Writer Officina Magazine
Home
Magazine
Writer Officina
Autore: Orietta Bosch
Titolo: Anna
Genere Narrativa
Lettori 229
Anna

Una guerriera che ha fatto della disperazione la sua forza

- Quando hai vissuto una vita lottando e alla fine vinci, non ti resta che riposare finalmente in pace con te stessa e con il mondo. Non combatti più , non ti sembra vero , speri solo che quella pace duri fino alla fine dei tuoi giorni. Ti rimangono i ricordi, quelli forti , coraggiosi, che per un attimo possono toglierti il sorriso... ma tu sai che il sorriso ti ha sempre aiutato a vincere le battaglie che la vita ti ha messo sulla strada. Le donne sorridono molto spesso per proteggersi, per non piangersi addosso, per non farsi commiserare dalla gente. Per non farsi sopraffare dal dolore, per non dover dare spiegazioni... Sorridono alla vita, ai propri sogni anche se infranti, sorridono perché non hanno mai perso la speranza, nonostante tutto . Sorridono per vivere... per non dimenticare quello che vivendo hanno imparato, cioè vedere le cose in modo diverso, a vederle spesso per come sono realmente. Sorridono perché la sofferenza alla fine è stata insegnamento di vita. Nulla apre gli occhi come il tempo e le esperienze sofferte che fanno male anche quando le ricordi, ma fanno crescere, fanno riflettere, fanno cambiare. L'importante è non abbassare mai la testa di fronte al dolore. Non abbassarsi mai per nessuno, ma combattere per raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissa, almeno provarci.
Il 10 maggio 1933 è una delle date più plumbee della storia della cultura europea. In varie città della Germania, il nazismo giunto al potere da alcuni mesi organizzava giganteschi roghi di libri svuotando le biblioteche delle principali città universitarie tedesche. Senz'altro il più vasto e pianificato incendio di libri della storia contemporanea. Un disastro inspiegabile. Bruciare i libri significa, bruciare l'uomo e la sua storia, bruciare il nostro passato ci impedisce di capire il presente e ci toglie la possibilità di programmare il futuro. Anna nasce il 20 maggio del 1933, ad Aquileia ( Udine ) in terra friulana d' Italia vicino al mare, dove ancora non si parlava dei problemi della Germania ma l'Italia si trovava in pieno regime fascista. Per sconfiggere l'orrore del rogo dei libri avvenuto nel suo anno di nascita, Anna da accanita lettrice, mi chiede oggi di scrivere la sua vita, un libro che racconta tre generazioni di storia vissuta, di un'Italia repressa della miseria , di gente che lotta per sopravvivere, fino a oggi , tempo che lei definisce - il benessere finale - . Anna si augura che le nuove generazioni siano in grado di mantenere questo benessere di pace, per non disonorare chi è morto per la libertà. Le persone dimenticano, soprattutto i giovani..... che non hanno vissuto questa parte di storia. Ho deciso di scrivere questa storia perché ho un debole per le persone che hanno cicatrici nascoste dietro un sorriso e sono di conseguenza portatori sani di positività . Sono convinta che non è forte colui che non cade mai, ma lo è colui che dopo essere caduto si rialza e ricomincia anche quando... il male e' talmente forte che ti da la spinta per riprendere a respirare, per non morire. Anna... conserva con amore i suoi ricordi, impara dalle sconfitte ..crede che questo imparare sia stato il motivo per cui è ancora viva. Ho visto nelle rughe del suo volto: bellezza , magia e una grande forza di volontà che insegna a vivere, ho visto una donna guerriera ... lei , che quando la vita non aveva alcun colore, ha colorato la vita. Anna una donna vera, che profuma di altri tempi, dove la prima regola era il rispetto. Una donna che vestì di se stessa e con questo principio continua a vivere, una donna che ha imparato a non appoggiarsi agli altri di fronte alle difficoltà della miseria, ma ha imparato a farsi forza da sola, lei che sognava giardini incantati , con la forza delle sue braccia è riuscita a modellare sempre il suo presente, nonostante non fosse quello che sognava. Nel 1933 nacque anche mia madre, altra donna forte, lei mi ha insegnato a correre dietro ai miei sogni, a raggiungere i miei obiettivi . Mi ha detto che il bello delle donne è che ricominciano sempre...in qualche modo....Non importa se si aggrappano agli altri o, a loro stesse,ma ripartono con tutta la forza che hanno anche se nascosta dietro un' apparente fragilità. Dice che: per non avere rimpianti domani, bisogna vivere bene l' oggi. In tutte le donne, soprattutto quando entrano nell'età matura, alberga una forza sotterranea che crea esplosioni di energia, questa energia ci spinge verso la salvezza, verso la ricostruzione di qualsiasi integrità spezzata. Come un grande albero che, per quanto minacciato dalle malattie,invece di morire continua a nutrirsi attraverso le proprie radici, si rigenera e rinasce per trovare qualcuno a cui affidare questa eredità inestimabile...che è la loro storia di vita. Oggi sono qui a scrivere una storia di vita partendo proprio dal 1933. Anno in cui Il consenso politico di MUSSOLINI saliva, l'industria con la bassa capacità interna d'assorbimento sposava e faceva pressioni su quell'idea che aveva il DUCE : la conquista delle terre africane. Guerra e miseria si preparavano a colpire duramente la nostra terra , venivano creati i nuovi soldati e le donne più forti della storia. Sono le nostre madri, le nostre nonne. Queste donne sono un insegnamento di vita per tutti noi, attraverso i loro racconti impariamo ad apprezzare quello che abbiamo oggi, a capire quanto siamo fortunati, impariamo a lamentarci di meno, impariamo a rispettarci di più. 1933: Anno in cui il canceliere tedesco Hitler si insediava nel parlamento tedesco e prendeva il potere, anno in cui la Santa Sede firmava un concordato con la Germania nazista, anno in cui iniziava la preparazione della fine della pace, quando un popolo ancora stava soffrendo la fame, in quanto non si era ancora ripreso dalla distruzione della prima guerra mondiale. Scrivo la storia di Anna, perché desidero sia d'esempio alle nuove generazioni , affinché apprezzino quello che hanno, affinché sappiano che è merito dei sacrifici di questa generazione, il benessere di cui oggi godiamo, affinché rispettino la libertà ottenuta, perché sono state proprio queste persone che lottando nella miseria hanno conquistato ciò che abbiamo, vediamo di non perderlo . Un monito a non mancare e non mancarci di rispetto, comandamento fondamentale di quella generazione che viveva con poco ma, sorrideva, cantava ed era nonostante gli stenti, più felice di noi, perché aveva ancora i principi, i valori che danno alla vita il giusto senso. Valori, principi e rispetto che ora si stanno perdendo nel vento. Non dimentichiamo come hanno vissuto, non dimentichiamo quello che hanno conquistato, per evitare di ritrovarci a soffrire nuovamente causa guerre e miseria.
