, ha esordito nel 2002 col romanzo La contessa, cui sono seguiti Falso Binario, Amore dispari, Coma, Il giorno degli orchi e la riscrittura del classico ottocentesco Il mio cadavere di Francesco Mastriani. Il suo ultimo libro tratta il tema scottante del bullismo infantile, affidato al racconto della giovane protagonista della storia. Il titolo è Posso cambiarti la vita, edito da Vallecchi-Firenze.
Gabriella Genisi è nata nel 1965. Dal 2010 al 2020, racconta le avventure di Lolita Lobosco. La protagonista è un’affascinante commissario donna. Nel 2020, il personaggio da lei creato, ovvero Lolita Lobosco, prende vita e si trasferisce dalla carta al piccolo schermo. In quell’anno iniziano infatti le riprese per la realizzazione di una serie tv che si ispira proprio al suo racconto, prodotta da Luca Zingaretti, che per anni ha vestito a sua volta proprio i panni del Commissario Montalbano. Ad interpretare Lolita, sarà invece l’attrice e moglie proprio di Zingaretti, Luisa Ranieri.
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"I have a dream", ripeteva Martin Luther King Jr. il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington. "Io ho un sogno" è parte integrante della speranza di ognuno di noi, perché senza sogni resteremmo schiavi delle convenzioni. E non importa quanto sia piccolo o grande un sogno, la questione basilare è non arrendersi mai.
Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: La mente del diavolo
Genere Giallo
Lettori 233
La mente del diavolo
L'uomo, quarantacinquenne, pantaloni in jeans, camicia chiara, giacca color caffelatte, si lascia cullare, assopito su una poltrona all'interno di un compartimento, dal veloce treno, mentre nella sua mente ritorna la figura invadente e arcana di un ragazzo con i capelli neri ricciuti e una voglia sul mento che si diverte insistentemente, con parole e atteggiamenti, a punzecchiarlo, come volesse rendersi in tutti modi antipatico.
Con occhiali verde bottiglia, in mano un borsone in pelle marrone, l'uomo entra nella pensione a conduzione familiare.
- Buona sera. Sono Luigi Reggiani; ho prenotato una stanza alcuni giorni fa. -
- Sì, l'aspettavo - risponde la donna, intenta a riordinare il salottino nel piccolo ingresso della pensione.
- Se non ricordo male, ha chiesto di rimanere una settimana - continua la donna dietro il bancone, mentre accerta e trascrive i dati della carta d'identità del cliente sul registro.
- Sì. Non mi servono per conoscere la città. Ci sono nato e vissuto per venticinque anni... spero bastino per ritrovare e abbracciare un vecchio amico di gioventù. –
- Venga, l'accompagno nella sua stanza. -

- Non sembrerebbe niente di eccezionale, ma le garantisco che non se ne pentirà di aver scelto di essere mio ospite. –
L'uomo si guarda intorno.
- Ne sono convinto. –
- Lì dentro c'è il bagno e la doccia. –
Luigi va a dare un'occhiata.
- Piccolo, ma accogliente. –
- Già. Ha cenato? –
- Ho preso una bistecca con dell'insalata in un locale a due isolati da qui. –
- Deve trattarsi della trattoria Alecci. –
- Sì. –
- Lavorano bene. A pranzo preparano dei primi piatti che non hanno nulla da invidiare ai migliori ristoranti della città. Be', la lascio. Immagino che vorrà riposarsi, l'aspettano delle giornate intense. –
- Immagino di sì. –
- Ci vediamo domattina per la colazione. –
- Ok, a domani. –
Venuto in possesso della sobria ma accogliente stanza, Luigi disfa il borsone dai pochi capi d'abbigliamento, compresa la biancheria intima che sistema con cura nel cassetto dell'armadietto, dopodiché, si lascia cadere vestito sul letto, mentre nella sua mente riaffiora l'immagine statica, sempre più insistente e incontrollabile, del ragazzo dai bei capelli ricci e la voglia sul mento con la quale convive da parecchi anni; all'inizio il ricordo era quasi piacevole; la mente sembrava trovare una reale collocazione al simpatico riccioluto, poi, pian piano la presenza diventa ingombrante, capace di umiliare ogni sforzo di resisterle e allontanarla.

