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Autore: Franco Filiberto
Titolo: Zic. Il misterioso caso del graffitaro...
Genere Giallo
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Zic. Il misterioso caso del graffitaro...

Otto Rea della Rea Investigazioni era seduto alla scrivania del suo ufficio. Era ormai quasi un mese che dalla porta di fronte a lui non entrava un cliente. Un cliente vero, non le solite donne in cerca di prove sull'infedeltà del marito o di qualche vecchietto alla ricerca del cane smarrito. Aveva passato la settimana precedente a indagare su un caso di furto d'auto per poi scoprire che, dietro il furto della Mercedes di un industriale del cuoio, non c'era nessuna organizzazione criminale ma il giovane rampollo di famiglia che aveva voluto fare colpo su una procace e bionda ventiduenne. E il colpo c'era stato, un colpo tremendo contro il tronco di un albero. Il ragazzo non aveva trovato soluzione migliore che tornare a casa con qualche livido e raccontare che l'auto gli era stata rubata da due individui vestiti di nero che non sarebbe stato in grado di riconoscere perché portavano il passamontagna. La cosa suonava falsa come i famosi soldi del Monopoli.
Erano tempi duri. Gli appostamenti notturni per scattare qualche foto del fedifrago di turno erano massacranti, e i compensi si andavano assottigliando sempre di più. Del resto, se si voleva tenere aperta la bottega in attesa di tempi migliori, non si poteva andare troppo per il sottile. Tutto sommato a lui non stava andando peggio che ad altri, pensò, adottando la filosofia del bicchiere mezzo pieno.
E poi aveva sempre sognato che, una volta o l'altra, sarebbe successo anche a lui come al vecchio Marlowe. Avrebbe intravisto, attraverso il vetro smerigliato della porta, una silhouette, lui avrebbe detto con voce roca ‘avanti' e una bionda mozzafiato piena di soldi avrebbe fatto il suo ingresso con tacchi a spillo, calze a rete, scollatura vertiginosa e tutto il resto.
Otto era immerso in questi pensieri quando un breve bussare lo riportò bruscamente alla realtà. La silhouette che intravide era quella di Debora, la segretaria dell'agenzia; la porta si aprì: - La signora Kira Ivanova chiede di lei. Faccio passare? -
- Certamente - rispose Otto, sperando che la sua immaginazione si stesse per tradurre in realtà.
La donna non era certo del genere di quelle nate dalla penna del grande Chandler ma, tutto sommato, non era niente male. Piuttosto alta e longilinea, percorse con passo deciso i pochi metri che la dividevano dalla scrivania di Otto e si sedette accavallando le gambe. Bionda era bionda, ma non aveva calze a rete e, da una prima occhiata, non sembrava neanche piena di soldi.
- Buongiorno, signora Ivanova. Come posso esserle utile? - esordì Otto dopo averle stretto la mano.
- Voglio tu trova una persona. -
- E chi è questa persona? -
- Il mio ex fidanzato. -
- Perché vuole che lo trovi? -
- Sono preoccupata. Non riesco a non pensarci... -
- Se non sbaglio ha detto ex fidanzato... -
- Sì, ma siamo rimasti in buoni rapporti. Tu mi deve credere, lui non fa così. -
- Vede, signora - osservò Otto cercando di essere il più diplomatico possibile, - non ha preso in considerazione la possibilità che non voglia farsi trovare? -
- Non è così. Io lo sa. -
Otto rifletté per alcuni istanti su come affrontare la cosa, poi optò per il più classico e collaudato dei modi: - Signora Ivanova... -
- Kira, mio nome Kira - lo interruppe lei.
- Kira, credo che prima di accettare l'incarico sia utile avere un quadro completo della faccenda. Cominci dall'inizio e mi racconti tutto. Tanto per iniziare, come si chiama il suo ex? -
- Lui si chiama Dario. Dario Fedeli, ma tutti lo chiamano Zic. -
- Zic, certo - ripeté Otto, che aveva iniziato a prendere appunti su un notes.
- Io ero arrivata in Italia da poco. Io sono di Ucraina, di Odessa. Non è stato facile, niente amici, niente lingua, niente lavoro. Io in mio Paese ho studiato filosofia ma qui unico lavoro che ho trovato è cameriera in una trattoria. Lì ho conosciuto Dario. Siamo usciti insieme per qualche volta e poi ci siamo innamorati. Lui è un uomo molto buono e forse io in quel momento avevo bisogno di qualcuno che fosse un punto sicuro. Non so come dire. -
- Si spiega benissimo - la rassicurò Otto, che aveva notato come la donna avesse recuperato in pochissimo tempo una maggiore padronanza della lingua. Probabilmente la mancanza di esercizio aveva arrugginito il suo italiano e qualche termine lo aveva dimenticato ma, tutto sommato, non se la cavava male. La invitò a proseguire.
- Sono stati giorni di sacrifici ma anche di felicità. Siamo andati a vivere insieme e lui mi ha fatto trovare un lavoro con più soldi. Stavamo bene insieme. Lui è un artista e non guadagnava tanto, ma l'arte è molto importante per lui. Arte moderna. E poi scriveva sui muri i suoi pensieri. -
- In che senso scriveva sui muri? -
- Lui scriveva con spray sui muri. Pensieri suoi che voleva dire a tutti. Pensieri di giustizia. Firmava sempre con - Zic - e una scimmia buffa con sigaretta in bocca. -
- E mi dica signora... Kira, da quanto non sente il signor Fedeli? -
- Otto anni. -

Franco Filiberto
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