Dobbiamo conoscere la vita del passato per evitare di ripetere gli stessi errori nel futuro.
Dobbiamo conoscere la sofferenza della guerra per apprezzare la pace.
Buona lettura ORIETTA
Anna dice che :
- Nessuno potrà mai impedirci di sognare, perché nessuno ha il potere di varcare la soglia della nostra testa, nei sogni siamo liberi....e se al nostro risveglio siamo costretti ad affrontare una dura realtà ricordiamoci di cercare sempre, anche con dolorosa ostinazione, delle buone ragioni per tentare di dimenticare o nascondere a noi stessi il male che ci angoscia e camminare sempre con coraggio anche se
dobbiamo farlo contro vento. Dicono che, gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce....La vita li costringe molte volte a rinascere nel corso della stessa vita. Se chiudo gli occhi e ricordo gli eventi del mio passato, gli amori, i dolori, le gioie, mi incanto e spesso piango. E' una sensazione di meravigliosa tenerezza, che mi fa venire la pelle d'oca. A volte è angosciante, triste il mio senso di smarrimento, ma mi ridesto subito perché so che il passato ha una certezza: è stato. E quel che è stato non si modifica. Il passato ha la sua utilità: è servito ad essere me stessa oggi...Ho fatto scelte che facevano paura anche a me stessa, mi hanno buttato tempeste e fulmini contro. Però ho sempre deciso . ..ho sempre avuto il coraggio di scegliere, anche se da piccola hanno distrutto i miei sogni. Giusto o sbagliato non importa; ciò che conta è che nella vita si impari a prendere una posizione e che si abbia una testa che ragiona, per scegliere sempre la giusta strada da prendere. Per farlo dobbiamo imparare a decidere, anche a costo di sbagliare. Niente se ne va prima di averci insegnato ciò che dobbiamo imparare... donna... ricordati di essere sempre forte e te stessa... perché il vero dramma della vita è perdere se stessi... Amo competere ancora oggi con me stessa, oltrepassare i miei limiti, vincere le mie paure, lottare contro i miei difetti, superare le difficoltà e continuare a vivere finché mi verrà concesso.. Il più grande sbaglio nella vita é quello di avere sempre paura di sbagliare, per fortuna io non ho mai esitato, non ho mai avuto paura. Dell'impossibile mi piace il fatto che se lo guardi diversamente diventa fattibile, oggi i giovani devono apprezzare il fatto che possono scegliere come vivere, ai miei tempi non era concesso... gli auguro che combattano per il loro ideali, quello è il senso della vita.. . di essa è meglio tenersi tutto : Le delusioni, la rabbia, la tristezza, i momenti felici e tristi. Meglio tenersi strette le prove della vita, invece di cercare di sbarazzarsene. Meglio ricordare tutto, persino il dolore, sperando che un giorno possa servire. Meglio ricordare, invece di illudersi di aver dimenticato. Ecco la mia storia per insegnare a tutti che niente può ucciderti se non la grave malattia, se sei in salute puoi sempre vincere le battaglie che la vita ti insegna a combattere,auguro a tutti di avere sempre la salute per vincere le loro battaglie, anche le più dure senza arrendersi mai. -

Anna Maria Andrian

20 maggio 1933, Anna nasce in casa, sesta di quelli che saranno 8 fratelli, ad Aquileia, ( UDINE ). Bionda con i boccoli venne subito chiamata - Agnulut - parola friulana che significa Angioletto. Rimase bionda fino in età scolare poi, piano piano diventò mora. Si rivelò da subito sveglia e intelligente, a 1 anno camminava e parlava ma ritenuta troppo vivace per essere una donna, venne subito bloccata dal padre - Padrone - che non permetteva alle donne di parlare, nemmeno alla moglie che era da lui sottomessa. Al padre tutti davano del - VOI - in quanto era colui che decideva e aveva potere assoluto su tutti i membri della famiglia. Qualche tempo dopo la sua nascita,con la famiglia si trasferì nel comune vicino: Fiumicello , in una grande casa colonica dove tutti potevano avere il loro spazio, la loro camera, che serviva a riposare dopo le fatiche nei campi con più intimità. I figli erano considerati dal padre prima di tutto: - BRACCIA DA LAVORO - ....per i campi . La casa non era di loro proprietà, fecero un contratto in
- Mezzadria - : La mezzadria (da un termine derivante dal latino tardo che indica "colui che divide a metà") è un contratto agrario d'associazione con il quale un proprietario di terreni (chiamato concedente) e un coltivatore (mezzadro) si dividono (normalmente a metà) i prodotti e gli utili di un'azienda agricola ( podere ). Il comando dell'azienda spetta al concedente. Nel contratto di mezzadria, il mezzadro rappresenta anche la sua famiglia (detta famiglia colonica). La mezzadria ebbe effetti benefici nelle aree con terreni a maggiore produttività e a basso popolamento. Podere, famiglia colonica, casa rurale e proprietà costituivano una struttura armonica e indivisibile con obblighi, diritti e doveri per le parti contraenti. A guidare la ripartizione del profitto era il principio "della metà". In alcuni casi questo principio è andato incontro a distorsioni a vantaggio del concedente fino a dar luogo, nelle aree sovraffollate (dove i terreni non sostenevano l'aumento demografico) e a bassa produttività, a forme larvate di lavoro subalterno. La mezzadria si diffuse a partire dal basso Medioevo in varie parti d' Europa , come rapporto produttivo inquadrato nel sistema feudale. Fu particolarmente importante per combattere la miseria, nelle zone del basso Friuli in quel periodo. Più figli si avevano più braccia da lavoro c'erano. Figli messi al mondo per farne operai da subito, anche quando erano molto piccoli. Veniva in qualche modo a loro negata l'infanzia, il gioco e qualsiasi altra forma di ricreazione, pena : andare a dormire senza cena.