***

Il barista serve due caffè, poggiandoli sul bancone; Luigi, seduto a un tavolinetto in un angolo del bar, sorseggia il suo cappuccino e, mentre legge un articolo su un quotidiano nazionale, non si accorge che, dinanzi, un uomo con aria sorpresa si avvicina lentamente.
- Questa poi... -
-... Giovanni! -
-... già! E tu ... sei Luigi Reggiani. –
Luigi si alza e abbraccia calorosamente il suo vecchio amico Giovanni e lo invita a sedersi accanto.
- Prendi qualcosa? -
- Già fatto. –
- Anch'io. Meno di un'ora fa ho messo tanta di quella roba nello stomaco, che faccio perfino fatica a bere questo cappuccino. –
- Ti sei svegliato con una fame da lupi – osserva l'amico.
- Non proprio, ma è andata così. Volevo starmene seduto a respirare l'aria di casa, e non potevo certo non ordinare nulla - risponde Luigi.
- Stavo per andare via, quando ti ho visto appartato in quest'angolino. Non ti è servito nasconderti dietro ai tuoi bellissimi occhiali scuri - dice con simpatica ironia l'uomo. - Sono trascorsi... credo, più di venti anni dall'ultima volta che ci siamo visti, e non sei per nulla cambiato – continua, Giovanni.
- Nemmeno tu sei cambiato... a parte, un po' di pancia – replica scherzosamente Luigi. - Non ho incontrato nessuno dei vecchi amici; entrando, pensavo di gustare il buon caffè di Mario, invece mi sono dovuto accontentare di un cappuccino. –
- Non ti sei fidato? –
- Può darsi che il differente aroma che si respira abbia influito sulla mia decisione. -
- Il buon Mario, te lo ricordi, vero? È stato sfortunato. Ha sposato una donna che, oltre a spassarsela con un altro uomo, l'ha portato sul lastrico. Ha dovuto svendere il bar. Non so che fine ha fatto. Tu come stai? - chiede Giovanni.
- Be', non mi lamento! Guai se lo facessi, giusto? –
- Giusto! –
- Tu cosa mi racconti? -
- Non mi sono sposato; questo magari non ti sorprenderà. –
- Dici bene. –
- Ho aperto un'agenzia di pulizie che mi rende benino... mia madre è morta cinque anni fa, mio padre è vecchio e malandato, ed io gli faccio compagnia nella nostra vecchia casa di sempre. Pensi di rimanere, o si tratta di una veloce rimpatriata? - chiede con il sorriso sulle labbra Giovanni.
- Ecco, sono venuto per far visita a un nostro amico di giochi, che da parecchi anni sembra divertirsi a invadere il campo dei miei pensieri. -
- Chi è? -
- Si chiama Andrea, Andrea Bartoli, ha una voglia sul mento. -
-... no, non mi viene in mente. Dove abitava? -
- Nelle case rosse. Sono sicuro. -
- Niente da fare, non mi viene in mente. Senti, io devo andare ad aprire bottega, facciamo così, una di queste sere passa da casa mia, organizzeremo qualcosa di divertente. Non te ne pentirai, te lo assicuro - Giovanni si alza dalla sedia e dà una pacca amichevole sulla spalla a Luigi - dove alloggi? -
- Ho preso una stanza in una pensione. -
- Se sapevo che venivi in città, ti avrei ospitato a casa mia. Senti, vediamoci, ho per le mani un giro di donne. Sei sposato? -
- Scherzi! -
- Meglio così. –
- Non hai perso il vizio. –
- Perché dovrei. È l'unica cosa di veramente piacevole per cui valga la pena vivere. Non sei d'accordo? –
- Certo, che lo sono – risponde compiaciuto Luigi.
- Naturalmente, se la cosa ti va. –
- Tu cosa pensi? -
- Be', non lo so. A volte, col trascorrere degli anni si cambia... –
- Non è il mio caso. –
- Bene, allora a presto! - dice l'amico, la cui verve mette di buon umore Luigi, importante per la sua breve quanto strana permanenza nella città natia.
- Forse non sarà lo stesso caffè che preparava Mario, ma non è niente male, te lo assicuro! – tiene a precisare Giovanni.
- Lo proverò. –
- Ti aspetto. –
- Va bene. –
-Ti do il numero del mio cellulare... –
- Non preoccuparti. Verrò a disturbarti in casa. –
- Se non dovessi trovarmi, non dire a mio padre chi sei, tanto non ti riconoscerà. Sai come sono i vecchi. –
- Potrebbe irritarsi. –
- Indovinato! –
- Mi muoverò con circospezione. –
- Bravo, hai capito. A presto. –
Luigi saluta l'amico con un cenno, per poi porre l'attenzione al quotidiano sul tavolinetto, mentre finisce di bere il cappuccino ormai freddo.

