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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti ben 23 libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega. Tra i suoi libri più conosciuti Figlio del lupo e l'ultimo uscito: La Rappresentazione.
Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Autore: Gian Piero Delzoppo
Titolo: Ali di carta
Genere Giallo
Lettori 606 10 8
Ali di carta
- L'utente da lei chiamato, non è al momento raggiungibile - .
Il buio irretiva nel cielo un fioco baluginare di luna e il mare sonnecchiava increspato un lieve tremolio di onde.
- Ma dove è finita? - pensò per l'ennesima volta rimanendo inchiodato a quelle parole.
Luca cercò di scacciare quelle nuvole dalla sua testa. - Non è al momento raggiungibile - .
Un dubbio, solo un dubbio, insinuatosi all'improvviso aveva sollevato una nuvola dentro di lui. Seduto sotto la piccola veranda sulla spiaggia, avrebbe voluto che la mente fosse libera da ogni pensiero. Si alzò. Scese i tre gradini scricchiolanti e si incamminò verso la riva deserta. Rimase lì, con le mani sprofondate nelle tasche, in bilico tra la vo- glia di fuggire e il peso del presente.
Era stato tutto inaspettato, improvviso, non riusciva a trovare una spiegazione. Si avviò alla macchina. Prese di nuovo il cellulare nessun messaggio, nessuna chiamata.
- L'utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile - . Gettò il telefono sul sedile e appoggiò le mani sul volante, sbuffando. Poi restò fermo; fermo nel vuoto caotico della sua testa. Eppure, una spiegazione, una ragione, ci doveva essere. Non riusciva a scrollarsi di dosso quel pensiero che sembrava mozzargli il fiato. Restò lì prigio- niero di quella sensazione, fino a quando fu abbagliato da due fari, che subito scomparvero nella notte.
Guidò sullo sterrato raggiungendo la statale deserta. Ogni tanto un paracarro brillava nel buio, illuminato dai suoi fari ma era solo un'illusione fugace, come l'aspettativa di un messaggio che non arrivava. Quel- la notte, la strada sembrava una galleria senza fine, un tunnel nell'oscurità, come quegli istanti interminabili dei suoi pensieri.
- Dove sei? - si chiese a bassa voce.
Ieri sera, proprio alla stessa ora, aveva ricevuto il suo ultimo messaggio.
- Amore, ci sentiamo domani mattina. Buonanotte - . Poi più nulla. Il giorno successivo, venerdì, avrebbero dovuto incontrarsi laggiù, nella sua casa al mare, per trascorrere assieme il weekend. Appena si era svegliato, le aveva mandato un messaggio. E quando, ora- mai in viaggio, vide che lei non aveva ancora risposto, aveva provato a chiamarla.
- Non è al momento raggiungibile - . Al terzo tentativo si preoccupò.
- Cosa le può essere successo? - si chiese allarmato.
Sembrava così lontano quel giorno in cui, avevano fatto una passeggiata sulla spiaggia, anche se risaliva solo a due settimane prima. Sentiva ancora il sapore morbido delle sue labbra, e la carezza degli occhi di lei, nei suoi. In quegli istante era sua, come mai in altro mo- mento. E quando esausti, si abbandonavano stretti l'uno all'altra con il cuore che continuava a galoppare all'impazzata, sentiva che lei era la sua donna. Ed era certo che lo sentisse anche lei. In quel momento qualcosa vacillò, come scoprisse una crepa nascosta. Fu assalito da un dubbio.
- Forse ha deciso di lasciarmi, e ha preferito fuggire - .
Quel pensiero lo afferrò alla gola. Non riusciva a ribellarsi, lasciava che quelle dita stringessero sempre più forte, mozzandogli il fiato. Giunse sotto casa di lei.
- Se ha scelto di allontanarsi da me, che diritto ho di essere qui? - pensava davanti al pulsante del citofono.
- L'utente chiamato, al momento non... - , e senza altro indugiare citofonò.
Un trillo. Il silenzio.
Impaziente premette di nuovo e poi ancora, rimanendo col dito incollato, quasi fosse l'ultimo urlo disperato.
Si voltò soffocato dal silenzio. Rassegnato tornò alla macchina; un Ghibli soffiando forte dentro di lui, cancellava l'orma dei ricordi; e con essi ogni certezza presente e futura.
Certo, negli ultimi tempi erano usciti poco, lei era sempre molto stanca e debole, ma avevano passato delle belle serate insieme, a volte a casa sua, a volte da lei; avevano anche iniziato a fare progetti per l'estate.
Non riusciva a trovare nessun segno di stanchezza nel rapporto. Lei era scomparsa e non era con lui. Inoltre, il suo cellulare risultava sempre spento, e a casa non c'era.
Dov'era allora?
L'ombra di un dubbio strisciò dentro di lui, una paura a cui fino ad allora non aveva voluto dare credito; forse le era capitato un incidente, o peggio qualcuno le aveva impedito di raggiungerlo.
- L'utente da lei chiamato, non è al momento raggiungibile - .