Fare molti figli era importante per il lavoro ma anche per i sussidi che all'epoca dava Il governo fascista. Lo faceva, sebbene fosse solo per interessi legati esclusivamente alla politica. Il regime dava una fondamentale importanza alla famiglia che incoraggiasse il matrimonio, le nascite e di conseguenza la creazione di famiglie numerose. Quel sussidio in denaro era molto importante in quel particolare momento di fame e stenti.
Venne istituita anche ai tempi :La medaglia d'onore per le madri di famiglie numerose
Era destinata alle madri di famiglie numerose ed andava portata sul lato sinistro del petto, in occasione di tutte le feste nazionali, solennità civili e pubbliche funzioni. Le fu attribuito il nomignolo di "medaglia della coniglia" La madre di Anna ebbe 8 figli ma non le venne mai data quella medaglia,non era per lei importante. Accettò invece molto volentieri i sussidi che dallo stato venivano erogati, permettevano ai figli di potersi vestire. Anche se molto spesso vestivano di indumenti dismessi da altri che regolarmente adattava. Un solo vestito veniva usato per la festa e si usava solo per andare alla Santa Messa , rientrati a casa ci si doveva cambiare e andare subito nei campi, altrimenti non era permesso mangiare in tavola. Valeva anche per i più piccini... Il lavoro minorile nelle famiglie coloniche era del tutto normale. Essere bambini era un lusso per tanti minori , l'infanzia era negata . Giocare toglieva tempo al lavoro e diventava una perdita di tempo. Il lavoro minorile o infantile o sfruttamento minorile è definito ora un reato, oggi è proibito privare i bambini e le bambine della loro infanzia, della loro dignità, perché influisce negativamente sul loro sviluppo psico-fisico. Ma all'epoca era giusto e normale così, il lavoro coinvolgeva tutti i membri della famiglia, chi non lavorava non mangiava. Di conseguenza i bambini accettarono questo stile di vita in quanto non ne conoscevano altri. Quello che per noi oggi sembra assurdo , all'epoca era normale. Secondo le recenti stime dell' Organizzazione mondiale del lavoro, ancora oggi 152 milioni di bambini sono vittime di lavoro minorile nei paesi sottosviluppati . Metà di essi, 73 milioni, sono costretti in attività di lavoro pericolose che mettono a rischio la salute, la sicurezza e il loro sviluppo. Il fenomeno del lavoro minorile è concentrato soprattutto nelle aree più povere del pianeta. Tuttavia, non mancano casi di bambini lavoratori anche nelle aree marginali del Nord del mondo. All'età di tre anni Anna, aveva il compito di portare l'acqua e il vino agli uomini che lavoravano nei campi. Un giorno, mentre a piedi raggiungeva la campagna si sentì osservata ma non sapeva chi fosse quella donna elegante che passeggiava verso casa sua. Solo più tardi ascoltando il padre e la madre che discutevano scoprì tutto . La signora era una ricca francese che venuta a trovare parenti in Friuli, si innamorò di quella bambina dai riccioli d'oro. Non avendo figli andò dal padre di Anna, decisa a comprare la piccola, avrebbe pagato qualsiasi cifra per portarla in Francia con lei. Il padre di Anna rifiutò i soldi in quanto le disse che non poteva togliere braccia ai campi, la bambina era forte e avrebbe avuto bisogno di lei in campagna. La signora gli disse che la bimba era intelligente e che l'avrebbe fatta studiare... parola che colpì suo padre come una bestemmia, in quanto riteneva che le donne non avessero diritto allo studio, l'unica cosa che avrebbero dovuto imparare era fare le serve al padrone che avrebbero sposato. Anna sentendo il discorso del padre si mise a piangere, avrebbe pagato lei qualsiasi cifra per andare a Parigi con quella signora. Ma le parole del padre tuonarono come un terremoto in quella stanza tanto da sconvolgere l'elegante signora francese che lasciò quella casa e non tornò più.
Anni dopo vennero a sapere che la donna, in quanto ebrea, venne catturata e uccisa dai nazisti, durante la guerra, ma prima di morire, spedì in Italia ad Anna una bellissima bambola di cera a cui era attaccato un bigliettino che diceva:
- Sarai sempre nel mio cuore -
Per Anna quello fu il primo e unico giocattolo della sua infanzia. Ben presto il padre disturbato dai giochi di Anna, distrusse quella bambola in quanto riteneva che la piccola perdesse troppo tempo a giocare, tempo che avrebbe dovuto dedicare al lavoro, sia in casa che nei campi. Anna ebbe il suo primo grande dolore e da quel momento iniziò a provare la sua prima grande rabbia nei confronti di quel padre dittatore che teneva sotto scacco tutti i membri della famiglia. Una rabbia che durò tutta la vita. Nel 1939, Anna iniziò ad andare a scuola, era obbligatoria , il padre nonostante fosse contrariato non ebbe il potere di evitare che Anna ci andasse.
Nel campo dell'educazione il fascismo esordì con la riforma della scuola . Essa mirava a ridare dignità al ruolo di maestro e agli studi, assegnando alla scuola pubblica un'alta funzione di controllo su tutto l'insegnamento medio, che aveva l'importante e delicato compito di forgiare le menti delle nuove generazioni. Ai bambini delle elementari venivano forniti gratuitamente i libri, quaderni e tutto il materiale scolastico. La fascistizzazione della scuola portava il segno del militarismo ; ci furono riforme legislative ed amministrative, che portarono la repressione di ogni autonomia della scuola, essa fu totalmente assoggettata allo stato fascista. I professori antifascisti furono inesorabilmente eliminati se non iscritti al Partito. Proprio il1939 fu l'anno decisivo per una seconda importante svolta scolastica: venne integrata la "Carta della Scuola", con la quale si stabilivano principi, fini e metodi per la realizzazione integrale dello stato fascista che mirava soprattutto alla formazione della "coscienza umana e politica delle nuove generazioni". Vollero creare una scuola organicamente connessa col sistema corporativo e ottenere quindi un risultato politico: garantirsi il consenso di massa. La manipolazione mentale iniziava dai più piccoli con insegnanti formati che indirizzavano gli alunni nella direzione dell'Italia fascista. Per quello imposero il libro di testo che il regime riteneva più consono al partito, nelle scuole elementari. Anna fu felicissima di andare a scuola, diventò da subito una lettrice accanita, anche se doveva farlo di nascosto in quanto il padre lo riteneva una perdita di tempo. A scuola tutti dovevano essere vestiti uguali : grembiulino nero per le bambine, giacchina nera per i maschietti, colletto e fiocco bianco per tutti. Apprendere a leggere scrivere e fare di conto per Anna fu una conquista, adorava sapere, studiare, soffriva quando il padre la veniva a prendere a scuola perché aveva bisogno di lei nei campi ,ancora di più quando era costretta a studiare nascosta dal padre il quale riteneva ridicolo il fatto che una donna studiasse. Al sabato però non la venne mai a prendere a scuola, era proibito disturbare i ragazzi nel sabato fascista...