***

Le cosiddette case rosse sono un gruppo di edifici di due, tre piani, il cui intonaco esterno è di un colore rosso mattone. Luigi, con gli immancabili occhiali scuri, indirizza la sua attenzione su una finestra a grate del piano rialzato dell'edificio, dopodiché preme il pulsante basso del citofono.
- Si? -
- Buongiorno, sto cercando un amico che non vedo da tanti anni... forse trenta o di più; abitava in questa casa. Credo di non sbagliarmi. Lui si chiama Andrea Bartoli, ha una voglia sul mento - passano pochi secondi di assoluto silenzio, nei quali sembra che l'interlocutrice al citofono si sia disinteressata nel rispondere civilmente, quando a un tratto si aprono le imposte della finestra.
- Abito in questa casa da quasi dieci anni. Forse la persona che cerca era il precedente inquilino - dice la donna. - Non l'ho conosciuto, mi spiace. -
- Dopo tanto tempo, c'era d'aspettarselo - replica Luigi, visibilmente deluso.
- Ho sentito dire che sono andati ad abitare a Medea, vicino al loro ristorante. Non so dirle come si chiama il locale. Comunque, non le sarà difficile trovarlo, perché ce ne sono due o tre al massimo nella zona. -
- Mi è stata veramente di grande aiuto. La ringrazio! - risponde Luigi, rincuorato dall'informazione ricevuta.

***

Medea, quartiere e polmone verde a nord della città, abitato prevalentemente da una popolazione medio borghese, frequentatissimo da Luigi nell'età giovanile per via delle palpitazioni amorose. Di fronte il ristorante, luogo di antiche e piacevoli memorie.
- Salve! Sto cercando un amico. Si chiama Andrea Bartoli. Mi hanno detto che gestisce un ristorante nella zona. Sa, il quartiere è grande, ed io sono parecchi anni che non metto piede in città... ho paura di fare brutta figura - dice Luigi al cameriere, intento a riordinare i tavoli della sala.
- Non può sbagliare, è facilissimo. Appena esce da qui, vada a sinistra, prosegua diritto per circa trecento metri. Incontrerà una piazza, imbocchi la strada alla sua destra, altri duecento metri e troverà il ristorante Bartoli. -
- Grazie! -
Luigi esce dal locale soddisfatto dei risultati della sua ricerca che sembra volgere al termine e, aiutato dalla bellissima giornata di sole, s'incammina lentamente sulla strada che lo separa dal ragazzo, ora diventato uomo, che è stato per lunghi anni l'immagine dominante dei suoi pensieri.

