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Autore: Noemi Cianciaruso
Titolo: Profanatori
Genere Distopico
Lettori 208
Profanatori

Gocce di pioggia colavano lente sui vetri delle finestre, mentre il mondo si sporcava di nebbia. L'educatrice si aggirava per la classe, il rumore martellante dei tacchi che scandiva i suoi passi e risuonava fastidioso in quel silenzio grigio come il cielo.
- In nome di Uhr, cominciamo la lezione di oggi. Prestate attenzione. -
Tutti i bambini alzarono gli occhi su di lei. Tutti tranne una.
- Mavi, anche tu. Quello che vi dirò è molto importante. -
La ragazzina fece un cenno distratto col capo senza smettere di guardare fuori, la solita aria perduta sul viso annoiato.
- Bene. Voi amate qualcuno? -
Qualche bambino annuì senza pensare, ma molti altri si guardarono intorno, confusi.
- C'è qualcuno a cui volete bene? Qualcuno che tiene a voi e a cui voi tenete? I vostri genitori, i vostri nonni, i vostri fratelli e sorelle... i vostri amici? -
- Sì! - esclamò la classe all'unisono. Ma, ancora una volta, Mavi si astenne. Lei in fondo non era così sicura di significare qualcosa per qualcuno. Lei era soltanto un errore del mondo.
- Ecco! - continuò l'Educatrice. - E amate Uhr? -
- Certo! -
- Siete consapevoli dell'amore incondizionato che Uhr prova per tutti voi, sue creature? -
- Sì! -
- Perfetto. Uhr rappresenta il Bene: tutto ciò che è giusto risiede nella sua figura e ogni sua singola azione è volta alla nostra salvezza dal Male. Uhr è il solo, l'unico in grado di guidarci, in quanto egli stesso ci ha creati e ci ha voluti qui. Non esiste un suo gesto che sia immotivato: anche se a volte le nostre vite potranno sembrarci difficili, sappiamo che tutto accade per volere di Uhr, che conosce le ragioni profonde di ogni cosa. -
I bambini annuirono entusiasti.
- Secondo voi, le azioni di un uomo mortale valgono quanto quelle di un dio? - cantilenò la donna. - Valgono quanto quelle di Uhr? -
- Certo che no! - esclamò pronta la ragazzina seduta al primo banco. Era Sofi, studentessa modello.
- Uhr è per noi una fonte di continuo insegnamento - osservò un bambino paffuto.
- E noi uomini saremo sempre inferiori a Lui - concluse il suo compagno di banco, alto e sottile come un fuscello pungente.
- Bravi, molto bene - sorrise l'Educatrice. - Perciò, di conseguenza, gli uomini possono sbagliare. Uhr invece non sbaglia mai. -
- Direi che l'argomento è più che chiaro - affermò Sofi, saccente.
L'Educatrice misurò a grandi passi le porzioni di aula che non erano occupate dai banchi, cercando di tenere viva l'attenzione dei suoi piccoli allievi.
- Ora, se un vostro caro facesse qualcosa di sbagliato... una cosa grave, come rubare, bestemmiare, usare la violenza, sostenere delle eresie. Se un giorno voi doveste assistere ad azioni scorrette e irrispettose da parte di un vostro amico o di un vostro familiare, che cosa fareste? -
Nella classe, per qualche secondo, calò il silenzio.
- Dovremmo dirgli che sta sbagliando - rispose una ragazzina dai capelli rossi.
- E se lui dovesse insistere con i suoi atteggiamenti? -
Sofi contrasse il visino angelico in una smorfia di superiorità. - A quel punto dovremmo avvisare qualcuno che possa aiutarlo. -
- Molto bene, bambini, molto bene. Ci stiamo arrivando. -
- A cosa? - domandò qualcuno.
