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Autore: Gianpaola Costabile
Titolo: Donne-Madonne
Genere Narrativa
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Donne-Madonne

Memorie al femminile.

...Intanto più i giorni passavano, più aumentavano in lei ansia e preoccupazione: si accorgeva, con grande sgomento, che stava proprio male! E così capì che questa volta non c'entravano né la ‘crocerossina', né la sua vocazione missionaria: era proprio ‘cotta' e prima di rinunciare a John, doveva capire cosa c'era di veramente ed irrimediabilmente guasto in lui e verificare la ci-fra del loro rapporto. Lei ci mise il suo, ma il destino fece il resto. Si incontrarono, per caso, in Cattedrale. Era giovedì santo: quell'anno Mirella non sarebbe tornata a casa per Pasqua per-ché la sua famiglia era partita per un viaggio. Si riconobbero tra la folla. Si avvicinarono e, senza dirsi niente, presero posto vicini a destra dell'altare. Seguirono la funzione mano nella mano. Mirella era felice e disperata. Piangeva di rabbia, di dolore, di paura, ma anche e soprattutto di gioia, per averlo ritrovato. Anche lui era commosso. Lo sguardo ancora più sfuggente. Il capo chino. Erano stati giorni surreali. I tempi ed i temi del triduo pasquale coincidevano con quelli della loro relazione. Amore incondizionato, dolore, speranza. Parlarono molto. Si raccontarono di tutto. Giorno e notte non facevano altro che ‘raccontarsi', aprire ferite e richiuderle con coccole e promesse di devozione e di fedeltà. La loro, sembrava una storia d'amore del Romanticismo: bella e impossibile. Pasqua fu la catarsi: John, spiegò, si sentiva finalmente come liberato dagli incubi di un'infanzia col padre alcolizzato che picchiava tutti, la madre che faceva sacrifici per man-dare i figli a studiare, la sua voglia di scappare dal suo passato per seguire quei sogni a cui, da piccolo, aveva affidato il bisogno di non guardare, di non sentire quello che capitava intorno a lui. Mirella si rese conto che John aveva un po' paura di se stesso, e per questo non voleva cucire relazioni stabili con le persone, che avrebbe potuto far soffrire a causa di quelle dinamiche ossessive della sua natura scontrosa e selettiva, che potevano prendere il sopravvento: la paura di perdere il controllo era il suo incubo più frequente di notte e di giorno. Ovviamente Mirella gli propose dopo Pasqua un percorso di psicoterapia. Ma, di fatto, la coppia non arrivò mai... ad un 'dopo Pasqua'. Avvenne il giorno del Lunedì in Albis. Ovviamente le coinquiline erano fuori per le vacanze. John dovette aver letto un messaggio dal cellulare di Mirella, lei non capì mai bene la dinamica dei fatti, per-ché era in bagno a farsi un doccia ma quando uscì, notò subito che John aveva gli occhi di fuoco ed aveva già sfasciato la ca-mera da letto. Appena lei cominciò ad urlare implorandolo di fermarsi, chiedendogli cosa stesse facendo e perché, lui si scaraventò su di lei, la strattonò e la colpì in volto. In quel momento uscì l'atleta che c'era in lei. Sicuramente era più forte di lui. Si liberò dalla sua stretta e con un balzo corse nel bagno, chiudendo la porta a doppia mandata. La sua fortuna fu che, con la lucidità che la caratterizzava, avesse portato il cellulare con sé, in bagno. La sua fortuna fu che la polizia venne subito. Nel frattempo John aveva continuato a scagliare oggetti a terra e, solo quando fu troppo stanco, si era accasciato al suolo. Così lo trovarono i poliziotti. Mirella fu trasportata in ospedale per essere soccorsa. Ma, grazie a Dio, non c'era niente di serio, fisicamente. Moralmente, invece, era ‘a pezzi', scioccata perché il nemico l'aveva presa alla sprovvista, quando realmente pensava che qual-cosa di quello strano rapporto si potesse salvare. Anche in quella occasione, erano state le sue compagne a prendersi cura di lei, a sostenerla in questa sorta di convalescenza psico-fisica, in cui le toccava di riprendere in mano un po' tutto della sua vita: dalla quotidianità dei rapporti di tutti i giorni alla scala di valori a cui ispirarsi. E, soprattutto, recuperare la capacità di fidarsi e di innamorarsi perché ventitré anni erano veramente troppo pochi per restare imprigionati nel labirinto delle proprie paure. Tra le altre, le venne in aiuto Mercedes, una collega spagnola, che le regalò la traduzione in italiano di una poesia di Pablo Neruda che Mirella trovò bellissima, anche perché le fece riassaporare il clima del rapporto di coppia dei suoi genitori, che, sebbene non fossero assolutamente un modello da - Mulino Bianco - , erano stati in grado di fare delle proprie autonomie un modo per difendere il forte sentimento che li univa, pur nella straripante diversità dei loro caratteri e dei loro interessi.

Dalla raccolta: - Pensieri e parole - di Pablo Neruda

Se saprai starmi vicino,

e potremo essere diversi,

se il sole illuminerà entrambi

senza che le nostre ombre si sovrappongano,

se riusciremo ad essere - noi - in mezzo al mondo e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo e non il ricordo di come eravamo, se sapremo darci l'un l'altro

senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo

se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia...

Allora sarà amore

e non sarà stato vano aspettarsi tanto.