***

Il cameriere si avvicina al tavolo con la prima portata di spaghetti al sugo speciale della casa.
- Grazie! Mi scusi, il signor Bartoli non c'è? - domanda Luigi, mascherato dai soliti occhiali scuri.
- Sì. È quel signore in fondo di spalle, in piedi, con la giacca grigia - risponde il cameriere.
- Grazie! –
Luigi, con lo sguardo rivolto all'uomo indicato che conversa con una donna, inizia a gustare, con il sorriso sulle labbra, il piatto di spaghetti fumanti, fino a quando l'obiettivo raggiunto non si gira nella sua direzione. Ecco allora verificarsi ciò che non aveva minimamente pensato: l'immagine che gli appare dinanzi non è quella che si aspettava di vedere. Ma soprattutto della vistosa voglia sul mento sembra non esserci traccia.
“Non è lui, sono sicuro. E se fosse esistito soltanto nella mia fantasia? Mi sento scoppiare la testa!” dice scombussolato, tra sé e sé, Luigi, quando ad un tratto gli passa accanto un ragazzo che, per un attimo, gli regala un primo piano del suo faccino pulito, spensierato, con una voglia sul mento. Il tutto avviene con movimenti lenti, immagini patinate, come se stesse sognando ad occhi aperti. L'uomo sbianca in volto, il respiro diventa affannoso.
- Si sente bene signore? - domanda preoccupato il cameriere.
-... non è niente... sto già meglio. Chi è quel ragazzo che è passato poco fa? -
- È Andrea, il figlio del signor Bartoli. È sicuro di stare bene? -
-... sì, forse si è trattato di un problema di pressione. Grazie, comunque. - risponde Luigi, togliendosi gli occhiali, con un'espressione non del tutto rassicurante. È sicuro? – domanda al cameriere.
- Di cosa, signore? –
- Che il ragazzo si chiami Andrea Bartoli? –
- Certo, è il figlio del mio titolare. –
- E lui come si chiama di nome? Voglio dire, il padre. –
- Michele, Michele Bartoli. –
-... grazie. –
- Si figuri. Qualsiasi cosa abbia bisogno, chiami pure. –
- Gentile da parte sua, ma sto già meglio. Grazie. -

“Con fare innocente, Andrea si avvicina al tavolo di Luigi.
- Finalmente sei arrivato. Perché hai impiegato tutto questo tempo? Cosa hai fatto in questi lunghi anni? Non me lo vuoi dire, ma io lo so! È per questo che ti ho fatto venire. Ho bisogno del tuo aiuto, non puoi negarlo a un vecchio amico di giochi. -
- Io non ti conosco, non sei un mio amico - risponde sempre più angosciato Luigi.
- Chi pensi che sia, il diavolo? Suvvia, io voglio aiutarti, sono dalla tua parte. La pensiamo allo stesso modo. Siamo uguali. Tutto andrà bene. Fidati di me - replica con un'espressione angelica il ragazzo.
-... vai via, via, non ti voglio più vedere... –“

-... via! Vai via, non voglio più vederti... - ripete nel sonno l'uomo, prima di svegliarsi in chiaro stato di agitazione, dovuto all'opprimente incubo.