Il sabato fascista era la dizione con cui si indicava la giornata del sabato, dedicata ad attività culturali, sportive, paramilitari, politiche e professionali. Per gli studenti, erano previste attività ginniche, per mantenersi in forma e per dare sfoggio della propria abilità e prestanza fisica. Astenersi da queste attività poteva portare a ripercussioni da parte del regime. I ragazzi, dovevano portare la divisa stabilita e venivano inquadrati nelle organizzazioni giovanili fasciste, dovevano seguire corsi di dottrina fascista e compiere esercizi ginnici: maneggiare il moschetto , lanciarsi attraverso cerchi di fuoco, fare volteggi. Le bambine, chiamate - GIOVANI ITALIANE - , in camicetta bianca e gonna nera, facevano roteare cerchi, bandiere e si esibivano nella corsa e nel salto. I maschietti chiamati - BALILLA - imparavano a marciare per diventare bravi militari.
L'attività fisica diventò obbligatoria sotto il regime e nessuno poteva rifiutarsi di farla.
Le attività sportive erano regolate all'interno del Comitato Olimpico Nazionale Italiano.
Il sabato fascista era in pratica il giorno della settimana in cui si staccava dalle attività quotidiane per dedicarsi al benessere fisico ed intellettuale. Tutto quanto infarcito di propaganda; da quello deriva il sabato di risposo per i lavoratori. Ad Anna non importava quale fosse il motivo di quella ricreazione, a lei piaceva stare in compagnia di altri bambini, almeno quel giorno non avrebbe dovuto lavorare nei campi e suo padre non avrebbe potuto impedirle di giocare con altri bambini. Per tutti i bimbi era un gioco, una distrazione, qualcosa di diverso che nonostante tutto dava loro un giorno di svago , un giorno di libertà dalle fatiche a cui erano costretti . Secondo Anna il regime dittatoriale del padre era più severo di quello che dicevano fosse il fascismo......Per Mussolini fascistizzare la scuola rappresentava uno strumento fondamentale per la creazione, in un paio di generazioni, di un Paese totalmente piegato al regine, dove ogni altra forma di ideologia politica fosse esclusa, non solo dalla vita della nazione, ma in primo luogo dalla mente degli italiani. Il Duce era convinto che alla sua morte il suo unico degno successore non sarebbe stato un altro uomo politico o il Partito fascista, ma lo stesso Stato fascista, una vera e propria entità ideale, funzionale e solida. Una maggiore, seppur lontana dagli obiettivi prefissati, fascistizzazione venne raggiunta nella scuola elementare, dove la figura del maestro unico e la tenera età degli scolari agevolarono questo compito. Venne imposto a tutti gli insegnanti di indossare una divisa e l'iscrizione al partito fascista, altrimenti non avrebbero potuto insegnare. Quello che disturbava Anna era l'eccessiva severità della scuola. La sua maestra , si chiamava Piovano, di cognome, era severa, aveva sempre la bacchetta in mano e non esitava a darla sulle mani degli studenti distratti o svogliati. Indossava sempre uno scialle rosa sopra la divisa, che aveva fatto a mano lei stessa, non sempre era caldo a scuola...le copriva le spalle , aveva dei polsini stetti che impedivano allo stesso di scivolare. Molti dei suoi compagni venivano puniti se non stavano composti nel banco, non solo con le bacchettate sulle mani ma a discrezione della maestra, anche obbligati in ginocchio contro il muro, dietro alla lavagna spesso per più di 15 minuti, in quella posizione avrebbero dovuto stare immobili e in silenzio per tutto il tempo stabilito. Finita la lezione la punizione continuava, avrebbero dovuto fermarsi a scuola per fare i compiti per casa, quindi dovevano fermarsi oltre l'orario scolastico in classe. Le famiglie sapevano che se i bambini non fossero tornati a casa in orario erano stati sicuramente messi in punizione. Nessuno avrebbe mai messo in discussione le decisioni della maestra per cui, appena rientrati a casa si dovevano sorbire le botte anche dai genitori. Per fortuna ad Anna successe pochissime volte. La severità della scuola fu condivisa dal padre di Anna, tanto da convincerlo dell'utilità della scuola,non solo per imparare a leggere e a scrivere ma anche per impartire la giusta disciplina ai ragazzi, per cui pretese che studiasse, con profitto. Se non avesse avuto voti buoni avrebbe anche lui usato la bacchetta come la maestra. Era in seconda elementare, quando l' Italia entrò in guerra, prima il fratello maggiore e poi un altro furono arruolati, rimasero in famiglia il padre,le donne e un fratello più piccolo. Il lavoro nei campi fu di conseguenza triplicato, dovettero lavorare anche per i fratelli al fronte. Anna era stanca, la vendita dei prodotti dei campi era al minimo, la guerra stava portando tanta miseria, lavoravano solo per sconfiggere la fame. I tedeschi erano all'epoca alleati e senza permesso un giorno, si stabilirono nella loro casa, occupando il fienile e le stalle, impedendo così a tutti loro di lavorare al meglio. Anna tornata da scuola, faceva velocemente i compiti e poi pelava le patate per i tedeschi assieme alle sorelle, era importante per la famiglia che loro lavorassero in quanto venivano pagate per questo. I tedeschi iniziarono ad uccidere anche gli animali nel loro cortile e pretendevano che le donne cucinassero per loro.. Questo era troppo, quindi suo padre pretese che gli pagassero gli animali che abbattevano, non aveva paura e aveva ragione, la sua autorità fece sì che i tedeschi pagassero tutto quello che prendevano nella fattoria. Questo li aiutò economicamente fino alla fine della guerra. Anna pensò che perfino i tedeschi avevano paura dell'autorità del padre, era più feroce di loro. L'Italia era un alleato minore della Germania, dipendente militarmente dal sostegno tedesco, finché nel 1943 il dittatore Mussolini fu deposto e arrestato per ordine del Re. Dopo l' armistizio di Cassibile lo Stato italiano crollò: la parte settentrionale del paese rimase occupata dai tedeschi che vi crearono uno Stato collaborazionista con la Germania . Nel 1943, un fratello di Anna tornò a casa dalla guerra ma, vista l'occupazione tedesca nella loro casa, decise di collaborare con le forze partigiane che operavano numerose sulle montagne del Friuli.
