Writer Officina Magazine
Home
Magazine
Writer Officina
Autore: Fabrizio
Titolo: Più che Umano
Genere Sci-Fi
Lettori 224
Più che Umano

Il passato che non c'è più...

Fintanto ché l'umanità calpesterà la terra, non basteranno guerre nucleari, pestilenze o qualsiasi altra calamità per fermare la macchina natalizia: siamo solo ai primi di Novembre, e già quasi tutte le strade di Cidice, il nomignolo usato dagli ex newyorkesi per indicare Città di Costa Est, sono bardate a festa con festoni sgargianti, luci lampeggianti e finta neve. I cambi climatici degli ultimi duecento anni non hanno fatto nevicare da queste parti da almeno un ventennio, ma il ricordo rimane sempre.
Negli ultimi due anni non avevo perso la mia abitudine di correre la mattina presto, uno di quei pochi momenti della giornata dove le strade sono semi deserte. Il freddo non è pungente e l'aria è pulita: i pochi rumori intorno non disturbano il mio inutile esercizio mentale nel vano tentativo di recuperare qualche ricordo. Ormai ci avevo seriamente rinunciato, ma la pratica mi aiutava a rimanere concentrato sul presente.
La doccia calda, appena arrivo a casa, mi sveglia più del caffè liofilizzato e delle due fette di pane tostato che mi aspettano sul tavolo.
Lo schermo sulla parete della cucina mostrava le immagini degli ultimi tafferugli avvenuti a Dublino, durante il comizio di quell'esaltato di James Shinfei: un irlandese di origini cinesi famoso per le sue dubbie pubblicazioni farneticanti su complotti mondiali per tenerci dipendenti dalle cure per la Degenerazione.
- L'essere umano si è evoluto per decine di migliaia di anni, dalla scimmia all'homo sapiens... cambiando, evolvendosi, eliminando i difetti genetici, adattandosi all'ambiente: come è possibile che, dopo ben cinque generazioni, ancora il nostro organismo non si sia adattato al MicroRNA 36 Deg? È tutta una macchinosa farsa delle lobby farmaceutiche. - Mossi svogliato la mano destra in direzione del sensore per cambiare canale fino a trovarne uno che trasmetteva musica jazz. Provai a entrare in sintonia con quel ritmo soffuso quando il volto della dottoressa Caplan comparve scocciato in tutti i sessanta pollici dello schermo.
- Sandra: ti ricordo che non sei più il mio supervisore... perché cavolo continui a bypassare i controlli ogni volta che vuoi chiamarmi? Non devi più controllare se sto bene: NON HO ALCUNA INTENZIONE DI SUICIDARMI NE DI AMMAZZARE A CASO QUALCUNO! -
Sandra accennò un sorriso.
- Sei abitudinario e prevedibile in modo esagerato: a quest'ora esci dalla doccia, non ti curi neanche di asciugarti, prendi il caffè... - abbassò lo sguardo squadrandomi dalla testa ai piedi, - nudo, poi ti vesti e vieni al comando. - .
Sandra aveva di certo una personalità perversa: nonostante, sin dal primo giorno, mi avesse spiegato che probabilmente una delle poche cose che avevamo in comune era il gusto per le donne, avevo sempre sospettato che non avrebbe disdegnato anche la compagnia di un uomo e sfruttava questo mio morboso dubbio per mettermi in imbarazzo ogni volta che se ne presentava l'occasione. Inoltre, era una persona molto schietta e diretta, e non sapeva mentire.
- Direi che sai benissimo come sono fatto, ma non hai mai voluto... provare: cosa vuoi? - Sandra sbadigliò, digitò qualcosa sulla tastiera e sul mio schermo comparve un riquadro più piccolo con le immagini di una superstrada bloccata da un incidente stradale.
- Il capitano prova a contattarti da un'ora, ma, come al solito, non ti porti il telefono dietro quando vai a correre. In un incidente... strano... sulla tangenziale nord hanno trovato un paio di corpi privi di testa, mani e piedi. Me li stanno portando ora. Il capitano vuole che prendi tu il comando delle indagini. Non farlo aspettare, è già là e sai quanto odia aspettare gli altri. Ho mandato a prenderti l'agente Polland: dovrebbe essere già sotto casa ad aspettarti. -