***

- Com'è andato ieri il suo primo giorno in città? –
- Sbalorditivo! – risponde Luigi, seduto nell'ampia cucina a fare colazione.
- Dormito bene? – chiede la direttrice della pensione, una donna sulla sessantina dal fisico asciutto.
- Sì, a parte una visita che ha interrotto il mio bel riposo. Mi ha sentito? –
- Non io, ma la sua vicina di stanza – dice la donna, mentre, seduta dinanzi mette un cucchiaino di zucchero nella sua tazzina di caffè. - Mi ha detto che l'ha sentita urlare nel sonno. –
- Mi spiace averla disturbata. –
- Non ci pensi. A lei la notte non serve per dormire. –
L'uomo mette in bocca un biscotto.
- Non dorme? Cosa fa, allora? –
- Scrive. È una scrittrice – la donna sorseggia il caffè. - Scrive fino alle tre, alle quattro del mattino, a volte fino alle cinque, per poi andare a letto e rimanerci fino a quando la sveglia del suo stomaco non le dice che è ora di pranzo. –
- Be', la visita l'ho avuta nelle prime ore del mattino, quindi, deduco che abbia veramente disturbato il suo meritato riposo. –
- Avrà modo, se la incontrerà prima che ci lasci, di porgere le sue scuse. –
Luigi annuisce.
- Ci sono altri ospiti nella sua pensione oltre a me e alla scrittrice? –
- Buongiorno! Credo che si stia parlando di me – dice una giovane donna dall'aria sbarazzina, a tono con gli indumenti casual che indossa. - Sono io la parte mancante che chiude il cerchio degli ospiti della dolcissima signora Stella. –
- Già! Lei è Alda, pimpante e prodiga di elogi come sempre. –
- Salve! – L'uomo, saluta Alda.
- Il signor Luigi – dice Stella, presentando il suo ospite alla giovane, mentre si alza dalla sedia.
Alda ammicca un simpatico sorriso.
- È qui per vacanza? –
- In un certo senso, è così. –
- Vedrà, che questa piccola e bistrattata città non è tanto male. Nei momenti liberi, potrei farle da Cicerone. –
- Il signor Luigi è nato in questa bistrattata città – interviene la direttrice della pensione, poggiando il vassoio con la colazione di Alda sul tavolo. - E se non ricordo male, ci ha vissuto per quasi un quarto di secolo. –
- Be', allora non credo proprio che abbia bisogno di una guida. –
- Da come mi sono mosso ieri, simile a un perfetto straniero, mi permetto di contraddirla. Ho indegnamente rimosso dalla mente le mie radici. Ho provato una strana sensazione... –
- Non sia duro con sé stesso – replica Stella, sedutasi al tavolo. - È normale quando si manca da un posto da tanto tempo. Può sempre avvalersi dell'aiuto guida di Alda... –
- È quello che stavo pensando... – ammette l'uomo, confortato dal sorriso sornione della giovane ospite.

*** uiquiqqqquq

All'uscita della scuola, Andrea, come consuetudine, passa dal locale di suo padre. Dopo circa dieci minuti esce e si avvia a piedi verso casa seguito a distanza da Luigi, per uscire alle sette di sera e far ritorno al ristorante. Trascorsa mezz'ora arriva una macchina di media cilindrata. Scendono tre giovani con in mano dei contenitori per alimenti, ed entrano nel locale da un ingresso secondario per accedere direttamente in cucina. Passano venti minuti e i tre giovani, aiutati da Andrea, escono dal ristorante con i contenitori pieni, che sistemano nel cofano posteriore della macchina. Salgono tutti e quattro sulla stessa e ripartono.

Dopo un breve percorso, l'autovettura si accosta e si ferma dinanzi a un vecchio portico, sotto il quale sta seduto per terra un uomo di mezza età, un po' trasandato e un cartone di vino accanto, come unica compagnia della sua disperata esistenza. I quattro giovani scendono dalla macchina. Andrea si dirige verso l'uomo per appurare delle sue condizioni fisiche e dargli, per quanto possibile, un aiuto morale, mentre gli altri dopo aver aperto il cofano posteriore dell'autovettura, raggiungono il loro amico con due piatti di plastica con dentro del cibo, due panini, una bottiglia di aranciata e alcuni capi d'abbigliamento sistemati dentro una busta. I giovani rimangono alcuni minuti, durante i quali esprimono il loro conforto e la totale disponibilità, dopodiché, mentre i tre amici risalgono in macchina, Andrea sosta ancora un po' da solo con il pover'uomo, per poi dopo seguire la compagnia.