Faceva dormire i partigiani nel fienile, pur sapendo che al piano di sotto i tedeschi giocavano a carte, rischiò grosso e fece rischiare molto anche tutta la famiglia. Il fratello più grande di Anna invece non tornò, ricevettero un fonogramma il quale comunicava il fatto che risultasse disperso o prigioniero da qualche parte. Questo portò molto dolore a tutti i membri della famiglia. Una sera, dalla finestra della sua camera Anna vide un camion tedesco parcheggiare nel cortile di casa, i soldati erano visibilmente arrabbiati ma lei non capiva quello che dicevano. Capì solo che sicuramente era successo qualcosa di molto grave e quel sospetto divenne realtà quando i tedeschi spalancarono la porta della sua camera , con la forza la trascinarono in cortile e la misero al muro assieme alla madre, al padre e alle sorelle. I fratelli non erano in casa. Trovarsi al muro con i fucili puntati fu una sensazione che non dimenticherà mai. Il comandante dei tedeschi disse a suo padre che contando i fucili si erano accorti che ne mancava uno, volevano assolutamente sapere chi lo avesse rubato. Anna sospettava del fratello piccolo che faceva la staffetta partigiana, ma non sapeva dove fosse, si sentiva in serio pericolo e senza speranza. Il fratello era nascosto ma riusciva a vedere quello che stava accadendo, sapeva che se il fucile non sarebbe tornato al suo posto la sua famiglia sarebbe stata fucilata. Il camion era sorvegliato dai tedeschi ma lui, come una freccia, approfittando di una loro distrazione riuscì a rimettere al suo posto il fucile. Il padre di Anna , si accorse che il figlio aveva sistemato l'arma e con un tono autoritario disse al capo tedesco che forse avevano contato male e che prima di fucilarli sarebbe stato utile ricontare nuovamente i fucili nel camion. I tedeschi non risposero e li lasciarono in piedi al muro, con i fucili puntati, tutta la notte. Fu la notte più lunga che Anna passò, ma nessuno pianse, rimasero tutti in orgoglioso silenzio, questo fece sì che Il giorno seguente il capo tedesco fece ricontare i fucili e vedendo che il numero corrispondeva li lasciarono liberi. I tedeschi non chiesero scusa a nessuno di loro e da quel giorno nonostante tutto , la fiducia che avevano nella famiglia di Anna venne meno. Li lasciarono lavorare per loro ma i rapporti non furono più gli stessi e fino alla fine della guerra furono controllati a vista, tutti. Anna frequentò con merito le 5 elementari, poi il padre non le diede più il permesso di continuare gli studi, non lo diede nemmeno ai fratelli maschi. Erano manodopera per i campi, non serviva studiare ma lavorare. Anna continuò a studiare per conto suo, la sera . Andava di nascosto in biblioteca a prendere libri di ogni genere, aveva bisogno di apprendere, non mollò, anche se era stanca, con la schiena spaccata dalla fatica, per il duro lavoro nei campi. Il 1º maggio 1945, I tedeschi dopo lunghi negoziati segreti e non autorizzati con gli Alleati, ordinano a tutte le loro forze armate in Italia di cessare le ostilità e firmano un documento di resa incondizionata. Anna ascoltò le notizie alla radio, sperava che a quel punto, finalmente i tedeschi avessero lasciato la sua casa. Ma loro però, non vollero andarsene dal Friuli , solo le forze partigiane riuscirono dopo sanguinose lotte a rispedirli a casa.
La Resistenza italiana, comunemente chiamata Resistenza partigiana , fu l'insieme dei movimenti politici e militari che in Italia dopo l' armistizio di Cassibile si opposero al nazi fascismo. In Friuli, le operazioni di repressione tedesche furono particolarmente massicce, dispiegarono metodi di lotta violenti e costellati di devastazioni e rappresaglie. I partigiani superstiti riuscirono tuttavia a ripiegare dietro il fiume Isonzo e ben presto cominciarono a riorganizzarsi.

Questi mesi di Resistenza furono molto duri per i partigiani , ma si organizzarono, recuperarono armi e munizioni. Alla fine sostenuti dagli Alleati, dopo una vera lotta per la sopravvivenza, riuscirono a cacciare i tedeschi.
Nella Resistenza vanno individuate le origini stesse della Repubblica Italiana:
l' Assemblea costituente fu in massima parte composta da esponenti dei partiti che avevano dato vita al Comitato di liberazione Nazionale, i quali scrissero la Costituzione, fondandola sulla sintesi tra le rispettive tradizioni politiche e ispirandola ai principi della democrazia e dell' antifascismo.
Anna iniziò in quel periodo ad interessarsi alla politica.
Lo dovette fare sempre di nascosto, la copriva la sorella più piccola. Se lo avesse scoperto il padre avrebbe impedito loro di andare in biblioteca a prendere libri.
I tedeschi andarono finalmente via, il grande cortile tornò libero e la casa di nuovo solo loro. Tutti speravano di essere finalmente in pace, invece subito dopo,nel loro cortile e nelle loro campagne si accamparono, altri soldati : Indiani, Americani, Inglesi... erano arrivati gli alleati.

Anna non andò più a scuola, il suo compito diventò esclusivamente quello di lavorare nei campi e aiutare la mamma in casa, non le era concessa nessuna altra aspettativa di vita, il padre dittatore era inflessibile su quale fosse il compito delle donne nella vita e nella sua casa. Non era importante che la ragazza fosse intelligente, non c'erano altre ambizioni per lui che produrre nelle sue campagne. L'arrivo degli alleati nella sua casa portò comunque aria di festa, fu il segnale che la guerra era finalmente finita . Ad Anna non cambiò niente, non esisteva un modo per svagarsi dal faticoso lavoro a cui era sottoposta ogni giorno, dall'alba al tramontare del sole. I soldati erano accampati ovunque: inglesi, americani, indiani. Si fermarono poco più di un mese, il tempo di cacciare gli ultimi tedeschi che non volevano lasciare la terra friulana.