- Al punto saliente di questa lezione. Vedete, ciò che dovete capire è che spesso coloro che hanno più bisogno di aiuto fanno molta fatica ad accettarlo. Sono i Profanatori, ragazzi miei: loro fuggono davanti a Uhr, senza rendersi conto che l'unico modo che hanno per salvarsi è proprio ascoltare la sua voce. Una persona che sbaglia non è una persona cattiva: è solo qualcuno che ha bisogno di aiuto e che non riesce ad ammetterlo neanche a se stesso. -
- Forse noi possiamo fare qualcosa per loro - disse un bambino.
- Ma esistono appositi Funzionari e Istituzioni per questo, come gli Agenti di Controllo e i Garanti di Giustizia! - osservò Sofi.
- Proverò a spiegarmi meglio - fece la donna, seria. - A volte l'amore ci porta a compiere dei gesti che possono essere difficili e dolorosi. A volte, per amore, siamo costretti a fare qualcosa che non vorremmo. Ma se davvero vogliamo bene a qualcuno, tutto ciò che desideriamo per lui è che sia felice, che si senta amato e che possa ritrovare se stesso, senza mai smettere di seguire la strada giusta. E chi è, miei cari bambini, colui che giorno dopo giorno ci indirizza con amore sulla strada giusta? -
- Uhr! - strillarono tutti.
- Esatto. Perciò, se un vostro caro mostrasse dei comportamenti violenti o eretici, comportamenti tipici di un Profanatore, voi dovrete essere pronti ad affrontarlo. Dovrete affidarvi ai Funzionari qualificati senza avere paura delle conseguenze. -
- Perché, che cosa potrebbe succedere? - domandò la ragazzina dai capelli rossi.
L'Educatrice sorrise melensa. - Il seguito sarà Uhr a stabilirlo - dichiarò in maniera teatrale. - Sarà Uhr a scegliere per ogni Profanatore la via di salvezza più giusta, in base al grado di impurità della sua anima. Vedete, quello che Uhr desidera è che tutte le sue creature restino lontane dal Male tentatore, che cerca di strappargliele via, ed è disposto a usare tutto il suo potere per riaverle con sé. -
- Quindi che cosa può accadere a un Profanatore? - chiese il ragazzino paffuto.
- Gli accade ciò che Uhr ritiene più giusto. -
Mavi, accucciata sulla sua sedia in fondo all'aula, si tirò su e si poggiò sui gomiti. Quella lezione stava prendendo una piega che non le piaceva per niente.
- Anche la morte? - chiese in tono di sfida.
L'Educatrice tuttavia non si scompose. Le indirizzò il sorrisetto falsissimo che amava esibire quando si rivolgeva a lei e si schiarì la voce.
- Mavi, mi fa piacere osservare che stavi ascoltando. -
- Allora è così? - continuò lei. - Uhr è libero di uccidere a suo piacimento? -
- No, tesoro. Quello che dici deriva dall'idea corrotta che tu hai della morte. Uhr non uccide nessuno, toglietevi dalla testa queste stupidaggini. Uhr ci protegge dal Male, ci conduce alla salvezza, ci libera da tutto ciò che può minacciare la purezza del nostro animo. Uhr ci aiuta, ed è questo ciò che dovete capire. Un Profanatore non va incontro a una punizione da scontare, come voi forse credete, ma a un solido aiuto che gli viene donato direttamente da Dio. -
- E allora perché a volte i Profanatori muoiono? - chiese una bambina minuscola, trattenendo un tremito nella voce.
- A volte l'anima dei Profanatori è talmente corrotta e ottenebrata dal Male che nemmeno Uhr riesce a trovarvi rimedio. In tal caso, l'unica cosa che può fare per salvarli è ricondurli a sé, per averli sempre vicino. Un Profanatore con l'anima talmente nera da non poter essere recuperata è un grande pericolo per se stesso e per coloro che lo circondano, mentre accanto a Dio può ritrovare la pace. -
- E noi dovremmo gioire della morte di un Profanatore? - provocò Mavi.
- Beh, sì - fece l'Educatrice, risentita. - Dovreste essere contenti per lui, perché finalmente avrà trovato ciò che aveva perduto: la quiete dell'anima e l'amore di Uhr. Ma ora basta: questi sono discorsi che non potete ancora comprendere. -
- Dovremmo essere felici anche se si trattasse di un nostro genitore o un nostro fratello? - chiese la bambina minuscola.