***

L'antica piazza della città, di giorno frequentata solitamente dai turisti, la sera viene occupata dagli emarginati che ne fanno il punto di ritrovo. Il numeroso gruppo di volontari si dà da fare per distribuire a ognuno di loro un piatto di minestra, un panino con dentro del formaggio o salame, qualche dolce, dell'acqua e, per chi necessita, anche capi d'abbigliamento usati ma puliti, a volte anche nuovi. A un tratto si forma un capannello di bisognosi attorno ad Andrea, unitosi al gruppo di volontari insieme ai tre amici.
- Perché tutti vogliono parlare con quel ragazzo, lo sfiorano con le mani... - chiede Luigi a una donna accanto.
- Andrea è un essere divino, mandato dal cielo. -
- Ma è un ragazzo, avrà tredici anni... -
- No, sedici anni. Sembra più piccolo, lo so. Ma che importanza ha l'età. Riesce a leggere nei cuori degli uomini come nessun altro. Si dice che abbia fatto dei miracoli... io ci credo – risponde con estrema convinzione la donna, con il piatto di minestra in mano ancora intatto.
- Salve, come sta? - chiede Andrea, avvicinatosi a Luigi.
-... cosa? -
- Ho visto che oggi al ristorante di mio padre si è sentito male. -
-... ah, sì. Credo si sia trattato di un problema di pressione, niente di grave. -
- Meglio così. È la prima volta che la vedo – dice il ragazzo. – Be', oltre all'ora di pranzo, non proprio fortunata per lei. -
- Sono arrivato in città l'altro ieri. -
- Ha bisogno di qualcosa? -
- No. Non vedo di cosa potrei aver bisogno... –
- Non spetta a me dirlo. –
- Ho sentito parlare molto di te, così ho voluto conoscerti di persona. –
- Davvero! Non pensavo di essere famoso al di fuori di questa cerchia di amici. Posso offrirle del tè, le garantisco che è ottimo. –
- Ci credo. Va bene. –
Andrea, aiutato da un amico, riempie dal thermos un bicchiere di plastica e lo porge a Luigi.
Si fa avanti un uomo con uno zaino sulla spalla.
- Andrea, dovrei parlarti – dice al ragazzo.
- Dimmi, Francesco. – la mancanza di privacy blocca sul nascere l'iniziativa dell'uomo, tanto da costringere il ragazzo con la voglia sul mento ad appartarsi con lui. - Mi scusi un attimo – dice a Luigi, il quale riempie la breve attesa a osservare l'insolito raduno di chi vive ai margini della società.
- Vuole un panino? – Gli chiede un volontario.
-... no. Grazie lo stesso. –
- Lo prenda pure. Se non le va, poi lo darà a me – interviene tempestivamente uno dei tanti bisognosi. Un desiderio che viene esaudito.