Anna aveva 12 anni ma dimostrava più anni di quelli che aveva, era diventata una signorina, molto bella e gentile non faticò a fare amicizia con alcuni di loro. In particolare con un giovane soldato indiano, lo riteneva bello , il turbante che portava gli dava un fascino incredibile. Si chiamava: Ranzam, le disse che sapeva lavorare ai ferri e che quello era il suo mestiere in India, anche se al campo faceva il cuoco. Per giorni lo vide lavorare a ferri nella sua tenda, aveva portato dal suo paese il cotone colorato e decise di fare per Anna una bellissima maglia , piena di fiori di tutti i colori, voleva che avesse un ricordo di lui. Quando le diede quel regalo,sorridendo le promise che finita la guerra sarebbe tornato da lei. Quel dono era da lui considerato un impegno nei confronti di Anna la quale si sentiva ancora troppo giovane per accettare corteggiatori, ma accetto volentieri quel maglioncino colorato pur sapendo che il giovane lo considerava un pegno d'amore. Ranzam, non tornò mai più. Anna non ebbe più notizie di quel bel ragazzo indiano ma lo ricorda ancora oggi con affetto. Quella maglia fu un regalo utile, in tempi in cui non si possedeva niente da vestire. La mamma di Anna cuciva tutto il giorno, per i figli maschi fece i pantaloni per l'inverno usando le coperte e i giubbotti che i tedeschi avevano lasciato quando sono stati cacciati. Era indispensabile recuperare tutto, in quanto di nuovo c'era solo il vestito della domenica che si usava solo per andare alla Santa Messa. Tutto veniva riciclato e rammendato e nonostante quello, ogni abito veniva indossato con dignità e orgoglio. Alle figlie, la mamma cucì tutta la biancheria intima e le sottovesti con la tela di due paracaduti che aveva recuperato nei campi. Il materiale era ottimo e quindi gli indumenti durarono per moltissimi anni. I tedeschi mentre si ritiravano a nord del Friuli dal 2 maggio 1945,fecero stragi di civili, le SS rabbiose, decisero di lasciare cadaveri lungo la strada di ritorno. Fu una vera carneficina . Esatto....morivano ancora nel nostro Friuli, mentre il resto d' Italia aveva già festeggiato la liberazione il 25 aprile. Finita la guerra, le grandi fattorie iniziarono ad ospitare bambini provenienti da diverse parti d' Italia, bambini poveri che non avevano la possibilità di sopravvivere alla fame di quel periodo. Nel dopoguerra migliaia di famiglie del nord salvarono dalla fame e dalla miseria 70mila bambini del sud. Un'accoglienza inizialmente prevista per pochi mesi ma in molti casi si protrasse più a lungo, a volte per anni. Alcuni di loro vennero addirittura adottati dalle famiglie di cui furono ospiti. Si era creata una vasta organizzazione, messa in piedi dall'Udi e dalle donne del Pci, che salvò migliaia di bambini, alcuni provenienti anche dai grandi centri urbani del nord, come Milano e Torino, semidistrutti dai bombardamenti . Venuto a conoscenza di questa nuova organizzazione, il padre di Anna , dopo aver parlato con i membri del partito del suo paese, decise di accogliere un bambino nella sua casa, gli venne assegnato un bimbo del nord del Friuli , veniva da un piccolo paese distrutto dai tedeschi che rientravano a casa, si chiamava Flavio, aveva l'età della sorella più piccola di Anna, era molto sveglio, anche lui aveva il padre prigioniero di guerra ( come lo era suo figlio grande )e nella sua casa non c'era più niente da mangiare. Sua madre da sola non riusciva a sfamare tutti i figli e quindi li mandò nelle fattorie affinché non morissero di fame. Aiutare quel bimbo, per il padre di Anna, fu come aiutare il figlio che ancora non era tornato a casa dalla prigionia e di cui non aveva avuto più notizie. Lo accompagnarono nella fattoria due donne che, da staffette partigiane erano diventate militanti del partito comunista e facevano parte di quella grande organizzazione nazionale che aveva creato i famosi : - treni della felicità - , sui quali molti bambini poveri ma anche ammalati e deboli di tutta Italia raggiungevano le fattorie , molti per lavorare, altri per curarsi e mangiare... in sunto per salvarsi la vita.
Le donne comuniste erano in primo piano in questa iniziativa solidale e Anna le ammirava moltissimo. Le donne avevano dato un contributo importante nella resistenza e Anna affascinata, seguì le loro imprese con entusiasmo e orgoglio . Si arrabbiò molto quando seppe che i partigiani maschi non vollero far sfilare le donne nella grande piazza di Udine, quando finalmente anche in Friuli si festeggiò la liberazione. Ma quel giorno, il 1 maggio del 1945, fece un salto di gioia quando alla radio comunicarono che, nonostante tutto, le donne partigiane imperterrite con armi e bandiere fecero la loro sfilata. Da quel giorno la grande piazza di Udine si chiamò : Piazza 1 maggio. In quella stessa piazza quel giorno, tutte le ragazze che avevano simpatizzato con i tedeschi vennero rasate a zero. Anna però mi disse che non tutti i soldati tedeschi erano fanatici come le SS, li aveva avuti nel cortile per anni e sapeva che alcuni erano stati costretti ad andare in guerra e spartivano spesso la pagnotta con la popolazione civile. Mostravano loro le foto dei figli, della famiglia e vedevano l'ora che la guerra finisse. Molti inglesi invece, che decantavano la democrazia, preferivano bruciare gli avanzi del rancio, piuttosto che lasciarli ai bambini affamati. Tutto questo nel nome della libertà...Via i tedeschi e avanti tutti gli altri: uomini di colore su grandi jeep,gomme da masticare, sigarette americane, charleston e fox trot al posto di Lilly Marlene. Ma la gente del posto non si riconosceva né con i tedeschi né con gli alleati continuava ad amare solo la fisarmonica e il ballo liscio, restò sempre e comunque legata alle sue tradizioni.
Finita la guerra, tornati a casa i tedeschi, anche gli alleati levarono le tende, finalmente la casa tornò libera e il lavoro dei campi riprese più di prima, tutti erano occupati, nessuno poteva permettersi di riposare, solo il padre che impartiva gli ordini lavorava alla fine meno degli altri. Mancavano le braccia del fratello più grande che , scoprirono fu imprigionato in Algeria e finita la guerra , venne dato per morto.