Sofi sbuffò. - Sue, ma allora non hai capito niente! Quelle persone sono pe-ri-co-lo-se! Per loro non c'è più speranza. Se Uhr decide così, significa che è la cosa migliore. A volte la morte è l'unica salvezza, l'unica strada che conduce al Bene. E se tu ami davvero i tuoi cari dovresti desiderare il loro bene, giusto? Dovresti essere felice di sapere che qualcuno che ami non soffre più, o mi sbaglio? -
- Saresti egoista a pensare il contrario - affermò la ragazzina dai capelli rossi.
- Per oggi basta. Sofi, Liz, quello che dite è esattamente ciò che volevo insegnarvi; tuttavia mi rendo conto che non è facile. Questi argomenti non rientrano nei programmi previsti per i bambini della vostra età. Sarete in grado di capirli solo quando sarete più grandi, quando avrete conosciuto la voce di Uhr, quando la vostra concezione di vita e di morte sarà cambiata. Uhr ci dona la vita e vive in noi, vive con noi: non ci farà mai del male, non temete. -
La donna sorrise rassicurante, poi riprese a girare tra i banchi e il martellare dei suoi passi ricominciò a scandire il tempo. Fuori, la pioggia continuava a scendere instancabile.
- Coraggio, ragazzi miei. Presto compirete dodici anni e le vostre vite cambieranno. La Cerimonia di Attivazione vi donerà la capacità di ascoltare e interpretare la voce di Uhr nella vostra mente: solo allora apprezzerete davvero la vita che Lui vi ha donato e sarete in grado di fare tesoro dei suoi insegnamenti. -
Mavi tornò ad accucciarsi sul banco, stanca. I suoi compagni ascoltavano ancora i discorsi dell'Educatrice, ma lei non riusciva più a prestare attenzione a una sola parola.
Quello che aveva sentito le era sembrato troppo terribile, troppo crudele per essere vero, e la cosa peggiore era che tutti coloro che la circondavano ci credevano. Sembravano tutti così entusiasti, così incondizionatamente devoti da essere davvero convinti che voltare le spalle alle persone amate per andare incontro alle promesse inconsistenti di un dio fosse la cosa più giusta. D'altra parte, l'amore nei confronti di Uhr era ben più importante di qualsiasi altro sentimento. Questo le era sempre stato insegnato.
La ragazzina scosse il capo con violenza.
Lei non voleva crederci. Doveva, ma non voleva.
Sospirò. Sapeva che le sue idee non sarebbero mai andate d'accordo con la realtà che la ospitava. E non era il mondo ad avere qualcosa di strano: il mondo girava nella sua solita monotona direzione e le persone erano tutte uguali, tutte con gli stessi pensieri e le stesse ferree convinzioni. Era lei ad essere diversa. Lo sbaglio era lei, non ne aveva alcun dubbio. Nessuno, nessuno l'avrebbe mai capita.
Ma forse era ancora in tempo per cambiare idea. Magari, una volta compiuti i dodici anni e ottenuto il primo contatto diretto con Uhr, sempre se lui l'avesse ritenuta degna di fiducia, le cose sarebbero state diverse. Magari avrebbe cominciato a comprendere quella realtà così cruda, avrebbe imparato ad osservare la vita con gli stessi occhi degli altri, avrebbe imparato a rassegnarsi.
Doveva farlo, era l'unica soluzione, o sarebbe diventata una Profanatrice. Non si poteva vivere al di fuori della giustizia divina, non si poteva vivere senza un dio che decideva le sorti del mondo secondo i suoi indescrivibili criteri, e la strada aveva due sole direzioni: accettarlo o morire.
Mavi rabbrividì al pensiero. Ancora due anni la separavano dalla Cerimonia di Attivazione. Aveva solo due anni...