- Come l'ha trovato? –
-... buono! – Risponde Luigi, facendo cenno al bicchiere vuoto che tiene in mano.
- Può prendere ancora dell'altro tè se lo desidera – dice Andrea.
- Perché no! – Il bicchiere viene riempito nuovamente della calda bevanda. - Non ho mai conosciuto una persona, precisamente un ragazzo come te, con tanto carisma. –
- Non penso che le cose stiano così – replica col sorriso sulle labbra, Andrea. - Abbiamo instaurato una buona amicizia. Loro si fidano di me, ed io faccio altrettanto.
- Carino, anche se la cosa suona troppo semplice. –
- A nessuno di noi passa per la mente di complicarsi la vita.
Luigi, guardandosi intorno, annuisce.
- Saremmo lieti se si unisse a noi – dice il ragazzo. - Come volontario, naturalmente – aggiunge, cogliendo nello sguardo del suo interlocutore un'espressione perplessa.
- Non devi prendertela, ma non mi ci vedo in questa veste. E poi rimarrò in città ancora pochi giorni, dopodiché andrò via. –
- La capisco, non è il solo a pensarla così – commenta Andrea. - Ma basta poco per rendersi utili, e si può fare in qualsiasi posto ci si trovi. –
- Siete in cerca di proseliti? –
- Non siamo mai abbastanza – replica Andrea con un simpatico sorriso.
Un giovane volontario versa dell'altra minestra a un anziano bisognoso, mentre si continuano a distribuire panini e quant'altro possa essere utile a quella povera gente.
- Mi si è risvegliato un certo appetito – ammette Luigi, tentato dal delizioso odore che emana la pasta alle verdure.
- Non vorrei sembrarle una specie di stregone se dico che me l'aspettavo – commenta il ragazzo. - Indugiare, a volte comporta dei rischi. –
-... già! –
Di lì a poco, l'uomo si ritrova nelle mani un piatto di minestra tiepida. - Mi sento un intruso, o qualcosa del genere. –
- Forse, se le faccio compagnia si sentirà meno a disagio. –
L'amico volontario, lì accanto, ascoltate le parole di Andrea, gli porge la vivanda.
- Di solito non lo faccio per evitare brutte figure nei confronti di mia madre che mi aspetta ogni sera a cena. –
- Giusto! Prima di ogni cosa vanno rispettati i doveri familiari... buona! – dice Luigi, dopo aver assaggiato la minestra. - Non può che essere stata cucinata da un bravo cuoco. –
-... il signor Gino – rivela il ragazzo, deliziato anch'esso dalla pasta alle verdure. - È eccezionale! È la fortuna del ristorante di mio padre. –
- E la loro – dice Luigi, facendo cenno col capo ai bisognosi.
- Nessuno ha mai avuto da ridire, anche se in verità c'è da ammettere che non sono per nulla esigenti. –
- Sei davvero un bel tipo. Sembri una persona grande, matura, nascosta in un corpicino minuto. È un piacere parlare con te – confessa l'uomo.
- Grazie! È il più bel complimento che lei possa farmi. –
- Sappi, allora, che ammiro quello che fai; è davvero bello pensare che un ragazzo della tua età rinunci a divertirsi con i suoi coetanei per aiutare questa gente. C'è da rimanere un po' sbigottiti. –
- Non è un calvario, né una penitenza, lo vivo come il momento più gratificante delle mie giornate, senza che questo mi tolga il piacere di frequentare i miei coetanei e divertirmi. –
Luigi annuisce, mentre avvicina in bocca il cucchiaio di minestra. - Lo spero per te, Andrea. Questo è il tuo nome, giusto? –
- Sì.
- Io sono Luigi.
- Sa signor Luigi... –
- Dammi del tu. Siamo diventati amici, o sbaglio? –
- Sì. –
- Perciò, mai più quell'orribile signor. –
- Ok. –
- Cosa dicevi? –
- Non è niente di importante. –
- Dillo lo stesso, sono curioso. –
Nel frattempo passa un volontario che raccoglie i piatti vuoti dei due amici e li deposita in un grande sacco nero di plastica per rifiuti.
- Volete che vi porti qualcosa da bere? –
- Per me no, grazie – risponde Luigi.
- Nemmeno per me, Gianni – dice il ragazzo.
- Noi siamo pronti. –
- Vi raggiungo subito. –
- Francesco voleva parlarti. –
- Sì, lo so. Ci siamo già sentiti. –
- Ti aspettiamo in macchina – dice il giovane volontario prima di allontanarsi.
- Ok. –
I bisognosi iniziano a sfollare lentamente dalla piazza.
- Devo andare. Un altro piccolo gruppo di amici ci attende. –
- Potrebbero spazientirsi, e cosi? –
Dal viso di Andrea traspare un simpatico sorriso.
- Noi andiamo verso la stazione. Se vai da quelle parti possiamo darti un passaggio. –
- Ti ringrazio. Preferisco fare due passi a piedi. -
- Ci vediamo. –
- Certo. –
Il ragazzo s'incammina per raggiungere i suoi amici, quando si blocca voltandosi indietro. - L'altro giorno quando ti ho visto al ristorante di mio padre, per un momento ho pensato che ci conoscessimo. –
Luigi lo scruta negli occhi, in silenzio.
-... è stato solo un attimo, poi ho capito che non era possibile. Volevo raccontarti questo, poco fa. Non è una cosa importante, te l'avevo detto. –
-... già! -
- Buona permanenza in città. –
- Ok, ci vediamo. –
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