Nel giugno del 1946 invece,il primo fratello di Anna e un cugino tornarono a casa dalla prigionia. Con loro arrivò anche il padre di Flavio che alla notizia della liberazione del padre decise di tornare a casa. Nel periodo in cui aveva vissuto con loro aveva imparato a lavorare la terra, avrebbe così insegnato a tutti i membri della sua famiglia quel lavoro, convinto che avrebbe permesso loro di sopravvivere. Era poco più di un bambino ma con la testa di un adulto responsabile , deciso a prendere in mano le redini della famiglia finché il padre non si fosse ristabilito definitivamente dalla malattia presa in prigionia.
Il fratello maggiore di Anna era stato finalmente liberato, la notizia fece piangere di gioia tutti. Arrivò in nave fino a Trieste, incredibilmente era riuscito a tornare a casa, sfinito, affamato, dimagrito ma...vivo. Gli uomini che tornavano dai campi di prigionia si assomigliavano tutti , Flavio disse che suo padre era irriconoscibile gli apparve come un fantasma , quando andarono a prenderlo alla stazione dei treni, tanto magro e invecchiato che sua madre venuta ad accoglierlo non lo riconobbe. Così fu per il fratello di Anna, la madre pianse di gioia ma fu doloroso vedere un figlio che sembrava più vecchio, stanco e sfinito di lei, nonostante avesse poco più di 20 anni. Ma era tornato a casa, questa era la cosa più importante. Conosceva molte madri che dovevano consolarsi portando rose rosse sotto le immagini della Madonna affinchè faccia il miracolo di far tornare i loro ragazzi che alla fine non tornarono più.
La famiglia era di nuovo unita, la gioia di tutti fu immensa, il ritorno del figlio maschio grande, portò il sorriso anche al severo padre. Da quel giorno nella casa di Anna, ogni fine settimana si fece festa. Tutte le 5 famiglie che vivevano in quella Amministrazione agricola si riunirono come una famiglia sola. Ognuno portava qualcosa da mangiare e da bere, poi si ballava fino a notte inoltrata al suono della fisarmonica. Per Anna fu l'unico svago che riuscì a permettersi dopo il duro lavoro nei campi.
Il suono della fisarmonica, il canto e il ballo porta allegria e secondo Anna toglie anche la stanchezza perché porta il sorriso.
Anna cresceva bella e solare e i corteggiatori divennero numerosi. Il padre però, la teneva sotto controllo, non riteneva fosse abbastanza grande per avere il diritto di essere corteggiata. Non la faceva uscire se non accompagnata, non si fidava di lei, litigavano spesso forse anche perché avevano lo stesso carattere. Un giorno però la fece uscire sola, le diede dei soldi per andare a comprare lo zucchero, la mamma ne aveva bisogno per cucinare i biscotti. Ma Anna con quei soldi invece si comprò un bel fazzolettino non le importavano le conseguenze, continuava a sfidare il vecchio padre padrone. Al suo ritorno a casa, la furia del padre fu immensa, se le ricorda ancora le botte prese, ma tenne stretto nella mano il suo fazzolettino non mollò la presa, nonostante le botte, voleva dimostrare a tutti ma soprattutto a se stessa che - chi non molla vince - . Alla fine a calci nel sedere venne mandata nel campo a raccogliere le barbabietole e ogni volta che ne raccoglieva una, il padre alle sue spalle continuava a darle calci. Lei non pianse, continuò a raccogliere più barbabietole possibili, nonostante i calci e le botte prese, non uscì dalla sua bocca il minimo lamento. Alla fine portarono le barbabietole allo zuccherificio e con la melassa che la fabbrica scartava e che quindi loro potevano portare a casa, riuscirono ugualmente a fare i biscotti, anche senza lo zucchero. Aveva sofferto ma...il fazzolettino era suo. Stava crescendo come una donna forte , si stava preparando a quello che il futuro le aveva preparato: a diventare guerriera per sopravvivere. Nella sua azienda, per arrotondare nei periodi di magra, iniziarono ad occuparsi di Bachicoltura, ovvero la coltura del baco da seta chiamato in friulano :
- allevamènt di cavalìrs -
A maggio suo padre andava al mercato di Cervignano ( UD ) a comprare le uova e i bruchi da allevare. Si dovevano crescere finché non avrebbero fatto la crisalide. Per cui bisognava dare loro da mangiare, obbligatorio quindi ogni domenica, prima di andare alla S. Messa, andare a caricare minimo 3 carri di foglie di GELSO, alberi che erano presenti in grande quantità in tutte le fattorie . Per cui alla domenica era costretta ad alzarsi presto, anche se al sabato sera avevano ballato fino a notte fonda nella sua casa.
La bachicoltura cominciò ad essere praticata in Cina, probabilmente già nel VII millennio a.c. La leggenda vuole che la sua nascita sia dovuta ad una imperatrice cinese, fu lei che si accorse del filamento serico, dopo che un bozzolo le cadde accidentalmente nella tazza di tè bollente. Per millenni fu un procedimento tenuto segreto, in modo da poter mantenere il monopolio cinese nella produzione della seta. Nonostante ciò, in epoche successive, si sono verificate fughe dell'arte della produzione della seta verso tutto il mondo. L' allevamento dei bachi fu un importante reddito di supporto all'economia agricola dopo la fine della guerra e così anche la produzione e commercio di tessuti. La bachicoltura ebbe un grande sviluppo, soprattutto in Friuli , per fornire le nascenti filande industriali di materia prima. La produzione di bozzoli in Italia cominciò a declinare fino a scomparire negli anni sessanta, a causa di due fattori: la produzione di fibre sintetiche e il cambiamento dell'organizzazione agricola, l'allevamento dei bachi era affidato ai singoli contadini o ai mezzadri, come la famiglia di Anna. Ma anche le famiglie non contadine trovavano all'interno delle abitazioni una stanza per allevare i bruchi, rendevano poco, ma è meglio poco di niente. 18
Avevano il compito di occuparsi dei bachi da seta soprattutto donne e bambini. Con l'inurbamento, la fine della mezzadria e l'industrializzazione, l'allevamento nelle famiglie venne a finire anche perché la concorrenza estera , a livello industriale, divenne insostenibile. Oggi la bachicoltura in Italia è praticamente scomparsa, poche aziende allevano bachi , lo fanno per una piccola produzione artigianale ,di nicchia o come esempio didattico. L'allevamento veniva curato nella casa di Anna con molta dedizione, c'erano delle stanze adibite a questo scopo che avevano, oltre alle finestre, aperture supplementari sopra le porte o sotto le finestre stesse per garantirne l'aerazione. Per contenere i bachi si costruivano graticci o intelaiature in legno con fondo in canne o tela, sovrapponibili per risparmiare spazio. I piccoli bachi nati dalle uova venivano messi sui graticci e alimentati con foglia fresca di Gelso, finemente trinciata, i letti venivano periodicamente ripuliti per evitare malattie al baco. Quando erano più grandi, la foglia veniva somministrata più volte al giorno, intera, e man mano che crescevano, veniva data loro la foglia con tutto il ramo. In 27/28 giorni, i bachi crescevano fino a diventare lunghi 7/8 centimetri ed insieme a loro cresceva la quantità di cibo necessaria e lo spazio occupato. Si mettevano così ,sui lettini dei bachi dei mazzi di frasche secche affinché il baco si arrampichi per costruire il bozzolo, doveva trovare un posto sicuro dove compiere la metamorfosi in crisalide, per cui lo si doveva costruire . I Bachi sono di razza diversa e producono bozzoli di differente colore: bianco candido (i più pregiati), da tonalità di giallo tenue fino ad arancione (meno pregiati).