- Mavi, per favore, stai attenta! -
La voce dell'Educatrice risuonò forte e severa nell'aula, ma lei a stento la sentì. Stava già pensando al prossimo posto dove rifugiarsi, lontano da tutti, cullata dai suoi silenzi. Stava già sognando la sua prossima fuga dal mondo: fuori dal Quartiere dove era nata e cresciuta, fuori dall'Istituto di Formazione che ogni giorno era costretta a frequentare, fuori dai confini in cui il suo corpo e la sua mente erano segregati.
Forse fuori dall'Adhar. Magari stavolta ce l'avrebbe fatta.
Le sue dita presero a giocherellare coi fili sdruciti del maglione che anni prima aveva riscaldato le spalle di sua sorella. La sua famiglia era stata ricca e nobile, un tempo: suo zio aveva ricoperto il ruolo di Eletto del Quartiere A07 prima di Gorda, il viscido uomo che era ancora al potere. Eppure, nessuno si era mai degnato di comprarle anche un solo paio di scarpe nuove.
No, i suoi genitori non avrebbero di certo pianto la sua scomparsa, se un giorno Mavi fosse riuscita a scappare.
Doveva muoversi. Dopo la Cerimonia di Attivazione non sarebbe mai più potuta andar via: Uhr le sarebbe entrato nella testa e lei avrebbe dovuto seguirlo ciecamente, senza porsi domande, accettando il suo volere senza replicare. Il pensiero di Uhr avrebbe sostituito il suo.
Mavi sussultò. Smise di fantasticare. Ma cosa andava a pensare?
Le venne in mente la voce di sua sorella: quella sorella che le aveva fatto un po' da madre nei momenti in cui quella vera, di madre, sembrava averci rinunciato in partenza.
- Se non fai la brava, Uhr si stancherà di tenerti in vita! - , le ripeteva sempre. E aveva ragione! Da qualche giorno il contatto aveva cominciato a pulsarle: era forse per via di quei suoi pensieri irriverenti?
Mavi scosse il capo. Ma no, non doveva agitarsi. L'Attivazione. Il contatto vibrava perché l'Attivazione era sempre più vicina, gliel'aveva detto anche l'Educatrice. Non doveva averne paura: era tramite quel microscopico triangolino di metallo dietro all'orecchio che Uhr la onorava del dono della vita. Il contatto era il vincolo con cui Dio si legava all'esistenza mortale: era il suo occhio sempre pronto a osservare le sue creature, era il braccio con cui teneva in vita ogni singolo uomo.
Ed era anche il mezzo con cui i Funzionari potevano rilevare l'identità, la posizione e lo stato di salute di ogni creatura di Uhr. Le persone scomparse o in pericolo potevano essere rintracciate, le malattie potevano essere individuate e prevenute. I Profanatori potevano essere stanati.
Mavi sospirò. Il contatto era una trappola. Una gabbia, che garantiva al tempo stesso protezione e prigionia.
La voce dell'Educatrice giunse da lontano alle sue orecchie distratte, come se provenisse da un altro mondo. - Nessuna vita è facile - stava dicendo. - Le difficoltà che ogni giorno affrontiamo sono una prova davanti alla quale Uhr ci pone e dobbiamo esserne fieri, perché significa che Lui ci ritiene forti abbastanza da superare gli ostacoli. È ciò che farà di voi dei veri uomini, valorosi e pronti a tutto. -
Chissà se lei sarebbe mai diventata una vera donna, proprio come sua sorella. Chissà se sarebbe riuscita ad affrontare con dignità il suo Giorno del Giudizio, alla fine dei suoi studi, e se la strada tracciata per lei da Uhr sarebbe stata piacevole o irta di rimpianti.
Chissà se sarebbe mai riuscita a convivere con quel suo immancabile senso di inadeguatezza, circondata dal controllo costante che l'avrebbe inseguita in ogni istante della sua vita.
La pioggia scendeva sempre più forte, sempre più libera, e Mavi si sentiva soffocare. Si sentiva così sola, piccola, schiacciata. Fuori posto e inadatta al mondo. Ma il mondo girava così e lei ne faceva pur sempre parte.

Noemi Cianciaruso
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