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Autore: Fabrizio Zuccari
Titolo: Appunti distopici di viaggio
Genere Umorismo
Lettori 83
Appunti distopici di viaggio

Fotografie acide e surreali, passate e presenti, di un mondo troppo reale (da quale non riesco a scendere).

Vi ricordate la Vostra - prima volta - ?
Il primo innamoramento, il primo bacio, la prima volta che avete fatto sesso?
Il mio primo - amore - non credo abbia mai saputo della mia esistenza: era molto più grande di me, giovane tredicenne con gli ormoni in subbuglio, ed io passavo i pomeriggi di primavera ed estate ad ammirarla di nascosto dalla finestra della mia cameretta mentre, con le sue compagne del liceo, studiava seduta nel giardino di fronte a casa. Ora è madre di un ragazzo di circa 15 anni, credo, e quando la incontro ancora mi scappa un sorrisino a pensare a quel periodo.
Il primo bacio è stato letteralmente rubato due anni dopo, come pegno di una scommessa persa (posta in gioco volutamente stabilita da me, sicuro della vittoria), nel sottoscala di un oratorio (guai se ci avessero beccati!). Quello fu il primo di una serie... molto più seria... che scambiai con quella ragazza nel boschetto dietro al nostro bar. Un boschetto che ormai non c'è più: sostituito da un parcheggio libero dove le giovani nuove coppiette si appartano la sera per simili effusioni (se non altro ha mantenuto il suo ruolo originale).
Ed il sesso? Ci sono intere generazioni (passate e presenti) che romanticamente hanno voluto e vogliono conservare quella - prima volta - per il - vero amore - (o almeno quello che in quel momento è tale ai loro occhi). Un dono sicuramente - unico - nel suo genere che, in questi casi, assume un altissimo valore emotivo e spirituale, e vi garantisco che il gentil sesso rimarrebbe stupito nello scoprire quanti maschietti di varie generazioni l'hanno vissuta così (molti più di quanto si possa lontanamente immaginare).
Personalmente rimpiango un po' di non averla vissuta in questo modo: diciamo che nella - lista delle cose da fare nella vita - ... purtroppo, oramai, questa cosa manca.
Ulteriore rammarico mi viene al pensare che dove la mia - prima volta - fu consumata sono più di 26 anni che non ritorno.
Il posto in sé era estremamente romantico: notte stellata d'estate, spiaggia di sassi ancora caldi del sole pomeridiano, il rumore della risacca di un mare nero, quasi invisibile visto che non c'erano lampioni vicini, la fresca brezza, il moletto turistico in lontananza. Diciamo un quadro quasi perfetto (sorvolerò sulle problematiche tecniche legate ai sassi aguzzi della spiaggia che hanno squarciato la mia camicia e qualche strato di pelle direttamente connesso), ma le romanticherie, purtroppo si fermano qui.
Il posto era la mitica spiaggia di Brighton a metà degli anni '80, a qualche centinaio di metri dal Palace Pier: il moletto turistico che, a quanto mi è dato di capire, ormai non c'è più (non so se semplicemente smontato o distrutto da un incendio).
Vacanza studio in un posto della mia fantasia cinematografica: il mitico Quadrophenia sulla storica battaglia tra Rockers e Mods con un giovanissimo Sting che ballava proprio nella discoteca (anch'essa ormai sparita) Top Rank dove avevo appunto incontrato questa algida e bella svedese (o danese, o finlandese... sinceramente non ricordo) che ha rimosso gli ultimi barlumi di adolescenza dalla mia vita.
Andiamo per ordine e provo a spiegare meglio la situazione: come fosse possibile che un ragazzino di 16 anni (che a vederlo ne dimostrava anche di meno), neanche tanto carino (de gustibus...) , che al massimo aveva appoggiato una timida mano sul seno di una sua coetanea solo qualche mese prima (ovviamente, rigorosamente SOPRA la camicetta!), di colpo si ritrovi alle undici e trenta di sera sulla spiaggia con una bellissima ragazza (il classico stereotipo della bionda nordica esageratamente disinibita) a fare sesso... INVITATO ESPRESSAMENTE DA LEI?????
L'unico anno delle superiori (il lontano millenovecento ottantasei) dove non fui rimandato a settembre in alcuna materia, i miei genitori decisero di - regalarmi - quasi 3 mesi di vacanza studio, da solo, in Inghilterra: tre mesi, da solo, per la prima volta in vita mia, a tentare di prendere un - first certificate - studiando 4-6 ore al giorno presso il British Polytechnic e spendendo i miei Travel cheque in bibite gassate, fish&chips, videogiochi e DISCOTECHE!