Molti bozzoli non erano perfetti e la fabbrica di filati li avrebbe sicuramente scartati, per cui dopo aver fatto una cernita e diviso i bachi buoni da quelli meno buoni, decisero di tenere per loro i meno pregiati. Le donne di casa avevano imparato a filarli e ne ricavavano delle stoffe per abiti, tovaglie o corredi nuziali. I soldi ricavati dalla consegna dei bachi alle filande erano i primi soldi che le famiglie possedevano per vivere, fu un grande momento per la famiglia di Anna e specie per lei, che riteneva comunque meno faticoso occuparsi dei bachi che zappare nei campi.
Nelle zone del nord Italia, soprattutto nella pianura friulana, sono ancora visibili filari di gelsi a testimonianza della diffusione che quell'industria ebbe sul territorio.
Anna e le sue sorelle, per evitare i campi sempre più spesso decidevano di portare al pascolo le oche è stato in quei momenti di pausa che impararono anche a farsi le scarpe da sole. Durante il pascolo portavano con loro dei sacchi dove ci mettevano le gomme di bicicletta che non si potevano più usare. Cucivano così le suole fatte con i sacchi,con lo spago grosso, la gomma della bicicletta veniva tagliata con la sagoma del piede . Il sacco doveva stare a contatto col piede,la gomma sotto... avrebbe così attutito i dolori che i sassi provocavano ai piedi stanchi. La copertura della scarpa veniva fatta con il panno dei cappelli vecchi che il padre dismetteva. Quelle scarpe artigianali venivano usate per camminare nelle strade sterrate, anche quando la sera accompagnate dai fratelli andavano a ballare nella sala ad Aquileia ( UD ). Prima di arrivare alla sala da ballo, toglievano le scarpe fatte da loro , si lavavano i piedi in un fossato, nascondevano le stesse sotto un ponticello e indossavano le scarpe di festa, quelle che usavano per la Santa Messa. Quelle... erano fatte dal calzolaio e ne possedevano un paio a testa.
Il materiale per le scarpe fatte in casa, veniva conservato dalla mamma,lei teneva tutto, in quanto riteneva che nulla si dovesse buttare, tutto sarebbe stato utile e riciclabile. Anche il cuoio dei gambali che avevano lasciato i fascisti e i tedeschi, prima di scappare veniva conservato. Sorridevo mentre Anna mi raccontava quelle cose, ma lei seria mi rispose che una volta era normale così, solo chi ha provato la miseria può comprendere come tutto sia utile. Non possono capire quelli di oggi che le scarpe rotte le buttano via, una volta si aggiustavano, solo i ricchi potevano vantarne più di un paio a testa, gli altri giravano sempre con le stesse scarpe, estate e inverno. Oggi è tutto cambiato, quello che mi raccontava sembrava una favola, invece era tutto vero , per fortuna in pochi decenni tutto è cambiato, oggi basta un pulsante per avere la casa calda, all'epoca non esisteva il riscaldamento. Ci si scaldava con il fogolare, che fumava sempre, fu una grande gioia quando nella sua casa comprarono lo - SPOLERT - anche chiamato:
- SPARGHER - , invenzione proveniente dall'area tedesca, era una stufa a legna che forniva non solo riscaldamento, anche acqua calda e sulla piastra si poteva cucinare.
Si, una bella invenzione che fa parte della cultura friulana, anche io ne posseggo uno e lo uso con gioia, pur avendo il riscaldamento, in quanto dà un calore diverso, scalda le ossa molto di più dei radiatori. Quello che invece mi rattristò era quello che mi raccontò sui gabinetti, privi di acqua corrente, venivano ricavati a ridosso delle stalle, praticamente un buco nel terreno dove tutte le famiglie presenti nell'amministrazione contadina potevano usufruire. Un unico cesso... ( solo così si poteva chiamare... ) per 5 famiglie, un bel disagio se pensiamo ai moderni bagni di oggi. Il gabinetto si trovava in fondo al cortile e se pioveva era un problema non arrivare bagnate fino a lui e se era occupato ..... diventava un dramma. Ma tutto era normale... non si conoscevano altre soluzioni, solo le famiglie molto ricche avevano il bagno in casa. Anna , come tutti i membri della famiglia aveva il vaso da notte personale in camera, che svuotava al mattino appena alzata. La sera stanca dal lavoro nei campi si rifugiava nella sua camera , finalmente poteva studiare, lontana dagli occhi del padre. Solo la sorella piccola conosceva il suo interessamento alla politica e quali fossero le sue intenzioni reali, non certo quelle di continuare la vita nei campi. Aveva già preso contatti con membri del partito comunista, tutti ex partigiani e partigiane che stavano studiando le leggi e la nuova costituzione per prepararsi alle elezioni regionali, anche a lei erano stati dati quei documenti da imparare a memoria. Anna sapeva parlare bene, era intelligente e i membri avevano bisogno di una figura femminile giovane e sveglia, che porti avanti le loro idee. Si sentiva pronta quando la contattarono,anche se non era ancora maggiorenne ma, finché non lo fosse diventata, il partito avrebbe finanziato la scuola a Trieste, per farne la candidata adatta. Era felice, sapeva che quella era la sua strada ma ... non aveva fatto i conti con suo padre. Un giorno la sorella piccola confessò al padre le intenzioni di Anna, lo fece ingenuamente in quanto era orgogliosa della sua scelta, questa notizia invece creò una guerra tra Anna e suo padre che durò per sempre...

Orietta Bosch
Biblioteca
Acquista
Contatto