Il cielo si stava lentamente tingendo con i colori di un nuovo giorno. Andò in bagno e si osservò allo specchio, passandosi una mano sulle guance ruvide.
- A lei non piace la barba così - pensò.
Si fece la doccia. Poi si vestì, senza fretta, e si accinse a uscire con l'dea di tornare a casa di lei, ma si fermò.
- Che stupido! - esclamò battendosi una mano sulla fronte. Andò in camera e rovistò nei cassetti.
- Ma dov'è? - .
Si fermò pensoso, poi fece il giro del letto e si chinò.
- Eccola! - disse vittorioso.
Lei gli aveva lasciato una copia della chiave di casa, nel comodino, nel caso avesse smarrito la propria.

L'androne profumava di pulito. La porta a vetri si era chiusa alle sue spalle con lo scatto a molla. Premette il pulsante e attese impaziente. La spia dell'ascensore era un occhio rosso fisso, e il numero luminoso era inchiodato sul tre; qualcuno aveva lasciato la porta aperta al piano. Imboccò la rampa salendo i gradini a due a due, e divorate le scale, si ritrovò sul pianerottolo davanti all'interno sei. Il trillo del campanello

riecheggiò lontano nel vuoto. Accostò l'orecchio alla porta e premette nuovamente il pulsante. Silenzio.
Forse non era rientrata a casa la sera precedente, magari le era successo qualcosa, oppure era rincasata e si era sentita male e non poteva rispondere.
Luca infilò la chiave nella serratura, al secondo scatto la porta si aprì. Entrò.
Una luce tenue filtrava dalle persiane accostate, illuminando l'ingresso. Chiuse la porta, e gettò un'occhiata tutt'intorno senza muoversi. Nella ciotola, sulla mensola all'ingresso, vide le chiavi della macchina e gli occhiali da sole, dunque non si era allontanata con la sua auto. In un angolo sul pavimento la borsa da mare con l'asciugamano lilla; la aprì e trovò una rivista e una crema solare. L'aveva sicuramente preparata per raggiungerlo al mare. Avanzò, verso la camera da letto.
Il letto era in ordine, i cuscini al loro posto vicino alla testiera. Aveva avuto il tempo di rassettarlo o non aveva dormito lì? Lui l'aveva sentita solo tramite il messaggio della buonanotte e aveva dato per scontato che fosse a casa. E se non fosse stato così?
Non sarebbe mai riuscito a scoprire dove fosse finita, se fosse partito da ipotesi precostituite. Doveva cancellare ogni sua convinzione, e ricostruire il puzzle una tessera alla volta partendo da fatti concreti e reali.
Sul comodino c'era il suo orologio, di fianco una collana e un paio di orecchini. In un angolo il brillante che lui le aveva regalato, dal quale lei non si separava mai; era molto strano che lo avesse lasciato lì. Un'anta dell'armadio era spalancata.
Cassetti aperti; reggiseni e slip alla rinfusa. Tre grucce vuote appese più in alto accanto a vestiti ordinati.
Nelle altre due ante ogni cosa era a posto.
Michela, non sarebbe mai uscita di casa lasciando un'anta aperta e l'anello sul comodino.

- Se ha dormito a casa dovrei trovare qualche traccia della colazione - .
Andò in cucina, tutto sembrava in ordine: gli sportelli chiusi, il piano di cottura e il tavolo puliti. Gettò un'occhiata nel lavandino, cercando almeno la tazzina del caffè sporca, ma era vuoto. Aprì la lavastoviglie. Tazze e piatti sporchi erano in attesa di essere lavati; difficile stabilire da quanto tempo fossero lì.
Spalancò l'anta del sottolavello il secchio dell'immondizia era pieno. Era molto strano; sapendo di dover stare fuori casa tre giorni, Michela avrebbe dovuto svuotarlo.
- È stata lei a dimenticare l'orologio e l'anello, oppure è stata costretta a uscire? - tornò a chiedersi.
La paura serpeggiò nell'ombra, silenziosa.
In bagno, su uno dei ripiani di vetro tra bottigliette e barattoli, creme e profumi, sembrava mancasse qualcosa.
Il lavandino era pulito, in ordine. La superficie bianca brillava. La saponetta al suo posto. Ma il bicchiere porta spazzolino era vuoto.
- Allora è partita - sospirò sconsolato. - Ma dove può essere andata a piedi? - .
Forse c'era qualcuno ad aspettarla, o aveva chiamato un taxi.
Prima di uscire dall'appartamento, si voltò, chiuse gli occhi qualche istante, e respirando il profumo di lei si asciugò una lacrima. Nel silenzio di quelle mura, riudì la sua voce, come un'eco lontano, persa nel ricordo della sua mente.
Poi serrò l'uscio, e il mondo di Michela, della sua Michela, come fos- se l'ultima pagina di un libro.
Forse avrebbe dovuto lasciar perdere ogni ricerca.
A cosa sarebbe servito accanirsi? Magari si era allontanata voluta- mente, anche se non ne comprendeva il motivo. Non aveva il diritto di inseguirla; perché allora cercarla?
Se fosse stata una sua scelta fuggire, non gli interessava in fondo conoscere il perché. Ciò che contava era il fatto che lei volesse estrometterlo dalla sua vita. E se invece fosse stata costretta? In quel caso lascia- re perdere le ricerche, sarebbe equivalso abbandonarla al suo destino.
Gian Piero Delzoppo
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