Grazie al fatto che avevo iniziato a parlare inglese con le colleghe americane di mia madre sin da quando avevo sei anni, mi trovai subito a mio agio in quella babele di nazionalità dove l'unico punto comune era appunto - il provare a parlare inglese - .
Aggiungiamo il fatto che, quando arrivai a Brighton metà giugno, il mio era l'unico gruppo di - italiani - , poi c'era un gruppo studio di spagnoli, qualche tedesco ed una folla di studenti e studentesse dei paesi nordici: danesi, svedesi, finlandesi, tutte alte, belle, formose, con una carnagione quasi alabastro e gelidi occhi azzurro ghiaccio che con un solo sguardo riuscivano a scioglierti.
Con mio stupore mi accorsi subito che in quelle comitive nordiche c'erano pochi ragazzi, ma quei pochi riuscivano a provocare la gelosia di ogni - maschio latino - presente: erano consapevoli della loro innegabile bellezza (diciamo, per fare un esempio concreto, che erano gli antesignani di bellezze musicali stile A-ha o Europe): a loro bastava avvicinarsi in discoteca ad una delle nostre ragazze latine , accennare un sorriso, accarezzarle la guancia delicatamente con un dito e dire - Hi baby.. - con un tono molto basso e suadente - .. do you wanna dance with me? - per vedere le nostre amiche sciogliersi come neve al sole (magra consolazione era la consapevolezza che le nostre - caste - amiche non avrebbero concesso più di tanto).
E noi maschietti?
Ecco la prima nota positiva: per il solo fatto di avere tratti tipicamente - latini - (carnagione leggermente scura o abbronzata, capelli castani, occhi scuri...) risultavamo agli occhi di queste valchirie nordiche, come degli adoni, delle divinità greche come Apollo e Marte (poco importava il filetto di bava che scendeva modello - cane affamato - al solo passare vicino a tali bellezze bionde!).
Fu così che la mia prima serata al Top Rank divenne LA SERATA.
Appena scese le scale che dall'ingresso portavano al piano interrato verso la pista da ballo , insieme al mio caro amico bolognese Marco, venimmo sfrontatamente avvicinati da queste due stupende creature: un bellissimo sorriso, un corpo da favola racchiuso in un abitino estivo provocante. Prima ancora di parlare, ci presero per mano e chiesero - Hi! Are you Italian? - , un po' titubanti, e spiazzati da una intraprendenza assolutamente atipica rispetto allo standard femminile italiano dell'epoca, rispondemmo all'unisono - Yes! - . La risposta, se possibile, illuminò ancora di più il loro sguardo e la ragazza che teneva per mano me (che successivamente scoprii chiamarsi Merete) mi trascinò verso la pista con un - C'mon: let's dance! - .
Da lì fu tutta una discesa ripida senza freni: ammetto che la mia conoscenza della lingua mi aiutò sicuramente tanto, e i modi - cortesi - che all'epoca contraddistinguevano il - maschio italiano - fecero il resto.
La ragazza sembrava ammaliata dal sottoscritto e per tutta la serata fu un misto di balli, chiacchierate su futili argomenti e baci... baci... tantissimi baci alternati a bicchieri di coca cola e Schweppes al pompelmo (ricordo che in Inghilterra sotto i 18 anni non si possono bere alcolici).
Quando giunsero alle undici, quando le discoteche inglesi di quell'epoca chiudevano i battenti, il DJ iniziò a segnalare il - fuori tutti - mettere balli lenti e luci bassissime.
Io ero vampiristicamente immerso nel suo collo, coperto dai suoi lunghi capelli biondi, ormai soddisfatto della conquista (e ammetto che , seppur con l'ormone allegro, non stavo minimamente considerando ulteriori evoluzioni), quando lei mi allontanò (tutt'ora ci sono persone convinte di aver sentito un rumore simile ad una bottiglia di champagne che si stappava!) e mi porse una moneta da 50 pence (costo di un bicchiere di Schweppes), sempre pronto a - servire la dama - le chiesi - Coke, Lemon or Grapefruit? - , ma lei si limitò a fare no con la testa ed ad indicarmi una strana direzione: i bagni del locale.
Con espressione un po' ebete in volto, e la monetina in mano, mi diressi verso i bagni non avendo ben chiaro il perché dovessi entrare nel bagno dei ragazzi con una moneta.
Una volta entrato, e realizzato che la coda dei ragazzi non era in direzione dei bagni, ma verso una macchinetta appesa alla parete, la mia - espressione ebete si trasformo in profondo sorriso ebete: 50 pence per due preservativi! -

Fabrizio Zuccari
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