Sullo schermo tornò il programma di musica Jazz, ma ormai ero troppo impegnato a vestirmi e finire il toast per concentrarmi sulla musica.
La macchina superò il cordone elettronico intorno all'incidente. Solo i veicoli autorizzati potevano passarlo senza essere disattivate dal muro di energia dispiegato tutto intorno.
- Deve esser roba grossa se si è scomodato perfino il capitano Kano - canticchiava Totty mentre attraversavamo la strada, ormai svuotata dalle auto comuni e brulicante di poliziotti e tecnici della scientifica.
Difatti il capitano Kano era fermo su entrambe le gambe, braccia conserte, attendendo che la macchina si fermasse a pochi metri da lui.
- Lasttrii! Impara a portarti dietro quel cavolo di telefono anche quando copuli o vai di corpo! - Anche quando era arrabbiato faceva di tutto per non scadere nel comune turpiloquio, ma il risultato era alquanto comico.
Sorpassai il capitano con un rapido 'Scusi: non succederà più', e mi diressi verso lo strano furgone grigio ribaltato e semi schiacciato in mezzo alle carreggiate.
Il portellone posteriore era aperto e dal pavimento, ora sopra le nostre teste, pendevano svariati cavi e tubi gocciolanti collegati a due tavolini che ricordavano molto quelli di una ambulanza. I tecnici della scientifica stavano continuando i rilevamenti con le fotocamere tridimensionali e imbustavano ogni singolo frammento sparso attorno al mezzo.
Kano mi raggiunse, ma non fece un fiato: voleva sempre che fossero gli altri a fare le prime ipotesi per poi discuterle, contestarle e, infine, dare la propria opinione.
Il furgone non aveva loghi o altri simboli e la forma non mi era assolutamente familiare.
- Direi un custom di qualche tipo, probabilmente di fattura sudamericana... - Kano fece il suo classico mugugno di assenso - Altro? - chiese pur sapendo che ero già pronto a proseguire, - Basandomi su cosa mi ha accennato la Caplan, se si tratta di corpi - indicai i tubi e i cavi pendenti, - quelli, probabilmente, erano per impedire la decomposizione. - Mi voltai verso il capitano - Un trafficante di organi sfortunato con un mezzo non affidabile: non dovremmo passare la cosa alla Crimini Internazionali? -
Kano sorrideva, pronto a dirmi no e a spiegare, quando il mio sguardo si focalizzò su uno scintillio proveniente dalla lamiera interna di uno dei portelloni. Richiamai l'attenzione di uno dei tecnici della scientifica che, con un piccolo braccio meccanico estensibile, estrasse dalla lamiera quella che sembrava una piccola fialetta metallica. Kano sbraitò qualche minuto al povero tecnico.
- È IL TUO LAVORO! Non devi aspettare uno dei miei detective! Magari hai in mano la soluzione del caso! Muoviti. - Poi, non appena l'agente dell'unità scientifica si allontanò con il capo chino, si rivolse nuovamente a me. - Questa tua attenzione per i dettagli insignificanti a volte mi irrita Lasttri, comunque la risposta è No! Non lo passiamo per ora alla C.I. perché di solito i trafficanti trasportano organi già espiantati più facili e meno ingombranti di un intero cadavere... o due! E perché prima vorrei risolvere l'omicidio del conducente. -
Concentrato sul carico, non avevo pensato a come fosse avvenuto l'incidente. Avevo dato per scontato che essendo un mezzo fai da te, probabilmente il sistema antigravitazionale del motore avesse fatto qualche scherzetto ribaltando il furgone.
Seguii il capitano dall'altra parte del mezzo dove il muso e il posto guidatore erano stati quasi del tutto schiacciati dall'impatto sulla strada. Un team di pompieri stava tagliando la lamiera in policarbonato del furgone per tentare di far uscire il corpo, sgraziato in una posizione innaturale, del guidatore.
Kano puntò il dito su uno dei tubi del generatore gravitazionale del motore che giravano tutto intorno al mezzo e gli permettevano di viaggiare: era perforato dal buco preciso e inconfondibile di un colpo d' arma da fuoco.
- Le videocamere di sicurezza di questo tratto di strada non mostrano niente fuori dal normale, se non questo furgone che viene colpito da due esplosioni qui e qui - spostò l'indice qualche centimetro più avanti, sempre sul tubo, - e poi si ribalta a terra. Non hanno individuato nessuna persona o mezzo sospetto nella zona quindi... -
Girai lo sguardo a seguire il rettilineo che percorreva la strada in quel tratto e, in lontananza, un paio di alti palazzi si stagliavano all'orizzonte: conclusi la frase di Kano - ... probabilmente qualcuno ha usato una arma di precisione per colpire senza essere notato. -

Fabrizio
Biblioteca
Acquista
Contatto