Mirella pensava spesso a tutte le donne che confondevano sottomissione con disponibilità, facendo passare per ‘capricci' le in-temperanze dei loro compagni, fino a subire plagi e violenza tra le pareti domestiche: il più delle volte incapaci di denunciare e drammaticamente sole, con la vergogna di un uomo, la cui brutalità offende il loro corpo e la loro anima. Di contro, le scap-pava di pensare all'estrema fragilità del maschio, che più si sente solo e più aggredisce, più si sente braccato e più diventa violento... A tutte loro dedicò un estremo atto d'amore verso John, l'ultimo: la segnalazione di John ai Servizi Sociali, perché si prendessero cura di lui.

Ma, qualche anno dopo, ‘a tutte loro' dedicò, soprattutto, la sua tesi di laurea sul fenomeno della violenza sulle donne, per comprendere e denunciare certe dinamiche di masochistica sot-omissione al maschio violento. Dinamiche da leggere alla luce di retaggi culturali e sociali, ma soprattutto della scarsa autostima e della insufficiente indipendenza economica dell'universo femminile. Eppure il capitolo che sviluppò con più cura fu quello che analizzava le cause della ‘escalation' dell'aggressività nel maschio: anche se fisicamente ed affettivamente ormai lontana da John, Mirella ricordava bene la sofferenza emotiva del suo ex, un tormento che andava rispettato, capito e curato. Il corollario della sua tesi si basava, appunto, sulla considerazione che, per prevenire i sempre più frequenti fenomeni di femminicidio e di violenza sulle donne, non si devono solo tutelare, anche giuridicamente, le ipotetiche vittime ma bisogna anche cominciare a prevedere percorsi di assistenza al carnefice, che raccolgano la sua rabbia, derivata da ferite narcisistiche di tipo culturale ed affettivo: contenere la frustrazione di un delirio di onnipotenza, spiazzata dalla crescente consapevolezza ed emancipazione delle donne. Dopo una serie di letture comparate, riscontri statistici e riflessioni di esperti sul tema, Mirella era arrivata alla conclusione, esplicitata nel suo lavoro, che - la guerra tra generi e relativi ruoli culturali, come tutte le guerre, sta generando nella società moderna, una nuova, dolorosa e pericolosa competizione, nella quale il maschio risulta spesso essere, aldilà delle apparenze, il più vulnerabile. Se un uomo ‘border-line' con le sue frustra-zioni e con le sue contraddizioni esistenziali non incontra la complicità della donna, non si sente accolto da essa, amato e com-preso, finisce il più delle volte col sentirsi addirittura assediato, braccato da un crescente senso di inadeguatezza e di impotenza. E questo nella mentalità maschile si traduce, molto spesso, in rabbia ed aggressività, anche perché il maschio non sempre possiede strumenti introspettivi adeguati per guardare i problemi dal di dentro, per riconoscere i propri errori, né tantomeno dimostra la capacità di raccontare e condividere con altri uomini il suo dolore, come sanno far bene le donne. Ed è allora che il malessere può divenire patologico ed ossessivo. Così, scatta il ‘mostro' ad esprimere l'incapacità della società di oggi nel de-codificare solitudine e malesseri, esorcizzando la preoccupazione per il fallimento di rapporti interpersonali, anche di coppia, in stereotipi sociali, dove il margine tra follia e normalità risulta sempre più sottile. Aggiungendo ulteriore tasso di problematicità ad un modello di famiglia già in crisi: come in un puzzle impazzito i cui tasselli dovrebbero ritrovare un proprio ordine in nuovi equilibri antropologici. È in questa fase che si dovrebbero consolidare politiche istituzionali di prevenzione del disagio ed a sostegno e supporto delle piccole comunità familiari, rilanciando l'ipotesi di una modalità relazionale tra uomo e donna basata sul valore della persona, sulla sua dignità di essere umano e soprattutto su una ritrovata capacità di sostenersi, comprendersi ed avere compassione gli uni degli altri, nel rispetto reciproco dei diritti e dei doveri. Ma è evidente che tutto ciò non si può affidare unicamente alla - ... pazienza delle donne - , come recita la canzone di Mia Martini, necessitando, invece, di una attenta riflessione politica e culturale senz'altro seria ed antropologica-mente più approfondita... -
Mirella rilesse per l'ennesima volta il materiale che avrebbe poi discusso di lì a qualche giorno, in seduta di laurea. Poi chiuse il fascicolo, perché cominciò a sentire ‘rumori sospetti' fuori la porta d' ingresso... e si preparò psicologicamente per i festeggiamenti del suo compleanno. Ma altro che festa a sorpresa: quando si affacciò sul pianerottolo capì che c'erano praticamente tutti! Anticipandosi per la sua laurea erano venuti tutti i suoi amici italiani, che insieme agli autoctoni non vedevano l'ora di festeggiarla.
In prima fila su una sedia a rotelle le sorrideva Tommaso, una sua vecchia fiamma, bello come non mai. Da come la guardava, si rendeva conto che era lui ad avere organizzato il tutto. Forse voleva rimediare a quella fuga da lei, quando era troppo giovane per rinunciare alle lusinghe estive di un'olandesina niente male. Così, quando Elena precisò: - Ha solo una piccola distorsione. Tra un poco non sarà più... ‘handicappato', ti va bene lo stesso? Guarda che è qui proprio per te... - lei sorrise a tutti poi, raggiante, gli fece l'occhiolino e lo accolse nella sua vita.

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